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SUMMARY:Lottavano così come si gioca
DESCRIPTION:«Una cittadina di provincia negli anni ’70. La ricostruzione di vicende contraddittorie\, a volte epiche\, a volte tragiche. Un gruppo di ragazzini che “lottavano così come si gioca”\, con l’illusione di poter cambiare il mondo»\n\n\n“Non so chi abbia coniato l’espressione ‘anni di piombo’. Fatto sta che questa etichetta si è appiccicata addosso alla mia adolescenza. Fino quasi a farmi sentire in colpa di essere cresciuto proprio in quegli anni e di avere riso e amato e gioito in quegli anni\, anni di morti ammazzati. Perché quel piombo richiama le pallottole. Ma il piombo è anche il grigio plumbeo della nebbia\, che in quegli anni copriva Milano e che ora è sparita. E il piombo è anche il materiale che si usava nelle rotative per i giornali\, la vera scenografia di un periodo in cui si leggeva e si discuteva moltissimo.\nIo però preferisco pensare a un altro utilizzo del piombo: quello che ne fanno i pescatori. Il sughero è importante ma anche il piombo è essenziale: solo combinando leggerezza e peso si ottiene una pesca efficace. Solo con il peso del piombo si va al di sotto della superficie\, dove sta la realtà nascosta”. \nDi e con: Luca Radaelli\nRegia: Laura Curino\nLuci: Alessandro Bigatti\nCoordinamento tecnico: Matteo Binda e Graziano Venturuzzo
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SUMMARY:Milano Republic. Due cantastorie dal Santa Tecla allo Zelig
DESCRIPTION:«In una divertente carrellata di canzoni e aneddoti storici\, il cantastorie Giangilberto Monti e lo stralunato pianista e cantautore Davide Zilli propongono una performance da vero cabaret\, quello che sta in bilico tra poesia\, comicità e canzone d’autore.» \nLa storia musicale di Milano è ricca di artisti che hanno lasciato il segno nella cultura italiana\, e che spesso hanno agito in coppia: Dario Fo e Franca Rame\, Giorgio Gaber e Enzo Jannacci\, Ricky Gianco e Gianfranco Manfredi\, solo per fare alcuni nomi. Artisti che ci hanno regalato un repertorio musicale\, teatrale e comico a cui molti si sono ispirati. Ma non tutti ricordano i retroscena e i locali che hanno favorito questi incontri.\nUno scenario metropolitano di caffè periferici\, osterie sui Navigli\, dancing high-tech e condomini multietnici\, dalle risate surreali di Nebbia in Valpadana di Cochi e Renato a quelle tragicomiche del Gaber di Barbera e Champagne\, fino alle poetiche ballate di Macondo e Nel mio giardino\, targate anni Settanta\, e alle incursioni dei cantacomici di Zelig\, nel mondo della Milano da bere.\nPerché nella sterminata Repubblica di Milano\, tra case di ringhiera e boschi verticali\, si cantava e si canta di tutto\, da locale a locale. \nDi e con: Giangilberto Monti e Davide Zilli\nDirettore di produzione: Franco Spadavecchia
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SUMMARY:ORT-YASHIMA SUH
DESCRIPTION:Tre modi diversi di intendere la leggerezza orchestrale\, tra slancio popolare\, lirismo slavo e freschezza teatrale. Sul podio Erina Yashima\, direttrice tedesca di origini giapponesi\, già assistente di Riccardo Muti alla Chicago Symphony e di Yannick Nézet-Séguin alla Philadelphia Orchestra\, è stata First Kapellmeister alla Komische Oper di Berlino dal 2022 al 2024: gesto deciso\, grande chiarezza\, sensibilità narrativa. \nSi comincia con il Concert Românesc di György Ligeti\, scritto nel 1951: una partitura breve e vivacissima\, ispirata alla musica tradizionale dell’Europa dell’Est\, che già rivela il gusto del compositore per il colore e l’irregolarità. Al centro del programma il Concerto per violino e orchestra di Antonín Dvořák\, pagina di ampio respiro melodico\, di slancio romantico e ispirazione boema. Lo interpreta Elly Suh\, violinista statunitense di origini coreane\, nota per la purezza del suono e l’intensità poetica delle sue letture. \nChiude la Sinfonia in do maggiore di Georges Bizet\, scritta a diciassette anni: un’opera frizzante\, ispirata a Gounod e Rossini\, piena di invenzione e vitalità giovanile. \n\n  \nOrchestra della Toscana\nErina Yashima direttrice\nElly Suh violino \nProgramma:\nGyörgy Ligeti / Concert Românesc\nAntonín Dvořák / Concerto per violino e orchestra op. 53\nGeorges Bizet / Sinfonia in do maggiore
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SUMMARY:ORT-CONCERTO DI PASQUA
DESCRIPTION:Due opere tra le più brillanti dei rispettivi cataloghi per un concerto pasquale che punta su energia\, inventiva e freschezza. Sul podio Min Gyu Song\, giovane direttore sudcoreano dalla gestualità precisa e naturale\, vincitore nel 2023 del concorso Malko di Copenaghen\, oggi in rapida ascesa nelle principali orchestre europee. \nIn apertura il Concerto n. 5 in la maggiore per violino e orchestra K 219 di Wolfgang Amadeus Mozart\, noto come “Türkish” per l’episodio del finale che imita le bande ottomane. Composto nel 1775\, è tra i più teatrali dei suoi concerti per violino\, con passaggi lirici e slanci brillanti che ne fanno una sfida affascinante per l’interprete. Lo esegue Simon Zhu\, violinista tedesco di origine cinese\, classe 2001\, vincitore del Concorso Paganini nel 2023\, lodato per maturità\, precisione e presenza scenica. \nChiude la Sinfonia n. 8 in fa maggiore op. 93 di Ludwig van Beethoven\, forse la più compatta e ironica delle sue sinfonie: piena di humour ritmico\, di allusioni buffe\, ma anche di energia costruttiva. Un congedo pasquale tra rigore e sorriso. \nConcerto di Pasqua\nOrchestra della Toscana\nMin Gyu Song direttore\nSimon Zhu violino \nProgramma:\nWolfgang Amadeus Mozart / Concerto per violino e orchestra n. 5 K 219 ‘Türkish’\nLudwig van Beethoven / Sinfonia n. 8 op. 93
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SUMMARY:ORT-TJEKNAVORIAN FLIEDL
DESCRIPTION:Un programma che accosta intensità nordica\, lirismo classico e brillantezza beethoveniana. Sul podio Emmanuel Tjeknavorian\, austriaco\, classe 1995\, nato come violinista e ormai affermato anche nella direzione\, oggi Direttore Musicale dell’Orchestra Sinfonica di Milano: gesto energico\, visione chiara\, sensibilità narrativa. In apertura la Morte di Mélisande di Jean Sibelius\, parte della suite ispirata al dramma simbolista di Maeterlinck: pochi minuti di musica sospesa\, trasparente\, intrisa di fatalismo e malinconia. \nSegue il Concerto n. 2 in re maggiore per violoncello e orchestra di Franz Joseph Haydn\, composto negli anni Ottanta del Settecento: pagina elegante\, brillante\, costruita sul dialogo tra virtuosismo e grazia. Lo suona Jeremias Fliedl\, giovane violoncellista austriaco\, apprezzato per l’intensità naturale del fraseggio e l’attenzione alla qualità timbrica. \nChiude il concerto la Sinfonia n. 4 in si bemolle maggiore op. 60 di Ludwig van Beethoven\, scritta nel 1806 tra la Terza e la Quinta: un’opera luminosa e compatta\, meno drammatica ma non meno profonda\, costruita con intelligenza architettonica e vitalità contagiosa. \n  \nEmmanuel Tjeknavorian direttore\nJeremias Fliedl violoncello \nProgramma:\nJean Sibelius / Morte di Mélisande da ‘Pelléas et Mélisande’ op. 46\nFranz Joseph Haydn / Concerto per violoncello e orchestra n. 2\nLudwig van Beethoven / Sinfonia n. 4 op. 60
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SUMMARY:ORT-CERETTA CONSONNI
DESCRIPTION:Un programma che mette in dialogo due classici d’impronta diversa: la misura equilibrata del primo Ottocento viennese e l’energia strutturata della scuola francese. \nSul podio Diego Ceretta\, direttore principale dell’ORT\, al centro di una stagione che lo vede protagonista in numerosi appuntamenti.\nSi comincia con il Concerto n. 3 in do minore per pianoforte e orchestra op. 37 di Ludwig van Beethoven\, scritto tra il 1800 e il 1803\, in un periodo di passaggio tra modelli haydniani e una voce sempre più personale. È un’opera di tensione trattenuta\, costruita sul contrasto tra impeto drammatico e cantabilità lirica. \nLa parte solistica è affidata a Martina Consonni\, pianista lombarda già attiva in importanti festival e sale internazionali\, interprete attenta e rigorosa\, capace di scavare nella struttura e nel suono con intelligenza.\nChiude la Sinfonia in re maggiore di Luigi Cherubini\, composta nel 1815. Lontana dalla leggerezza rossiniana\, è una partitura compatta\, incisiva\, basata su un linguaggio severo\, che coniuga il contrappunto classico con la tensione teatrale del suo autore. \n  \nOrchestra della Toscana\nDiego Ceretta direttore\nMartina Consonni pianoforte \nProgramma:\nLudwig van Beethoven/ Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 op. 37\nLuigi Cherubini / Sinfonia in re maggiore
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SUMMARY:Voglio le Olimpiadi
DESCRIPTION:«Solo accettando se stessi è possibile capire chi siamo davvero.» \nAle perde l’uso delle braccia a 25 anni per un incidente in moto. Tornato a casa\, dopo giorni di disperazione\, reinventa la propria vita grazie anche allo sport\, vincendo un titolo mondiale e due europei di paraduathlon\, e conquistando in sella alla sua bicicletta il record dell’ora di paraciclismo su pista.\nÈ la storia del suo percorso verso l’autonomia\, dalle prime cadute alle speranze di qualificazione per i giochi olimpici. Una storia di sport\, ma soprattutto di vita\, di vittorie\, ma anche di fallimenti\, perché solo accettando se stessi è possibile capire chi siamo davvero\, e come provare a realizzare i propri sogni\, superando il nostro “non limite”.\nLo spettacolo tratto dal libro omonimo è la storia vera di Alessandro Cavani Minetti e sarà proprio lui\, in scena\, a raccontare la sua vicenda. \n\n\n\nDi: Alessandro Carvani Minetti\, Armando Barone\nCon: Alessandro Carvani Minetti\nRegia: Renata Coluccini
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SUMMARY:ORT-CERETTA SPAGNOLO
DESCRIPTION:Atmosfere italiane\, brillantezza classica e virtuosismo romantico: il concerto diretto da Diego Ceretta\, direttore principale dell’ORT\, mette in dialogo quattro compositori dell’Ottocento in un gioco di riflessi tra nord e sud Europa. In apertura\, Ouverture\, Scherzo e Finale op. 52 di Robert Schumann\, partitura vivace e costruita con slancio sinfonico\, dove ogni movimento ha una propria personalità ma agisce come parte di un tutto organico. \nAl centro del programma il Concerto n. 2 in mi bemolle maggiore per clarinetto e orchestra op. 74 di Carl Maria von Weber\, esempio perfetto del romanticismo strumentale tedesco: teatrale\, brillante\, ricco di slanci melodici e passaggi funambolici. Lo interpreta Kevin Spagnolo\, clarinettista affermato sulle scene internazionali\, vincitore del concorso di Ginevra e apprezzato per la tecnica fluida e la musicalità trascinante. \nCompletano il programma l’Ouverture in stile italiano di Franz Schubert\, pagina frizzante nata come omaggio all’opera buffa\, e la Sinfonia ‘Italiana’ di Felix Mendelssohn\, scritta dopo il celebre viaggio in Italia: solare\, agile\, densa di ritmo e colori. \n  \nOrchestra della Toscana\nDiego Ceretta direttore\nKevin Spagnolo clarinetto \nProgramma:\nRobert Schumann / Ouverture\, Scherzo e finale\, op. 52\nCarl Maria von Weber / Concerto per clarinetto e orchestra n. 2 op. 74\nFranz Schubert/ Ouverture in stile italiano\, D 590\nFelix Mendelssohn / Sinfonia n. 4 op. 90 ‘Italiana’
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SUMMARY:ORT-CONCERTO DI CARNEVALE
DESCRIPTION:Travestimenti musicali\, contaminazioni ritmiche\, incursioni tra generi. Il Concerto di Carnevale dell’ORT si muove tra tango argentino\, lirica italiana\, suggestioni brasiliane e spirito festoso. Sul podio Roberto Molinelli\, compositore\, direttore e arrangiatore tra i più versatili della scena italiana\, da anni impegnato in progetti che intrecciano repertorio classico\, jazz\, pop e tradizioni popolari. \nIl titolo Carnevale Reloaded dice già molto: una stagione capovolta\, un’estate infilata dentro l’inverno\, un’opera travestita da milonga. Musiche di Vivaldi e Piazzolla\, Verdi e Vinicius de Moraes\, il Mambo di Bernstein e un Paganini in chiave samba si mescolano a brani originali dello stesso Molinelli\, in un programma pensato per sorprendere e divertire. \nNon un concerto-spettacolo\, ma uno spettacolo in forma di concerto: energico\, creativo\, costruito con la leggerezza del travestimento e la precisione dell’artigianato musicale. \n  \nOrchestra della Toscana\nRoberto Molinelli direttore\nCarnival Reloaded – L’arte del travestimento in musica \nProgramma: \nMusiche di Verdi\, Paganini\, Molinelli\, Vivaldi\, Piazzolla
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SUMMARY:Romeo and Juliet (are dead)
DESCRIPTION:«Mercuzio […] propone un’alternativa: ripercorrere le tappe della loro storia.» \nRomeo\, Giulietta e Mercuzio non sono contenti del finale che Shakespeare ha scritto per loro. Soprattutto i due innamorati pensano che il drammaturgo sia stato troppo crudele e\, alla ricerca di un senso\, continuano a ripetere all’infinito la scena della loro morte. Ma Mercuzio è stanco di assistere alla rappresentazione e propone un’alternativa: ripercorrere le tappe della loro storia per riuscire forse a trovare le risposte che cercano riguardo il loro destino.\nLo spettacolo\, in lingua inglese e italiana\, presenta brani tratti direttamente dall’opera di Shakespeare e\, al contempo\, vede i tre personaggi commentare le scene in un inglese contemporaneo. A tenere tutto assieme è Mercuzio\, che usa l’italiano per collegare le scene e per tradurre alcuni commenti di Romeo e Giulietta\, così da facilitare la comprensione per tutti. \nUn progetto di: Laura Pasetti\nCon: Alessandro Guetta\, Eleonora Longobardi\, Izaak Hutton\nLuci: Marco Zennaro\nCostumi: Caterina Berta\nRegia: Laura Pasetti\nDirettore di produzione: Franco Spadavecchia \nSpettacolo in lingua inglese con raccordi in italiano \n 
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DESCRIPTION:«Mercuzio […] propone un’alternativa: ripercorrere le tappe della loro storia.» \nRomeo\, Giulietta e Mercuzio non sono contenti del finale che Shakespeare ha scritto per loro. Soprattutto i due innamorati pensano che il drammaturgo sia stato troppo crudele e\, alla ricerca di un senso\, continuano a ripetere all’infinito la scena della loro morte. Ma Mercuzio è stanco di assistere alla rappresentazione e propone un’alternativa: ripercorrere le tappe della loro storia per riuscire forse a trovare le risposte che cercano riguardo il loro destino.\nLo spettacolo\, in lingua inglese e italiana\, presenta brani tratti direttamente dall’opera di Shakespeare e\, al contempo\, vede i tre personaggi commentare le scene in un inglese contemporaneo. A tenere tutto assieme è Mercuzio\, che usa l’italiano per collegare le scene e per tradurre alcuni commenti di Romeo e Giulietta\, così da facilitare la comprensione per tutti. \nUn progetto di: Laura Pasetti\nCon: Alessandro Guetta\, Eleonora Longobardi\, Izaak Hutton\nLuci: Marco Zennaro\nCostumi: Caterina Berta\nRegia: Laura Pasetti\nDirettore di produzione: Franco Spadavecchia \nSpettacolo in lingua inglese con raccordi in italiano \n 
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DESCRIPTION:«Mercuzio […] propone un’alternativa: ripercorrere le tappe della loro storia.» \nRomeo\, Giulietta e Mercuzio non sono contenti del finale che Shakespeare ha scritto per loro. Soprattutto i due innamorati pensano che il drammaturgo sia stato troppo crudele e\, alla ricerca di un senso\, continuano a ripetere all’infinito la scena della loro morte. Ma Mercuzio è stanco di assistere alla rappresentazione e propone un’alternativa: ripercorrere le tappe della loro storia per riuscire forse a trovare le risposte che cercano riguardo il loro destino.\nLo spettacolo\, in lingua inglese e italiana\, presenta brani tratti direttamente dall’opera di Shakespeare e\, al contempo\, vede i tre personaggi commentare le scene in un inglese contemporaneo. A tenere tutto assieme è Mercuzio\, che usa l’italiano per collegare le scene e per tradurre alcuni commenti di Romeo e Giulietta\, così da facilitare la comprensione per tutti. \nUn progetto di: Laura Pasetti\nCon: Alessandro Guetta\, Eleonora Longobardi\, Izaak Hutton\nLuci: Marco Zennaro\nCostumi: Caterina Berta\nRegia: Laura Pasetti\nDirettore di produzione: Franco Spadavecchia \nSpettacolo in lingua inglese con raccordi in italiano \n 
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SUMMARY:ORT-CLERICI LEONG
DESCRIPTION:Due volti dell’Ottocento a confronto: la tensione classica che si apre al futuro e la freschezza giovanile che guarda al passato. Il Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 61 di Ludwig van Beethoven\, scritto nel 1806\, è una delle vette del repertorio: solenne\, lirico\, costruito su un equilibrio rigoroso che lascia spazio a momenti di poesia sospesa. \nLo interpreta Kerson Leong\, violinista canadese acclamato per il suono intenso\, il controllo assoluto dell’arco e la capacità di fondere precisione e profondità espressiva. \nSul podio Umberto Clerici\, già primo violoncello a Sydney e oggi direttore principale della Queensland Symphony Orchestra\, musicista dalla visione ampia\, fisica\, dinamica\, capace di fondere istinto e struttura. \nChiude il concerto la Sinfonia n. 3 in re maggiore D 200 di Franz Schubert\, composta a diciott’anni: una pagina frizzante e vitale\, tra slanci haydniani e melodie già inconfondibilmente sue. Una musica che sorride con leggerezza e intelligenza. \n  \nOrchestra della Toscana\nUmberto Clerici / Direttore\nKersong Leong / Violino \n\nProgramma:\nLudwig van Beethoven / Concerto per violino e orchestra op. 61\nFranz Schubert /Sinfonia n. 3 D 200
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SUMMARY:Alfonsina corridora
DESCRIPTION:«La storia di Alfonsina è l’occasione per affrontare con i ragazzi e le ragazze tematiche quali parità di genere\, diritti universali\, riscatto sociale.»\n\n\n\n\n\nLo spettacolo racconta la storia della ciclista Alfonsina Morini Strada\, la prima donna a correre nel 1924 il giro d’Italia. All’epoca il ciclismo era uno sport prettamente maschile e le donne che lo praticavano\, oltre a essere molto rare\, erano spesso oggetto di discriminazioni\, scherno\, derisione e aspra critica sociale. Lo spettacolo utilizza i linguaggi artistici del teatro\, della musica\, e delle video proiezioni per raccontare una storia di riscatto e passione\, di emancipazione e coraggio. Nel Regno d’Italia di inizio ‘900\, Alfonsina apre la strada alle donne nello sport più epico ed eroico di tutti i tempi e conquista\, tappa dopo tappa\, la sua libertà e l’affetto popolare. La storia di Alfonsina è l’occasione per affrontare con i ragazzi e le ragazze tematiche quali parità di genere\, diritti universali\, riscatto sociale. \n\n\n\n\n\nMusiche dal vivo e canzoni originali: Francesco Grillenzoni e Stefano Garuti\, dei Tupamaros\n\n\n\n\nRegia: Maria Giulia Campioli\nElaborazione video: Francesco Grillenzoni\, Stefano Garuti\nOggetti di scena: Stefano Garuti\nDa un’idea di Claudia Bulgarelli\nProduzione: Teatro al Quadrato / Tupamaros con il supporto di Teatro Evento \nCon: Maria Giulia Campioli\, Francesco Grillenzoni\, Stefano Garuti \n\n 
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SUMMARY:ORT-KOCSÁR STADLER
DESCRIPTION:Una nuova commissione ORT inaugura il concerto diretto da Balázs Kocsár\, figura di spicco della scena musicale ungherese\, attivo in teatri d’opera e sale da concerto in tutta Europa. Il brano\, ancora inedito\, è affidato a Paolo Catenaccio\, compositore italiano classe 1998\, autore di una musica raffinata e tersa\, spesso in dialogo con strumenti solisti e strutture classiche.\nLa commissione\, per violoncello e orchestra\, sarà affidata all’interpretazione di Alexey Stadler\, solista russo dalla sensibilità profonda\, formatosi con Rostropovič e già applaudito accanto a Gergiev\, Eschenbach\, Currentzis. \nSeguono le Variazioni su un tema rococò op. 33 (1876) di Čajkovskij\, dedicate al violoncellista Fitzenhage che furono alterate da quest’ultimo. La versione originale\, riscoperta più tardi\, riflette meglio l’intento classico del compositore.\nChiude la Sinfonia “Linz” di Wolfgang Amadeus Mozart\, scritta in pochi giorni nel 1783: elegante\, brillante\, tra le più felici invenzioni sinfoniche del compositore. \n  \nOrchestra della Toscana\nBalázs Kocsár direttore\nAlexey Stadler violoncello \nProgramma:\nPaolo Catenaccio /  Grande Danse\, concerto per violoncello e orchestra prima assoluta – commissione Fondazione ORT\nPëtr Il’ič Čajkovskij / Variazioni su un tema rococò op. 33\nWolfgang Amadeus Mozart / Sinfonia n. 36 K 425 “Linz”
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SUMMARY:Delete “La cultura della cancellazione”capitolo I
DESCRIPTION:Un piccolo gesto che è capitato a tutti di fare. Cancellare. Nel mio dispositivo elettronico la memoria è piena\, devo fare posto. Cosa cancello?\nDati e cache delle app e poi elimino i file inutili (foto\, video\, documenti e download). Ma quali sono inutili? Davvero non mi serviranno più?).\nLa cultura della cancellazione\nDa Wikipedia: La “cultura della cancellazione” (cancel culture) è un fenomeno sociale che implica la messa al bando\, la critica o il boicottaggio di individui o gruppi per comportamenti o dichiarazioni considerate offensive o controverse.\nLa grande storia e le piccole storie.\nUn incontro per discutere insieme su cosa cancellare\, cosa vogliamo conservare\, cosa sogniamo\, cosa ricordiamo. E la memoria? E i ricordi digitalizzati spariranno? E la carta\, i libri resteranno? Queste riflessioni condivise ci porteranno a una lettera. La lettera di una madre a un figlio. La lettera di una donna cancellata!\nDalla platea al palco\, da piccole testimonianze a una storia\, dentro la grande Storia\, ma che accade oggi\, ancora\, come ieri. La lettera di una madre a un figlio testimonianza degli ultimi giorni della donna\, della sua storia\, della sua gente\, dell’amore per il figlio in salvo dagli orrori di una guerra e di una persecuzione. \nDi e con Renata Coluccini e Marta Mungo
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SUMMARY:Ultimo round. Storia del pugile sinti Johann ‘Rukelie’ Trollmann
DESCRIPTION:«Stremato e ridotto pelle e ossa\, rialzò il capo e sconfisse il suo aguzzino\, […]. La vittoria gli costò la vita.»\n\n\n\n\n\nJohann Trollmann\, pugile tedesco di origini zingare\, fu un atleta dalle potenzialità incredibili\, paragonato al famosissimo Muhammad Alì\, per le movenze leggiadre\, molto più simili a quelle di un danzatore. Caratteristiche vincenti ma non apprezzate dall’ambiente nazista che nel 1933 gli tolse il titolo dei pesi medi e iniziò a contrastarne la carriera. In quanto sinti\, nel 1942 venne deportato in un campo di lavoro e sfruttato come “sparring partner” negli incontri di pugilato organizzati dalle guardie naziste. Nel ’44\, stremato e ridotto pelle e ossa\, rialzò il capo e sconfisse il suo aguzzino\, il Kapò Emil Cornelius. La vittoria gli costò la vita. \nDi: Gaetano Colella e Andrea Simonetti\nCon: Andrea Simonetti\nRegia: Gaetano Colella\nCostumi: Mariagiovanna Stallo\nDisegno luci: Vito Marra\nTecnico luci: Walter Mirabile/Vito Marra
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SUMMARY:ORT-CONCERTO DI NATALE
DESCRIPTION:Per il tradizionale concerto del 24 dicembre\, un programma che unisce ironia\, lirismo e grande forma classica. Sul podio Nicolò Jacopo Suppa\, giovane direttore in ascesa\, già applaudito in teatri lirici e sinfonici italiani\, con uno stile energico e comunicativo. Al violoncello Ettore Pagano\, tra i talenti più interessanti della nuova generazione\, solista dalla voce calda e naturale. \nSi comincia con l’ouverture da Il signor Bruschino di Gioachino Rossini\, breve pagina brillante e teatralissima\, seguita dall’Andante cantabile di Pëtr Il’ič Čajkovskij\, nato da un quartetto d’archi e poi trascritto dallo stesso autore per violoncello e orchestra: un canto denso e introverso\, dal lirismo struggente. \nAl centro la Suite italienne n. 1 di Igor Stravinskij\, costruita su temi attribuiti a Pergolesi\, ma rielaborati con ironia e trasparenza neoclassica. Chiude la serata la Sinfonia “Jupiter” di Wolfgang Amadeus Mozart\, vetta del sinfonismo settecentesco: luminosa\, architettonica\, perfetta per concludere l’anno con un gesto di gioia e razionalità. \n  \nOrchestra della Toscana\nNicolò Jacopo Suppa direttore\nEttore Pagano violoncello \nProgramma:\nGioachino Rossini / Il signor Bruschino\, ouverture\nPëtr Il’ič Čajkovskij / Andante cantabile per violoncello e orchestra d’archi\nIgor’ Fëdorovič Stravinskij / Suite italienne n. 1\, per violoncello e orchestra d’archi (trascrizione di B. Wallfisch)\nWolfgang Amadeus Mozart /Sinfonia n. 41 K 551 “Jupiter”
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SUMMARY:ORT-PISHKAR NGUCI
DESCRIPTION:Due pagine intense del repertorio ottocentesco\, entrambe legate all’idea di spiritualità\, anche se in forme molto diverse. Il Concerto n. 1 in re minore per pianoforte e orchestra op. 15 è uno dei lavori giovanili più drammatici di Johannes Brahms\, frutto di una lunga gestazione tormentata: nato come possibile sinfonia\, divenne un concerto solo dopo numerose revisioni. L’orchestra qui non accompagna\, ma partecipa: dialoga con il pianoforte\, lo sfida\, lo consola. Il risultato è una musica che guarda a Ludwig van Beethoven\, ma con una voce già fortemente personale. \nLa parte solistica è affidata a Marie-Ange Nguci\, pianista franco-albanese\, classe 1998\, nota per la maturità sorprendente e la potenza del gesto musicale. \nSul podio Hossein Pishkar\, direttore iraniano vincitore del Deutscher Dirigentenpreis\, attivo in Germania e in Europa con un repertorio che privilegia profondità e struttura. Chiude il concerto la Sinfonia n. 5 in re minore op. 107 ‘Riforma’ di Felix Mendelssohn\, omaggio al protestantesimo e al corale di Lutero Ein feste Burg. Una sinfonia pensata per celebrare i 300 anni della Confessione di Augusta\, che unisce tensione\, trasparenza e solennità liturgica. \n\nOrchestra della Toscana\nHossein Pishkar direttore\nMarie – Ange Nguci pianoforte \nProgramma:\nJohannes Brahms / Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra op. 15\nFelix Mendelssohn / Sinfonia n. 5 op. 107 “Riforma”
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