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Ridotto Box Cultura
€ 18
Vita e poesie di Marina Cvetaeva
di Vico Faggi
con Raffaella Azim
produzione La Fabbrica dell’Attore
Nata a Mosca, figlia di un professore di Belle Arti all’Università di Mosca, e di una eccellente pianista che fu tra le migliori allieve di Nikolaj Rubinštejn. Marina Cvetaeva scrisse le prime composizioni all’età di 6 anni esprimendosi, oltre che in russo, anche in francese e in tedesco. Diventò una delle voci più originali della poesia russa del XX secolo e l’esponente di maggior spicco del locale movimento simbolista. Il suo lavoro non fu ben visto dal regime staliniano, per via di opere scritte negli anni venti che glorificavano la lotta anticomunista dell’armata bianca, in cui il marito Sergej Jakovlevič Ėfron militava come ufficiale; emigrò prima a Berlino e poi a Praga nel 1922.
Seguendo gli orientamenti della comunità russa emigrata, si trasferì a Parigi nel novembre 1925. Tornò a Mosca insieme al figlio Georgij nel 1939, con la speranza di ricongiungersi al marito, di cui si erano perse le tracce e che in realtà non era fuggito in Spagna, ma era stato arrestato e fucilato dall’NKVD, e alla figlia Ariadna Ėfron, tornata a Mosca nel 1937 e subito mandata in un campo di lavoro. In uno stato di estrema povertà e di isolamento dalla comunità letteraria, il 31 agosto 1941 s’impiccò nella casa che aveva affittato nel villaggio di Elabuga, sulle rive del fiume Kama.
La riabilitazione della sua opera letteraria e la pubblicazione di molte sue opere avvennero solo a partire dagli anni sessanta, vent’anni dopo la sua morte. Fu il premio Nobel Iosif Brodskij il primo a tradurla direttamente dal russo, definendola la più grande poetessa russa del novecento insieme ad Anna Andréevna Achmátova.
