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DESCRIPTION:Uno spettacolo di CARROZZERIA ORFEO \nDrammaturgia Gabriele Di Luca\nCon (in o.a.)\nSebastiano Bronzato\nAlice Giroldini\nSergio Romano\nRoberto Serpi\nMassimiliano Setti\nIvan Zerbinati\nRegia Gabriele Di Luca\, Massimiliano Setti\, Alessandro Tedeschi\nAssistente alla regia Matteo Berardinelli\nConsulenza filosofica Andrea Colamedici – TLON\nMusiche originali Massimiliano Setti\nScenografia e luci Lucio Diana\nCostumi Stefania Cempini\nDirezione tecnica Alice Mollica e Andrea Gagliotta\nTecnico elettricista Ermanno Marini\nCreazioni video Igor Biddau\nCon la partecipazione video di Elsa Bossi\, Sofia Ferrari e Nicoletta Ramorino \nUna coproduzione Marche Teatro\, Teatro dell’Elfo\, Teatro Nazionale di Genova\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\nin collaborazione con Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna “L’arboreto – Teatro Dimora | La Corte Ospitale  \nDurata dello spettacolo 135’ senza intervallo \nLinguaggio esplicito  \nDopo aver esplorato in diversi spettacoli il mondo degli ultimi\, dei reietti\, degli esclusi e dei perdenti\, in questa nuova produzione Carrozzeria Orfeo indaga il mondo del benessere e dell’apparente successo\, attraverso il racconto dei primi\, dei vincenti\, della classe dirigente\, dei ricchi\, paradossalmente\, però\, imprigionati nello stesso vortice di responsabilità asfissianti\, doveri castranti\, sensi di colpa e infelicità che appartengono a tutti e\, quindi\, frantumati da tutto ciò che la mentalità capitalista non può comprare: l’amore per se stessi\, la purezza dei sentimenti\, gli affetti sinceri\, la ricerca di un senso autentico nell’esistenza. \nNOTE DI DRAMMATURGIA di Gabriele Di Luca \n“Il bene non potrà mai vincere perché è sfinente. L’onestà\, la sincerità\, il vero amore\, sono tutte cose sfinenti da praticare perché non durano\, sono solo degli istanti. Mentre il male è un maledetto maratoneta\, uno spietato realista senza sonno che ha la resistenza dalla sua.” \nSalveremo il mondo prima dell’alba è il racconto della vita di alcuni ospiti in una clinica di riabilitazione di lusso situata su un satellite nello spazio\, nuova meta turistica dei super ricchi\, specializzata nella cura delle dipendenze contemporanee (sessuali\, affettive\, da lavoro\, da psicofarmaci). Sono tutti vittime ognuno della propria dipendenza e del proprio egoismo\, vie di fuga da una realtà opprimente. Ma le dipendenze e la riabilitazione costituiscono solo il sintomo esteriore di problemi più profondi ed esistenziali… di una sensazione di smarrimento comune ad un’intera generazione. \nL’intero spettacolo\, infatti\, vuole farsi metafora di un modello di vita ormai giunto a un punto di non ritorno\, dove parole come comunità\, umanità e gentilezza sono quasi del tutto scomparse e bandite se non per essere strumentalizzate a fini propagandistici\, elettorali e commerciali. Ciò che ne rimane è un’umanità confusa e impaurita\, sopraffatta dall’ossessione di questo continuo doversi vendere\, con il terrore che nessuno ti voglia mai comprare. \nIl tutto viene esplorato in pieno stile Carrozzeria Orfeo\, grazie a un occhio sempre lucido e\, forse\, disilluso\, che intende cogliere\, con ironia ed estremo divertimento\, i paradossi\, le contraddizioni e le deformazioni grottesche della realtà attraverso personaggi strabordanti di umanità\, ironia e dolore. \nLo spettacolo\, in fondo\, vuole raccontare una società sempre più triste\, eppure\, satura di foto felici in cui non sembra più esistere un luogo dove riconoscersi come soggetti autentici\, né tantomeno in progetti sociali che richiedano la nostra dedizione e la nostra lealtà. Perché l’unico comandamento sembra essere quello di produrre; l’errore è bandito\, la sofferenza individuale è percepita come una vergogna\, una zavorra da nascondere agli altri\, come segnale chiaro di debolezza e fallimento; mentre\, in modo sempre più meschino e ingannevole\, va affermandosi la nuova eroica parola portavoce del capitalismo\, resilienza\, che\, nel cinico pragmatismo di questo sistema malato\, in fondo significa solo: “Resisti nonostante tutto\, ignora te stesso e il tuo dolore\, nascondilo\, non ascoltarti più e vai avanti. Produci\, produci\, produci!” E se non esiste limite alla produzione\, anche individualmente\, dai desideri soddisfatti nascono di conseguenza sempre nuovi desideri. Sempre più prepotenti\, ossessivi e\, spesso\, indotti dal mondo esterno. Come se volessimo bere il mare di bicchiere in bicchiere. L’infinito. L’impossibile. Un impossibile ricerca senza tempo. Ed è da qui che viene il nostro dolore. \nHegel ci parla di Cattivo infinito come di “questo continuo voler sorpassare il limite\, che è l’impotenza di toglierlo e la perenne ricaduta in esso.” E il grande problema sembra essere che ormai non ci si scandalizza nemmeno più delle disfunzioni e delle atrocità del sistema\, perché è un modello di vita diventato così maledettamente normale da essere riuscito a colonizzare il nostro inconscio senza lasciarci nessuna percezione di un’alternativa. \nIl tema centrale di Salveremo il mondo prima dell’alba\, quindi\, si fonda sulla riflessione che\, a nostro avviso\, nei prossimi decenni\, l’umanità non potrà essere assolutamente in grado di ritrovarsi unita nel combattere le grandi battaglie da tempo rimaste inascoltate\, come il cambiamento climatico\, l’inquinamento\, la fame nel mondo e l’ingiustizia\, semplicemente perché non è preparata a farlo. In un contesto alienante\, dove le nuove generazioni sembrano ereditare solo valori come successo\, visibilità e vittoria\, diviene impossibile pensare a una grande battaglia collettiva per salvare questo pianeta e chi lo abita. Quando i politici stessi si espongono su tik tok per pubblicizzarsi e la vita politica\, al pari di tutto il resto\, diventa mera comunicazione\, non può esistere una classe dirigente in grado di sensibilizzare la cittadinanza sui grandi temi. Forse\, allora\, per poter combattere delle grandi battaglie comuni\, dovremo prima essere in grado di ritrovare quel senso di reciprocità e solidarietà che sembriamo aver smarrito. Potremo concentrarci sulle grandi battaglie collettive solo se riusciremo prima a riabituarci a guardare con occhi attenti ciò che ci è vicino. Potremo\, forse\, farcela solo se riusciremo ad arginare tutta quell’invisibile\, eppur feroce\, violenza quotidiana tra esseri umani. Perché lo sappiamo tutti\, ci troviamo di fronte a una pandemia\, sì… di indifferenza ed egoismo. Ma se riusciremo in questo\, se riusciremo a riavvicinarci attraverso un gesto e un pensiero sincero\, un insignificante atto di cura gratuita\, se riusciremo a ritagliare\, in mezzo al caos\, uno spazio per il pensiero semplice\, familiare e umano\, forse\, come proveranno a fare i ricchi e delusi ospiti del nostro rehab… beh\, forse (ma chi può dirlo)\, potremo salvare il mondo prima dell’alba. \n“Non siamo in grado di riconoscere le cose importanti\, siamo troppo stanchi ed esausti dal resto. Vediamo la vita solo sfiorando la catastrofe.”
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L’onestà\, la sincerità\, il vero amore\, sono tutte cose sfinenti da praticare perché non durano\, sono solo degli istanti. Mentre il male è un maledetto maratoneta\, uno spietato realista senza sonno che ha la resistenza dalla sua.” \nSalveremo il mondo prima dell’alba è il racconto della vita di alcuni ospiti in una clinica di riabilitazione di lusso situata su un satellite nello spazio\, nuova meta turistica dei super ricchi\, specializzata nella cura delle dipendenze contemporanee (sessuali\, affettive\, da lavoro\, da psicofarmaci). Sono tutti vittime ognuno della propria dipendenza e del proprio egoismo\, vie di fuga da una realtà opprimente. Ma le dipendenze e la riabilitazione costituiscono solo il sintomo esteriore di problemi più profondi ed esistenziali… di una sensazione di smarrimento comune ad un’intera generazione. \nL’intero spettacolo\, infatti\, vuole farsi metafora di un modello di vita ormai giunto a un punto di non ritorno\, dove parole come comunità\, umanità e gentilezza sono quasi del tutto scomparse e bandite se non per essere strumentalizzate a fini propagandistici\, elettorali e commerciali. Ciò che ne rimane è un’umanità confusa e impaurita\, sopraffatta dall’ossessione di questo continuo doversi vendere\, con il terrore che nessuno ti voglia mai comprare. \nIl tutto viene esplorato in pieno stile Carrozzeria Orfeo\, grazie a un occhio sempre lucido e\, forse\, disilluso\, che intende cogliere\, con ironia ed estremo divertimento\, i paradossi\, le contraddizioni e le deformazioni grottesche della realtà attraverso personaggi strabordanti di umanità\, ironia e dolore. \nLo spettacolo\, in fondo\, vuole raccontare una società sempre più triste\, eppure\, satura di foto felici in cui non sembra più esistere un luogo dove riconoscersi come soggetti autentici\, né tantomeno in progetti sociali che richiedano la nostra dedizione e la nostra lealtà. 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Ed è da qui che viene il nostro dolore. \nHegel ci parla di Cattivo infinito come di “questo continuo voler sorpassare il limite\, che è l’impotenza di toglierlo e la perenne ricaduta in esso.” E il grande problema sembra essere che ormai non ci si scandalizza nemmeno più delle disfunzioni e delle atrocità del sistema\, perché è un modello di vita diventato così maledettamente normale da essere riuscito a colonizzare il nostro inconscio senza lasciarci nessuna percezione di un’alternativa. \nIl tema centrale di Salveremo il mondo prima dell’alba\, quindi\, si fonda sulla riflessione che\, a nostro avviso\, nei prossimi decenni\, l’umanità non potrà essere assolutamente in grado di ritrovarsi unita nel combattere le grandi battaglie da tempo rimaste inascoltate\, come il cambiamento climatico\, l’inquinamento\, la fame nel mondo e l’ingiustizia\, semplicemente perché non è preparata a farlo. 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Perché l’unico comandamento sembra essere quello di produrre; l’errore è bandito\, la sofferenza individuale è percepita come una vergogna\, una zavorra da nascondere agli altri\, come segnale chiaro di debolezza e fallimento; mentre\, in modo sempre più meschino e ingannevole\, va affermandosi la nuova eroica parola portavoce del capitalismo\, resilienza\, che\, nel cinico pragmatismo di questo sistema malato\, in fondo significa solo: “Resisti nonostante tutto\, ignora te stesso e il tuo dolore\, nascondilo\, non ascoltarti più e vai avanti. Produci\, produci\, produci!” E se non esiste limite alla produzione\, anche individualmente\, dai desideri soddisfatti nascono di conseguenza sempre nuovi desideri. Sempre più prepotenti\, ossessivi e\, spesso\, indotti dal mondo esterno. Come se volessimo bere il mare di bicchiere in bicchiere. L’infinito. L’impossibile. Un impossibile ricerca senza tempo. Ed è da qui che viene il nostro dolore. \nHegel ci parla di Cattivo infinito come di “questo continuo voler sorpassare il limite\, che è l’impotenza di toglierlo e la perenne ricaduta in esso.” E il grande problema sembra essere che ormai non ci si scandalizza nemmeno più delle disfunzioni e delle atrocità del sistema\, perché è un modello di vita diventato così maledettamente normale da essere riuscito a colonizzare il nostro inconscio senza lasciarci nessuna percezione di un’alternativa. \nIl tema centrale di Salveremo il mondo prima dell’alba\, quindi\, si fonda sulla riflessione che\, a nostro avviso\, nei prossimi decenni\, l’umanità non potrà essere assolutamente in grado di ritrovarsi unita nel combattere le grandi battaglie da tempo rimaste inascoltate\, come il cambiamento climatico\, l’inquinamento\, la fame nel mondo e l’ingiustizia\, semplicemente perché non è preparata a farlo. 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Ciò che ne rimane è un’umanità confusa e impaurita\, sopraffatta dall’ossessione di questo continuo doversi vendere\, con il terrore che nessuno ti voglia mai comprare. \nIl tutto viene esplorato in pieno stile Carrozzeria Orfeo\, grazie a un occhio sempre lucido e\, forse\, disilluso\, che intende cogliere\, con ironia ed estremo divertimento\, i paradossi\, le contraddizioni e le deformazioni grottesche della realtà attraverso personaggi strabordanti di umanità\, ironia e dolore. \nLo spettacolo\, in fondo\, vuole raccontare una società sempre più triste\, eppure\, satura di foto felici in cui non sembra più esistere un luogo dove riconoscersi come soggetti autentici\, né tantomeno in progetti sociali che richiedano la nostra dedizione e la nostra lealtà. Perché l’unico comandamento sembra essere quello di produrre; l’errore è bandito\, la sofferenza individuale è percepita come una vergogna\, una zavorra da nascondere agli altri\, come segnale chiaro di debolezza e fallimento; mentre\, in modo sempre più meschino e ingannevole\, va affermandosi la nuova eroica parola portavoce del capitalismo\, resilienza\, che\, nel cinico pragmatismo di questo sistema malato\, in fondo significa solo: “Resisti nonostante tutto\, ignora te stesso e il tuo dolore\, nascondilo\, non ascoltarti più e vai avanti. Produci\, produci\, produci!” E se non esiste limite alla produzione\, anche individualmente\, dai desideri soddisfatti nascono di conseguenza sempre nuovi desideri. Sempre più prepotenti\, ossessivi e\, spesso\, indotti dal mondo esterno. Come se volessimo bere il mare di bicchiere in bicchiere. L’infinito. L’impossibile. Un impossibile ricerca senza tempo. Ed è da qui che viene il nostro dolore. \nHegel ci parla di Cattivo infinito come di “questo continuo voler sorpassare il limite\, che è l’impotenza di toglierlo e la perenne ricaduta in esso.” E il grande problema sembra essere che ormai non ci si scandalizza nemmeno più delle disfunzioni e delle atrocità del sistema\, perché è un modello di vita diventato così maledettamente normale da essere riuscito a colonizzare il nostro inconscio senza lasciarci nessuna percezione di un’alternativa. \nIl tema centrale di Salveremo il mondo prima dell’alba\, quindi\, si fonda sulla riflessione che\, a nostro avviso\, nei prossimi decenni\, l’umanità non potrà essere assolutamente in grado di ritrovarsi unita nel combattere le grandi battaglie da tempo rimaste inascoltate\, come il cambiamento climatico\, l’inquinamento\, la fame nel mondo e l’ingiustizia\, semplicemente perché non è preparata a farlo. In un contesto alienante\, dove le nuove generazioni sembrano ereditare solo valori come successo\, visibilità e vittoria\, diviene impossibile pensare a una grande battaglia collettiva per salvare questo pianeta e chi lo abita. Quando i politici stessi si espongono su tik tok per pubblicizzarsi e la vita politica\, al pari di tutto il resto\, diventa mera comunicazione\, non può esistere una classe dirigente in grado di sensibilizzare la cittadinanza sui grandi temi. Forse\, allora\, per poter combattere delle grandi battaglie comuni\, dovremo prima essere in grado di ritrovare quel senso di reciprocità e solidarietà che sembriamo aver smarrito. Potremo concentrarci sulle grandi battaglie collettive solo se riusciremo prima a riabituarci a guardare con occhi attenti ciò che ci è vicino. Potremo\, forse\, farcela solo se riusciremo ad arginare tutta quell’invisibile\, eppur feroce\, violenza quotidiana tra esseri umani. Perché lo sappiamo tutti\, ci troviamo di fronte a una pandemia\, sì… di indifferenza ed egoismo. Ma se riusciremo in questo\, se riusciremo a riavvicinarci attraverso un gesto e un pensiero sincero\, un insignificante atto di cura gratuita\, se riusciremo a ritagliare\, in mezzo al caos\, uno spazio per il pensiero semplice\, familiare e umano\, forse\, come proveranno a fare i ricchi e delusi ospiti del nostro rehab… beh\, forse (ma chi può dirlo)\, potremo salvare il mondo prima dell’alba. \n“Non siamo in grado di riconoscere le cose importanti\, siamo troppo stanchi ed esausti dal resto. Vediamo la vita solo sfiorando la catastrofe.”
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SUMMARY:CON IL VOSTRO IRRIDENTE SILENZIO
DESCRIPTION:Studio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro ideazione e drammaturgia di Fabrizio Gifuni \nSi ringraziano\nNicola Lagioia e il Salone internazionale del Libro di Torino\, Christian Raimo per la collaborazione\nFrancesco Maria Biscione e Miguel Gotor per la consulenza storica \ndurata 1 h e 40’ circa\, atto unico \nAldo Moro durante la prigionia parla\, ricorda\, scrive\, risponde\, interroga\, confessa\, accusa\, si congeda. Moltiplica le parole su carta: scrive lettere\, si rivolge ai familiari\, agli amici\, ai colleghi di partito\, ai rappresentanti delle istituzioni; annota brevi disposizioni testamentarie. E insieme compone un lungo testo politico\, storico\, personale – il cosiddetto memoriale – partendo dalle domande poste dai suoi carcerieri. \nLe lettere e il memoriale sono le ultime parole di Moro\, l’insieme delle carte scritte nei 55 giorni della sua prigionia: quelle ritrovate o\, meglio\, quelle fino a noi pervenute. Un fiume di parole inarrestabile che si cercò subito di arginare\, silenziare\, mistificare\, irridere. Moro non è Moro\, veniva detto. \nLa stampa\, in modo pressoché unanime\, martellò l’opinione pubblica sconfessando le sue parole\, mentre Moro urlava dal carcere il proprio sdegno per quest’ulteriore crudele tortura. \nA distanza di quarant’anni il destino di queste carte non è molto cambiato. \nPoche persone le hanno davvero lette\, molti hanno scelto di dimenticarle. I corpi a cui non riusciamo a dare degna sepoltura tornano però periodicamente a far sentire la propria voce. Le lettere e il memoriale sono oggi due presenze fantasmatiche\, il corpo di Moro è lo spettro che ancora occupa il palcoscenico della nostra storia di ombre. \nDopo aver lavorato sui testi pubblici e privati di Carlo Emilio Gadda e Pier Paolo Pasolini\, in due spettacoli struggenti e feroci\, riannodando una lacerante antibiografia della nazione\, Fabrizio Gifuni attraverso un doloroso e ostinato lavoro di drammaturgia si confronta con lo scritto più scabro e nudo della storia d’Italia.
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