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DESCRIPTION:di Roger Rueff\ntraduzione italiana di Paola Ponti e Paola Ermenegildo\nin accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Roger Rueff \nregia Francesco Scianna \ncon Francesco Scianna\, Sergio Romano (miglior attore protagonista David di Donatello 2026)\, Lorenzo Crovo\, Fabrizio Romano \nscene e luci Angelo Linzalata\ncostumi Stefania Cempini\nmusiche Paolo Spaccamonti\nregista assistente Luca Bargagna \nproduzione MARCHE TEATRO\, GOLDENART PRODUCTION\, Teatro Biondo Palermo\, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello \ndurata 1 ora e 15 minuti atto unico \n“Hospitality Suite” è un’opera teatrale scritta da Roger Rueff\, un testo che affronta con acume e profondità i temi dell’identità\, della moralità e delle scelte di vita. Ambientata in una suite d’albergo durante una convention aziendale\, la pièce segue tre venditori di un’importante compagnia industriale che cercano di conquistare un potenziale cliente cruciale per le sorti dell’azienda. \nIl dialogo serrato tra i personaggi svela a poco a poco le loro vulnerabilità\, ambizioni e illusioni\, offrendo al pubblico uno spaccato umano che va ben oltre la superficie professionale. Una riflessione attuale e potente sul lavoro\, le relazioni interpersonali e le domande esistenziali che ognuno si pone nel corso della propria vita. \n“Hospitality Suite” è uno spettacolo che tocca l’anima e il cuore dello spettatore. Un’occasione unica per vedere in scena un testo di rara profondità e attualità\, interpretato da uno degli attori più talentuosi del panorama teatrale italiano.
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DESCRIPTION:di Flavia Mastrella\, Antonio Rezza \ncon Antonio Rezza\ne con Ivan Bellavista\nhabitat Flavia Mastrella\n(mai) scritto da Antonio Rezza\nassistente alla creazione Massimo Camilli\nluci e tecnica Alice Mollica\nmacchinista Eughenij Razzeca\norganizzazione generale Stefania Saltarelli\nufficio stampa Artinconnessione\norganizzazione e comunicazione This is Acqua\nuna produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello – Rezza Mastrella \ndurata: 90′\, 1 atto \nCiviltà numeriche a confronto. La sconfitta definitiva del significato.\nMalesseri in doppia cifra che si moltiplicano fino a trasalire: siamo a pochi salti di distanza dalla sottrazione che ci fa sparire.\nOscillazioni e tentennamenti in ideogramma mobile.\nImprovvisamente cessa il legame con il passato: corde\, reti e lacci tengono in piedi la situazione. Si gioca alla vita in un ideogramma. Il tratto\, tradotto in tre dimensioni\, sviluppa volumi triangolari diretti verso l’alto che coesistono con linee orizzontali: ma in verticale si muove solo l’uomo.\nQui non si racconta la storiella della buona notte\, qui si porge l’altro fianco. Che non è la guancia di chi ha la faccia come il culo sotto. Il fianco non significa se non è trafitto.\nCon la gola secca e il corpo in avaria si emette un altro suono. \nFine delle parole. \nInizio della danza macabra.
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DESCRIPTION:di Flavia Mastrella Antonio Rezza  \ncon Antonio Rezza\ne con Daniele Cavaioli\nhabitat Flavia Mastrella\n(mai) scritto da Antonio Rezza\nassistente alla creazione Massimo Camilli\nluci e tecnica Alice Mollica\nvoci fuori campo Noemi Pirastru e Mauro Ranucci\nmontaggio traccia sonora Barbara Faonio\nmix traccia sonora Stefano G. Falcone\nmacchinista Eughenij Razzeca\norganizzazione generale Stefania Saltarelli\nsartoria Atelier Sara Baldazzi\nmetalli Cisall\nfoto Flavia Mastrella\, Annalisa Gonnella\, Giulio Mazzi\nAnnalisa Gonnella\, Giulio Mazzi\nufficio stampa Artinconnessione\norganizzazione e comunicazione This is Acqua\nuna produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello – Rezza Mastrella \ndurata 1h e 35′ \nL’ammutinamento è sempre auspicabile in un organismo sano. Un ammiraglio blu elettrico tenta di portare in salvo la sua nave spalleggiato da una frotta che lo stordisce con ossessioni di mercato: la salvezza di chi ti è vicino non è la via di fuga per chi vive delle proprie idee. In ogni caso nessuno è colpevole\, c’è solo un gran divario nello stare al mondo. Tra visioni difformi si consuma l’ennesimo espatrio\, che non è la migrazione di un popolo\, ma l’allontanamento inesorabile dalla propria volontà.\nE vissero tutti relitti e portenti. \nAntonio Rezza \nTornare alla dimensione naturale e selvaggia è impossibile. Viviamo una nuova preistoria; la mansione umana è mortificata\, confusa e inadeguata. Nello spazio virtuale fatto materia\, un ecopentagono provoca il vuoto\, personaggi invisibili  fiancheggiano l’egocentrico edificio: non sono fantasmi ma sollecitazioni induttive e\, nonostante tutto\, la realtà non è mai uniforme\, scombina sempre i programmi prestabiliti e nutre in modo imprevedibile la funzione della fantasia.\nLa crudeltà tecnologica permea l’essere vivente.\nÈ la scomparsa dell’eroe. \nFlavia Mastrella
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DESCRIPTION:un progetto a cura di MUTA IMAGO\nregia e scene Claudia Sorace\ninterpretato da IAIA FORTE\, MASSIMO VERDASTRO e GIOVANNI ONORATO\ndrammaturgia Riccardo Fazi\nmusiche Lorenzo Tomio\nluci Maria Elena Fusacchia\nuna produzione Argot Produzioni\nin coproduzione con INDEX\, La Fabbrica dell’Attore teatro Vascello\ne con Solares Fondazione delle Arti \nin collaborazione con Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito \nUn giorno Iaia Forte è venuta a vedere Tre Sorelle. Non ci conoscevamo davvero\, ma all’uscita ci ha detto: “Ragazzi noi dobbiamo fare uno spettacolo insieme.” \nPer noi Iaia era un mito\, una chimera\, una sfinge. \nUn mese dopo ci ha invitato a cena nella sua torre romana\, piena di segni e voci di una vita enorme. \nDavanti al caminetto acceso\, ci è venuto in mente Viale del Tramonto. \nAvevamo timore di proporle la storia di una diva dimenticata\, abbracciata solo dal suo primo marito\, Max von Mayerling. Invece Iaia si è illuminata. \nAbbiamo continuato a incontrarci\, mescolando racconti di vita e riflessioni sul teatro. \nPoi ci siamo detti: “Se ha senso farlo\, va fatto come nel film.” \nViale del Tramonto è un trattamento originale ispirato alla sceneggiatura del celebre film\, facendola dialogare con la storia del teatro italiano. \nNorma è una diva dimenticata\, Max il suo cameriere e grande regista del passato. \nLa loro vita sospesa viene interrotta dall’arrivo di Joe\, giovane sceneggiatore squattrinato che lentamente viene catturato nella rete della ricca diva\, come accade nelle migliori favole nere. \nUn gioco di specchi tra finzione e realtà\, dove i corpi e le biografie degli attori diventano materia drammaturgica.\nIl fascino di chi si ostina ad essere sé stessa in un mondo che cambia. \nNorma è un fantasma che continua a infestare il presente\, uno scarto tra essere e realtà. Una figura che resiste al tempo\, alle estetiche\, ai gusti che si trasformano.\nAvere a che fare con questa storia significa fare i conti con l’idea stessa di tramonto\, personale e collettivo. Claudia Sorace –  Muta Imago
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SUMMARY:L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP – PRESS CONFERENCE
DESCRIPTION:L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP di Samuel Beckett\, traduzione Carlo Fruttero\nPRESS CONFERENCE di Harold Pinter\, traduzione Alessandra Serra \nregia Roberto Andò\ncon Renato Carpentieri\nil bambino è Agostino Cossia\nle voci della stampa sono di Valentina Acca\, Annalisa D’Amato\, Patrizia Lopez\, Andrea Renzi\, Lorenzo Vacalebre\nscene e luci Gianni Carluccio\ncostumi Daniela Cernigliaro\nsuono Hubert Westkemper\naiuto regia Luca Bargagna\ndirettore di scena Teresa Cibelli\nassistente ai costumi Pina Sorrentino\nassistente al suono Italo Buonsenso\nassistente alle scene tirocinante “Accademia di Belle Arti di Napoli” Serena Zhang\ndatore luci Francesco Adinolfi\nvideo Pietro Di Francesco\nmacchinisti Enzo Pamieri\, Daniele Di Fronzo\nsarta Nunzia Russo\nsegretario di produzione Antonio Turco\ntrucco Vincenzo Cucchiara\nscene e luci Gianni Carluccio\n \nL’ultimo nastro di Krapp è rappresentato in accordo con Arcadia & Ricono Ltd\nper gentile concessione di Curtis Brown Group Ltd\nproduzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale\, Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival \ndurata 60’ \nRoberto Andò accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter in un dittico che indaga il rapporto fra parola\, memoria e potere\, affidandoli all’interpretazione di Renato Carpentieri. \nNe L’ultimo nastro di Krapp\, il cuore della scena è un “dialogo impossibile”: un uomo ascolta la propria voce registrata trent’anni prima e si confronta con il fantasma di sé stesso. La parola diventa archivio\, traccia\, residuo e la memoria un campo di battaglia. Un Krapp “archivista del nulla”\, sospeso tra ironia e struggimento\, tra lucidità e disfatta. \nIn ideale e inquietante contrappunto\, Press conference sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica. Il portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi melliflue e feroci\, evidenziando\, attraverso l’ironia tagliente di Pinter\, la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo. \nSe in Beckett la voce registrata scava nell’identità fino a rivelarne il vuoto\, in Pinter la voce ufficiale costruisce un vuoto di senso per esercitare dominio. Due solitudini diverse\, quella dell’uomo davanti al proprio tempo perduto e quella dell’uomo di potere davanti alla verità\, compongono così un unico discorso teatrale sulla responsabilità della parola.
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SUMMARY:L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP – PRESS CONFERENCE
DESCRIPTION:L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP di Samuel Beckett\, traduzione Carlo Fruttero\nPRESS CONFERENCE di Harold Pinter\, traduzione Alessandra Serra \nregia Roberto Andò\ncon Renato Carpentieri\nil bambino è Agostino Cossia\nle voci della stampa sono di Valentina Acca\, Annalisa D’Amato\, Patrizia Lopez\, Andrea Renzi\, Lorenzo Vacalebre\nscene e luci Gianni Carluccio\ncostumi Daniela Cernigliaro\nsuono Hubert Westkemper\naiuto regia Luca Bargagna\ndirettore di scena Teresa Cibelli\nassistente ai costumi Pina Sorrentino\nassistente al suono Italo Buonsenso\nassistente alle scene tirocinante “Accademia di Belle Arti di Napoli” Serena Zhang\ndatore luci Francesco Adinolfi\nvideo Pietro Di Francesco\nmacchinisti Enzo Pamieri\, Daniele Di Fronzo\nsarta Nunzia Russo\nsegretario di produzione Antonio Turco\ntrucco Vincenzo Cucchiara\nscene e luci Gianni Carluccio\n \nL’ultimo nastro di Krapp è rappresentato in accordo con Arcadia & Ricono Ltd\nper gentile concessione di Curtis Brown Group Ltd\nproduzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale\, Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival \ndurata 60’ \nRoberto Andò accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter in un dittico che indaga il rapporto fra parola\, memoria e potere\, affidandoli all’interpretazione di Renato Carpentieri. \nNe L’ultimo nastro di Krapp\, il cuore della scena è un “dialogo impossibile”: un uomo ascolta la propria voce registrata trent’anni prima e si confronta con il fantasma di sé stesso. La parola diventa archivio\, traccia\, residuo e la memoria un campo di battaglia. Un Krapp “archivista del nulla”\, sospeso tra ironia e struggimento\, tra lucidità e disfatta. \nIn ideale e inquietante contrappunto\, Press conference sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica. Il portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi melliflue e feroci\, evidenziando\, attraverso l’ironia tagliente di Pinter\, la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo. \nSe in Beckett la voce registrata scava nell’identità fino a rivelarne il vuoto\, in Pinter la voce ufficiale costruisce un vuoto di senso per esercitare dominio. Due solitudini diverse\, quella dell’uomo davanti al proprio tempo perduto e quella dell’uomo di potere davanti alla verità\, compongono così un unico discorso teatrale sulla responsabilità della parola.
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SUMMARY:L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP – PRESS CONFERENCE
DESCRIPTION:L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP di Samuel Beckett\, traduzione Carlo Fruttero\nPRESS CONFERENCE di Harold Pinter\, traduzione Alessandra Serra \nregia Roberto Andò\ncon Renato Carpentieri\nil bambino è Agostino Cossia\nle voci della stampa sono di Valentina Acca\, Annalisa D’Amato\, Patrizia Lopez\, Andrea Renzi\, Lorenzo Vacalebre\nscene e luci Gianni Carluccio\ncostumi Daniela Cernigliaro\nsuono Hubert Westkemper\naiuto regia Luca Bargagna\ndirettore di scena Teresa Cibelli\nassistente ai costumi Pina Sorrentino\nassistente al suono Italo Buonsenso\nassistente alle scene tirocinante “Accademia di Belle Arti di Napoli” Serena Zhang\ndatore luci Francesco Adinolfi\nvideo Pietro Di Francesco\nmacchinisti Enzo Pamieri\, Daniele Di Fronzo\nsarta Nunzia Russo\nsegretario di produzione Antonio Turco\ntrucco Vincenzo Cucchiara\nscene e luci Gianni Carluccio\n \nL’ultimo nastro di Krapp è rappresentato in accordo con Arcadia & Ricono Ltd\nper gentile concessione di Curtis Brown Group Ltd\nproduzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale\, Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival \ndurata 60’ \nRoberto Andò accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter in un dittico che indaga il rapporto fra parola\, memoria e potere\, affidandoli all’interpretazione di Renato Carpentieri. \nNe L’ultimo nastro di Krapp\, il cuore della scena è un “dialogo impossibile”: un uomo ascolta la propria voce registrata trent’anni prima e si confronta con il fantasma di sé stesso. La parola diventa archivio\, traccia\, residuo e la memoria un campo di battaglia. Un Krapp “archivista del nulla”\, sospeso tra ironia e struggimento\, tra lucidità e disfatta. \nIn ideale e inquietante contrappunto\, Press conference sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica. Il portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi melliflue e feroci\, evidenziando\, attraverso l’ironia tagliente di Pinter\, la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo. \nSe in Beckett la voce registrata scava nell’identità fino a rivelarne il vuoto\, in Pinter la voce ufficiale costruisce un vuoto di senso per esercitare dominio. Due solitudini diverse\, quella dell’uomo davanti al proprio tempo perduto e quella dell’uomo di potere davanti alla verità\, compongono così un unico discorso teatrale sulla responsabilità della parola.
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SUMMARY:L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP – PRESS CONFERENCE
DESCRIPTION:L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP di Samuel Beckett\, traduzione Carlo Fruttero\nPRESS CONFERENCE di Harold Pinter\, traduzione Alessandra Serra \nregia Roberto Andò\ncon Renato Carpentieri\nil bambino è Agostino Cossia\nle voci della stampa sono di Valentina Acca\, Annalisa D’Amato\, Patrizia Lopez\, Andrea Renzi\, Lorenzo Vacalebre\nscene e luci Gianni Carluccio\ncostumi Daniela Cernigliaro\nsuono Hubert Westkemper\naiuto regia Luca Bargagna\ndirettore di scena Teresa Cibelli\nassistente ai costumi Pina Sorrentino\nassistente al suono Italo Buonsenso\nassistente alle scene tirocinante “Accademia di Belle Arti di Napoli” Serena Zhang\ndatore luci Francesco Adinolfi\nvideo Pietro Di Francesco\nmacchinisti Enzo Pamieri\, Daniele Di Fronzo\nsarta Nunzia Russo\nsegretario di produzione Antonio Turco\ntrucco Vincenzo Cucchiara\nscene e luci Gianni Carluccio\n \nL’ultimo nastro di Krapp è rappresentato in accordo con Arcadia & Ricono Ltd\nper gentile concessione di Curtis Brown Group Ltd\nproduzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale\, Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival \ndurata 60’ \nRoberto Andò accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter in un dittico che indaga il rapporto fra parola\, memoria e potere\, affidandoli all’interpretazione di Renato Carpentieri. \nNe L’ultimo nastro di Krapp\, il cuore della scena è un “dialogo impossibile”: un uomo ascolta la propria voce registrata trent’anni prima e si confronta con il fantasma di sé stesso. La parola diventa archivio\, traccia\, residuo e la memoria un campo di battaglia. Un Krapp “archivista del nulla”\, sospeso tra ironia e struggimento\, tra lucidità e disfatta. \nIn ideale e inquietante contrappunto\, Press conference sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica. Il portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi melliflue e feroci\, evidenziando\, attraverso l’ironia tagliente di Pinter\, la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo. \nSe in Beckett la voce registrata scava nell’identità fino a rivelarne il vuoto\, in Pinter la voce ufficiale costruisce un vuoto di senso per esercitare dominio. Due solitudini diverse\, quella dell’uomo davanti al proprio tempo perduto e quella dell’uomo di potere davanti alla verità\, compongono così un unico discorso teatrale sulla responsabilità della parola.
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LOCATION:Teatro Vascello\, Via Giacinto Carini 78\, Roma\, RM\, 00152\, Italy
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