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DESCRIPTION:Coreografia e Regia Mauro Astolfi\nInterpreti Maria Cossu\, Marco Prete\, Martina Staltari\, Miriam Raffone\, Filippo Arlenghi\, Lorenzo Beneventano\, Alessandro Piergentili\, Anita Bonavida\, Giuliana Mele\nDisegno luci Marco Policastro\nRealizzazione scene Marco Fieni\nMusiche Pëtr Il’ič Čajkovskij\nMusiche originali Davidson Jaconello\nCostumi Anna Coluccia\nAssistente alle Coreografie Elena Furlan \nUna produzione Spellbound con il contributo del Ministero della Cultura e Regione Lazio in collaborazione con Fondazione Teatro Comunale di Vicenza \nDurata 64’ \nSleeping Queen si propone come una riflessione poetica e simbolica sul potere\, sull’alienazione e sul risveglio. Un lavoro che trae ispirazione dalla fiaba universale de La Bella Addormentata nel Bosco\, ma ne sovverte i codici narrativi e i simbolismi per trasporli in una dimensione profondamente attuale. \nLa figura centrale non è una principessa\, ma una regina: non una giovane donna in attesa del proprio destino\, ma una figura di potere e autorità\, intrappolata nei suoi nuovi poteri\, perde il contatto con il suo scopo originario e con le persone che governa. \nLa regina di Sleeping Queen non è colpita da una maledizione soprannaturale\, bensì da una ferita simbolica: il potere stesso\, che da strumento di costruzione e ascolto si trasforma in un veleno\, un peso che la isola e la anestetizza. Il “sonno” in cui cade non è uno stato di incantesimo\, ma una condizione psicologica e spirituale: l’incapacità di vedere\, ascoltare e connettersi con chi dipende da lei. Circondata dalle mura del suo “castello”\, la regina vive un isolamento che non è solo fisico\, ma profondamente esistenziale\, un luogo dove il tempo sembra sospeso e il dialogo con l’esterno è stato spezzato. \nSe nella fiaba originale la puntura del fuso è il gesto fatale che porta al sonno\, qui il suo equivalente è un momento di crisi: un evento\, forse un abuso di potere o un’azione dettata dall’egoismo\, che la allontana dalla propria umanità e la intrappola in una spirale di stasi e autocompiacimento. I “rovi” che circondano il castello non sono altro che le barriere invisibili costruite dal privilegio\, dalla paura e dalla perdita di empatia. \nIl cuore narrativo di Sleeping Queen si sviluppa attorno al tema del risveglio: cosa può scuotere una figura di potere dal torpore emotivo? Nella fiaba\, il bacio del principe è un atto d’amore esterno\, salvifico. Qui\, invece\, il risveglio è un processo interno\, un ritorno all’essenza dell’essere umano che abita dietro la maschera della sovranità. È un cammino di riconnessione con la realtà e con coloro che\, nella struttura gerarchica del potere\, sono stati ignorati o soffocati. Il “bacio” simbolico non è un gesto romantico\, ma un confronto diretto con la sofferenza\, la ribellione o persino la speranza di chi la circonda. \nSleeping Queen si pone come una metafora del potere contemporaneo\, interrogandosi su come l’autorità possa trasformarsi in una prigione. È un racconto sulla vulnerabilità del potere e sul suo potenziale di rinascita: il vero risveglio non avviene attraverso la forza\, ma attraverso l’ascolto\, la compassione e il riconoscimento della propria fragilità. La regina\, alla fine\, non si risveglia per essere salvata\, ma per riscoprire se stessa come donna\, leader e\, soprattutto\, come essere umano. \nIl processo creativo di SQ si articola come un viaggio introspettivo e sociale\, dove il dialogo tra corpo\, spazio e simbolo invita lo spettatore a riflettere sul significato del potere nell’era contemporanea. Sleeping Queen non racconta solo la caduta e il risveglio di una regina\, ma diventa una parabola universale sulla necessità di trasformare il potere in uno strumento di ascolto e creazione condivisa. \nLa partitura musicale di Sleeping Queen basata per gran parte la composizione originale di Ciaikovskij si configurerà come un processo di indagine sonora in cui Jaconello decodificherà alcuni momenti della struttura originaria di Pëtr Il’ič Čajkovskij\, trasmutandola attraverso una lente contemporanea. Mauro Astolfi
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DESCRIPTION:di Roger Rueff\ntraduzione italiana di Paola Ponti e Paola Ermenegildo\nin accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Roger Rueff \nregia Francesco Scianna \ncon Francesco Scianna\, Sergio Romano (miglior attore protagonista David di Donatello 2026)\, Lorenzo Crovo\, Fabrizio Romano \nscene e luci Angelo Linzalata\ncostumi Stefania Cempini\nmusiche Paolo Spaccamonti\nregista assistente Luca Bargagna \nproduzione MARCHE TEATRO\, GOLDENART PRODUCTION\, Teatro Biondo Palermo\, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello \ndurata 1 ora e 15 minuti atto unico \n“Hospitality Suite” è un’opera teatrale scritta da Roger Rueff\, un testo che affronta con acume e profondità i temi dell’identità\, della moralità e delle scelte di vita. Ambientata in una suite d’albergo durante una convention aziendale\, la pièce segue tre venditori di un’importante compagnia industriale che cercano di conquistare un potenziale cliente cruciale per le sorti dell’azienda. \nIl dialogo serrato tra i personaggi svela a poco a poco le loro vulnerabilità\, ambizioni e illusioni\, offrendo al pubblico uno spaccato umano che va ben oltre la superficie professionale. Una riflessione attuale e potente sul lavoro\, le relazioni interpersonali e le domande esistenziali che ognuno si pone nel corso della propria vita. \n“Hospitality Suite” è uno spettacolo che tocca l’anima e il cuore dello spettatore. Un’occasione unica per vedere in scena un testo di rara profondità e attualità\, interpretato da uno degli attori più talentuosi del panorama teatrale italiano.
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DESCRIPTION:di Flavia Mastrella Antonio Rezza  \ncon Antonio Rezza\ne con Daniele Cavaioli\nhabitat Flavia Mastrella\n(mai) scritto da Antonio Rezza\nassistente alla creazione Massimo Camilli\nluci e tecnica Alice Mollica\nvoci fuori campo Noemi Pirastru e Mauro Ranucci\nmontaggio traccia sonora Barbara Faonio\nmix traccia sonora Stefano G. Falcone\nmacchinista Eughenij Razzeca\norganizzazione generale Stefania Saltarelli\nsartoria Atelier Sara Baldazzi\nmetalli Cisall\nfoto Flavia Mastrella\, Annalisa Gonnella\, Giulio Mazzi\nAnnalisa Gonnella\, Giulio Mazzi\nufficio stampa Artinconnessione\norganizzazione e comunicazione This is Acqua\nuna produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello – Rezza Mastrella \ndurata 1h e 35′ \nL’ammutinamento è sempre auspicabile in un organismo sano. Un ammiraglio blu elettrico tenta di portare in salvo la sua nave spalleggiato da una frotta che lo stordisce con ossessioni di mercato: la salvezza di chi ti è vicino non è la via di fuga per chi vive delle proprie idee. In ogni caso nessuno è colpevole\, c’è solo un gran divario nello stare al mondo. Tra visioni difformi si consuma l’ennesimo espatrio\, che non è la migrazione di un popolo\, ma l’allontanamento inesorabile dalla propria volontà.\nE vissero tutti relitti e portenti. \nAntonio Rezza \nTornare alla dimensione naturale e selvaggia è impossibile. Viviamo una nuova preistoria; la mansione umana è mortificata\, confusa e inadeguata. Nello spazio virtuale fatto materia\, un ecopentagono provoca il vuoto\, personaggi invisibili  fiancheggiano l’egocentrico edificio: non sono fantasmi ma sollecitazioni induttive e\, nonostante tutto\, la realtà non è mai uniforme\, scombina sempre i programmi prestabiliti e nutre in modo imprevedibile la funzione della fantasia.\nLa crudeltà tecnologica permea l’essere vivente.\nÈ la scomparsa dell’eroe. \nFlavia Mastrella
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LOCATION:Teatro Vascello\, Via Giacinto Carini 78\, Roma\, RM\, 00152\, Italy
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