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DESCRIPTION:un progetto a cura di MUTA IMAGO\nregia e scene Claudia Sorace\ninterpretato da IAIA FORTE\, MASSIMO VERDASTRO e GIOVANNI ONORATO\ndrammaturgia Riccardo Fazi\nmusiche Lorenzo Tomio\nluci Maria Elena Fusacchia\nuna produzione Argot Produzioni\nin coproduzione con INDEX\, La Fabbrica dell’Attore teatro Vascello\ne con Solares Fondazione delle Arti \nin collaborazione con Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito \nUn giorno Iaia Forte è venuta a vedere Tre Sorelle. Non ci conoscevamo davvero\, ma all’uscita ci ha detto: “Ragazzi noi dobbiamo fare uno spettacolo insieme.” \nPer noi Iaia era un mito\, una chimera\, una sfinge. \nUn mese dopo ci ha invitato a cena nella sua torre romana\, piena di segni e voci di una vita enorme. \nDavanti al caminetto acceso\, ci è venuto in mente Viale del Tramonto. \nAvevamo timore di proporle la storia di una diva dimenticata\, abbracciata solo dal suo primo marito\, Max von Mayerling. Invece Iaia si è illuminata. \nAbbiamo continuato a incontrarci\, mescolando racconti di vita e riflessioni sul teatro. \nPoi ci siamo detti: “Se ha senso farlo\, va fatto come nel film.” \nViale del Tramonto è un trattamento originale ispirato alla sceneggiatura del celebre film\, facendola dialogare con la storia del teatro italiano. \nNorma è una diva dimenticata\, Max il suo cameriere e grande regista del passato. \nLa loro vita sospesa viene interrotta dall’arrivo di Joe\, giovane sceneggiatore squattrinato che lentamente viene catturato nella rete della ricca diva\, come accade nelle migliori favole nere. \nUn gioco di specchi tra finzione e realtà\, dove i corpi e le biografie degli attori diventano materia drammaturgica.\nIl fascino di chi si ostina ad essere sé stessa in un mondo che cambia. \nNorma è un fantasma che continua a infestare il presente\, uno scarto tra essere e realtà. Una figura che resiste al tempo\, alle estetiche\, ai gusti che si trasformano.\nAvere a che fare con questa storia significa fare i conti con l’idea stessa di tramonto\, personale e collettivo. Claudia Sorace –  Muta Imago
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DESCRIPTION:un progetto a cura di MUTA IMAGO\nregia e scene Claudia Sorace\ninterpretato da IAIA FORTE\, MASSIMO VERDASTRO e GIOVANNI ONORATO\ndrammaturgia Riccardo Fazi\nmusiche Lorenzo Tomio\nluci Maria Elena Fusacchia\nuna produzione Argot Produzioni\nin coproduzione con INDEX\, La Fabbrica dell’Attore teatro Vascello\ne con Solares Fondazione delle Arti \nin collaborazione con Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito \nUn giorno Iaia Forte è venuta a vedere Tre Sorelle. Non ci conoscevamo davvero\, ma all’uscita ci ha detto: “Ragazzi noi dobbiamo fare uno spettacolo insieme.” \nPer noi Iaia era un mito\, una chimera\, una sfinge. \nUn mese dopo ci ha invitato a cena nella sua torre romana\, piena di segni e voci di una vita enorme. \nDavanti al caminetto acceso\, ci è venuto in mente Viale del Tramonto. \nAvevamo timore di proporle la storia di una diva dimenticata\, abbracciata solo dal suo primo marito\, Max von Mayerling. Invece Iaia si è illuminata. \nAbbiamo continuato a incontrarci\, mescolando racconti di vita e riflessioni sul teatro. \nPoi ci siamo detti: “Se ha senso farlo\, va fatto come nel film.” \nViale del Tramonto è un trattamento originale ispirato alla sceneggiatura del celebre film\, facendola dialogare con la storia del teatro italiano. \nNorma è una diva dimenticata\, Max il suo cameriere e grande regista del passato. \nLa loro vita sospesa viene interrotta dall’arrivo di Joe\, giovane sceneggiatore squattrinato che lentamente viene catturato nella rete della ricca diva\, come accade nelle migliori favole nere. \nUn gioco di specchi tra finzione e realtà\, dove i corpi e le biografie degli attori diventano materia drammaturgica.\nIl fascino di chi si ostina ad essere sé stessa in un mondo che cambia. \nNorma è un fantasma che continua a infestare il presente\, uno scarto tra essere e realtà. Una figura che resiste al tempo\, alle estetiche\, ai gusti che si trasformano.\nAvere a che fare con questa storia significa fare i conti con l’idea stessa di tramonto\, personale e collettivo. Claudia Sorace –  Muta Imago
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SUMMARY:L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP – PRESS CONFERENCE
DESCRIPTION:L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP di Samuel Beckett\, traduzione Carlo Fruttero\nPRESS CONFERENCE di Harold Pinter\, traduzione Alessandra Serra \nregia Roberto Andò\ncon Renato Carpentieri\nil bambino è Agostino Cossia\nle voci della stampa sono di Valentina Acca\, Annalisa D’Amato\, Patrizia Lopez\, Andrea Renzi\, Lorenzo Vacalebre\nscene e luci Gianni Carluccio\ncostumi Daniela Cernigliaro\nsuono Hubert Westkemper\naiuto regia Luca Bargagna\ndirettore di scena Teresa Cibelli\nassistente ai costumi Pina Sorrentino\nassistente al suono Italo Buonsenso\nassistente alle scene tirocinante “Accademia di Belle Arti di Napoli” Serena Zhang\ndatore luci Francesco Adinolfi\nvideo Pietro Di Francesco\nmacchinisti Enzo Pamieri\, Daniele Di Fronzo\nsarta Nunzia Russo\nsegretario di produzione Antonio Turco\ntrucco Vincenzo Cucchiara\nscene e luci Gianni Carluccio\n \nL’ultimo nastro di Krapp è rappresentato in accordo con Arcadia & Ricono Ltd\nper gentile concessione di Curtis Brown Group Ltd\nproduzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale\, Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival \ndurata 60’ \nRoberto Andò accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter in un dittico che indaga il rapporto fra parola\, memoria e potere\, affidandoli all’interpretazione di Renato Carpentieri. \nNe L’ultimo nastro di Krapp\, il cuore della scena è un “dialogo impossibile”: un uomo ascolta la propria voce registrata trent’anni prima e si confronta con il fantasma di sé stesso. La parola diventa archivio\, traccia\, residuo e la memoria un campo di battaglia. Un Krapp “archivista del nulla”\, sospeso tra ironia e struggimento\, tra lucidità e disfatta. \nIn ideale e inquietante contrappunto\, Press conference sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica. Il portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi melliflue e feroci\, evidenziando\, attraverso l’ironia tagliente di Pinter\, la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo. \nSe in Beckett la voce registrata scava nell’identità fino a rivelarne il vuoto\, in Pinter la voce ufficiale costruisce un vuoto di senso per esercitare dominio. Due solitudini diverse\, quella dell’uomo davanti al proprio tempo perduto e quella dell’uomo di potere davanti alla verità\, compongono così un unico discorso teatrale sulla responsabilità della parola.
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DESCRIPTION:L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP di Samuel Beckett\, traduzione Carlo Fruttero\nPRESS CONFERENCE di Harold Pinter\, traduzione Alessandra Serra \nregia Roberto Andò\ncon Renato Carpentieri\nil bambino è Agostino Cossia\nle voci della stampa sono di Valentina Acca\, Annalisa D’Amato\, Patrizia Lopez\, Andrea Renzi\, Lorenzo Vacalebre\nscene e luci Gianni Carluccio\ncostumi Daniela Cernigliaro\nsuono Hubert Westkemper\naiuto regia Luca Bargagna\ndirettore di scena Teresa Cibelli\nassistente ai costumi Pina Sorrentino\nassistente al suono Italo Buonsenso\nassistente alle scene tirocinante “Accademia di Belle Arti di Napoli” Serena Zhang\ndatore luci Francesco Adinolfi\nvideo Pietro Di Francesco\nmacchinisti Enzo Pamieri\, Daniele Di Fronzo\nsarta Nunzia Russo\nsegretario di produzione Antonio Turco\ntrucco Vincenzo Cucchiara\nscene e luci Gianni Carluccio\n \nL’ultimo nastro di Krapp è rappresentato in accordo con Arcadia & Ricono Ltd\nper gentile concessione di Curtis Brown Group Ltd\nproduzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale\, Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival \ndurata 60’ \nRoberto Andò accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter in un dittico che indaga il rapporto fra parola\, memoria e potere\, affidandoli all’interpretazione di Renato Carpentieri. \nNe L’ultimo nastro di Krapp\, il cuore della scena è un “dialogo impossibile”: un uomo ascolta la propria voce registrata trent’anni prima e si confronta con il fantasma di sé stesso. La parola diventa archivio\, traccia\, residuo e la memoria un campo di battaglia. Un Krapp “archivista del nulla”\, sospeso tra ironia e struggimento\, tra lucidità e disfatta. \nIn ideale e inquietante contrappunto\, Press conference sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica. Il portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi melliflue e feroci\, evidenziando\, attraverso l’ironia tagliente di Pinter\, la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo. \nSe in Beckett la voce registrata scava nell’identità fino a rivelarne il vuoto\, in Pinter la voce ufficiale costruisce un vuoto di senso per esercitare dominio. Due solitudini diverse\, quella dell’uomo davanti al proprio tempo perduto e quella dell’uomo di potere davanti alla verità\, compongono così un unico discorso teatrale sulla responsabilità della parola.
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DESCRIPTION:L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP di Samuel Beckett\, traduzione Carlo Fruttero\nPRESS CONFERENCE di Harold Pinter\, traduzione Alessandra Serra \nregia Roberto Andò\ncon Renato Carpentieri\nil bambino è Agostino Cossia\nle voci della stampa sono di Valentina Acca\, Annalisa D’Amato\, Patrizia Lopez\, Andrea Renzi\, Lorenzo Vacalebre\nscene e luci Gianni Carluccio\ncostumi Daniela Cernigliaro\nsuono Hubert Westkemper\naiuto regia Luca Bargagna\ndirettore di scena Teresa Cibelli\nassistente ai costumi Pina Sorrentino\nassistente al suono Italo Buonsenso\nassistente alle scene tirocinante “Accademia di Belle Arti di Napoli” Serena Zhang\ndatore luci Francesco Adinolfi\nvideo Pietro Di Francesco\nmacchinisti Enzo Pamieri\, Daniele Di Fronzo\nsarta Nunzia Russo\nsegretario di produzione Antonio Turco\ntrucco Vincenzo Cucchiara\nscene e luci Gianni Carluccio\n \nL’ultimo nastro di Krapp è rappresentato in accordo con Arcadia & Ricono Ltd\nper gentile concessione di Curtis Brown Group Ltd\nproduzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale\, Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival \ndurata 60’ \nRoberto Andò accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter in un dittico che indaga il rapporto fra parola\, memoria e potere\, affidandoli all’interpretazione di Renato Carpentieri. \nNe L’ultimo nastro di Krapp\, il cuore della scena è un “dialogo impossibile”: un uomo ascolta la propria voce registrata trent’anni prima e si confronta con il fantasma di sé stesso. La parola diventa archivio\, traccia\, residuo e la memoria un campo di battaglia. Un Krapp “archivista del nulla”\, sospeso tra ironia e struggimento\, tra lucidità e disfatta. \nIn ideale e inquietante contrappunto\, Press conference sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica. Il portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi melliflue e feroci\, evidenziando\, attraverso l’ironia tagliente di Pinter\, la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo. \nSe in Beckett la voce registrata scava nell’identità fino a rivelarne il vuoto\, in Pinter la voce ufficiale costruisce un vuoto di senso per esercitare dominio. Due solitudini diverse\, quella dell’uomo davanti al proprio tempo perduto e quella dell’uomo di potere davanti alla verità\, compongono così un unico discorso teatrale sulla responsabilità della parola.
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DESCRIPTION:L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP di Samuel Beckett\, traduzione Carlo Fruttero\nPRESS CONFERENCE di Harold Pinter\, traduzione Alessandra Serra \nregia Roberto Andò\ncon Renato Carpentieri\nil bambino è Agostino Cossia\nle voci della stampa sono di Valentina Acca\, Annalisa D’Amato\, Patrizia Lopez\, Andrea Renzi\, Lorenzo Vacalebre\nscene e luci Gianni Carluccio\ncostumi Daniela Cernigliaro\nsuono Hubert Westkemper\naiuto regia Luca Bargagna\ndirettore di scena Teresa Cibelli\nassistente ai costumi Pina Sorrentino\nassistente al suono Italo Buonsenso\nassistente alle scene tirocinante “Accademia di Belle Arti di Napoli” Serena Zhang\ndatore luci Francesco Adinolfi\nvideo Pietro Di Francesco\nmacchinisti Enzo Pamieri\, Daniele Di Fronzo\nsarta Nunzia Russo\nsegretario di produzione Antonio Turco\ntrucco Vincenzo Cucchiara\nscene e luci Gianni Carluccio\n \nL’ultimo nastro di Krapp è rappresentato in accordo con Arcadia & Ricono Ltd\nper gentile concessione di Curtis Brown Group Ltd\nproduzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale\, Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival \ndurata 60’ \nRoberto Andò accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter in un dittico che indaga il rapporto fra parola\, memoria e potere\, affidandoli all’interpretazione di Renato Carpentieri. \nNe L’ultimo nastro di Krapp\, il cuore della scena è un “dialogo impossibile”: un uomo ascolta la propria voce registrata trent’anni prima e si confronta con il fantasma di sé stesso. La parola diventa archivio\, traccia\, residuo e la memoria un campo di battaglia. Un Krapp “archivista del nulla”\, sospeso tra ironia e struggimento\, tra lucidità e disfatta. \nIn ideale e inquietante contrappunto\, Press conference sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica. Il portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi melliflue e feroci\, evidenziando\, attraverso l’ironia tagliente di Pinter\, la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo. \nSe in Beckett la voce registrata scava nell’identità fino a rivelarne il vuoto\, in Pinter la voce ufficiale costruisce un vuoto di senso per esercitare dominio. Due solitudini diverse\, quella dell’uomo davanti al proprio tempo perduto e quella dell’uomo di potere davanti alla verità\, compongono così un unico discorso teatrale sulla responsabilità della parola.
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DESCRIPTION:L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP di Samuel Beckett\, traduzione Carlo Fruttero\nPRESS CONFERENCE di Harold Pinter\, traduzione Alessandra Serra \nregia Roberto Andò\ncon Renato Carpentieri\nil bambino è Agostino Cossia\nle voci della stampa sono di Valentina Acca\, Annalisa D’Amato\, Patrizia Lopez\, Andrea Renzi\, Lorenzo Vacalebre\nscene e luci Gianni Carluccio\ncostumi Daniela Cernigliaro\nsuono Hubert Westkemper\naiuto regia Luca Bargagna\ndirettore di scena Teresa Cibelli\nassistente ai costumi Pina Sorrentino\nassistente al suono Italo Buonsenso\nassistente alle scene tirocinante “Accademia di Belle Arti di Napoli” Serena Zhang\ndatore luci Francesco Adinolfi\nvideo Pietro Di Francesco\nmacchinisti Enzo Pamieri\, Daniele Di Fronzo\nsarta Nunzia Russo\nsegretario di produzione Antonio Turco\ntrucco Vincenzo Cucchiara\nscene e luci Gianni Carluccio\n \nL’ultimo nastro di Krapp è rappresentato in accordo con Arcadia & Ricono Ltd\nper gentile concessione di Curtis Brown Group Ltd\nproduzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale\, Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival \ndurata 60’ \nRoberto Andò accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter in un dittico che indaga il rapporto fra parola\, memoria e potere\, affidandoli all’interpretazione di Renato Carpentieri. \nNe L’ultimo nastro di Krapp\, il cuore della scena è un “dialogo impossibile”: un uomo ascolta la propria voce registrata trent’anni prima e si confronta con il fantasma di sé stesso. La parola diventa archivio\, traccia\, residuo e la memoria un campo di battaglia. Un Krapp “archivista del nulla”\, sospeso tra ironia e struggimento\, tra lucidità e disfatta. \nIn ideale e inquietante contrappunto\, Press conference sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica. Il portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi melliflue e feroci\, evidenziando\, attraverso l’ironia tagliente di Pinter\, la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo. \nSe in Beckett la voce registrata scava nell’identità fino a rivelarne il vuoto\, in Pinter la voce ufficiale costruisce un vuoto di senso per esercitare dominio. Due solitudini diverse\, quella dell’uomo davanti al proprio tempo perduto e quella dell’uomo di potere davanti alla verità\, compongono così un unico discorso teatrale sulla responsabilità della parola.
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DESCRIPTION:L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP di Samuel Beckett\, traduzione Carlo Fruttero\nPRESS CONFERENCE di Harold Pinter\, traduzione Alessandra Serra \nregia Roberto Andò\ncon Renato Carpentieri\nil bambino è Agostino Cossia\nle voci della stampa sono di Valentina Acca\, Annalisa D’Amato\, Patrizia Lopez\, Andrea Renzi\, Lorenzo Vacalebre\nscene e luci Gianni Carluccio\ncostumi Daniela Cernigliaro\nsuono Hubert Westkemper\naiuto regia Luca Bargagna\ndirettore di scena Teresa Cibelli\nassistente ai costumi Pina Sorrentino\nassistente al suono Italo Buonsenso\nassistente alle scene tirocinante “Accademia di Belle Arti di Napoli” Serena Zhang\ndatore luci Francesco Adinolfi\nvideo Pietro Di Francesco\nmacchinisti Enzo Pamieri\, Daniele Di Fronzo\nsarta Nunzia Russo\nsegretario di produzione Antonio Turco\ntrucco Vincenzo Cucchiara\nscene e luci Gianni Carluccio\n \nL’ultimo nastro di Krapp è rappresentato in accordo con Arcadia & Ricono Ltd\nper gentile concessione di Curtis Brown Group Ltd\nproduzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale\, Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival \ndurata 60’ \nRoberto Andò accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter in un dittico che indaga il rapporto fra parola\, memoria e potere\, affidandoli all’interpretazione di Renato Carpentieri. \nNe L’ultimo nastro di Krapp\, il cuore della scena è un “dialogo impossibile”: un uomo ascolta la propria voce registrata trent’anni prima e si confronta con il fantasma di sé stesso. La parola diventa archivio\, traccia\, residuo e la memoria un campo di battaglia. Un Krapp “archivista del nulla”\, sospeso tra ironia e struggimento\, tra lucidità e disfatta. \nIn ideale e inquietante contrappunto\, Press conference sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica. Il portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi melliflue e feroci\, evidenziando\, attraverso l’ironia tagliente di Pinter\, la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo. \nSe in Beckett la voce registrata scava nell’identità fino a rivelarne il vuoto\, in Pinter la voce ufficiale costruisce un vuoto di senso per esercitare dominio. Due solitudini diverse\, quella dell’uomo davanti al proprio tempo perduto e quella dell’uomo di potere davanti alla verità\, compongono così un unico discorso teatrale sulla responsabilità della parola.
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DESCRIPTION:di Eschilo\ntraduzione Riccardo Favaro\, Carmelo Rifici \nregia Carmelo Rifici\ncon (in ordine alfabetico) Fausto Cabra\, Alfonso De Vreese\, Igor Horvat\, Stefano Iagulli\, Marta Malvestiti\, Giusi Merli\, Valeria Milillo\, Francesca Osso\, Valentina Picello\, Monica Piseddu\, Anahì Traversi\nScene Daniele Spanò\ncostumi Margherita Baldoni\ndisegno luci Marzio Picchetti\nmusica Federica Furlani\, Zeno Gabaglio\nsound design Andrea Gianessi\nregista assistente Ugo Fiore\nproduzione LAC Lugano Arte e Cultura\nin coproduzione con TPE – Teatro Piemonte Europa\, La Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello\, Piccolo Teatro di Milano –Teatro d’Europa\, Teatro Nazionale di Fiume – HNK Ivana pl. Zajca u Rijeci \nOrestea – Parte 1 / Mithos\nSi apre con l’Agamennone e si chiude con la prima lamentazione del coro delle Coefore. Si tratta di decifrare\, nella storia dell’uccisione di Agamennone e Cassandra da parte di Clitemnestra ed Egisto\, e nel riconoscimento di Elettra del fratello Oreste come unico vendicatore\, portatore di giustizia\, un trauma fondativo della civiltà occidentale. In questo mondo\, fatto soprattutto di dèi del sottosuolo\, i morti non muoiono se non vendicati. Qui la violenza è regolata dalla giustizia della vendetta. Su questa certezza si costruisce il primo pilastro della società occidentale e su questa evidenza si chiude la prima parte della tragedia.
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DESCRIPTION:Carmelo Rifici rilegge Orestea di Eschilo restituendole il suo carattere di origine\, di trauma fondativo: non un racconto antico\, ma la soglia in cui l’umanità scopre che la violenza non si elimina\, si organizza. Un’indagine sulla fragilità della nostra idea di giustizia e su ciò che abbiamo perduto nel passaggio dal mondo arcaico al logos. \nIn questa nuova produzione LAC\, Carmelo Rifici sceglie di indagare le origini della democrazia occidentale a partire dall’unica trilogia della classicità greca giunta integralmente fino a noi: Orestea di Eschilo\, composta dalle tragedie Agamennone\, Coefore ed Eumenidi. \nNOTE \ndi Eschilo\ntraduzione Riccardo Favaro\, Carmelo Rifici\nregia Carmelo Rifici\ncon (in ordine alfabetico)\nFausto Cabra\, Alfonso De Vreese\, Igor Horvat\, Stefano Iagulli\, Marta Malvestiti\, Giusi Merli\, Valeria Milillo\, Francesca Osso\, Valentina Picello\, Monica Piseddu\, Anahì Traversi \nScene Daniele Spanò\ncostumi Margherita Baldoni\ndisegno luci Marzio Picchetti\nmusica Federica Furlani\, Zeno Gabaglio\nsound design Andrea Gianessi\nproduzione LAC Lugano Arte e Cultura \nin coproduzione con TPE – Teatro Piemonte Europa\, La Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello\, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa\, Teatro Nazionale di Fiume – HNK Ivana pl. Zajca u Rijeci partner di produzione Gruppo Ospedaliero Moncucco
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DESCRIPTION:Orestea – Parte 2 / Logos \nInizia con Oreste e Pilade e il loro destino di uccisori di Clitemnestra; si apre con il matricidio e si chiude con il tribunale di Atene\, dove il processo ai danni di Oreste termina con la sua assoluzione\, grazie all’intercessione di Apollo\, ma soprattutto alla strategia di Atena. Si abbandona la riva del mito per entrare nel territorio della storia dell’uomo; l’assoluzione di Oreste sancisce la nascita della democrazia occidentale\, che poggia il suo primo pilastro sull’assassinio di una Grande Madre. La democrazia non nasce dalla pace ma da una violenza regolata: la polis non elimina la barbarie\, la trasforma. Il logos non risolve ma è contenimento della forza arcaica. \nCarmelo Rifici rilegge Orestea di Eschilo restituendole il suo carattere di origine\, di trauma fondativo: non un racconto antico\, ma la soglia in cui l’umanità scopre che la violenza non si elimina\, si organizza. Un’indagine sulla fragilità della nostra idea di giustizia e su ciò che abbiamo perduto nel passaggio dal mondo arcaico al logos. In questa nuova produzione LAC\, Carmelo Rifici sceglie di indagare le origini della democrazia occidentale a partire dall’unica trilogia della classicità greca giunta integralmente fino a noi: Orestea di Eschilo\, composta dalle tragedie Agamennone\, Coefore ed Eumenidi. Al centro del lavoro vi è l’ipotesi che la democrazia non nasca da una volontà di pace\, bensì dall’esigenza di regolare la violenza ineliminabile; la polis\, la città-stato non è l’alternativa alla barbarie della guerra e della vendetta\, ma la sua trasformazione migliore. Questo pensiero\, così nitido già in Eschilo\, getta una luce malinconica sul nostro stesso concetto di democrazia. In scena si confrontano due mondi: le forze arcaiche\, antica sapienza politeista che incarna la memoria sacrificale\, e l’astrazione del logos\, sotto l’egida di un unico Dio\, che tenta di contenere – più che superare – il concetto di vendetta. Il tribunale di Atene che assolve Oreste dalla colpa di matricidio\, grazie alle strategie oratorie e incantatrici di Atena\, nata dal cervello di Zeus\, mostra come\, alla luce della storia contemporanea\, l’uomo moderno sia il risultato di un fragile e pericoloso compromesso\, sempre minacciato dagli eventi\, e non il frutto della sapienza umana.
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DESCRIPTION:Orestea – Parte 2 / Logos \nInizia con Oreste e Pilade e il loro destino di uccisori di Clitemnestra; si apre con il matricidio e si chiude con il tribunale di Atene\, dove il processo ai danni di Oreste termina con la sua assoluzione\, grazie all’intercessione di Apollo\, ma soprattutto alla strategia di Atena. Si abbandona la riva del mito per entrare nel territorio della storia dell’uomo; l’assoluzione di Oreste sancisce la nascita della democrazia occidentale\, che poggia il suo primo pilastro sull’assassinio di una Grande Madre. La democrazia non nasce dalla pace ma da una violenza regolata: la polis non elimina la barbarie\, la trasforma. Il logos non risolve ma è contenimento della forza arcaica. \nCarmelo Rifici rilegge Orestea di Eschilo restituendole il suo carattere di origine\, di trauma fondativo: non un racconto antico\, ma la soglia in cui l’umanità scopre che la violenza non si elimina\, si organizza. Un’indagine sulla fragilità della nostra idea di giustizia e su ciò che abbiamo perduto nel passaggio dal mondo arcaico al logos. In questa nuova produzione LAC\, Carmelo Rifici sceglie di indagare le origini della democrazia occidentale a partire dall’unica trilogia della classicità greca giunta integralmente fino a noi: Orestea di Eschilo\, composta dalle tragedie Agamennone\, Coefore ed Eumenidi. Al centro del lavoro vi è l’ipotesi che la democrazia non nasca da una volontà di pace\, bensì dall’esigenza di regolare la violenza ineliminabile; la polis\, la città-stato non è l’alternativa alla barbarie della guerra e della vendetta\, ma la sua trasformazione migliore. Questo pensiero\, così nitido già in Eschilo\, getta una luce malinconica sul nostro stesso concetto di democrazia. In scena si confrontano due mondi: le forze arcaiche\, antica sapienza politeista che incarna la memoria sacrificale\, e l’astrazione del logos\, sotto l’egida di un unico Dio\, che tenta di contenere – più che superare – il concetto di vendetta. Il tribunale di Atene che assolve Oreste dalla colpa di matricidio\, grazie alle strategie oratorie e incantatrici di Atena\, nata dal cervello di Zeus\, mostra come\, alla luce della storia contemporanea\, l’uomo moderno sia il risultato di un fragile e pericoloso compromesso\, sempre minacciato dagli eventi\, e non il frutto della sapienza umana.
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DESCRIPTION:Carmelo Rifici rilegge Orestea di Eschilo restituendole il suo carattere di origine\, di trauma fondativo: non un racconto antico\, ma la soglia in cui l’umanità scopre che la violenza non si elimina\, si organizza. Un’indagine sulla fragilità della nostra idea di giustizia e su ciò che abbiamo perduto nel passaggio dal mondo arcaico al logos. \nIn questa nuova produzione LAC\, Carmelo Rifici sceglie di indagare le origini della democrazia occidentale a partire dall’unica trilogia della classicità greca giunta integralmente fino a noi: Orestea di Eschilo\, composta dalle tragedie Agamennone\, Coefore ed Eumenidi. \nNOTE \ndi Eschilo\ntraduzione Riccardo Favaro\, Carmelo Rifici\nregia Carmelo Rifici\ncon (in ordine alfabetico)\nFausto Cabra\, Alfonso De Vreese\, Igor Horvat\, Stefano Iagulli\, Marta Malvestiti\, Giusi Merli\, Valeria Milillo\, Francesca Osso\, Valentina Picello\, Monica Piseddu\, Anahì Traversi \nScene Daniele Spanò\ncostumi Margherita Baldoni\ndisegno luci Marzio Picchetti\nmusica Federica Furlani\, Zeno Gabaglio\nsound design Andrea Gianessi\nproduzione LAC Lugano Arte e Cultura \nin coproduzione con TPE – Teatro Piemonte Europa\, La Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello\, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa\, Teatro Nazionale di Fiume – HNK Ivana pl. Zajca u Rijeci partner di produzione Gruppo Ospedaliero Moncucco
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