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DESCRIPTION:di Antonio Latella e Federico Bellini \nregia Antonio Latella\ncon Maria Chiara Arrighini\, Giulia Heathfield Di Renzi\, Chiara Ferrara\, Beatrice Verzotti\nCostumi Simona D’amico\nMusiche e suono Franco Visioli\nMovimenti Francesco Manetti e Isacco Venturini \nproduzione TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Stabilemobile \nDurata 80 minuti \nNel 2015\, ad Ancona\, una ragazza peruviana è con ogni probabilità vittima di uno stupro di gruppo; con una sentenza che suscitò molto scalpore\, le giudici della Corte d’Appello chiamate ad emettere una sentenza sul fatto decisero di assolvere gli imputati con motivazioni quantomeno discutibili. Secondo le giudici\, la ragazza risultava “troppo mascolina” per essere attraente e causa di violenza sessuale. La Corte di Cassazione\, fortunatamente\, ha ribaltato il giudizio condannando i ragazzi autori dello stupro; eppure rimane nella memoria il precedente indelebile di un giudizio emesso per ragioni che fanno riferimento all’estetica della vittima\, in un singolare rovesciamento in cui pare che la vittima stessa sia in pratica l’imputato\, come fosse colpevole del proprio aspetto. \nLo spettacolo si muove da questa vicenda ripercorrendone i contenuti essenziali e affidando a quattro giovani donne il racconto\, immaginato e teatralizzato\, del caso giudiziario; Vichingo\, questo il soprannome con cui\, nella realtà\,  era chiamata dai ragazzi la vittima\, diviene qui una Wonder Woman contemporanea in lotta per ristabilire una verità che viene continuamente negata\, dove ogni incontro\, dai poliziotti di quartiere alle giudici stesse\, finisce per rafforzare l’idea di una comunità in cui non c’è spazio né per la pietà né tantomeno per la giustizia stessa. Un flusso di parole senza interruzioni che corre\, palpita e a volte quasi s’arresta come il cuore della ragazza\, sottoposta a continui interrogatori\, richieste\, spiegazioni che la violenza subita non può rendere coerenti\, logiche e senza contraddizioni. Eppure\, come la Wonder Woman disegnata e creata da William Marston\, l’eroina di questo racconto teatrale non si darà mai per vinta\, forte della propria volontà interiore\, qui metaforicamente simboleggiata dal lazo della verità\, l’arma che costringe chiunque ne venga avvolto a non mentire. Lo stesso Marston che\, oltre ad aver creato il fumetto della super-eroina figlia delle Amazzoni\, è conosciuto per aver brevettato la cosiddetta “macchina della verità”; lo sforzo di una vita tesa a individuare le storture della società cercando di risolvere\, se non di rimuovere\, quel confine spesso troppo arbitrario tra verità e menzogna. \nAntonio Latella e Federico Bellini \n  \nWONDER WOMAN – note di drammaturgia  \nIspirato a un fatto di cronaca realmente accaduto\, “Wonder Woman” ripercorre la vicenda di una ragazza peruviana vittima di uno stupro di gruppo e di una sentenza dove gli imputati vennero assolti in secondo grado di giudizio\, grazie a criteri assai discutibili quali l’estetica della giovane donna. La scrittura del testo si muove provando a ricostruire con l’immaginazione non solo il fatto in sé\, quanto i continui ostacoli affrontati dalla ragazza per provare ad affermare la propria verità; un flusso di parole\, spesso senza punteggiatura\, che pare assecondare il ritmo\, il battito cardiaco e il susseguirsi dei pensieri della giovane\, sottoposta a interrogatori o richieste che sembrano non tener conto del trauma subito e del dolore provato. L’intera vicenda contribuisce a creare una sorta di eroina contemporanea\, una Wonder Woman che\, come nel fumetto creato da William Marston\, sembra essere parte di quelle Amazzoni costrette a combattere contro gli uomini oppressori guidati da Ercole. Una donna guerriera dei nostri tempi che non esita a denunciare i propri assalitori e a farsi carico della fatica e della sofferenza che provoca ogni tentativo di far emergere l’autenticità dei fatti\, come ben sapeva William Marston stesso\, a cui si deve\, oltre all’invenzione di Wonder Woman\, la creazione della cosiddetta macchina della verità.  Seguendo queste linee guida\, il testo diviene quasi un nastro di registrazione che di continuo si arresta e si riavvolge per tornare al punto di partenza\, accettando e raccogliendo in sé anche le contraddizioni che caratterizzano quasi ogni deposizione\, in un contesto anche sociale dove la ricerca della verità\, più che promossa\, pare piuttosto scoraggiata o strumentalizzata. In questo modo\, il testo prova a mettere su un ideale banco degli imputati non soltanto gli autori stessi del crimine qui citato\, quanto un’intera comunità\, media inclusi\, che non riesce ad evitare di muoversi tra due estremi\, l’omertà o la spettacolarizzazione del dolore.
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DESCRIPTION:di Flavia Mastrella Antonio Rezza  \ncon Antonio Rezza\ne con Daniele Cavaioli\nhabitat Flavia Mastrella\n(mai) scritto da Antonio Rezza\nassistente alla creazione Massimo Camilli\nluci e tecnica Alice Mollica\nvoci fuori campo Noemi Pirastru e Mauro Ranucci\nmontaggio traccia sonora Barbara Faonio\nmix traccia sonora Stefano Falcone\nmacchinista Eughenij Razzeca\norganizzazione generale Tamara Viola\, Stefania Saltarelli\nmetalli Cisall\nfoto Flavia Mastrella\nAnnalisa Gonnella\, Giulio Mazzi\nufficio stampa Artinconnessione \nuna produzione\nLa Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello – Rezza Mastrella \nL’ammutinamento è sempre auspicabile in un organismo sano. Un ammiraglio blu elettrico tenta di portare in salvo la sua nave spalleggiato da una frotta che lo stordisce con ossessioni di mercato: la salvezza di chi ti è vicino non è la via di fuga per chi vive delle proprie idee. In ogni caso nessuno è colpevole\, c’è solo un gran divario nello stare al mondo. Tra visioni difformi si consuma l’ennesimo espatrio\, che non è la migrazione di un popolo\, ma l’allontanamento inesorabile dalla propria volontà. \nE vissero tutti relitti e portenti. \nTornare alla dimensione naturale e selvaggia è impossibile. Viviamo una nuova preistoria; la mansione umana è mortificata\, confusa e inadeguata. Nello spazio virtuale fatto materia\, un ecopentagono provoca il vuoto\, personaggi invisibili fiancheggiano l’egocentrico edificio: non sono fantasmi ma sollecitazioni induttive e\, nonostante tutto\, la realtà non è mai uniforme\, scombina sempre i programmi prestabiliti e nutre in modo imprevedibile la funzione della fantasia. \nLa crudeltà tecnologica permea l’essere vivente. \nÈ la scomparsa dell’eroe.
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DESCRIPTION:di Jean Anouilh\nadattamento di Roberto Latini \npersonaggi e interpreti\nSilvia Battaglio – ISMENE\nIlaria Drago – EMONE\nManuela Kustermann – LA NUTRICE\nRoberto Latini – ANTIGONE\nFrancesca Mazza – CREONTE \nscene Gregorio Zurla\ncostumi Gianluca Sbicca\nmusica e suono Gianluca Misiti\nluci e direzione tecnica Max Mugnai\nin collaborazione con Bàste Sartoria \nregia Roberto Latini \nproduzione La Fabbrica dell’Attore teatro Vascello – Teatro di Roma teatro Nazionale  \nPRIMA NAZIONALE Anfiteatro Ostia Antica 18-19 luglio 2025 \nAntigone è nel destino del Teatro di ogni tempo.\nÈ uno dei modelli archetipici che ci accompagnano a prescindere dalla nostra storia\, cultura\, religione\, visione.\nÈ filosofia scesa intorno a noi\, che ci cammina accanto\, che ci chiede\, che ci ascolta.\nÈ una delle prove del nostro essere umani\, una di quelle poche che abbiamo scelto di portarci attraverso i secoli\, per affermarci e riconoscerci.\nPer consolarci\, promettendo a noi stessi di averne cura.\nL’abbiamo evocata\, immaginata\, misurata al nostro poco. L’abbiamo trattenuta\, pregata\, liberata nel cuore.\nL’abbiamo raccontata\, ogni volta che abbiamo potuto.\nL’abbiamo riscritta con le parole nuove che abbiamo imparato vivendo\, morendo nel quotidiano fallire\, sapendo che ogni variazione è già Teatro.\nCome quando lo spettacolo incontra un altro palcoscenico oltre quello del debutto\, la misura\, l’accordo\, la messa in voce di suoni e corpi\, si conclamano dallo spazio successivo a quello della prima.\nLe parole sono in movimento\, avanti e indietro e intorno al punto di percezione di quando siamo spettatori.\nCome quando lo spettacolo incontra un’altra platea oltre quella del debutto.\nIl dono che portiamo è una promessa e quella di Anouilh è un’Antigone che ci parla da così vicino che quasi quasi potremmo abbracciarla.\nLa sentiamo dire di noi in tutte le lingue\, e capiamo tutto\, ogni sfumatura\, silenzio\, respiro.\nDi Antigone\, Anouilh\, non ha riscritto le parole\, ha scritto la voce.\nAntigone o della disputa della ragione\, delle ragioni.\nDi quelle trasversali\, dimesse dall’identità individuale a favore di un corpo-coro che le comprenda tutte.\nOltre l’appartenenza\, l’anagrafica\, il genere\, sono parole che vengono da noi stessi: le ascoltiamo nella nostra stessa voce: siamo Antigone e Creonte insieme\, o lo siamo già stati più volte\, di più in certe fasi della vita e meno in altre e viceversa o in alternanza.\nLe leggi devono regolare il vivere o la vita dovrebbe regolare le leggi che regolano la vita? Uno di fronte all’altro\, a farsi carico di una ragione giusta\, di una giustizia\, o di un’altra giustizia\, incontriamo noi di fronte a noi\, a scegliere le domande da infilare nelle tasche del tempo\, dell’età\, della speranza; ad aspettare le risposte che il tempo\, guardandoci\, sceglierà di farci dire.\nPenso a questo testo come a un soliloquio a più voci. Una confessione intima e segreta\, nella verità vera\, scomoda\, incapace\, parziale\, che ci dice che la nostalgia del vivere è precedente a tutti noi\, perché sappiamo da sempre che quel corpo insepolto siamo noi mentre siamo ancora vivi.\nAnche per questo\, ho distribuito i ruoli in due modalità diverse e complementari.\nAlcuni personaggi corrispondono a se stessi\, altri al proprio riflesso.\nAntigone e Creonte\, come di fronte a uno specchio: chi è Antigone è il riflesso di Creonte e chi è Creonte è il riflesso di Antigone. \nA Teatro parliamo sempre di questo:\nEssere uomini o essere umani.
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DESCRIPTION:direttore artistico e coreografia: Jang Hyerim\nvice direttore artistico: Jang Seoyi\ndanza: Jang Hyerim\, Jang Seoyi\, Lee Gowoon\, Lee Sookyung\, Choo Seryoung\nmusica: Park Jihyun\, Cha Haerang\ncomposta e diretta da Ju Bora e Hwang Gina\nassistenti alla coreografia: Jang Seoyi\, Lee Gowoon\ndramaturg: Chae Min\ntesti: Lee Joohee\ndisegno luci: Kim Keonyoung\ntecnico luci: Hong Nayeong\nsound design: Han Changwoon\ncostumi: Min Cheonhong\, Bae Kyoungsool\ndirettore di scena: Park Jonghoon\nproduttore: Uh Jean\n99artcompany di Seoul Corea\nin collaborazione con Istituto Cultura Coreano e Korean Foundation for International Cultural Exchange \nDurata 55’ \nIn tutto il mondo molte delle danze tradizionali nascono da riti religiosi.\nBurnt Offering della compagnia coreana 99artcompany ci invita a riflettere su quali possono essere oggi i nuovi rituali\, per cosa potremmo pregare e come possiamo attingere al passato. \nQuesta creazione\, premiata come miglior produzione ai Seoul Arts Awards\, si basa sulla danza tradizionale “Seungmu” e utilizza la musica coreana\, la voce e il movimento per esprimere le storie contemporanee che bruciano dentro di noi. \nI danzatori si riuniscono all’altare e\, uno alla volta\, offrono il loro sacrificio. Sono operai\, travolti e sopraffatti dal lavoro\, intrappolati in una ripetitiva routine quotidiana\, la loro vita brucia e si consuma senza significato\, ma quando alzano lo sguardo\, mentre nuvole di incenso fluttuano nell’aria\, danno inizio a una danza che arde\, avvolgendo tutti i sensi e risuonando nell’anima.\nIn un mondo opprimente e alienante\, il loro gesto diventa un sacrificio alla ricerca di senso\, bellezza e pace. \n99artcompany\, diretta dalla coreografa Jang Hyerim\, sviluppa la sua ricerca partendo dall’unicità della tradizione coreana riletta attraverso uno sguardo contemporaneo. Fondata nel 2014\, le sue creazioni superano l’idea di una tradizione standardizzata e propongono una visione che sottolinea l’importanza del ruolo dell’arte nel guidare i cambiamenti della nostra società.
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DESCRIPTION:ideazione e regia Fabiana Iacozzilli dramaturg Linda Dalisi\ncon Andrei Balan\, Francesco Meloni\, Marta Meneghetti\, Giselda Ranieri\, Evelina Rosselli\, Isacco Venturini\, Simone Zambelli scene Paola Villani\nCoop. La Fabbrica dell’Attore (E.T.S.) iscritta all’Albo delle Cooperative n.A138933 Partita Iva 00987471000 C.F. 01340410586\nvia Giacinto Carini n.78 00152 Roma tel. 065881021 fax 065816623 E-mail: amministrazione@teatrovascello.it\nwww.teatrovascello.it\nmusica e suono Franco Visioli luci Raffaella Vitiello animazione cura Michela Aiello produzione Teatro Stabile dell’Umbria in coproduzione con Cranpi\, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello\nCon Oltre\, Fabiana Iacozzilli torna al Romaeuropa Festival per raccontare una storia di sopravvivenza e trasformazione. Scritta da Linda Dalisi\, la pièce è ispirata al disastro aereo sulle Ande del 1972: sedici giovani in lotta contro il freddo\, la fame e la morte. Il loro atto più estremo – nutrirsi dei compagni perduti – diventa sacro\, comunione tra vivi e morti. Il rugby\, gioco di corpi intrecciati\, diventa simbolo di resistenza: nella mischia\, ci si tiene e si spinge avanti insieme. Nella neve\, la fusoliera spezzata è grembo e tomba\, rifugio e prigione. Le marionette di Paola Villani trasformano la sofferenza in visione: corpi che appassiscono\, si fratturano\, si fondono l’uno nell’altro. Oltre non è una storia di catastrofe\, ma di rinascita. Di ciò che resta\, di ciò che ci tiene in vita. E della memoria\, che si rifiuta di lasciar scomparire i morti.
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DESCRIPTION:ideazione e regia Fabiana Iacozzilli dramaturg Linda Dalisi\ncon Andrei Balan\, Francesco Meloni\, Marta Meneghetti\, Giselda Ranieri\, Evelina Rosselli\, Isacco Venturini\, Simone Zambelli scene Paola Villani\nCoop. La Fabbrica dell’Attore (E.T.S.) iscritta all’Albo delle Cooperative n.A138933 Partita Iva 00987471000 C.F. 01340410586\nvia Giacinto Carini n.78 00152 Roma tel. 065881021 fax 065816623 E-mail: amministrazione@teatrovascello.it\nwww.teatrovascello.it\nmusica e suono Franco Visioli luci Raffaella Vitiello animazione cura Michela Aiello produzione Teatro Stabile dell’Umbria in coproduzione con Cranpi\, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello\nCon Oltre\, Fabiana Iacozzilli torna al Romaeuropa Festival per raccontare una storia di sopravvivenza e trasformazione. Scritta da Linda Dalisi\, la pièce è ispirata al disastro aereo sulle Ande del 1972: sedici giovani in lotta contro il freddo\, la fame e la morte. Il loro atto più estremo – nutrirsi dei compagni perduti – diventa sacro\, comunione tra vivi e morti. Il rugby\, gioco di corpi intrecciati\, diventa simbolo di resistenza: nella mischia\, ci si tiene e si spinge avanti insieme. Nella neve\, la fusoliera spezzata è grembo e tomba\, rifugio e prigione. Le marionette di Paola Villani trasformano la sofferenza in visione: corpi che appassiscono\, si fratturano\, si fondono l’uno nell’altro. Oltre non è una storia di catastrofe\, ma di rinascita. Di ciò che resta\, di ciò che ci tiene in vita. E della memoria\, che si rifiuta di lasciar scomparire i morti.
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SUMMARY:LA DIVA DEL BATACLAN
DESCRIPTION:regia\, drammaturgia e testi Gabriele Paolocà con Claudia Marsicano\nmusiche originali Fabio Antonelli\ncon Claudia Marsicano \naiuto regia Marco Fasciana\nscene Rosita Vallefuoco\nluci Martìn Emanuel Palma\ncostumi Anna Coluccia\nprodotto da Cranpi\, SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione\, Romaeuropa Festival\ncon il contributo di MiC – Ministero dei Beni Culturali\ncon il sostegno di Teatro Biblioteca Quarticciolo \nufficio stampa Antonella Mucciaccio \nin collaborazione con Romaeuropa Festival \nin corealizzazione con La Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello \nLa Diva del Bataclan è un musical che scava nelle pieghe oscure di una società ossessionata dalla fama e dalla redenzione. Creato da Gabriele Paolocà\, con musiche di Fabio Antonelli\, lo spettacolo racconta la storia di Audrey\, una giovane donna disposta a tutto pur di sfuggire a una realtà da cui si sente lontana. Claudia Marsicano dà vita a questa figura ambigua\, reinventando se stessa come sopravvissuta agli attacchi del Bataclan in un pericoloso gioco tra finzione e realtà. Gli attacchi del 13 novembre 2015 sono stati l’epicentro di un’esplosione mediatica\, dove dolore e solidarietà hanno preso forma e voce sui social media\, ma anche – nella contraddizione che segna il nostro presente – sono diventati terreno fertile per l’invidia per la visibilità di chi è al centro della tragedia. In un mondo di immagini e parole\, che amplifica il dramma trasformandolo in spettacolo\, emerge il terreno fertile per la creazione di “false vittime”: figure che scelgono di aumentare la propria visibilità appropriandosi del dolore altrui. Nel suo disperato desiderio di riscatto\, Audrey si immerge in un’identità costruita\, sfidando la realtà e i suoi confini\, e si trasforma in una martire\, la “Diva del Bataclan”. Rocker (riferendosi alla band Eagles of Death Metal che si esibì la notte del tragico evento)\, è pronta a trascinare il pubblico in un vortice dove ogni nota racconta il desiderio di reinventarsi e scomparire\, di essere vista a ogni costo. \nGabriele Paolocà è regista\, drammaturgo e attore teatrale e cinematografico. È membro fondatore della compagnia VicoQuartoMazzini\, con la quale dal 2010 esplora opere originali e rivisitazioni di grandi classici teatrali e letterari. Nel 2024\, con VQM\, ha vinto 4 Premi Ubu (Miglior Spettacolo\, Miglior Attore\, Miglior Attrice\, Miglior Disegno Luci) per La Ferocia e nel 2021 ha ricevuto il Premio Hystrio come migliore compagnia emergente italiana. Tra i suoi lavori: La Ferocia (2023)\, tratto dal romanzo di Nicola Lagioia\, prodotto da SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione\, Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, LAC Lugano Arte e Cultura\, Romaeuropa Festival\, Tric Teatri di Bari e Teatro Nazionale di Genova; Livore. Mozart & Salieri (2020)\, prodotto da SCARTI e Festival delle Colline Torinesi; Vieni su Marte (2018)\, sostenuto da Mibact e SIAE nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina”; Leave the Kids Alone (2018)\, installazione prodotta da Fabulamundi Playwriting Europe; Karamazov (2017)\, progetto speciale che debutta al Teatro Petruzzelli di Bari; Little Europa (2016)\, rielaborazione del Piccolo Eyolf di Henrik Ibsen\, selezionato dall’Ibsen Festival di Oslo; e Amleto Fx (2015)\, vincitore dell’In-box Award e della categoria Direction Under 30. \nClaudia Marsicano è un’attrice di cinema e teatro\, performer e regista\, vincitrice del Premio Ubu 2017 come Migliore Attrice e Performer Under 35. È nota per le sue interpretazioni teatrali in R.osa di Silvia Gribaudi\, candidato al Premio Ubu 2017 come Miglior Spettacolo di Danza e portato in tournée in tutto il mondo\, e in Socialmente e Tropicana della compagnia milanese Frigoproduzioni. Ha inoltre lavorato con la compagnia LeviedelFool in Heretico e Made in China. La Marsicano ha partecipato al film Mi chiedo quando ti mancherò\, regia di Francesco Fei. Nel 2021 è stata scelta da Cattleya per interpretare il ruolo di Caterina nella versione italiana di This Is Us\, intitolata Noi. \nFabio Antonelli è un compositore e polistrumentista. Ha composto e prodotto musica per film\, TV\, teatro\, mostre fotografiche e videogiochi in Italia\, Stati Uniti\, Nigeria e Cina. Vivendo tra Roma\, Los Angeles e Pechino\, Antonelli ha collaborato nel corso degli anni con il fotografo Steve McCurry\, Eimear Noone\, direttore d’orchestra degli Oscar 2020 e direttore d’orchestra delle colonne sonore dei videogiochi Blizzard\, e con la China Central Television (CCTV). Collabora regolarmente con il fumettista e animatore Sio (Scottecs) e ha composto le musiche per il suo primo film d’animazione\, “La mosca più grande del mondo”\, prodotto da I Wonder Pictures. Antonelli è anche l’ideatore del podcast “SuonA Tipo Bene”\, che ha totalizzato oltre 330.000 ascolti in Italia.
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SUMMARY:FRANKENSTEIN (a love story) + FRANKENSTEIN (a history of hate)
DESCRIPTION:uno spettacolo di Motus\nideazione e regia di Daniela Nicolò & Enrico Casagrande \ndrammaturgia Ilenia Caleo \ncon Silvia Calderoni\, Alexia Sarantopoulou\, Enrico Casagrande\nadattamento e cura dei sottotitoli Daniela Nicolò\ntraduzione Ilaria Patano\nassistenza alla regia Eduard Popescu\nscena e costumi Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande\ndisegno luci Theo Longuemare\nambienti sonori Enrico Casagrande\nfonica Martina Ciavatta\nestratti musicali di Demetrio Cecchitelli\, Dario Moroldo\, David Lynch\,\nWovenhand\, Bon Iver\, Djrum\, Jon Hopkins\, Arvo Part\, Burial\,\nFontaines D.C.\, Dans Dans\, Mechanical Cabaret\, Bones\, Jessica Moss\ngrafica Federico Magli\nvideo Vladimir Bertozzi\nproduzione Motus con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\, TPE – Festival delle Colline Torinesi\,Kunstencentrum VIERNULVIER (BE) e Kampnagel (DE)\, residenze artistiche ospitate da AMAT & Comune di Fabriano\, Santarcangelo Festival\, Teatro Galli-Rimini\, Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna “L’arboreto-Teatro Dimora | La Corte Ospitale”\, Rimi-Imir (NO) e Berner Fachhochschule (CH)\, con il sostegno di MiC\, Regione Emilia-Romagna. \nin collaborazione con Romaeuropa Festival\nin corealizzazione con La Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello \nLa compagnia italiana Motus presenta per la prima volta insieme i due capitoli del proprio progetto dedicato alla figura di Frankenstein: A love story e A History of Hate. Se nel primo capitolo la solitudine della scrittrice Mary Shelley e delle sue creature diventa spunto per esplorare il confine tra umano e non-umano\, in A History of Hate tratta di quell’inceppo del meccanismo amoroso che provoca un ribaltamento dalle conseguenze irreversibili. È qui che l’amore\, inaspettatamente\, si trasforma in odio\, la benevolenza in violenza\, e le creature\, inascoltate e isolate\, si fanno mostri. Come nel romanzo di Shelley\, dove la creatura è un “infelice”\, qui il mostro nasce dalla solitudine\, dalla sofferenza\, e dal rifiuto\, in un continuo\, doloroso tentativo di trovare un posto nel mondo.
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SUMMARY:L’ANALFABETA
DESCRIPTION:liberamente tratto dai testi di Agota Kristof\nun progetto di Fanny&Alexander – Federica Fracassi \ncon Federica Fracassi\nregia scene e luci Luigi Noah De Angelis\nsound design Damiano Meacci\ndrammaturgia Chiara Lagani\norganizzazione e promozione Marco Molduzzi\namministrazione Stefano Toma\nproduzione E Production\, Piccolo Teatro di Milano / Teatro d’Europa\, Teatro Stabile di Bolzano\,\nin collaborazione con Romaeuropa Festival\, AMAT e Comune di San Benedetto del Tronto\nin corealizzazione con La Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello \nIn una fabbrica di orologi in Svizzera\, Agota Kristof lavora in silenzio\, immersa nel ritmo ossessivo delle macchine che scandiscono il tempo. Nel cassetto del suo tavolo da operaia\, c’è un foglio e una matita: quando un pensiero prende forma\, lo annota con urgenza\, come per non perderlo. La lingua del luogo le è estranea. Usarla è una sfida continua\, quella di “un’analfabeta”. Eppure\, tra il ticchettio incessante delle macchine\, la sua storia comincia a prendere vita. Per raccontarsi\, Kristof deve inventare maschere (quelle di Lucas\, Claus\, Sandor o Line) e la fabbrica presto diventa il palcoscenico di un mondo interiore\, dove i sogni e i ricordi dell’infanzia si mescolano alle immagini del presente. La compagnia Fanny & Alexander trasla queste pagine sulla scena. Federica Fracassi\, con una fedeltà straordinaria\, incarna Kristof: stessa espressione\, stessi occhiali\, stessa postura. Attraverso il suo corpo e la sua voce\, la scrittrice riemerge\, trasportandoci in un limbo sospeso tra la realtà e la finzione. Il sound design trasforma il ticchettio degli orologi in un battito vitale\, dando forma a un labirinto di memoria e scrittura\, in cui passato e presente si intrecciano. Un atto di ricordo\, di resurrezione\, che risveglia l’anima di Kristof in una danza tra ciò che è stato e ciò che ancora vive nel suo pensiero. \nChiara Lagani \nAttrice\, drammaturga e traduttrice\, scrive i testi originali degli spettacoli del gruppo Fanny & Alexander fondato a Ravenna con Luigi Noha De Angelis nel 1992. Nel 2017 si aggiudica il Premio Riccione Speciale per l’Innovazione drammaturgica. Scrive a quattro mani con Elio Germano lo spettacolo La mia battaglia (Einaudi\, 2021). Ha curato e tradotto I libri di Oz di Frank L. Baum (Einaudi\, 2017\, “I Millenni”)\, illustrato da Mara Cerri\, e Sylvie e Bruno di Lewis Carroll (Einaudi\, 2021). Nel 2022 esce per Coconino/Fandango il primo volume del graphic novel tratto da L’amica geniale di Elena Ferrante che Lagani ha scritto e Mara Cerri disegnato. Tra i molti progetti di Fanny & Alexander ricordiamo la serie di spettacoli tratti da Ada di Nabokov\, quelli dal Mago di Oz di Baum\, e quello tratto da L’amica geniale di Ferrante; più di recente lo spettacolo tratto da La trilogia della Città di K. di Agota Kristof\, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano e vincitore di cinque premi Ubu nel 2024 e del Premio ANCT. \nLuigi Noah De Angelis \nRegista\, scenografo\, light e sound designer\, filmmaker. Ha diretto tutti gli spettacoli di Fanny & Alexander\, tra cui Nina (coprodotto dal Festival d’Automne di Parigi e presentato a Romaeuropa nel 2023)\, Addio Fantasmi dal romanzo di Nadia Terranova\, Storia di un’amicizia (da L’amica geniale di E. Ferrante)\, Se Questo è Levi\, doppio Premio UBU\, Sylvie e Bruno da Lewis Carroll. Nel 2023 cura regia\, scene\, luci e video della Trilogia della città di K. al Piccolo Teatro\, Milano\, per il quale viene insignito dei Premi UBU 2024 nelle categorie Miglior Spettacolo\, Regia\, Scene\, Luci. La Trilogia vince anche il Premio ANCT come migliore spettacolo. Regista d’opera\, ha curato regia\, scene e luci di vari spettacoli di teatro musicale tra i quali: Il Flauto Magico (2015); Orfeo nel metrò (2019); L’isola disabitata(2021); Il ritorno di Ulisse in Patria (2019); Lohengrin (2022); Il Barbiere di Siviglia (2023). Per Muziektheater Transparant (BE) dirige spettacoli di teatro musicale\, come Orfeo Viajero\, Serge e The Garden (presentato a Romaeuropa nel 2021). \nFederica Fracassi \nInterprete sensibile alle nuove drammaturgie\, votata a scritture visionarie\, feroci\, poetiche classiche e contemporanee\, fin dagli esordi disegna un percorso indipendente nel panorama del teatro di ricerca. \nAttrice\, ma anche lettrice\, autrice e curatrice fonda con il regista teatrale Renzo Martinelli la compagnia Teatro Aperto\, poi Teatro i\, che dirige l’omonimo spazio a Milano\, una vera e propria factory del teatro contemporaneo attiva dal 2004 al 2022. \nFirma insieme a Fanny & Alexander un progetto su Trilogia della città di K. di Agota Kristof\, di cui è protagonista nel ruolo della scrittrice\, prodotto da Piccolo Teatro di Milano e vincitore del Premio ANCT 2024 e di 5 Premi Ubu 2024. \nNel 2025 è interprete del progetto internazionale Il Vertice diretta dal maestro Christoph Marthaler. Tra le esperienze cinematografiche più significative italiane e internazionali (Diritti\, Virzì\, Verdone\, Archibugi\, Albanese\, Satrapi) spicca la sempre rinnovata collaborazione con il maestro Marco Bellocchio. \nHa ricevuto numerosi premi tra cui: Menzione d’onore e Premio Eleonora Duse\, Premio Ubu\, Maschere del Teatro Italiano\, Premio San Ginesio all’arte dell’attore\, Premio Hystrio 2021 all’interpretazione\, Premio Le forme del Cinema.
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