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DESCRIPTION:di Flavia Mastrella Antonio Rezza  \ncon Antonio Rezza\ne con Daniele Cavaioli\nhabitat Flavia Mastrella\n(mai) scritto da Antonio Rezza\nassistente alla creazione Massimo Camilli\nluci e tecnica Alice Mollica\nvoci fuori campo Noemi Pirastru e Mauro Ranucci\nmontaggio traccia sonora Barbara Faonio\nmix traccia sonora Stefano Falcone\nmacchinista Eughenij Razzeca\norganizzazione generale Tamara Viola\, Stefania Saltarelli\nmetalli Cisall\nfoto Flavia Mastrella\nAnnalisa Gonnella\, Giulio Mazzi\nufficio stampa Artinconnessione \nuna produzione\nLa Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello – Rezza Mastrella \nL’ammutinamento è sempre auspicabile in un organismo sano. Un ammiraglio blu elettrico tenta di portare in salvo la sua nave spalleggiato da una frotta che lo stordisce con ossessioni di mercato: la salvezza di chi ti è vicino non è la via di fuga per chi vive delle proprie idee. In ogni caso nessuno è colpevole\, c’è solo un gran divario nello stare al mondo. Tra visioni difformi si consuma l’ennesimo espatrio\, che non è la migrazione di un popolo\, ma l’allontanamento inesorabile dalla propria volontà. \nE vissero tutti relitti e portenti. \nTornare alla dimensione naturale e selvaggia è impossibile. Viviamo una nuova preistoria; la mansione umana è mortificata\, confusa e inadeguata. Nello spazio virtuale fatto materia\, un ecopentagono provoca il vuoto\, personaggi invisibili fiancheggiano l’egocentrico edificio: non sono fantasmi ma sollecitazioni induttive e\, nonostante tutto\, la realtà non è mai uniforme\, scombina sempre i programmi prestabiliti e nutre in modo imprevedibile la funzione della fantasia. \nLa crudeltà tecnologica permea l’essere vivente. \nÈ la scomparsa dell’eroe.
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DESCRIPTION:di Jean Anouilh\nadattamento di Roberto Latini \npersonaggi e interpreti\nSilvia Battaglio – ISMENE\nIlaria Drago – EMONE\nManuela Kustermann – LA NUTRICE\nRoberto Latini – ANTIGONE\nFrancesca Mazza – CREONTE \nscene Gregorio Zurla\ncostumi Gianluca Sbicca\nmusica e suono Gianluca Misiti\nluci e direzione tecnica Max Mugnai\nin collaborazione con Bàste Sartoria \nregia Roberto Latini \nproduzione La Fabbrica dell’Attore teatro Vascello – Teatro di Roma teatro Nazionale  \nPRIMA NAZIONALE Anfiteatro Ostia Antica 18-19 luglio 2025 \nAntigone è nel destino del Teatro di ogni tempo.\nÈ uno dei modelli archetipici che ci accompagnano a prescindere dalla nostra storia\, cultura\, religione\, visione.\nÈ filosofia scesa intorno a noi\, che ci cammina accanto\, che ci chiede\, che ci ascolta.\nÈ una delle prove del nostro essere umani\, una di quelle poche che abbiamo scelto di portarci attraverso i secoli\, per affermarci e riconoscerci.\nPer consolarci\, promettendo a noi stessi di averne cura.\nL’abbiamo evocata\, immaginata\, misurata al nostro poco. L’abbiamo trattenuta\, pregata\, liberata nel cuore.\nL’abbiamo raccontata\, ogni volta che abbiamo potuto.\nL’abbiamo riscritta con le parole nuove che abbiamo imparato vivendo\, morendo nel quotidiano fallire\, sapendo che ogni variazione è già Teatro.\nCome quando lo spettacolo incontra un altro palcoscenico oltre quello del debutto\, la misura\, l’accordo\, la messa in voce di suoni e corpi\, si conclamano dallo spazio successivo a quello della prima.\nLe parole sono in movimento\, avanti e indietro e intorno al punto di percezione di quando siamo spettatori.\nCome quando lo spettacolo incontra un’altra platea oltre quella del debutto.\nIl dono che portiamo è una promessa e quella di Anouilh è un’Antigone che ci parla da così vicino che quasi quasi potremmo abbracciarla.\nLa sentiamo dire di noi in tutte le lingue\, e capiamo tutto\, ogni sfumatura\, silenzio\, respiro.\nDi Antigone\, Anouilh\, non ha riscritto le parole\, ha scritto la voce.\nAntigone o della disputa della ragione\, delle ragioni.\nDi quelle trasversali\, dimesse dall’identità individuale a favore di un corpo-coro che le comprenda tutte.\nOltre l’appartenenza\, l’anagrafica\, il genere\, sono parole che vengono da noi stessi: le ascoltiamo nella nostra stessa voce: siamo Antigone e Creonte insieme\, o lo siamo già stati più volte\, di più in certe fasi della vita e meno in altre e viceversa o in alternanza.\nLe leggi devono regolare il vivere o la vita dovrebbe regolare le leggi che regolano la vita? Uno di fronte all’altro\, a farsi carico di una ragione giusta\, di una giustizia\, o di un’altra giustizia\, incontriamo noi di fronte a noi\, a scegliere le domande da infilare nelle tasche del tempo\, dell’età\, della speranza; ad aspettare le risposte che il tempo\, guardandoci\, sceglierà di farci dire.\nPenso a questo testo come a un soliloquio a più voci. Una confessione intima e segreta\, nella verità vera\, scomoda\, incapace\, parziale\, che ci dice che la nostalgia del vivere è precedente a tutti noi\, perché sappiamo da sempre che quel corpo insepolto siamo noi mentre siamo ancora vivi.\nAnche per questo\, ho distribuito i ruoli in due modalità diverse e complementari.\nAlcuni personaggi corrispondono a se stessi\, altri al proprio riflesso.\nAntigone e Creonte\, come di fronte a uno specchio: chi è Antigone è il riflesso di Creonte e chi è Creonte è il riflesso di Antigone. \nA Teatro parliamo sempre di questo:\nEssere uomini o essere umani.
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DESCRIPTION:direttore artistico e coreografia: Jang Hyerim\nvice direttore artistico: Jang Seoyi\ndanza: Jang Hyerim\, Jang Seoyi\, Lee Gowoon\, Lee Sookyung\, Choo Seryoung\nmusica: Park Jihyun\, Cha Haerang\ncomposta e diretta da Ju Bora e Hwang Gina\nassistenti alla coreografia: Jang Seoyi\, Lee Gowoon\ndramaturg: Chae Min\ntesti: Lee Joohee\ndisegno luci: Kim Keonyoung\ntecnico luci: Hong Nayeong\nsound design: Han Changwoon\ncostumi: Min Cheonhong\, Bae Kyoungsool\ndirettore di scena: Park Jonghoon\nproduttore: Uh Jean\n99artcompany di Seoul Corea\nin collaborazione con Istituto Cultura Coreano e Korean Foundation for International Cultural Exchange \nDurata 55’ \nIn tutto il mondo molte delle danze tradizionali nascono da riti religiosi.\nBurnt Offering della compagnia coreana 99artcompany ci invita a riflettere su quali possono essere oggi i nuovi rituali\, per cosa potremmo pregare e come possiamo attingere al passato. \nQuesta creazione\, premiata come miglior produzione ai Seoul Arts Awards\, si basa sulla danza tradizionale “Seungmu” e utilizza la musica coreana\, la voce e il movimento per esprimere le storie contemporanee che bruciano dentro di noi. \nI danzatori si riuniscono all’altare e\, uno alla volta\, offrono il loro sacrificio. Sono operai\, travolti e sopraffatti dal lavoro\, intrappolati in una ripetitiva routine quotidiana\, la loro vita brucia e si consuma senza significato\, ma quando alzano lo sguardo\, mentre nuvole di incenso fluttuano nell’aria\, danno inizio a una danza che arde\, avvolgendo tutti i sensi e risuonando nell’anima.\nIn un mondo opprimente e alienante\, il loro gesto diventa un sacrificio alla ricerca di senso\, bellezza e pace. \n99artcompany\, diretta dalla coreografa Jang Hyerim\, sviluppa la sua ricerca partendo dall’unicità della tradizione coreana riletta attraverso uno sguardo contemporaneo. Fondata nel 2014\, le sue creazioni superano l’idea di una tradizione standardizzata e propongono una visione che sottolinea l’importanza del ruolo dell’arte nel guidare i cambiamenti della nostra società.
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DESCRIPTION:ideazione e regia Fabiana Iacozzilli dramaturg Linda Dalisi\ncon Andrei Balan\, Francesco Meloni\, Marta Meneghetti\, Giselda Ranieri\, Evelina Rosselli\, Isacco Venturini\, Simone Zambelli scene Paola Villani\nCoop. La Fabbrica dell’Attore (E.T.S.) iscritta all’Albo delle Cooperative n.A138933 Partita Iva 00987471000 C.F. 01340410586\nvia Giacinto Carini n.78 00152 Roma tel. 065881021 fax 065816623 E-mail: amministrazione@teatrovascello.it\nwww.teatrovascello.it\nmusica e suono Franco Visioli luci Raffaella Vitiello animazione cura Michela Aiello produzione Teatro Stabile dell’Umbria in coproduzione con Cranpi\, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello\nCon Oltre\, Fabiana Iacozzilli torna al Romaeuropa Festival per raccontare una storia di sopravvivenza e trasformazione. Scritta da Linda Dalisi\, la pièce è ispirata al disastro aereo sulle Ande del 1972: sedici giovani in lotta contro il freddo\, la fame e la morte. Il loro atto più estremo – nutrirsi dei compagni perduti – diventa sacro\, comunione tra vivi e morti. Il rugby\, gioco di corpi intrecciati\, diventa simbolo di resistenza: nella mischia\, ci si tiene e si spinge avanti insieme. Nella neve\, la fusoliera spezzata è grembo e tomba\, rifugio e prigione. Le marionette di Paola Villani trasformano la sofferenza in visione: corpi che appassiscono\, si fratturano\, si fondono l’uno nell’altro. Oltre non è una storia di catastrofe\, ma di rinascita. Di ciò che resta\, di ciò che ci tiene in vita. E della memoria\, che si rifiuta di lasciar scomparire i morti.
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DESCRIPTION:regia\, drammaturgia e testi Gabriele Paolocà con Claudia Marsicano\nmusiche originali Fabio Antonelli\ncon Claudia Marsicano \naiuto regia Marco Fasciana\nscene Rosita Vallefuoco\nluci Martìn Emanuel Palma\ncostumi Anna Coluccia\nprodotto da Cranpi\, SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione\, Romaeuropa Festival\ncon il contributo di MiC – Ministero dei Beni Culturali\ncon il sostegno di Teatro Biblioteca Quarticciolo \nufficio stampa Antonella Mucciaccio \nin collaborazione con Romaeuropa Festival \nin corealizzazione con La Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello \nLa Diva del Bataclan è un musical che scava nelle pieghe oscure di una società ossessionata dalla fama e dalla redenzione. Creato da Gabriele Paolocà\, con musiche di Fabio Antonelli\, lo spettacolo racconta la storia di Audrey\, una giovane donna disposta a tutto pur di sfuggire a una realtà da cui si sente lontana. Claudia Marsicano dà vita a questa figura ambigua\, reinventando se stessa come sopravvissuta agli attacchi del Bataclan in un pericoloso gioco tra finzione e realtà. Gli attacchi del 13 novembre 2015 sono stati l’epicentro di un’esplosione mediatica\, dove dolore e solidarietà hanno preso forma e voce sui social media\, ma anche – nella contraddizione che segna il nostro presente – sono diventati terreno fertile per l’invidia per la visibilità di chi è al centro della tragedia. In un mondo di immagini e parole\, che amplifica il dramma trasformandolo in spettacolo\, emerge il terreno fertile per la creazione di “false vittime”: figure che scelgono di aumentare la propria visibilità appropriandosi del dolore altrui. Nel suo disperato desiderio di riscatto\, Audrey si immerge in un’identità costruita\, sfidando la realtà e i suoi confini\, e si trasforma in una martire\, la “Diva del Bataclan”. Rocker (riferendosi alla band Eagles of Death Metal che si esibì la notte del tragico evento)\, è pronta a trascinare il pubblico in un vortice dove ogni nota racconta il desiderio di reinventarsi e scomparire\, di essere vista a ogni costo. \nGabriele Paolocà è regista\, drammaturgo e attore teatrale e cinematografico. È membro fondatore della compagnia VicoQuartoMazzini\, con la quale dal 2010 esplora opere originali e rivisitazioni di grandi classici teatrali e letterari. Nel 2024\, con VQM\, ha vinto 4 Premi Ubu (Miglior Spettacolo\, Miglior Attore\, Miglior Attrice\, Miglior Disegno Luci) per La Ferocia e nel 2021 ha ricevuto il Premio Hystrio come migliore compagnia emergente italiana. Tra i suoi lavori: La Ferocia (2023)\, tratto dal romanzo di Nicola Lagioia\, prodotto da SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione\, Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, LAC Lugano Arte e Cultura\, Romaeuropa Festival\, Tric Teatri di Bari e Teatro Nazionale di Genova; Livore. Mozart & Salieri (2020)\, prodotto da SCARTI e Festival delle Colline Torinesi; Vieni su Marte (2018)\, sostenuto da Mibact e SIAE nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina”; Leave the Kids Alone (2018)\, installazione prodotta da Fabulamundi Playwriting Europe; Karamazov (2017)\, progetto speciale che debutta al Teatro Petruzzelli di Bari; Little Europa (2016)\, rielaborazione del Piccolo Eyolf di Henrik Ibsen\, selezionato dall’Ibsen Festival di Oslo; e Amleto Fx (2015)\, vincitore dell’In-box Award e della categoria Direction Under 30. \nClaudia Marsicano è un’attrice di cinema e teatro\, performer e regista\, vincitrice del Premio Ubu 2017 come Migliore Attrice e Performer Under 35. È nota per le sue interpretazioni teatrali in R.osa di Silvia Gribaudi\, candidato al Premio Ubu 2017 come Miglior Spettacolo di Danza e portato in tournée in tutto il mondo\, e in Socialmente e Tropicana della compagnia milanese Frigoproduzioni. Ha inoltre lavorato con la compagnia LeviedelFool in Heretico e Made in China. La Marsicano ha partecipato al film Mi chiedo quando ti mancherò\, regia di Francesco Fei. Nel 2021 è stata scelta da Cattleya per interpretare il ruolo di Caterina nella versione italiana di This Is Us\, intitolata Noi. \nFabio Antonelli è un compositore e polistrumentista. Ha composto e prodotto musica per film\, TV\, teatro\, mostre fotografiche e videogiochi in Italia\, Stati Uniti\, Nigeria e Cina. Vivendo tra Roma\, Los Angeles e Pechino\, Antonelli ha collaborato nel corso degli anni con il fotografo Steve McCurry\, Eimear Noone\, direttore d’orchestra degli Oscar 2020 e direttore d’orchestra delle colonne sonore dei videogiochi Blizzard\, e con la China Central Television (CCTV). Collabora regolarmente con il fumettista e animatore Sio (Scottecs) e ha composto le musiche per il suo primo film d’animazione\, “La mosca più grande del mondo”\, prodotto da I Wonder Pictures. Antonelli è anche l’ideatore del podcast “SuonA Tipo Bene”\, che ha totalizzato oltre 330.000 ascolti in Italia.
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SUMMARY:FRANKENSTEIN (a love story) + FRANKENSTEIN (a history of hate)
DESCRIPTION:uno spettacolo di Motus\nideazione e regia di Daniela Nicolò & Enrico Casagrande \ndrammaturgia Ilenia Caleo \ncon Silvia Calderoni\, Alexia Sarantopoulou\, Enrico Casagrande\nadattamento e cura dei sottotitoli Daniela Nicolò\ntraduzione Ilaria Patano\nassistenza alla regia Eduard Popescu\nscena e costumi Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande\ndisegno luci Theo Longuemare\nambienti sonori Enrico Casagrande\nfonica Martina Ciavatta\nestratti musicali di Demetrio Cecchitelli\, Dario Moroldo\, David Lynch\,\nWovenhand\, Bon Iver\, Djrum\, Jon Hopkins\, Arvo Part\, Burial\,\nFontaines D.C.\, Dans Dans\, Mechanical Cabaret\, Bones\, Jessica Moss\ngrafica Federico Magli\nvideo Vladimir Bertozzi\nproduzione Motus con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, TPE – Festival delle Colline Torinesi\,Kunstencentrum VIERNULVIER (BE) e Kampnagel (DE)\, residenze artistiche ospitate da AMAT & Comune di Fabriano\, Santarcangelo Festival\, Teatro Galli-Rimini\, Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna “L’arboreto-Teatro Dimora | La Corte Ospitale”\, Rimi-Imir (NO) e Berner Fachhochschule (CH)\, con il sostegno di MiC\, Regione Emilia-Romagna. \nin collaborazione con Romaeuropa Festival\nin corealizzazione con La Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello \nLa compagnia italiana Motus presenta per la prima volta insieme i due capitoli del proprio progetto dedicato alla figura di Frankenstein: A love story e A History of Hate. Se nel primo capitolo la solitudine della scrittrice Mary Shelley e delle sue creature diventa spunto per esplorare il confine tra umano e non-umano\, in A History of Hate tratta di quell’inceppo del meccanismo amoroso che provoca un ribaltamento dalle conseguenze irreversibili. È qui che l’amore\, inaspettatamente\, si trasforma in odio\, la benevolenza in violenza\, e le creature\, inascoltate e isolate\, si fanno mostri. Come nel romanzo di Shelley\, dove la creatura è un “infelice”\, qui il mostro nasce dalla solitudine\, dalla sofferenza\, e dal rifiuto\, in un continuo\, doloroso tentativo di trovare un posto nel mondo.
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SUMMARY:L’ANALFABETA
DESCRIPTION:liberamente tratto dai testi di Agota Kristof\nun progetto di Fanny&Alexander – Federica Fracassi \ncon Federica Fracassi\nregia scene e luci Luigi Noah De Angelis\nsound design Damiano Meacci\ndrammaturgia Chiara Lagani\norganizzazione e promozione Marco Molduzzi\namministrazione Stefano Toma\nproduzione E Production\, Piccolo Teatro di Milano / Teatro d’Europa\, Teatro Stabile di Bolzano\,\nin collaborazione con Romaeuropa Festival\, AMAT e Comune di San Benedetto del Tronto\nin corealizzazione con La Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello \nIn una fabbrica di orologi in Svizzera\, Agota Kristof lavora in silenzio\, immersa nel ritmo ossessivo delle macchine che scandiscono il tempo. Nel cassetto del suo tavolo da operaia\, c’è un foglio e una matita: quando un pensiero prende forma\, lo annota con urgenza\, come per non perderlo. La lingua del luogo le è estranea. Usarla è una sfida continua\, quella di “un’analfabeta”. Eppure\, tra il ticchettio incessante delle macchine\, la sua storia comincia a prendere vita. Per raccontarsi\, Kristof deve inventare maschere (quelle di Lucas\, Claus\, Sandor o Line) e la fabbrica presto diventa il palcoscenico di un mondo interiore\, dove i sogni e i ricordi dell’infanzia si mescolano alle immagini del presente. La compagnia Fanny & Alexander trasla queste pagine sulla scena. Federica Fracassi\, con una fedeltà straordinaria\, incarna Kristof: stessa espressione\, stessi occhiali\, stessa postura. Attraverso il suo corpo e la sua voce\, la scrittrice riemerge\, trasportandoci in un limbo sospeso tra la realtà e la finzione. Il sound design trasforma il ticchettio degli orologi in un battito vitale\, dando forma a un labirinto di memoria e scrittura\, in cui passato e presente si intrecciano. Un atto di ricordo\, di resurrezione\, che risveglia l’anima di Kristof in una danza tra ciò che è stato e ciò che ancora vive nel suo pensiero. \nChiara Lagani \nAttrice\, drammaturga e traduttrice\, scrive i testi originali degli spettacoli del gruppo Fanny & Alexander fondato a Ravenna con Luigi Noha De Angelis nel 1992. Nel 2017 si aggiudica il Premio Riccione Speciale per l’Innovazione drammaturgica. Scrive a quattro mani con Elio Germano lo spettacolo La mia battaglia (Einaudi\, 2021). Ha curato e tradotto I libri di Oz di Frank L. Baum (Einaudi\, 2017\, “I Millenni”)\, illustrato da Mara Cerri\, e Sylvie e Bruno di Lewis Carroll (Einaudi\, 2021). Nel 2022 esce per Coconino/Fandango il primo volume del graphic novel tratto da L’amica geniale di Elena Ferrante che Lagani ha scritto e Mara Cerri disegnato. Tra i molti progetti di Fanny & Alexander ricordiamo la serie di spettacoli tratti da Ada di Nabokov\, quelli dal Mago di Oz di Baum\, e quello tratto da L’amica geniale di Ferrante; più di recente lo spettacolo tratto da La trilogia della Città di K. di Agota Kristof\, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano e vincitore di cinque premi Ubu nel 2024 e del Premio ANCT. \nLuigi Noah De Angelis \nRegista\, scenografo\, light e sound designer\, filmmaker. Ha diretto tutti gli spettacoli di Fanny & Alexander\, tra cui Nina (coprodotto dal Festival d’Automne di Parigi e presentato a Romaeuropa nel 2023)\, Addio Fantasmi dal romanzo di Nadia Terranova\, Storia di un’amicizia (da L’amica geniale di E. Ferrante)\, Se Questo è Levi\, doppio Premio UBU\, Sylvie e Bruno da Lewis Carroll. Nel 2023 cura regia\, scene\, luci e video della Trilogia della città di K. al Piccolo Teatro\, Milano\, per il quale viene insignito dei Premi UBU 2024 nelle categorie Miglior Spettacolo\, Regia\, Scene\, Luci. La Trilogia vince anche il Premio ANCT come migliore spettacolo. Regista d’opera\, ha curato regia\, scene e luci di vari spettacoli di teatro musicale tra i quali: Il Flauto Magico (2015); Orfeo nel metrò (2019); L’isola disabitata(2021); Il ritorno di Ulisse in Patria (2019); Lohengrin (2022); Il Barbiere di Siviglia (2023). Per Muziektheater Transparant (BE) dirige spettacoli di teatro musicale\, come Orfeo Viajero\, Serge e The Garden (presentato a Romaeuropa nel 2021). \nFederica Fracassi \nInterprete sensibile alle nuove drammaturgie\, votata a scritture visionarie\, feroci\, poetiche classiche e contemporanee\, fin dagli esordi disegna un percorso indipendente nel panorama del teatro di ricerca. \nAttrice\, ma anche lettrice\, autrice e curatrice fonda con il regista teatrale Renzo Martinelli la compagnia Teatro Aperto\, poi Teatro i\, che dirige l’omonimo spazio a Milano\, una vera e propria factory del teatro contemporaneo attiva dal 2004 al 2022. \nFirma insieme a Fanny & Alexander un progetto su Trilogia della città di K. di Agota Kristof\, di cui è protagonista nel ruolo della scrittrice\, prodotto da Piccolo Teatro di Milano e vincitore del Premio ANCT 2024 e di 5 Premi Ubu 2024. \nNel 2025 è interprete del progetto internazionale Il Vertice diretta dal maestro Christoph Marthaler. Tra le esperienze cinematografiche più significative italiane e internazionali (Diritti\, Virzì\, Verdone\, Archibugi\, Albanese\, Satrapi) spicca la sempre rinnovata collaborazione con il maestro Marco Bellocchio. \nHa ricevuto numerosi premi tra cui: Menzione d’onore e Premio Eleonora Duse\, Premio Ubu\, Maschere del Teatro Italiano\, Premio San Ginesio all’arte dell’attore\, Premio Hystrio 2021 all’interpretazione\, Premio Le forme del Cinema.
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SUMMARY:IL PARADISO DI ACCATTONE
DESCRIPTION:dagli appunti di Pier Paolo Pasolini \nun progetto di Paola Pitagora e Massimo Luconi\ncon Paola Pitagora\nmusiche originali live Mirio Cosottini (tromba)\nregia a cura di Massimo Luconi\nproduzione La Fabbrica dell’Attore \ndurata 70’ \nUn viaggio affascinante nella Roma degli anni 60\, quella della dolce vita e della scoperta delle borgate da parte di Pasolini\, che non è ancora famoso e vive in un piccolo appartamento con la madre alla periferia di Roma. Un memoir inedito che ci racconta il girovagare nella Roma dei ragazzi di vita e alla ricerca di sua dimensione di scrittore e cineasta\, in un percorso di amicizie e di rapporti con il grande mondo della letteratura e del cinema. \nNon è un momento facile per Pasolini\, ha lasciato l’insegnamento nella scuola di Ciampino e ha incominciato a scrivere sceneggiature per Fellini e Bolognini e sarà proprio Bolognini a fargli avere l’opportunità per realizzare il suo primo film\, un capolavoro indiscusso che ancora oggi ci appassiona e ci commuove. \nAccattone  è un affresco di  quel sottoproletariato che vive nelle periferie delle grandi città senza alcuna speranza per un miglioramento della propria condizione\, a cui non resta che la morte come via di uscita da una condizione disperante. Il film doveva essere prodotto da Federico Fellini\, che si tirò indietro all’ultimo momento\, preoccupato dall’imperizia di Pasolini con le tecnicità del mezzo\, a cui si avvicina per la prima volta con questo progetto.  Il film sarà quindi prodotto da Alfredo Bini grazie all’aiuto di Bolognini che convinse il produttore. \nAppropriarsi di questo racconto\, di questo flusso di memoria intimo\, dolce e straziante\, è come aprire un cassetto da dove esce quel clima struggente\, unico e irripetibile che si respirava a Roma negli anni ’60\, quel mix di passione per il cinema\, ansia di successo\, amore per la vita e nello stesso tempo solitudine esistenziale. Paola Pitagora è l’attrice e la testimone ideale per comunicare questo spaccato di vita romana e le pulsioni emotive e professionali di uno straordinario intellettuale di intervento che forse è stato il vero narratore di quel pezzo di storia italiana.
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SUMMARY:LUNCH WITH SONIA
DESCRIPTION:creazione e regia di Federico Restrepo e Denise Greber\nLoco7 Dance Puppet Theatre Company (Colombia/USA) \nCoreografie di Federico Restrepo\ncon Melisa Álvarez\, Marina Celander\, Mónica Lerch\, Juan Pablo Toro\, e Federico Restrepo\, voce di Sonia: Luz Beatriz Pizano\nPerformers in Kitchen Video: Alberto Quiroga\, con Esmeralda Pinzon\, Carolina Restrepo\, Federico Restrepo e Natalia Schönwald.\nDirettore tecnico: Juan Merchan\nRiprese: Alberto Sierra Restrepo\nBurattini\, luci\, video e scenografia di Federico Restrepo.\nSound design e musica di Leonie Bell.\nCostumi di Becky Hubbert \nproduzione Loco7 Dance Puppet Theatre Company (Colombia)\nassociato a LaMama Excperimental Theatre Club di New York (USA)\npresentato in collaborazione con La MaMa Umbria International\nCon il supporto dell’Ambasciata Colombiana a Roma\ne di Mid Atlantic Arts -US Artists International \nSpettacolo di danza e teatro di figura \n*Durata 55 minuti\, senza intervallo* \nNote di regia \nLunch with Sonia è uno spettacolo di teatro di figura e danza\, ispirato alla vera esperienza di Restrepo con la zia Sonia\, che decise di porre fine alla sua vita con dignità dopo una lunga malattia all’età di 72 anni. Lo spettacolo si avvale di marionette\, attori dal vivo\, musica\, video e teatro fisico per affrontare i temi della vita\, dell’amore e della perdita. \nLe conversazioni sulla morte assistita sollevano questioni controverse ed emotivamente complesse: moralità\, religione\, politica e fede. Con questo spettacolo\, Loco7 spera di riconoscere l’incredibile intimità e la natura profondamente personale della morte come evento finale di una vita umana autorealizzata e individuale\, e di spostare il dialogo dall’ambito filosofico a quello dell’esperienza personale e delle storie legate al tema della Morte con Dignità. \nIn collaborazione con la Loco7 Dance Puppet Theatre Company\, nell’ambito della rassegna La MaMa Puppet\, presenta Lunch with Sonia\, ideato e diretto da Federico Restrepo e Denise Greber. \nDedicato a Sonia Jaramillo (1940-2012) per averci ispirato a raccontare questa parte della sua storia. Le conversazioni sul suicidio assistito sollevano questioni controverse ed emotivamente complesse: moralità\, religione\, politica e fede. \nLoco7 spera di riconoscere l’incredibile intimità e la natura molto personale della morte come evento finale di una vita umana autorealizzata e individuale e di spostare il dialogo dall’ambito filosofico al regno dell’esperienza personale e delle storie legate al tema della Morte Dignitosa. \nLa Loco7 Dance Puppet Theatre Company\, fondata dall’artista colombiano Federico Restrepo nel 1985\, sviluppa e promuove produzioni creative di danza\, teatro\, burattini\, arti visive e altre forme di espressione artistica. La compagnia esplora l’intersezione tra razza\, cultura\, storia e media a New York e in tutta la comunità globale. \nLe politiche culturali di Loco7 enfatizzano il pluralismo\, il dialogo e la trasformazione culturale. La missione artistica di Loco7 è stata quella di sviluppare l’uso del teatro di figura come strumento per il danzatore\, uno stile che incorpora danza e design. Utilizzando musiche originali\, musicisti\, ballerini\, burattini e marionette più grandi del vero\, l’obiettivo è fondere questi vari elementi e tessere una coreografia che si estende oltre il corpo del danzatore. \nLoco7 ha presentato in anteprima molti pezzi originali al La MaMa di New York City\, per poi effettuare tournée in tutto il mondo. \nInformazioni sulla Loco7 Dance Puppet Theatre Company \nLa Loco7 Dance Puppet Theatre Company\, fondata dall’artista colombiano Federico Restrepo nel 1985\, sviluppa e promuove produzioni creative di danza\, teatro\, marionette\, arti visive e altre forme di espressione artistica. La compagnia esplora l’intersezione tra razza\, cultura\, storia e media a New York e in tutta la comunità globale. Le politiche culturali di Loco7 enfatizzano il pluralismo\, il dialogo e la trasformazione culturale. La missione artistica di Loco7 è quella di sviluppare l’uso del teatro di figura come strumento per il danzatore\, uno stile che incorpora danza e design. Utilizzando musica ritmica originale\, musicisti dal vivo\, ballerini\, burattini e marionette più grandi del naturale\, l’obiettivo è fondere questi diversi elementi e tessere una coreografia che si estende oltre il corpo del danzatore. L’impegno dell’ensemble è quello di affrontare temi come la cultura e la storia del Sud e Centro America\, l’esperienza degli immigrati e la vita urbana di New York. \nFederico Restrepo (Creatore / Regista / Coreografo / Burattinaio / Luci) è nato a Bogotà\, in Colombia\, e ha fondato la sua compagnia\, Loco7\, a La MaMa nel 1986 per espandere l’uso del teatro di figura nel teatro danza. Con Loco7 ha creato oltre venti produzioni originali\, ricoprendo il ruolo di creatore\, regista e scenografo. \nCOMPAGNIA \nLeonie Bell (Composizione e Design del Suono) è una regista teatrale e sound designer tedesco-americana di origine berlinese\, residente a New York. Le sue opere sono paesaggi bilingui\, fortemente fisici e interdisciplinari\, con una sfumatura assurda\, che ruotano attorno a lignaggi matriarcali\, immaginano la natura come protagonista e spesso conferiscono al pubblico maggiori poteri creativi
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Lo spettacolo si avvale di marionette\, attori dal vivo\, musica\, video e teatro fisico per affrontare i temi della vita\, dell’amore e della perdita. \nLe conversazioni sulla morte assistita sollevano questioni controverse ed emotivamente complesse: moralità\, religione\, politica e fede. Con questo spettacolo\, Loco7 spera di riconoscere l’incredibile intimità e la natura profondamente personale della morte come evento finale di una vita umana autorealizzata e individuale\, e di spostare il dialogo dall’ambito filosofico a quello dell’esperienza personale e delle storie legate al tema della Morte con Dignità. \nIn collaborazione con la Loco7 Dance Puppet Theatre Company\, nell’ambito della rassegna La MaMa Puppet\, presenta Lunch with Sonia\, ideato e diretto da Federico Restrepo e Denise Greber. \nDedicato a Sonia Jaramillo (1940-2012) per averci ispirato a raccontare questa parte della sua storia. Le conversazioni sul suicidio assistito sollevano questioni controverse ed emotivamente complesse: moralità\, religione\, politica e fede. \nLoco7 spera di riconoscere l’incredibile intimità e la natura molto personale della morte come evento finale di una vita umana autorealizzata e individuale e di spostare il dialogo dall’ambito filosofico al regno dell’esperienza personale e delle storie legate al tema della Morte Dignitosa. \nLa Loco7 Dance Puppet Theatre Company\, fondata dall’artista colombiano Federico Restrepo nel 1985\, sviluppa e promuove produzioni creative di danza\, teatro\, burattini\, arti visive e altre forme di espressione artistica. La compagnia esplora l’intersezione tra razza\, cultura\, storia e media a New York e in tutta la comunità globale. \nLe politiche culturali di Loco7 enfatizzano il pluralismo\, il dialogo e la trasformazione culturale. La missione artistica di Loco7 è stata quella di sviluppare l’uso del teatro di figura come strumento per il danzatore\, uno stile che incorpora danza e design. Utilizzando musiche originali\, musicisti\, ballerini\, burattini e marionette più grandi del vero\, l’obiettivo è fondere questi vari elementi e tessere una coreografia che si estende oltre il corpo del danzatore. \nLoco7 ha presentato in anteprima molti pezzi originali al La MaMa di New York City\, per poi effettuare tournée in tutto il mondo. \nInformazioni sulla Loco7 Dance Puppet Theatre Company \nLa Loco7 Dance Puppet Theatre Company\, fondata dall’artista colombiano Federico Restrepo nel 1985\, sviluppa e promuove produzioni creative di danza\, teatro\, marionette\, arti visive e altre forme di espressione artistica. La compagnia esplora l’intersezione tra razza\, cultura\, storia e media a New York e in tutta la comunità globale. Le politiche culturali di Loco7 enfatizzano il pluralismo\, il dialogo e la trasformazione culturale. La missione artistica di Loco7 è quella di sviluppare l’uso del teatro di figura come strumento per il danzatore\, uno stile che incorpora danza e design. Utilizzando musica ritmica originale\, musicisti dal vivo\, ballerini\, burattini e marionette più grandi del naturale\, l’obiettivo è fondere questi diversi elementi e tessere una coreografia che si estende oltre il corpo del danzatore. L’impegno dell’ensemble è quello di affrontare temi come la cultura e la storia del Sud e Centro America\, l’esperienza degli immigrati e la vita urbana di New York. \nFederico Restrepo (Creatore / Regista / Coreografo / Burattinaio / Luci) è nato a Bogotà\, in Colombia\, e ha fondato la sua compagnia\, Loco7\, a La MaMa nel 1986 per espandere l’uso del teatro di figura nel teatro danza. Con Loco7 ha creato oltre venti produzioni originali\, ricoprendo il ruolo di creatore\, regista e scenografo. \nCOMPAGNIA \nLeonie Bell (Composizione e Design del Suono) è una regista teatrale e sound designer tedesco-americana di origine berlinese\, residente a New York. Le sue opere sono paesaggi bilingui\, fortemente fisici e interdisciplinari\, con una sfumatura assurda\, che ruotano attorno a lignaggi matriarcali\, immaginano la natura come protagonista e spesso conferiscono al pubblico maggiori poteri creativi
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DESCRIPTION:di Roberto Serpi \ninterpretato e diretto da Sergio Romano\, Roberto Serpi\, Ivan Zerbinati\nluci Luca Bronzo\nproduzione Fondazione Teatro Due\, Parma \nPremio Mezz’ore d’Autore 2022 \nIl testo\, cinico\, allo stesso tempo reale e surreale e dai risvolti involontariamente comici\, era stato selezionato nell’ambito del bando Mezz’ore d’autore nel 2022 e presentato al pubblico in versione mise-en-espace di 30 minuti; ora\, ampliato\, trova la sua forma più compiuta. \nDurata 1h e 15’ \nLO SPETTACOLO \nIn un indefinito ambiente sotterraneo vivono tre uomini che hanno perso l’unica cosa che conta davvero: il loro lavoro. Avere un’occupazione stabile è il solo modo di esistere e di non essere soli al mondo\, ma ora è tutto perduto. I tentativi per rientrare in Azienda si succedono in un crescendo goffo ma inarrestabile che mette a nudo la loro vera anima fino a quel momento assopita dalla routine. Uno spaccato cinico di un’umanità anestetizzata moralmente ed eticamente che non si ferma davanti a nulla per raggiungere lo scopo\, e che non piange e non ride più\, da un bel po’ di tempo. Un avvoltoio appollaiato che aspetta la sua carogna. \nPer gli attori Vautours (Avvoltoi) è un vero gioco dai ritmi serrati\, che segue le orme della struttura del giallo e oscilla fra la tensione di un continuo sentimento di sospensione e le paradossali conseguenze a catena innescate da una irresistibile dinamica testuale. \nUn lavoro di messa in scena corale che\, in un ambiente nudo e privo di appigli scenografici o sonori\, fa risuonare con maggiore potenza la delicata intensità del lavoro degli attori\, impegnati in un’indagine sulla ricerca del proprio posto nel mondo\, forse addirittura sul senso della vita. \nNOTA DELL’AUTORE \nVautours (Avvoltoi) ha due nascite. La prima in versione da mezz’ora\, la seconda\, quella attuale\, Ampliata fino a raddoppiare\, come se i tre individui senza nome della storia\, non contenti di vivere per così poco tempo\, ne avessero chiesto di più. Eccoli accontentati. \nIl loro linguaggio è asciutto\, secco\, diretto\, e pur essendo contemporaneo non cede ai balbettamenti del parlare quotidiano. \nIn una ambientazione surreale vivono il vuoto che li abita ed abitano nel vuoto. \nLa totale assenza di “bellurie” sia scenografiche che sonore affidano al pubblico la storia con la Leggerezza necessaria per poter spiare da vicino queste tre anime nude. E stupirsi con loro di ciò che sarà inevitabile. Roberto Serpi \nSergio Romano \nSi forma a Milano\, alla “Paolo Grassi”\, dove ha la fortuna di incontrare grandi Artisti: Salmon\, Müller\, Cobelli\, Ronconi; dopo la scuola Castri\, che segnerà fortemente il Suo percorso formativo e con il quale collaborerà a lungo. Giulio Bosetti gli offrirà la Chance di interpretare i ruoli importanti del Teatro\, fra cui Ruzante con la guida di De Bosio. Nel ’94 incontra Benno Besson\, per lui Maestro\, con Hamlet. Con Binasco l’incontro con full e clown\, classici e moderni. In Scozia con Suspect Culture diretto da Graham Eatough e Mauricio Paroni De Castro\, e in una coproduzione Italia/Scozia su testo di Gabrielli. \nAltro straordinario incontro sarà con Claudio Tolcachir\, in Emilia. \nE i più recenti progetti per lo schermo: Amulius\, nella seria per Sky Romulus\, Petra\, Estranei\, La fuggitiva. E per il grande schermo: Un bacio\, Delta\, Con la grazia di un dio\, Il campione\, Il Nibbio\, Le città di pianura. Vive in campagna. \nRoberto Serpi \nNasce a Genova il 4 giugno 1967\, dove vive tuttora. \nAttore diplomato alla Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova nel 1990. \nHa lavorato in teatro con il Teatro Stabile di Genova\, Teatro della Tosse\, Fondazione Teatro Due\, Teatro Cargo\, Compagnia Katzenmacher\, Progetto U.R.T.\, Carrozzeria Orfeo. \nDiretto da Marco Sciaccaluga\, Benno Besson\, Andrej Sergeevič Končalovskij\, Alfonso Santagata\, Jurij Ferrini\, Filippo Dini\, Antonio Zavatteri\, Alberto Giusta\, Laura Sicignano\, Emanuele Conte\, Carlo Sciaccaluga\, Gabriele Di Luca. Al cinema e in televisione ha lavorato con Paolo e Vittorio Taviani\, Andrej Sergeevič Končalovskij\, Silvio Soldini\, Stefano Lodovichi\, Matteo Fresi\, Uberto Pasolini. \nVautours (Avvoltoi) è il suo primo testo teatrale. \nIvan Zerbinati (Bologna\, 1979) \nAttore\, Musicista\, Performer. Studia Sassofono al conservatorio Giovan Battista Martin di Bologna. Diplomato come Attore alla Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi. Diplomato alla scuola di alta formazione Fondazione Pontedera per la ricerca di un nuovo attore nuovo. \nMenzione speciale al premio scenario. Miglior Attore al festival di Asti. Vincitore Nuove Sensibilità 2010. Collabora con diversi artisti italiani e internazionali tra cui Yuval Avidal\, Filippo Dini\, Paolo Rossi\, Valerio Binasco\, Elena Gigliotti\, Fulvio Pepe\, Carrozzeria Orfeo. Al cinema lavora con Corso Salani\, Davide del Degan\, Gabriele Salvatores\, i fratelli D’innocenzo\, Susan Milic\, Francesco Lagi\, Cristina Comencini. \n“i suoi migliori maestri sono: sana e disciplinata ossessione\, ironia\, un buon cuore e un sacchetto di lacrime come quelle che trovi negli stagni d’autunno.”
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Uno spaccato cinico di un’umanità anestetizzata moralmente ed eticamente che non si ferma davanti a nulla per raggiungere lo scopo\, e che non piange e non ride più\, da un bel po’ di tempo. Un avvoltoio appollaiato che aspetta la sua carogna. \nPer gli attori Vautours (Avvoltoi) è un vero gioco dai ritmi serrati\, che segue le orme della struttura del giallo e oscilla fra la tensione di un continuo sentimento di sospensione e le paradossali conseguenze a catena innescate da una irresistibile dinamica testuale. \nUn lavoro di messa in scena corale che\, in un ambiente nudo e privo di appigli scenografici o sonori\, fa risuonare con maggiore potenza la delicata intensità del lavoro degli attori\, impegnati in un’indagine sulla ricerca del proprio posto nel mondo\, forse addirittura sul senso della vita. \nNOTA DELL’AUTORE \nVautours (Avvoltoi) ha due nascite. La prima in versione da mezz’ora\, la seconda\, quella attuale\, Ampliata fino a raddoppiare\, come se i tre individui senza nome della storia\, non contenti di vivere per così poco tempo\, ne avessero chiesto di più. Eccoli accontentati. \nIl loro linguaggio è asciutto\, secco\, diretto\, e pur essendo contemporaneo non cede ai balbettamenti del parlare quotidiano. \nIn una ambientazione surreale vivono il vuoto che li abita ed abitano nel vuoto. \nLa totale assenza di “bellurie” sia scenografiche che sonore affidano al pubblico la storia con la Leggerezza necessaria per poter spiare da vicino queste tre anime nude. E stupirsi con loro di ciò che sarà inevitabile. Roberto Serpi \nSergio Romano \nSi forma a Milano\, alla “Paolo Grassi”\, dove ha la fortuna di incontrare grandi Artisti: Salmon\, Müller\, Cobelli\, Ronconi; dopo la scuola Castri\, che segnerà fortemente il Suo percorso formativo e con il quale collaborerà a lungo. Giulio Bosetti gli offrirà la Chance di interpretare i ruoli importanti del Teatro\, fra cui Ruzante con la guida di De Bosio. Nel ’94 incontra Benno Besson\, per lui Maestro\, con Hamlet. Con Binasco l’incontro con full e clown\, classici e moderni. In Scozia con Suspect Culture diretto da Graham Eatough e Mauricio Paroni De Castro\, e in una coproduzione Italia/Scozia su testo di Gabrielli. \nAltro straordinario incontro sarà con Claudio Tolcachir\, in Emilia. \nE i più recenti progetti per lo schermo: Amulius\, nella seria per Sky Romulus\, Petra\, Estranei\, La fuggitiva. E per il grande schermo: Un bacio\, Delta\, Con la grazia di un dio\, Il campione\, Il Nibbio\, Le città di pianura. Vive in campagna. \nRoberto Serpi \nNasce a Genova il 4 giugno 1967\, dove vive tuttora. \nAttore diplomato alla Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova nel 1990. \nHa lavorato in teatro con il Teatro Stabile di Genova\, Teatro della Tosse\, Fondazione Teatro Due\, Teatro Cargo\, Compagnia Katzenmacher\, Progetto U.R.T.\, Carrozzeria Orfeo. \nDiretto da Marco Sciaccaluga\, Benno Besson\, Andrej Sergeevič Končalovskij\, Alfonso Santagata\, Jurij Ferrini\, Filippo Dini\, Antonio Zavatteri\, Alberto Giusta\, Laura Sicignano\, Emanuele Conte\, Carlo Sciaccaluga\, Gabriele Di Luca. Al cinema e in televisione ha lavorato con Paolo e Vittorio Taviani\, Andrej Sergeevič Končalovskij\, Silvio Soldini\, Stefano Lodovichi\, Matteo Fresi\, Uberto Pasolini. \nVautours (Avvoltoi) è il suo primo testo teatrale. \nIvan Zerbinati (Bologna\, 1979) \nAttore\, Musicista\, Performer. Studia Sassofono al conservatorio Giovan Battista Martin di Bologna. Diplomato come Attore alla Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi. Diplomato alla scuola di alta formazione Fondazione Pontedera per la ricerca di un nuovo attore nuovo. \nMenzione speciale al premio scenario. Miglior Attore al festival di Asti. Vincitore Nuove Sensibilità 2010. Collabora con diversi artisti italiani e internazionali tra cui Yuval Avidal\, Filippo Dini\, Paolo Rossi\, Valerio Binasco\, Elena Gigliotti\, Fulvio Pepe\, Carrozzeria Orfeo. Al cinema lavora con Corso Salani\, Davide del Degan\, Gabriele Salvatores\, i fratelli D’innocenzo\, Susan Milic\, Francesco Lagi\, Cristina Comencini. \n“i suoi migliori maestri sono: sana e disciplinata ossessione\, ironia\, un buon cuore e un sacchetto di lacrime come quelle che trovi negli stagni d’autunno.”
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DESCRIPTION:Viaggio nel Mediterraneo centrale        \nideazione Kepler-452\nregia e drammaturgia Enrico Baraldi e Nicola Borghesi\ncon le parole di Flavio Catalano\, Miguel Duarte\, Giorgia Linardi\, Floriana Pati\, José Ricardo Peña\ncon Nicola Borghesi\, Flavio Catalano\, Miguel Duarte\, Giorgia Linardi\, Floriana Pati\, José Ricardo Peña\nassistente alla regia Roberta Gabriele\nscene e costumi Alberto Favretto\ndisegno luci Maria Domènech\nsuono e musiche Massimo Carozzi\nconsulente per il movimento Marta Ciappina\nprogetto video Enrico Baraldi\nconsulente alla drammaturgia Dario Salvetti\nassistente alla regia volontario e video editor Alberto Camanni\nscene costruite nel Laboratorio di Scenotecnica di ERT\nvideo dello spettacolo Vladimir Bertozzi\nfoto di scena Luca Del Pia\nsi ringrazia Giovanni Zanotti per il fondamentale contributo alla drammaturgia \nproduzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, Teatro Metastasio di Prato\, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\, Théâtre des 13 vents CDN Montpellier (Francia) \nin collaborazione con Sea-Watch e EMERGENCY \nil progetto gode del sostegno del bando Culture Moves Europe\, finanziato dall’Unione Europea e dal Goethe-Institut \nspettacolo in italiano\, inglese\, spagnolo e portoghese con sovratitoli  \nDurata 1 ora e 50 minuti \nLo spettacolo ha debuttato al Teatro Arena del Sole di Bologna il 27 febbraio 2025 \nUna compagnia di teatro si imbarca su una nave di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Non sanno bene cosa stanno cercando\, sanno solo che da tempo sentono parlare di ciò che accade a pochi chilometri dalle coste italiane e vogliono capire in prima persona uno dei fenomeni più drammatici degli ultimi anni: la tratta migratoria più letale al mondo\, un grande rimosso collettivo della civiltà europea. \n A place of safety. Viaggio nel Mediterraneo centrale\, realizzato in collaborazione con Sea-Watch e EMERGENCY\, è il risultato di un lungo periodo di indagine sul campo intorno al tema della SAR (ricerca e soccorso)\, cominciato con dialoghi tra Enrico Baraldi e Nicola Borghesi – fondatori e componenti della compagnia – e alcuni referenti di ONG\, e proseguito con un periodo di residenza a Lampedusa e con la successiva partenza per la rotta mediterranea a bordo della nave Sea-Watch 5. In quasi cinque settimane di navigazione\, l’equipaggio ha soccorso 156 persone\, sbarcate poi nel “place of safety”\, il porto di La Spezia. La nave\, con Borghesi e Baraldi a bordo\, è tornata in Sicilia al termine della missione. \nDurante il percorso\, gli artisti hanno incontrato alcuni operatori di Life Support – la nave di EMERGENCY e di Sea-Watch\, che sono diventati protagonisti dello spettacolo\, in scena con Nicola Borghesi: Flavio Catalano (ufficiale tecnico sommergibilisti della Marina Militare)\, Miguel Duarte (fisico matematico portoghese); Giorgia Linardi (giurista e portavoce di Sea-Watch\, con esperienze con Medici Senza Frontiere); Floriana Pati (infermiera specializzata in medicina della migrazione); José Ricardo Peña (texano\, figlio di immigrati messicani\, ha lavorato come elettricista sulle navi prima di diventare volontario). \n Le testimonianze raccolte\, relative agli ultimi dieci anni di ricerca e soccorso nel Mar Mediterraneo\, nella drammaturgia diventano le tappe di una missione: dalle paure prima di partire alle motivazioni che spingono a imbarcarsi\, ciò che accade quando ci si avvicina alla zona delle operazioni\, il soccorso\, fino poi al viaggio di ritorno. Tra le narrazioni dei personaggi una domanda affiora nella mente dei registi: “Come si deve raccontare questa storia?” \nA place of safety è dunque la storia dell’incontro tra una compagnia teatrale e un gruppo di persone che ha deciso di dedicare una parte della propria vita al soccorso in mare\, ma è anche un discorso intimo su ciò che l’Europa vorrebbe essere\, su ciò che non è\, su ciò che potrebbe essere.
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DESCRIPTION:Viaggio nel Mediterraneo centrale        \nideazione Kepler-452\nregia e drammaturgia Enrico Baraldi e Nicola Borghesi\ncon le parole di Flavio Catalano\, Miguel Duarte\, Giorgia Linardi\, Floriana Pati\, José Ricardo Peña\ncon Nicola Borghesi\, Flavio Catalano\, Miguel Duarte\, Giorgia Linardi\, Floriana Pati\, José Ricardo Peña\nassistente alla regia Roberta Gabriele\nscene e costumi Alberto Favretto\ndisegno luci Maria Domènech\nsuono e musiche Massimo Carozzi\nconsulente per il movimento Marta Ciappina\nprogetto video Enrico Baraldi\nconsulente alla drammaturgia Dario Salvetti\nassistente alla regia volontario e video editor Alberto Camanni\nscene costruite nel Laboratorio di Scenotecnica di ERT\nvideo dello spettacolo Vladimir Bertozzi\nfoto di scena Luca Del Pia\nsi ringrazia Giovanni Zanotti per il fondamentale contributo alla drammaturgia \nproduzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, Teatro Metastasio di Prato\, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\, Théâtre des 13 vents CDN Montpellier (Francia) \nin collaborazione con Sea-Watch e EMERGENCY \nil progetto gode del sostegno del bando Culture Moves Europe\, finanziato dall’Unione Europea e dal Goethe-Institut \nspettacolo in italiano\, inglese\, spagnolo e portoghese con sovratitoli  \nDurata 1 ora e 50 minuti \nLo spettacolo ha debuttato al Teatro Arena del Sole di Bologna il 27 febbraio 2025 \nUna compagnia di teatro si imbarca su una nave di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Non sanno bene cosa stanno cercando\, sanno solo che da tempo sentono parlare di ciò che accade a pochi chilometri dalle coste italiane e vogliono capire in prima persona uno dei fenomeni più drammatici degli ultimi anni: la tratta migratoria più letale al mondo\, un grande rimosso collettivo della civiltà europea. \n A place of safety. Viaggio nel Mediterraneo centrale\, realizzato in collaborazione con Sea-Watch e EMERGENCY\, è il risultato di un lungo periodo di indagine sul campo intorno al tema della SAR (ricerca e soccorso)\, cominciato con dialoghi tra Enrico Baraldi e Nicola Borghesi – fondatori e componenti della compagnia – e alcuni referenti di ONG\, e proseguito con un periodo di residenza a Lampedusa e con la successiva partenza per la rotta mediterranea a bordo della nave Sea-Watch 5. In quasi cinque settimane di navigazione\, l’equipaggio ha soccorso 156 persone\, sbarcate poi nel “place of safety”\, il porto di La Spezia. La nave\, con Borghesi e Baraldi a bordo\, è tornata in Sicilia al termine della missione. \nDurante il percorso\, gli artisti hanno incontrato alcuni operatori di Life Support – la nave di EMERGENCY e di Sea-Watch\, che sono diventati protagonisti dello spettacolo\, in scena con Nicola Borghesi: Flavio Catalano (ufficiale tecnico sommergibilisti della Marina Militare)\, Miguel Duarte (fisico matematico portoghese); Giorgia Linardi (giurista e portavoce di Sea-Watch\, con esperienze con Medici Senza Frontiere); Floriana Pati (infermiera specializzata in medicina della migrazione); José Ricardo Peña (texano\, figlio di immigrati messicani\, ha lavorato come elettricista sulle navi prima di diventare volontario). \n Le testimonianze raccolte\, relative agli ultimi dieci anni di ricerca e soccorso nel Mar Mediterraneo\, nella drammaturgia diventano le tappe di una missione: dalle paure prima di partire alle motivazioni che spingono a imbarcarsi\, ciò che accade quando ci si avvicina alla zona delle operazioni\, il soccorso\, fino poi al viaggio di ritorno. Tra le narrazioni dei personaggi una domanda affiora nella mente dei registi: “Come si deve raccontare questa storia?” \nA place of safety è dunque la storia dell’incontro tra una compagnia teatrale e un gruppo di persone che ha deciso di dedicare una parte della propria vita al soccorso in mare\, ma è anche un discorso intimo su ciò che l’Europa vorrebbe essere\, su ciò che non è\, su ciò che potrebbe essere.
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LOCATION:Teatro Vascello\, Via Giacinto Carini\, 78\, Roma\, RM\, 00152
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DESCRIPTION:Scritto e diretto da Alessia Cristofanilli \nCon Federico Gatti\, Sylvia Milton\, Luca di Sessa\nMovimenti di scena Alberto Bellandi\nScene Eleonora Ticca\nCostumi Nika Campisi\nOrganizzazione e Ufficio Stampa Chiara Crupi – Artinconnessione\nConsulente politologo Luca Argenta  \nProduzione Fragile Spazio\, Fondazione Friedrich-Ebert-Stiftung e La Fabbrica dell’Attore in collaborazione con\nMedia Partner Scomodo- La redazione  \nDurata 1 ora e 20 minuti \nSinossi \n“Che cosa erano le manifestazioni papà?” chiede Demo a Rud prima di prendere sonno. È sera e nella casa-vivaio in cui vivono insieme a 138 piante l’aria è così densa che sembra di toccarla. Edda e Rud hanno 3 figli e tante piante che chiamano per nome ogni mattina. Non sappiano nulla né del luogo né del tempo in cui si trovano. Edda e Rud si sono battuti per i valori della democrazia quando erano più giovani ed ora nel tentativo di rimanere coerenti\, conducono un’esistenza sospesa tra quello che in cui credono e quello che bisogna fare per stare in piedi. \nQuesto equilibrio opaco potrebbe resistere ancora a lungo\, ma quella sera di settembre una manciata di parole sussurrate durante una cena\, mettono in crisi l’ecosistema da dentro\, le certezze crollano\, insieme alle piante sulle mensole\, per un attimo il mondo si rovescia\, si apre la strada al dubbio e alla messa in discussione di tutta una vita. \n  \nNote di regia  \nMicroclima affronta la tematica politica dal punto di vista di un piccolo microcosmo in cui delle grandi decisioni se ne avvertono gli affetti più concreti e materici. Politica\, dunque\, non vista dal punto di vista delle grandi ideologie\, ma degli effetti più pratici e quotidiani. Microclima è spazio tangibile e allo stesso tempo metaforico di una certa condizione esistenziale\, è insieme ambiente esterno e specchio di ciò che si muove dentro i personaggi. Un microcosmo umido\, casa-fortezza dalle pareti di plastica\, dal quale si spia il fuori\, quel grande “macroclima” sul quale sentiamo di non avere alcun potere. \n  \nFragile Spazio  \nFragile Spazio è una realtà artistica\, sociale e culturale ideata da Alessia Cristofanilli\, drammaturga regista e pedagoga teatrale e portata avanti insieme a tutte le persone che di volta in volta la attraversano. Progetto nato nel 2018\, oggi conta una fitta rete di collaborazioni con realtà diverse tra loro: teatri\, spazi teatrali\, centri culturali\, università\, organizzazioni sia in Italia che all’estero.
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SUMMARY:LA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA
DESCRIPTION:di Tennessee Williams \ntraduzione Monica Capuani\nregia Leonardo Lidi\ncon Valentina Picello\, Fausto Cabra\, Orietta Notari\, Nicola Pannelli\, Giuliana Vigogna\, Giordano Agrusta\, Riccardo Micheletti\, Greta Petronillo\, Nicolò Tomassini\nscene e luci Nicolas Bovey\ncostumi Aurora Damanti\nsuono Claudio Tortorici\nassistente regia Alba Maria Porto\nTeatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale\, Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale \nLa gatta sul tetto che scotta viene presentato per gentile concessione de la University of the South\, Sewanee\, Tennesee. \nDopo Lo zoo di vetro Leonardo Lidi torna a Tennessee Williams allestendone il primo grande successo teatrale: La gatta sul testo che scotta\, andato in scena in prima assoluta a Chicago nel 1944. Una ricca famiglia del Sud degli Stati Uniti entra in crisi di fronte alla morte annunciata del padre-padrone\, mettendo in mostra l’avidità e la debolezza di carattere dei due figli\, ed in particolare il dramma di Brick e di sua moglie\, la gatta del titolo. Brick e Maggie vivono insieme ma da tempo non hanno rapporti sessuali\, per volere di lui\, che ritiene la moglie responsabile del suicidio del suo amico Skipper. Ritratto formidabile di un uomo che lotta rabbiosamente “contro la luce che muore” (sono versi di Dylan Thomas)\, questa è una delle prime e più violente prese di posizione a proposito del tema dell’omosessualità\, significativamente scomparso nella notissima versione cinematografica di Elia Kazan\, interpretata da Paul Newman e Liz Taylor. Il teatro di Leonardo Lidi\, regista residente del Teatro Stabile di Torino\, si muove da tempo attraverso le pagine dei più grandi autori per la scena (García Lorca\, Čechov\, Molière)\, focalizzando il proprio lavoro sui delicati rapporti familiari e sulla tenerezza dei sentimenti negati\, un punto di vista registico che gli è valso numerosi riconoscimenti da parte della critica.
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