Tariffa intera
€ 25
Ridotto Box Cultura
€ 18
So dove sono, mi sono già persa qui
di Cristiana Morganti e Claudio Tolcachir
Con Cristiana Morganti e Lisa Lippi Pagliai Regia Claudio Tolcachir
Coreografie Cristiana Morganti
Assistente alla regia Tommaso De Santis
Scena Cosimo Ferrigolo
Costumi Nika Campisi
Luci Alice Colla
Da un’idea di Gaia Silvestrini
Direttore di scena Gianluca Tomasella
Laboratorio di scenografia ATTOSECONDO | immagine fondale LOREM | foto di scena Alfredo Toriello
Produzione Carnezzeria con Théâtre de la Ville de Paris, Teatri di Pistoia, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale,
Teatro Nazionale di Genova, Teatro Biondo di Palermo
in collaborazione con Timbre4 Madrid, coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone
Durata: 1 ora e 10 minuti
Claudio Tolcachir e Cristiana Morganti si incontrano per dar vita ad un racconto che parte da riflessioni e spunti autobiografici, ma che trova eco nelle vicende di personaggi del teatro classico, archetipi della sensibilità e del mondo femminile.
Scegliendo di intrecciare storie solo apparentemente distanti fra loro, la danzatrice, attrice Cristiana Morganti, per oltre vent’anni solista del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch, ora coreografa indipendente, e il regista e drammaturgo argentino Claudio Tolcachir, costruiscono una fiaba contemporanea per esplorare il tema del tradimento emotivo, riflettendo sulla crisi delle relazioni sentimentali tra genitori e figli e sul tempo che scorre.
La pièce unisce la costruzione narrativa alla poesia del movimento, mescolando fiabe, autobiografia ed echi shakespeariani.
Come tipico dei due artisti, lo sguardo è sempre ironico e disincantato, attento a cogliere i risvolti tragicomici, a volte grotteschi delle ferite sentimentali.
Le figure portate in scena da Morganti, affiancata in scena dall’interprete Lisa Lippi Pagliai, appaiono e scompaiono nella suggestiva scenografia di Cosimo Ferrigolo, dove anche le voci fuori campo interagiscono con la protagonista, dando vita a un luogo emotivo complesso e affascinante, un mondo popolato anche di ombre, fantasmi e visioni. In questo universo variopinto si muovono altri temi, dalla memoria ingannevole alla demenza senile, dalla morte alla possibilità di trasformare il dolore in energia vitale.
NOTE DI REGIA di Claudio Tolcachir
Quell’istante in cui le nostre vite si frantumano, come una temporanea sospensione nel tempo e nello spazio, dove tutto perde forma e direzione. La morte dei nostri genitori, sebbene attesa, ci mette di fronte a un’incertezza primordiale e insidiosa che può essere affrontata solo con cautela. Ricercando il cammino. La donna di oggi e la ragazza che era un tempo affrontano le contraddizioni e le sensazioni insolite che emergono in questo nuovo tempo.
Lo spazio: Una foresta mentale, infinita, inquietante ma accogliente, dove possiamo perderci fino a riscoprire il volto che eravamo un tempo e il volto che siamo oggi. Come uno specchio rifrangente che ci costringe a sentire e scoprire la via da seguire. La misteriosa intimità di uno spazio sospeso nel tempo, a cui torniamo ancora e ancora quando siamo persi, disorientati e forse più vivi che mai.
Questa foresta reale e teatrale ci permette anche di giocare con il bisogno di drammatizzare e trasformare le nostre esperienze in corpo e poesia. Una cabina telefonica abbandonata tra gli alberi, come una promessa, un invito o una minaccia. In fondo, la foresta e un luogo di fuga e, sicuramente, anche di ritrovamento.
I costumi: Come gli strati di una cipolla, questa donna si copre e si scopre con gli abiti che la vita le pone sulle spalle. I tessuti della maturità, la pelle della giovinezza. Il peso dell’abito che si attacca al corpo. Ciò che è mio, ciò che ho ereditato, ciò che lascio lungo il cammino.
Le luci: Fondamentali per creare quest’atmosfera onirica e mentale e accompagnare il viaggio emotivo di queste donne vulnerabili, ironiche, vitali e imprevedibili.
Una giovane donna nel bosco:
Una giovane donna vaga per la foresta, una provocazione della memoria, di ciò che è andato perduto dentro di lei ma che sicuramente custodisce chiavi segrete così necessarie in questo momento. La saggezza di quella giovinezza può essere inquietante. Quell’”io” che ero un tempo la guarda, e non c’è specchio più esigente che guardare negli occhi il tempo.
