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DESCRIPTION:scenografia\, maschere\, manichini\, costumi Danio Manfredini\ncon Patrizia Aroldi\, Vincenzo Del Prete\, Danio Manfredini\, Giuseppe Semeraro\nassistente alla regia Patrizia Aroldi\nluci Maurizio Viani\nrealizzazione colonna sonora Marco Olivieri\ndirettore di scena Alex Carnevali\nelettricista Luisa Giusti\nfonico da definire\nproduzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\nSpettacolo vincitore Premio Ubu 2004 per la Miglior regia \nDurata 1 ora e 20 minuti \nA oltre vent’anni dalla vittoria del Premio Ubu per la miglior regia\, è ancora in scena Cinema Cielo\, lo spettacolo cult dell’autore\, attore e regista Danio Manfredini\, che combina la storia dell’omonima sala a luci rosse di Milano\, ora chiusa\, con il romanzo di Genet Notre Dame des Fleurs. Rievocando i frequentatori di quel cinema\, l’artista propone un ritratto poetico e carnevalesco di un’umanità per la quale il sesso è bisogno\, evasione\, merce\, voglia di compagnia e fantasma d’amore.  \nC’era una volta a Milano il Cinema Cielo\, una sala cinematografica a luci rosse ora chiusa.\nLo spettacolo è ispirato a questo luogo e mette una lente di ingrandimento su un’umanità per la quale il sesso è bisogno\, evasione\, merce\, voglia di compagnia e fantasma d’amore.\nLo sguardo dello spettatore è rivolto alla sala cinematografica e spia le presenze che abitano il luogo.\nIl sonoro del film è liberamente ispirato a un romanzo di Jean Genet e racconta di Louis\, che tutti chiamano Divine\, dei suoi amanti e di Nostra Signora dei Fiori\, seducente assassino.\nTrasferendo la storia del romanzo in una partitura sonora per quadri e intrecciandola con la vita di un cinema a luci rosse\, prende forma un’opera che risuona della poetica genettiana e la aggancia fortemente a una realtà di vita concreta.\nL’universo carcerario\, diventa il buio mondo del cinema\, metafora della stessa esclusione\, le voci del film si fanno evocazione dello spessore poetico dei personaggi.\nLo spettacolo vive dell’incontro di due mondi che si appartengono\, indissolubilmente legati: le ombre che abitano il Cinema Cielo\, fanno riemergere le ombre e il mondo di Genet.
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DESCRIPTION:da Le notti bianche di Dostoevskij \nideazione Rajeev Badhan e Elena Strada\nregia\, video\, luci e musiche Rajeev Badhan\ndrammaturgia e adattamento Elena Strada e Rajeev Badhan\ncon in o.a. Elena Strada\, Alberto Baraghini\, Ruggero Franceschini\ne la partecipazione di allieve e allievi delle scuole secondarie di secondo grado di Feltre e Belluno\nscene Badhan/Strada realizzate da Matteo Menegaz\nassistente alla regia Harbans Badhan\nassistente alla produzione Alex Paniz\noperatore video Federico Boni\nfotografa di scena Elisa Calabrese\nproduzione esecutiva Rajeev Badhan\nproduzione SlowMachine\ncon il sostegno di Fondazione Teatri delle Dolomiti\, FUNDER 35\, Fondazione Cariverona \ndurata Circa 1 ora e 15 minuti \nPuò “Le notti bianche”\, a duecento anni dalla nascita del suo autore\, parlare ancora alle generazioni di oggi? Quali universi può aprire? Quali immaginari può svelare? Quali contrasti può portare alla luce? \nUno spettacolo dalla forte tensione visionaria\, un dialogo tra teatro\, video e video live\, realizzato partendo da una riflessione sul racconto “Le notti bianche” di Dostoevskij\, passando attraverso “Amore liquido” di Bauman\, in cui due e più livelli visivi e temporali si intrecciano nella ricerca di un senso profondo nelle relazioni ai nostri tempi. \nIn scena tre attori/autori di una storia che si sdoppia\, tra parallelismi e seconde dimensioni\, producendo nuovi interrogativi: può la liquidità della nostra epoca\, intesa come la fragilità di qualsiasi costruzione\, influire anche sui sentimenti più forti e apparentemente solidi? Il concetto di amore ha un denominatore comune? Amore e libertà sono un binomio così incompatibile? \n“L’opera dell’autore russo Dostoevskij è il punto di partenza\, drammaturgico e narrativo\, dell’intera performance teatrale che\, con forza\, riemerge attraverso il mezzo del video\, quasi fosse un sogno o una proiezione caleidoscopica di ciò che è accaduto o potrebbe accadere. Il testo diventa sia elemento d’indagine che strumento metateatrale\, all’interno del quale i personaggi stessi si immergono e si perdono\, facendo affiorare nuove domande sull’amore nella liquidità dell’oggi attraverso una recitazione desaturata\, “liberata” da cliché o sovrastrutture teatrali che possa così correre in parallelo alle emozioni e mettersi in dialogo con la costruzione registica che viaggia tra il video e il reale” \nRajeev Badhan
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DESCRIPTION:scritto e diretto da Valentina Esposito\ncon Edoardo Pesce e Giancarlo Porcacchia\nCostumi Mari Caselli\nMusiche originali Luca Novelli/Mokadelic\nproduzione Fort Apache Cinema Teatro\, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello \nCon il sostegno di Ministero della Cultura\, Regione Lazio \nDurata 1 h 15’ \nSinossi\nIn uno spazio vuoto che sembra non avere via d’uscita\, un giovane uomo vive e racconta di un’esistenza vissuta ferocemente nella criminalità\, in un’escalation di violenza e perdizione\, tra sogno e rimorso\, piacere e dolore\, rabbia\, risentimento\, solitudine profonda. Un altro\, più vecchio\, lo sorveglia\, lo giudica implacabilmente\, lo tortura. Gli sta addosso\, come un mastino affamato\, un cane da guerra\, lo tiene in ostaggio\, gli rende impossibile precipitare fino in fondo\, ma nemmeno gli permette di salvarsi\, di redimersi. Il vecchio lo costringe ma è costretto a sua volta\, trascinato dal desiderio\, dalla voluttà\, dalla smania volitiva dell’altro. Tra i due pende un cappio di corda che dondola inesorabile come un ammonimento\, il segno di un presagio che li lega a doppio filo in un unico destino. Liberamente ispirato a una storia vera. \nNote di regia\nUn uomo solo è alle prese con se stesso e il suo passato nel carcere della sua interiorità. La memoria riempie lo spazio che si anima filtrato dalla soggettività\, con le sue distorsioni\, le sue proiezioni\, il cranio spaccato in due con un’ascia\, un chiodo piantato nel mezzo… Il dissidio prende voce\, il tormento diventa visibile\, la tortura dell’anima si fa materia\, sulla scena la persona genera il suo doppio\, un personaggio prende forma dal ricordo costretto a interpretare la persona\, il soliloquio diventa dialogo e relazione. La dimensione onirica e archetipica deforma il realismo delle situazioni sceniche e del linguaggio. In testa quest’uomo vorrebbe solo silenzio\, ma silenzio non c’è\, mentre devoto all’altare dei soldi firma la sua condanna all’inferno. \nFORT APACHE CINEMA TEATRO è l’unica Compagnia teatrale stabile in Italia ed Europa costituita da attori ex detenuti oggi professionisti di cinema e palcoscenico. È diretta da Valentina Esposito\, autrice e regista impegnata da quasi vent’anni nella conduzione di attività teatrali dentro e fuori le carceri italiane. Realizza produzioni cinematografiche e collabora con Sapienza Università di Roma in Progetti di Ricerca e Formazione.
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SUMMARY:L’OSTAGGIO
DESCRIPTION:scritto e diretto da Valentina Esposito\ncon Edoardo Pesce e Giancarlo Porcacchia\nCostumi Mari Caselli\nMusiche originali Luca Novelli/Mokadelic\nproduzione Fort Apache Cinema Teatro\, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello \nCon il sostegno di Ministero della Cultura\, Regione Lazio \nDurata 1 h 15’ \nSinossi\nIn uno spazio vuoto che sembra non avere via d’uscita\, un giovane uomo vive e racconta di un’esistenza vissuta ferocemente nella criminalità\, in un’escalation di violenza e perdizione\, tra sogno e rimorso\, piacere e dolore\, rabbia\, risentimento\, solitudine profonda. Un altro\, più vecchio\, lo sorveglia\, lo giudica implacabilmente\, lo tortura. Gli sta addosso\, come un mastino affamato\, un cane da guerra\, lo tiene in ostaggio\, gli rende impossibile precipitare fino in fondo\, ma nemmeno gli permette di salvarsi\, di redimersi. Il vecchio lo costringe ma è costretto a sua volta\, trascinato dal desiderio\, dalla voluttà\, dalla smania volitiva dell’altro. Tra i due pende un cappio di corda che dondola inesorabile come un ammonimento\, il segno di un presagio che li lega a doppio filo in un unico destino. Liberamente ispirato a una storia vera. \nNote di regia\nUn uomo solo è alle prese con se stesso e il suo passato nel carcere della sua interiorità. La memoria riempie lo spazio che si anima filtrato dalla soggettività\, con le sue distorsioni\, le sue proiezioni\, il cranio spaccato in due con un’ascia\, un chiodo piantato nel mezzo… Il dissidio prende voce\, il tormento diventa visibile\, la tortura dell’anima si fa materia\, sulla scena la persona genera il suo doppio\, un personaggio prende forma dal ricordo costretto a interpretare la persona\, il soliloquio diventa dialogo e relazione. La dimensione onirica e archetipica deforma il realismo delle situazioni sceniche e del linguaggio. In testa quest’uomo vorrebbe solo silenzio\, ma silenzio non c’è\, mentre devoto all’altare dei soldi firma la sua condanna all’inferno. \nFORT APACHE CINEMA TEATRO è l’unica Compagnia teatrale stabile in Italia ed Europa costituita da attori ex detenuti oggi professionisti di cinema e palcoscenico. È diretta da Valentina Esposito\, autrice e regista impegnata da quasi vent’anni nella conduzione di attività teatrali dentro e fuori le carceri italiane. Realizza produzioni cinematografiche e collabora con Sapienza Università di Roma in Progetti di Ricerca e Formazione.
URL:https://cavalieridicultura.it/evento/lostaggio/2027-05-29/
LOCATION:Teatro Vascello\, Via Giacinto Carini 78\, Roma\, RM\, 00152\, Italy
CATEGORIES:Arte e Spettacolo,Teatro
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