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DESCRIPTION:Ogni gruppo di uomini ha le sue storie\, i suoi segreti\, i suoi aneddoti che custodisce gelosamente\, ma cosa succede a quelle comunità che hanno la fortuna di imbattersi in vere e proprie leggende?\nCosa succede se nei bassifondi di una qualunque delle nostre città dovesse correre voce che sia comparso un Santo? Il racconto di Roth mette il lettore davanti alla possibilità concreta di imbattersi in un Santo urbano e la storia di Andreas è difficile da dimenticare: la leggi in un pomeriggio\, la leggi a 16 anni e te la ricordi a frammenti per tutta la vita.\nCosì\, in questa comunità\, chi terrà viva la sua storia e a chi la racconterà? In scena troviamo i possibili Andreas: barboni\, prostitute\, madonnari (quelli seri) e musicanti. Non c’è luogo\, non c’è tempo.\nVediamo il loro ritrovo\, una specie di concilio improvvisato figlio di quell’Argot descritto da Hugo e così caro a Céline.\nTroviamo le storie di questi uomini e queste donne\, il loro convivere e il loro darsi manforte per tirare avanti: rievocare il rito per come lo conoscono tutti\, dagli anziani ai bambini\, la storia di Andreas\, colui che\, tra di loro\, ce l’ha fatta! \n  \ntratto dal racconto La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth\nregia Tommaso Di Pietro\ndrammaturgia Tommaso Di Pietro\ncon Donato Carabellese\, Elisa Cavallo\, Gabriele Di Grali\, Matteo Gregotti\, Federico Gritti\, Steven Zarco\nscenografia Gabriele Martinelli\ncollaboratrice al progetto scenico Sara Leuzzi\nun progetto di Officina teatrale Mirandola
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DESCRIPTION:Ogni gruppo di uomini ha le sue storie\, i suoi segreti\, i suoi aneddoti che custodisce gelosamente\, ma cosa succede a quelle comunità che hanno la fortuna di imbattersi in vere e proprie leggende?\nCosa succede se nei bassifondi di una qualunque delle nostre città dovesse correre voce che sia comparso un Santo? Il racconto di Roth mette il lettore davanti alla possibilità concreta di imbattersi in un Santo urbano e la storia di Andreas è difficile da dimenticare: la leggi in un pomeriggio\, la leggi a 16 anni e te la ricordi a frammenti per tutta la vita.\nCosì\, in questa comunità\, chi terrà viva la sua storia e a chi la racconterà? In scena troviamo i possibili Andreas: barboni\, prostitute\, madonnari (quelli seri) e musicanti. Non c’è luogo\, non c’è tempo.\nVediamo il loro ritrovo\, una specie di concilio improvvisato figlio di quell’Argot descritto da Hugo e così caro a Céline.\nTroviamo le storie di questi uomini e queste donne\, il loro convivere e il loro darsi manforte per tirare avanti: rievocare il rito per come lo conoscono tutti\, dagli anziani ai bambini\, la storia di Andreas\, colui che\, tra di loro\, ce l’ha fatta! \n  \ntratto dal racconto La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth\nregia Tommaso Di Pietro\ndrammaturgia Tommaso Di Pietro\ncon Donato Carabellese\, Elisa Cavallo\, Gabriele Di Grali\, Matteo Gregotti\, Federico Gritti\, Steven Zarco\nscenografia Gabriele Martinelli\ncollaboratrice al progetto scenico Sara Leuzzi\nun progetto di Officina teatrale Mirandola
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DESCRIPTION:Rudolf\, un musicologo\, è tormentato dall’impossibilità di scrivere il suo saggio su Mendelssohn Bartholdy. Il tema principale della sua confessione è dunque l’orrore della pagina bianca\, la paralisi che coglie lo scrittore al momento di iniziare il suo lavoro\, l’incapacità di compiere il primo passo. Il suo monologo è una stravagante requisitoria  contro gli infiniti ostacoli che si frappongono alla stesura del saggio. Ora si tratta della presenza della sorella\, ora dell’aver tardato a cogliere il momento giusto\, ora del luogo\, ora del clima. Decide quindi\, nel tentativo di sbloccare questa impasse\, di trasferirsi dal freddo di Peksam al clima più mite di Palma di Maiorca. Qui avverrà l’incontro con Anna Härdtl\, che poi Rudolf scoprirà essersi suicidata. E qui l’autore\, Thomas Bernhard\, che sembrava aver totalmente rinunciato all’intreccio\, disegnando delle situazioni perfettamente statiche\, ci sorprende con uma dinamica emozionante\, in cui il destino della giovane donna si dipana\, in una successione di colpi di scena\,  con l’ultimo atto della corsa in taxi al cimitero alle sette di mattina. L’autoritratto dello scrittore trova così il suo pendant nella storia comune\, eppure emblematica\, di una persona “qualunque”. Alla tragica eccentricità di Rudolf si contrappone la “banale” tragicità di Anna Härdtl. Ciò che rimane di questa storia è solo “cemento”: quello dei casermoni di periferia\, delle orribili costruzioni per il turismo di massa e quello dei loculi del cimitero a Palma di Maiorca. Una cifra del nostro tempo\, un simbolo dell’amorfo\, dell’inorganico\, della durezza. Ogni esistenza è un muro. \n  \ndi Thomas Bernhard \nregia e drammaturgia Roberto Trifirò\nscene\, costumi e progetto luci Gianni Carluccio\ncon Roberto Trifirò e un personaggio femminile in via di definizione \n 
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DESCRIPTION:Rudolf\, un musicologo\, è tormentato dall’impossibilità di scrivere il suo saggio su Mendelssohn Bartholdy. Il tema principale della sua confessione è dunque l’orrore della pagina bianca\, la paralisi che coglie lo scrittore al momento di iniziare il suo lavoro\, l’incapacità di compiere il primo passo. Il suo monologo è una stravagante requisitoria  contro gli infiniti ostacoli che si frappongono alla stesura del saggio. Ora si tratta della presenza della sorella\, ora dell’aver tardato a cogliere il momento giusto\, ora del luogo\, ora del clima. Decide quindi\, nel tentativo di sbloccare questa impasse\, di trasferirsi dal freddo di Peksam al clima più mite di Palma di Maiorca. Qui avverrà l’incontro con Anna Härdtl\, che poi Rudolf scoprirà essersi suicidata. E qui l’autore\, Thomas Bernhard\, che sembrava aver totalmente rinunciato all’intreccio\, disegnando delle situazioni perfettamente statiche\, ci sorprende con uma dinamica emozionante\, in cui il destino della giovane donna si dipana\, in una successione di colpi di scena\,  con l’ultimo atto della corsa in taxi al cimitero alle sette di mattina. L’autoritratto dello scrittore trova così il suo pendant nella storia comune\, eppure emblematica\, di una persona “qualunque”. Alla tragica eccentricità di Rudolf si contrappone la “banale” tragicità di Anna Härdtl. Ciò che rimane di questa storia è solo “cemento”: quello dei casermoni di periferia\, delle orribili costruzioni per il turismo di massa e quello dei loculi del cimitero a Palma di Maiorca. Una cifra del nostro tempo\, un simbolo dell’amorfo\, dell’inorganico\, della durezza. Ogni esistenza è un muro. \n  \ndi Thomas Bernhard \nregia e drammaturgia Roberto Trifirò\nscene\, costumi e progetto luci Gianni Carluccio\ncon Roberto Trifirò e un personaggio femminile in via di definizione \n 
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DESCRIPTION:Rudolf\, un musicologo\, è tormentato dall’impossibilità di scrivere il suo saggio su Mendelssohn Bartholdy. Il tema principale della sua confessione è dunque l’orrore della pagina bianca\, la paralisi che coglie lo scrittore al momento di iniziare il suo lavoro\, l’incapacità di compiere il primo passo. Il suo monologo è una stravagante requisitoria  contro gli infiniti ostacoli che si frappongono alla stesura del saggio. Ora si tratta della presenza della sorella\, ora dell’aver tardato a cogliere il momento giusto\, ora del luogo\, ora del clima. Decide quindi\, nel tentativo di sbloccare questa impasse\, di trasferirsi dal freddo di Peksam al clima più mite di Palma di Maiorca. Qui avverrà l’incontro con Anna Härdtl\, che poi Rudolf scoprirà essersi suicidata. E qui l’autore\, Thomas Bernhard\, che sembrava aver totalmente rinunciato all’intreccio\, disegnando delle situazioni perfettamente statiche\, ci sorprende con uma dinamica emozionante\, in cui il destino della giovane donna si dipana\, in una successione di colpi di scena\,  con l’ultimo atto della corsa in taxi al cimitero alle sette di mattina. L’autoritratto dello scrittore trova così il suo pendant nella storia comune\, eppure emblematica\, di una persona “qualunque”. Alla tragica eccentricità di Rudolf si contrappone la “banale” tragicità di Anna Härdtl. Ciò che rimane di questa storia è solo “cemento”: quello dei casermoni di periferia\, delle orribili costruzioni per il turismo di massa e quello dei loculi del cimitero a Palma di Maiorca. Una cifra del nostro tempo\, un simbolo dell’amorfo\, dell’inorganico\, della durezza. Ogni esistenza è un muro. \n  \ndi Thomas Bernhard \nregia e drammaturgia Roberto Trifirò\nscene\, costumi e progetto luci Gianni Carluccio\ncon Roberto Trifirò e un personaggio femminile in via di definizione \n 
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DESCRIPTION:Rudolf\, un musicologo\, è tormentato dall’impossibilità di scrivere il suo saggio su Mendelssohn Bartholdy. Il tema principale della sua confessione è dunque l’orrore della pagina bianca\, la paralisi che coglie lo scrittore al momento di iniziare il suo lavoro\, l’incapacità di compiere il primo passo. Il suo monologo è una stravagante requisitoria  contro gli infiniti ostacoli che si frappongono alla stesura del saggio. Ora si tratta della presenza della sorella\, ora dell’aver tardato a cogliere il momento giusto\, ora del luogo\, ora del clima. Decide quindi\, nel tentativo di sbloccare questa impasse\, di trasferirsi dal freddo di Peksam al clima più mite di Palma di Maiorca. Qui avverrà l’incontro con Anna Härdtl\, che poi Rudolf scoprirà essersi suicidata. E qui l’autore\, Thomas Bernhard\, che sembrava aver totalmente rinunciato all’intreccio\, disegnando delle situazioni perfettamente statiche\, ci sorprende con uma dinamica emozionante\, in cui il destino della giovane donna si dipana\, in una successione di colpi di scena\,  con l’ultimo atto della corsa in taxi al cimitero alle sette di mattina. L’autoritratto dello scrittore trova così il suo pendant nella storia comune\, eppure emblematica\, di una persona “qualunque”. Alla tragica eccentricità di Rudolf si contrappone la “banale” tragicità di Anna Härdtl. Ciò che rimane di questa storia è solo “cemento”: quello dei casermoni di periferia\, delle orribili costruzioni per il turismo di massa e quello dei loculi del cimitero a Palma di Maiorca. Una cifra del nostro tempo\, un simbolo dell’amorfo\, dell’inorganico\, della durezza. Ogni esistenza è un muro. \n  \ndi Thomas Bernhard \nregia e drammaturgia Roberto Trifirò\nscene\, costumi e progetto luci Gianni Carluccio\ncon Roberto Trifirò e un personaggio femminile in via di definizione \n 
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DESCRIPTION:Elena Arvigo debutta in prima nazionale con il suo nuovo spettacolo Appunti per il futuro\, tratto da alcuni testi del premio Nobel per la letteratura 2015 Svetlana Aleksievič (Una Battaglia persa\, Preghiera per Chernobyl\, La guerra non ha un volto di donna\, Solo l’amore salva dall’ira) e di altre scrittrici: Marguerite Duras\, Anna Stepanovna Politkovskaja e Simone Weil. \nAppunti per il futuro\, in scena fino a domenica 1 febbraio\, è un coro di voci femminili\, una nuova narrazione degli eventi – non storie di vincitori e vinti\, di torti e ragioni – ma dei sentimenti di chi racconta. “Non scrivo una storia della guerra\, ma una storia dei sentimenti” scrive la giornalista e scrittrice Aleksievič che si definisce una storica dell’anima.\nDalla trama dei ricordi e delle testimonianze si forma così un’ideale staffetta per coltivare la necessità della memoria.\nLa melodia di queste voci si concentra sulla dimensione umana: la Grande storia si rivela allora con nuove parole attraverso la trama dei ricordi\, addentrandosi nelle testimonianze delle persone\, con i loro vissuti e le loro emozioni. \n  \nUn progetto di e con Elena Arvigo\nelementi scenici di Elena Arvigo in dialogo con Maria Alessandra Giuri\nluci Pablo Canella\nuna produzione Teatro Out Off in collaborazione con Compagnia Elena Arvigo / Santarita&Jack Teatro\nInserito in Invito a Teatro
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DESCRIPTION:Elena Arvigo debutta in prima nazionale con il suo nuovo spettacolo Appunti per il futuro\, tratto da alcuni testi del premio Nobel per la letteratura 2015 Svetlana Aleksievič (Una Battaglia persa\, Preghiera per Chernobyl\, La guerra non ha un volto di donna\, Solo l’amore salva dall’ira) e di altre scrittrici: Marguerite Duras\, Anna Stepanovna Politkovskaja e Simone Weil. \nAppunti per il futuro\, in scena fino a domenica 1 febbraio\, è un coro di voci femminili\, una nuova narrazione degli eventi – non storie di vincitori e vinti\, di torti e ragioni – ma dei sentimenti di chi racconta. “Non scrivo una storia della guerra\, ma una storia dei sentimenti” scrive la giornalista e scrittrice Aleksievič che si definisce una storica dell’anima.\nDalla trama dei ricordi e delle testimonianze si forma così un’ideale staffetta per coltivare la necessità della memoria.\nLa melodia di queste voci si concentra sulla dimensione umana: la Grande storia si rivela allora con nuove parole attraverso la trama dei ricordi\, addentrandosi nelle testimonianze delle persone\, con i loro vissuti e le loro emozioni. \n  \nUn progetto di e con Elena Arvigo\nelementi scenici di Elena Arvigo in dialogo con Maria Alessandra Giuri\nluci Pablo Canella\nuna produzione Teatro Out Off in collaborazione con Compagnia Elena Arvigo / Santarita&Jack Teatro\nInserito in Invito a Teatro
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