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DESCRIPTION:dal romanzo omonimo di Fabrizio Sinisi edito da Mondadori\npremio Intersezioni 2026\nadattamento di Giacomo Bisordi e Fabrizio Sinisi\nregia Giacomo Bisordi\ncon (in o.a.) Chiara Ferrara\, Candida Nieri\, Gabriele Portoghese\, Federica Rosellini\nscene Marco Giusti\ncostumi e scenografa collaboratrice Caterina Rossi\nsuono Dario Felli \naiuto regia Paolo Costantini\nassistente regia Marta Dellabona\ndramaturg Dimitri Galli Rohl \nproduzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello\nin coproduzione Romaeuropa Festival e LAC – Lugano Arte e Cultura \nGiacomo Bisordi porta in scena Il Prodigio\, primo romanzo del drammaturgo Fabrizio Sinisi Premio Intersezioni 2026\, accolto con entusiasmo dalla critica\, trasformandolo in un dispositivo scenico visionario che interroga il nostro bisogno di credere. Più che una semplice trasposizione\, il lavoro prende forma come un’apocalisse contemporanea nel senso originario del termine: una rivelazione. Nel cielo di una grande città italiana appare un volto dai tratti rozzi\, quasi infantili; all’inizio è un’anomalia\, poi una presenza\, infine un enigma capace di catalizzare desideri\, paure e tensioni collettive. Attorno a quell’apparizione si moltiplicano segni\, guarigioni\, eventi inspiegabili: proiezione\, inganno o manifestazione divina? Al centro di questo smottamento del reale ci sono Don Luca\, sacerdote mediatico più abituato a raccontare la fede che a praticarla\, Marta\, figura enigmatica e sfuggente\, e Folker\, profeta magnetico capace di intercettare il bisogno di spiritualità e trasformarlo in una nuova\, inquietante forma di culto. \nCon la sua regia tesa e lucidissima\, Bisordi attraversa il romanzo come un libro di visioni\, costruendo una sequenza di immagini\, crolli e apparizioni che incrinano ogni sistema di senso. In scena\, Gabriele Portoghese\, Federica Rosellini\, Chiara Ferrara e Candida Nieri danno corpo a un universo sospeso tra desiderio\, fede e dissoluzione. Di fronte all’inspiegabile\, quando ogni certezza vacilla\, a che cosa scegliamo di credere? \nIn scena\, Gabriele Portoghese\, Federica Rosellini\, Chiara Ferrara e Candida Nieri
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DESCRIPTION:uno spettacolo di Massimiliano Civica \ncon Maria Vittoria Argenti\, Monica Demuru\, Luigi Fedele\, Francesco Rotelli\, Marcello Sambati\, Paola Tintinelli\ncollaborazione all’elaborazione del testo Maria Vittoria Argenti\nscene Loris Giancola\ncostumi Daniela Salernitano\nluci Gianni Staropoli\nproduzione Teatro Metastasio di Prato\, TPE – Teatro Piemonte Europa \nriproduzione in scena di un’opera di Annibale Carracci\nsu concessione del MiC – Museo e Real Bosco di Capodimonte \ndurata 80 minuti \nSi può chiedere perdono per un gesto irreparabile? Si può perdonare chi ha ucciso il proprio figlio? \nDurante la Prima Guerra Mondiale\, Henri\, un giovane soldato francese\, ha ucciso Peter\, un soldato tedesco\, suo coetaneo. \nNel primo anniversario dell’Armistizio\, in una Parigi in festa\, Henri è nella chiesa di Notre-Dame per chiedere l’assoluzione per l’omicidio che ha commesso. Non riesce a fuggire dallo sguardo dell’uomo che ha ucciso. Il prete\, dopo aver ascoltato la sua confessione\, lo benedice dicendogli che non ha nessun crimine da farsi perdonare: ha solo compiuto il suo dovere di soldato. \n“Io sono venuto qui per trovare pace. E tu non me l’hai data”\, risponde Henri\, decidendo così di partire per andare in Germania dai genitori di Peter e chiedere a loro il perdono. \nUna volta conosciuti gli anziani genitori di Peter e la sua promessa sposa\, Annette\, Henri si rende però conto di essere andato lì a chiedere loro un gesto dis-umano: ripetere “lo scandalo” di Gesù che perdona i suoi assassini\, di Dio che perdona agli uomini l’uccisione del figlio. \nDi fronte a questo\, Henri esiterà tra il suo bisogno di trovare pace e quello umano\, troppo umano\, di dire una bugia. \nLo spettacolo è ispirato al film Broken Lullaby di Ernst Lubitsch.
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SUMMARY:QUINTO: NON UCCIDERE
DESCRIPTION:uno spettacolo di Massimiliano Civica \ncon Maria Vittoria Argenti\, Monica Demuru\, Luigi Fedele\, Francesco Rotelli\, Marcello Sambati\, Paola Tintinelli\ncollaborazione all’elaborazione del testo Maria Vittoria Argenti\nscene Loris Giancola\ncostumi Daniela Salernitano\nluci Gianni Staropoli\nproduzione Teatro Metastasio di Prato\, TPE – Teatro Piemonte Europa \nriproduzione in scena di un’opera di Annibale Carracci\nsu concessione del MiC – Museo e Real Bosco di Capodimonte \ndurata 80 minuti \nSi può chiedere perdono per un gesto irreparabile? Si può perdonare chi ha ucciso il proprio figlio? \nDurante la Prima Guerra Mondiale\, Henri\, un giovane soldato francese\, ha ucciso Peter\, un soldato tedesco\, suo coetaneo. \nNel primo anniversario dell’Armistizio\, in una Parigi in festa\, Henri è nella chiesa di Notre-Dame per chiedere l’assoluzione per l’omicidio che ha commesso. Non riesce a fuggire dallo sguardo dell’uomo che ha ucciso. Il prete\, dopo aver ascoltato la sua confessione\, lo benedice dicendogli che non ha nessun crimine da farsi perdonare: ha solo compiuto il suo dovere di soldato. \n“Io sono venuto qui per trovare pace. E tu non me l’hai data”\, risponde Henri\, decidendo così di partire per andare in Germania dai genitori di Peter e chiedere a loro il perdono. \nUna volta conosciuti gli anziani genitori di Peter e la sua promessa sposa\, Annette\, Henri si rende però conto di essere andato lì a chiedere loro un gesto dis-umano: ripetere “lo scandalo” di Gesù che perdona i suoi assassini\, di Dio che perdona agli uomini l’uccisione del figlio. \nDi fronte a questo\, Henri esiterà tra il suo bisogno di trovare pace e quello umano\, troppo umano\, di dire una bugia. \nLo spettacolo è ispirato al film Broken Lullaby di Ernst Lubitsch.
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DESCRIPTION:Coreografia e Regia Mauro Astolfi\nInterpreti Maria Cossu\, Marco Prete\, Martina Staltari\, Miriam Raffone\, Filippo Arlenghi\, Lorenzo Beneventano\, Alessandro Piergentili\, Anita Bonavida\, Giuliana Mele\nDisegno luci Marco Policastro\nRealizzazione scene Marco Fieni\nMusiche Pëtr Il’ič Čajkovskij\nMusiche originali Davidson Jaconello\nCostumi Anna Coluccia\nAssistente alle Coreografie Elena Furlan \nUna produzione Spellbound con il contributo del Ministero della Cultura e Regione Lazio in collaborazione con Fondazione Teatro Comunale di Vicenza \nDurata 64’ \nSleeping Queen si propone come una riflessione poetica e simbolica sul potere\, sull’alienazione e sul risveglio. Un lavoro che trae ispirazione dalla fiaba universale de La Bella Addormentata nel Bosco\, ma ne sovverte i codici narrativi e i simbolismi per trasporli in una dimensione profondamente attuale. \nLa figura centrale non è una principessa\, ma una regina: non una giovane donna in attesa del proprio destino\, ma una figura di potere e autorità\, intrappolata nei suoi nuovi poteri\, perde il contatto con il suo scopo originario e con le persone che governa. \nLa regina di Sleeping Queen non è colpita da una maledizione soprannaturale\, bensì da una ferita simbolica: il potere stesso\, che da strumento di costruzione e ascolto si trasforma in un veleno\, un peso che la isola e la anestetizza. Il “sonno” in cui cade non è uno stato di incantesimo\, ma una condizione psicologica e spirituale: l’incapacità di vedere\, ascoltare e connettersi con chi dipende da lei. Circondata dalle mura del suo “castello”\, la regina vive un isolamento che non è solo fisico\, ma profondamente esistenziale\, un luogo dove il tempo sembra sospeso e il dialogo con l’esterno è stato spezzato. \nSe nella fiaba originale la puntura del fuso è il gesto fatale che porta al sonno\, qui il suo equivalente è un momento di crisi: un evento\, forse un abuso di potere o un’azione dettata dall’egoismo\, che la allontana dalla propria umanità e la intrappola in una spirale di stasi e autocompiacimento. I “rovi” che circondano il castello non sono altro che le barriere invisibili costruite dal privilegio\, dalla paura e dalla perdita di empatia. \nIl cuore narrativo di Sleeping Queen si sviluppa attorno al tema del risveglio: cosa può scuotere una figura di potere dal torpore emotivo? Nella fiaba\, il bacio del principe è un atto d’amore esterno\, salvifico. Qui\, invece\, il risveglio è un processo interno\, un ritorno all’essenza dell’essere umano che abita dietro la maschera della sovranità. È un cammino di riconnessione con la realtà e con coloro che\, nella struttura gerarchica del potere\, sono stati ignorati o soffocati. Il “bacio” simbolico non è un gesto romantico\, ma un confronto diretto con la sofferenza\, la ribellione o persino la speranza di chi la circonda. \nSleeping Queen si pone come una metafora del potere contemporaneo\, interrogandosi su come l’autorità possa trasformarsi in una prigione. È un racconto sulla vulnerabilità del potere e sul suo potenziale di rinascita: il vero risveglio non avviene attraverso la forza\, ma attraverso l’ascolto\, la compassione e il riconoscimento della propria fragilità. La regina\, alla fine\, non si risveglia per essere salvata\, ma per riscoprire se stessa come donna\, leader e\, soprattutto\, come essere umano. \nIl processo creativo di SQ si articola come un viaggio introspettivo e sociale\, dove il dialogo tra corpo\, spazio e simbolo invita lo spettatore a riflettere sul significato del potere nell’era contemporanea. Sleeping Queen non racconta solo la caduta e il risveglio di una regina\, ma diventa una parabola universale sulla necessità di trasformare il potere in uno strumento di ascolto e creazione condivisa. \nLa partitura musicale di Sleeping Queen basata per gran parte la composizione originale di Ciaikovskij si configurerà come un processo di indagine sonora in cui Jaconello decodificherà alcuni momenti della struttura originaria di Pëtr Il’ič Čajkovskij\, trasmutandola attraverso una lente contemporanea. Mauro Astolfi
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DESCRIPTION:Coreografia e Regia Mauro Astolfi\nInterpreti Maria Cossu\, Marco Prete\, Martina Staltari\, Miriam Raffone\, Filippo Arlenghi\, Lorenzo Beneventano\, Alessandro Piergentili\, Anita Bonavida\, Giuliana Mele\nDisegno luci Marco Policastro\nRealizzazione scene Marco Fieni\nMusiche Pëtr Il’ič Čajkovskij\nMusiche originali Davidson Jaconello\nCostumi Anna Coluccia\nAssistente alle Coreografie Elena Furlan \nUna produzione Spellbound con il contributo del Ministero della Cultura e Regione Lazio in collaborazione con Fondazione Teatro Comunale di Vicenza \nDurata 64’ \nSleeping Queen si propone come una riflessione poetica e simbolica sul potere\, sull’alienazione e sul risveglio. Un lavoro che trae ispirazione dalla fiaba universale de La Bella Addormentata nel Bosco\, ma ne sovverte i codici narrativi e i simbolismi per trasporli in una dimensione profondamente attuale. \nLa figura centrale non è una principessa\, ma una regina: non una giovane donna in attesa del proprio destino\, ma una figura di potere e autorità\, intrappolata nei suoi nuovi poteri\, perde il contatto con il suo scopo originario e con le persone che governa. \nLa regina di Sleeping Queen non è colpita da una maledizione soprannaturale\, bensì da una ferita simbolica: il potere stesso\, che da strumento di costruzione e ascolto si trasforma in un veleno\, un peso che la isola e la anestetizza. Il “sonno” in cui cade non è uno stato di incantesimo\, ma una condizione psicologica e spirituale: l’incapacità di vedere\, ascoltare e connettersi con chi dipende da lei. Circondata dalle mura del suo “castello”\, la regina vive un isolamento che non è solo fisico\, ma profondamente esistenziale\, un luogo dove il tempo sembra sospeso e il dialogo con l’esterno è stato spezzato. \nSe nella fiaba originale la puntura del fuso è il gesto fatale che porta al sonno\, qui il suo equivalente è un momento di crisi: un evento\, forse un abuso di potere o un’azione dettata dall’egoismo\, che la allontana dalla propria umanità e la intrappola in una spirale di stasi e autocompiacimento. I “rovi” che circondano il castello non sono altro che le barriere invisibili costruite dal privilegio\, dalla paura e dalla perdita di empatia. \nIl cuore narrativo di Sleeping Queen si sviluppa attorno al tema del risveglio: cosa può scuotere una figura di potere dal torpore emotivo? Nella fiaba\, il bacio del principe è un atto d’amore esterno\, salvifico. Qui\, invece\, il risveglio è un processo interno\, un ritorno all’essenza dell’essere umano che abita dietro la maschera della sovranità. È un cammino di riconnessione con la realtà e con coloro che\, nella struttura gerarchica del potere\, sono stati ignorati o soffocati. Il “bacio” simbolico non è un gesto romantico\, ma un confronto diretto con la sofferenza\, la ribellione o persino la speranza di chi la circonda. \nSleeping Queen si pone come una metafora del potere contemporaneo\, interrogandosi su come l’autorità possa trasformarsi in una prigione. È un racconto sulla vulnerabilità del potere e sul suo potenziale di rinascita: il vero risveglio non avviene attraverso la forza\, ma attraverso l’ascolto\, la compassione e il riconoscimento della propria fragilità. La regina\, alla fine\, non si risveglia per essere salvata\, ma per riscoprire se stessa come donna\, leader e\, soprattutto\, come essere umano. \nIl processo creativo di SQ si articola come un viaggio introspettivo e sociale\, dove il dialogo tra corpo\, spazio e simbolo invita lo spettatore a riflettere sul significato del potere nell’era contemporanea. Sleeping Queen non racconta solo la caduta e il risveglio di una regina\, ma diventa una parabola universale sulla necessità di trasformare il potere in uno strumento di ascolto e creazione condivisa. \nLa partitura musicale di Sleeping Queen basata per gran parte la composizione originale di Ciaikovskij si configurerà come un processo di indagine sonora in cui Jaconello decodificherà alcuni momenti della struttura originaria di Pëtr Il’ič Čajkovskij\, trasmutandola attraverso una lente contemporanea. Mauro Astolfi
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DESCRIPTION:di Roger Rueff\ntraduzione italiana di Paola Ponti e Paola Ermenegildo\nin accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Roger Rueff \nregia Francesco Scianna \ncon Francesco Scianna\, Sergio Romano (miglior attore protagonista David di Donatello 2026)\, Lorenzo Crovo\, Fabrizio Romano \nscene e luci Angelo Linzalata\ncostumi Stefania Cempini\nmusiche Paolo Spaccamonti\nregista assistente Luca Bargagna \nproduzione MARCHE TEATRO\, GOLDENART PRODUCTION\, Teatro Biondo Palermo\, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello \ndurata 1 ora e 15 minuti atto unico \n“Hospitality Suite” è un’opera teatrale scritta da Roger Rueff\, un testo che affronta con acume e profondità i temi dell’identità\, della moralità e delle scelte di vita. Ambientata in una suite d’albergo durante una convention aziendale\, la pièce segue tre venditori di un’importante compagnia industriale che cercano di conquistare un potenziale cliente cruciale per le sorti dell’azienda. \nIl dialogo serrato tra i personaggi svela a poco a poco le loro vulnerabilità\, ambizioni e illusioni\, offrendo al pubblico uno spaccato umano che va ben oltre la superficie professionale. Una riflessione attuale e potente sul lavoro\, le relazioni interpersonali e le domande esistenziali che ognuno si pone nel corso della propria vita. \n“Hospitality Suite” è uno spettacolo che tocca l’anima e il cuore dello spettatore. Un’occasione unica per vedere in scena un testo di rara profondità e attualità\, interpretato da uno degli attori più talentuosi del panorama teatrale italiano.
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DESCRIPTION:di Roger Rueff\ntraduzione italiana di Paola Ponti e Paola Ermenegildo\nin accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Roger Rueff \nregia Francesco Scianna \ncon Francesco Scianna\, Sergio Romano (miglior attore protagonista David di Donatello 2026)\, Lorenzo Crovo\, Fabrizio Romano \nscene e luci Angelo Linzalata\ncostumi Stefania Cempini\nmusiche Paolo Spaccamonti\nregista assistente Luca Bargagna \nproduzione MARCHE TEATRO\, GOLDENART PRODUCTION\, Teatro Biondo Palermo\, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello \ndurata 1 ora e 15 minuti atto unico \n“Hospitality Suite” è un’opera teatrale scritta da Roger Rueff\, un testo che affronta con acume e profondità i temi dell’identità\, della moralità e delle scelte di vita. Ambientata in una suite d’albergo durante una convention aziendale\, la pièce segue tre venditori di un’importante compagnia industriale che cercano di conquistare un potenziale cliente cruciale per le sorti dell’azienda. \nIl dialogo serrato tra i personaggi svela a poco a poco le loro vulnerabilità\, ambizioni e illusioni\, offrendo al pubblico uno spaccato umano che va ben oltre la superficie professionale. Una riflessione attuale e potente sul lavoro\, le relazioni interpersonali e le domande esistenziali che ognuno si pone nel corso della propria vita. \n“Hospitality Suite” è uno spettacolo che tocca l’anima e il cuore dello spettatore. Un’occasione unica per vedere in scena un testo di rara profondità e attualità\, interpretato da uno degli attori più talentuosi del panorama teatrale italiano.
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DESCRIPTION:di Flavia Mastrella\, Antonio Rezza \ncon Antonio Rezza\ne con Ivan Bellavista\nhabitat Flavia Mastrella\n(mai) scritto da Antonio Rezza\nassistente alla creazione Massimo Camilli\nluci e tecnica Alice Mollica\nmacchinista Eughenij Razzeca\norganizzazione generale Stefania Saltarelli\nufficio stampa Artinconnessione\norganizzazione e comunicazione This is Acqua\nuna produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello – Rezza Mastrella \ndurata: 90′\, 1 atto \nCiviltà numeriche a confronto. La sconfitta definitiva del significato.\nMalesseri in doppia cifra che si moltiplicano fino a trasalire: siamo a pochi salti di distanza dalla sottrazione che ci fa sparire.\nOscillazioni e tentennamenti in ideogramma mobile.\nImprovvisamente cessa il legame con il passato: corde\, reti e lacci tengono in piedi la situazione. Si gioca alla vita in un ideogramma. Il tratto\, tradotto in tre dimensioni\, sviluppa volumi triangolari diretti verso l’alto che coesistono con linee orizzontali: ma in verticale si muove solo l’uomo.\nQui non si racconta la storiella della buona notte\, qui si porge l’altro fianco. Che non è la guancia di chi ha la faccia come il culo sotto. Il fianco non significa se non è trafitto.\nCon la gola secca e il corpo in avaria si emette un altro suono. \nFine delle parole. \nInizio della danza macabra.
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