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DESCRIPTION:Un viaggio nel ricordo del rapporto fra tre amici\, dal tumulto degli istinti giovanili al non detto del tempo della maturità. Pinter al massimo della sua ispirazione\, mette in moto la macchina della memoria per parlare di noi. \nIn un progetto dedicato all’incontro tra le ultime generazioni teatrali e il grande drammaturgo inglese\, non poteva mancare Tradimenti\, uno dei suoi massimi capolavori. Scritto nel 1978 sotto la forte influenza che ebbe per Harold Pinter À la Recherce du temps perdu\, è una palestra per attori in cui l’autore sperimenta la tecnica del ricordo: la narrazione al contrario verso il punto generativo degli eventi.\nCerca così di ricostruire una storia di amori e tradimenti nata nel ‘68 e terminata 10 anni dopo\, così come è vista attraverso il filtro poetico della memoria\, facendo un bilancio di quegli anni ruggenti e del fallimento dei propri ideali giovanili. \nTradimenti è una commedia sull’amore\, ma anche molto di più. Il tradimento è quello del tempo che inganna\, consuma\, delude e spesso costruisce una falsa memoria al servizio del presente.\nNella sua meravigliosa enigmaticità quasi solare\, Betrayal racconta delle tante contraddizioni di ogni generazione di giovani alla ricerca della propria identità.\nLo spettacolo di Maurizio Schmidt e del Bas trasforma questo enigma in una danza intorno ad un pianoforte\, una sinfonia del ricordo “a corpo libero” i cui elementi sono la musica\, la parola di Pinter\, il corpo\, la luce e lo spazio. \n  \ndi Harold Pinter\ntraduzione di Alessandra Serra\ncon Gaetano Franzese\, Lucrezia Mascellino\, Claudio Pellegrini\nal pianoforte Chiara Schmidt\nluci Massimo Guarnotta\nspazio scenico Federico Fé d’Ostiani\norganizzazione Marta Ceresoli\nregia Maurizio Schmidt\nproduzione Teatro Out Off\, Farneto Teatro\, Bas
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DESCRIPTION:Un viaggio nel ricordo del rapporto fra tre amici\, dal tumulto degli istinti giovanili al non detto del tempo della maturità. Pinter al massimo della sua ispirazione\, mette in moto la macchina della memoria per parlare di noi. \nIn un progetto dedicato all’incontro tra le ultime generazioni teatrali e il grande drammaturgo inglese\, non poteva mancare Tradimenti\, uno dei suoi massimi capolavori. Scritto nel 1978 sotto la forte influenza che ebbe per Harold Pinter À la Recherce du temps perdu\, è una palestra per attori in cui l’autore sperimenta la tecnica del ricordo: la narrazione al contrario verso il punto generativo degli eventi.\nCerca così di ricostruire una storia di amori e tradimenti nata nel ‘68 e terminata 10 anni dopo\, così come è vista attraverso il filtro poetico della memoria\, facendo un bilancio di quegli anni ruggenti e del fallimento dei propri ideali giovanili. \nTradimenti è una commedia sull’amore\, ma anche molto di più. Il tradimento è quello del tempo che inganna\, consuma\, delude e spesso costruisce una falsa memoria al servizio del presente.\nNella sua meravigliosa enigmaticità quasi solare\, Betrayal racconta delle tante contraddizioni di ogni generazione di giovani alla ricerca della propria identità.\nLo spettacolo di Maurizio Schmidt e del Bas trasforma questo enigma in una danza intorno ad un pianoforte\, una sinfonia del ricordo “a corpo libero” i cui elementi sono la musica\, la parola di Pinter\, il corpo\, la luce e lo spazio. \n  \ndi Harold Pinter\ntraduzione di Alessandra Serra\ncon Gaetano Franzese\, Lucrezia Mascellino\, Claudio Pellegrini\nal pianoforte Chiara Schmidt\nluci Massimo Guarnotta\nspazio scenico Federico Fé d’Ostiani\norganizzazione Marta Ceresoli\nregia Maurizio Schmidt\nproduzione Teatro Out Off\, Farneto Teatro\, Bas
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DESCRIPTION:Uno dei testi più felici e rappresentati di Pinter\, una fotografia a forte contrasto della famiglia nucleare\, tagliata da ogni vincolo sociale\, nel proprio appartamento sperduto nella periferia di una grande città. L’uomo che va al lavoro\, la donna che sta a casa\, l’assenza dei figli\, il lattaio che gira raccontando i pettegolezzi e vendendo a tutte le massaie lo stesso latte: è questo il paesaggio umano degli anni del benessere che Pinter descrive.\nUno sguardo che lo portava a dire (in accordo con tanta filosofia dei suoi tempi): viviamo nella repressione e fingiamo di vivere nella libertà. \nIn questo paesaggio\, una coppia inventa una doppia esistenza\, un tenero e duro gioco di ruoli per proteggere l’amore dalla minaccia della alienazione quotidiana.\nL’amante è un testo molto divertente e leggero\, quasi un apologo pirandelliano della ricerca della propria identità nella società dell’io diviso. Racconta di una energia pulsionale inespressa\, della ricerca di un equilibrio tra la maschera sociale e quella affettiva e in definitiva di una società capitalistica in cui le persone\, avendo imparato ad essere forti\, devono ancora imparare ad essere felici \n  \ndi Harold Pinter\ntraduzione di Alessandra Serra\ncon Nicoletta Epifani\, Salvatore Alfano\nluci Massimo Guarnotta\nspazio scenico Federico Fé d’Ostiani\norganizzazione Marta Ceresoli\nregia Luca Fusi\nproduzione Teatro Out Off\, Farneto Teatro\, Bas
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DESCRIPTION:Tre donne esilaranti\, diverse e toccanti raccontano la propria quotidianità troppo spesso costellata di violenze e soprusi. Un testo del 1977 che ha fatto la storia del teatro\, ma capace di parlare e illuminare generazioni di donne e uomini.\nUno testo storico che continua a mantenere intatta la sua portata sociale e la sua forza comica. Lo spettacolo è composto da tre monologhi distinti per tre donne esilaranti e diverse. \nIl primo intitolato\, UNA DONNA SOLA\, è dominato dall’estro spiritoso di una casalinga che sembra disporre di tutto ciò che vuole all’interno del suo nucleo familiare\, ad eccezione della cosa più importante: il rispetto della propria dignità femminile.\nLa seconda storia\, ABBIAMO TUTTE LA STESSA STORIA\, è la raffigurazione di un sofferto rapporto sessuale fra un uomo e una donna.\nC’è anche una favola che attraversando i topos narrativi più noti (il lupo\, la strega ecc.) mette a confronto una brava bambina e la sua bambola parlante che si esprime in modo scurrile. Queste due figure sono di fatto la stessa persona.\nLa mite bambina è la parte che subisce e la bambola quella che invece si ribella. \nInfine\, l’ultimo brano\, fulminante\, agghiacciante e risolutivo che servendosi di una lingua antica del Cinquecento\, è ripreso dalla MEDEA di Euripide.\nIl testo non racconta il dramma della gelosia\, bensì il rifiuto di una legge e di una cultura che vuole la donna ossequiante\, ancorché umiliata e offesa.\nÈ una ballata tragica che Franca Rame dedicava ogni sera alle donne giovani e non più giovani presenti in sala. \n  \ndi Dario Fo e Franca Rame\ncon Monica Bonomi\ne con la partecipazione di Tommaso Di Pietro\nregia Lorenzo Loris\nscene Lorenzo Loris e Luigi Chiaromonte\ncostumi Lorenzo Loris\ninterventi pittorici Giovanni Franzi\nluci Luigi Chiaromonte\nproduzione Teatro Out Off
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DESCRIPTION:Tre donne esilaranti\, diverse e toccanti raccontano la propria quotidianità troppo spesso costellata di violenze e soprusi. Un testo del 1977 che ha fatto la storia del teatro\, ma capace di parlare e illuminare generazioni di donne e uomini.\nUno testo storico che continua a mantenere intatta la sua portata sociale e la sua forza comica. Lo spettacolo è composto da tre monologhi distinti per tre donne esilaranti e diverse. \nIl primo intitolato\, UNA DONNA SOLA\, è dominato dall’estro spiritoso di una casalinga che sembra disporre di tutto ciò che vuole all’interno del suo nucleo familiare\, ad eccezione della cosa più importante: il rispetto della propria dignità femminile.\nLa seconda storia\, ABBIAMO TUTTE LA STESSA STORIA\, è la raffigurazione di un sofferto rapporto sessuale fra un uomo e una donna.\nC’è anche una favola che attraversando i topos narrativi più noti (il lupo\, la strega ecc.) mette a confronto una brava bambina e la sua bambola parlante che si esprime in modo scurrile. Queste due figure sono di fatto la stessa persona.\nLa mite bambina è la parte che subisce e la bambola quella che invece si ribella. \nInfine\, l’ultimo brano\, fulminante\, agghiacciante e risolutivo che servendosi di una lingua antica del Cinquecento\, è ripreso dalla MEDEA di Euripide.\nIl testo non racconta il dramma della gelosia\, bensì il rifiuto di una legge e di una cultura che vuole la donna ossequiante\, ancorché umiliata e offesa.\nÈ una ballata tragica che Franca Rame dedicava ogni sera alle donne giovani e non più giovani presenti in sala. \n  \ndi Dario Fo e Franca Rame\ncon Monica Bonomi\ne con la partecipazione di Tommaso Di Pietro\nregia Lorenzo Loris\nscene Lorenzo Loris e Luigi Chiaromonte\ncostumi Lorenzo Loris\ninterventi pittorici Giovanni Franzi\nluci Luigi Chiaromonte\nproduzione Teatro Out Off
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