Tariffa intera
€ 25
Ridotto Box Cultura
€ 18
liberamente ispirato alle opere di Sofocle e ai racconti del mito
Di Alessandro Serra
Regia Alessandro Serra
Con Alessandro Burzotta, Salvatore Drago, Francesca Gabucci, Sara Giannelli, Jared McNeill, Chiara Michelini, Felice Montervino
Regia, scene, luci, suoni, costumi Alessandro Serra
Traduzione in lingua grecanica Salvino Nucera
Voci e canti Bruno de Franceschi
Collaborazione ai movimenti di scena Chiara Michelini
Collaborazione al suono Gup Alcaro
Collaborazione alle luci Stefano Bardelli
Collaborazione ai costumi Serena Trevisi Marceddu
Tecnico del suono Alessandro Orrù
Costruzione scena Daniele Lepori, Serena Trevisi Marceddu, Loic Francois Hamelin
Produzione Sardegna Teatro, Teatro Bellini, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale Fondazione Teatro Due Parma
In collaborazione con Compagnia Teatropersona, I Teatri di Reggio Emilia
durata ’80
64th INTERNATIONAL THEATER FESTIVAL MESS:
“Golden Laurel Wreath Award” Grand Prix per il miglior spettacolo
“Golden Laurel Wreath Award”, miglior regista Alessandro Serra
“Golden Laurel Wreath Award”, miglior attore/attrice Chiara Michelini
Premio Radio Sarajevo “Sound of MESS” per il miglior uso dei suoni in teatro
Scrive Antifane nella commedia Poiesis:
La tragedia è un’arte fortunata, perché gli spettatori conoscono l’intreccio già prima che il poeta lo racconti, basta ricordarglielo. Appena pronunziato il nome di «Edipo», già si sa tutto il resto il padre Laio, la madre Giocasta, le figlie, i figli, che cosa ha sofferto, la sua colpa.
Come ricostruire oggi quel sapere collettivo che esonerava il poeta tragico dal dover volgere in prosa il mito e lo legittimava a sollecitare immediate visioni nel pubblico?
Come compiere il tragico oggi?
Quale linguaggio è, ciò che tramite Sofocle, vogliamo dire allo spettatore? E in quale lingua? Il greco di Sofocle era volutamente alto e musicale, una lingua che ci strappa dal piano di realtà e ci pone su un livello di trascendenza.
Come consegnare al pubblico la drammatizzazione perfetta del mito perfetto in una lingua non ostile e concettuale ma musicale, istintiva e sensuale?
L’italiano sembra abbassare il tragico a un fatto drammatico.
Abbiamo perciò scelto il grecanico, lingua che ancora oggi risuona in un angolo remoto di quella che fu la Magna Grecia, una striscia di terra che dal mare si arrampica sull’Aspromonte scrutando all’orizzonte l’Etna.
