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SUMMARY:LA CITTÀ DEI VIVI
DESCRIPTION:Un delitto brutale scuote Roma: due giovani sotto sostanze stupefacenti torturano e uccidono un coetaneo in un appartamento\, senza apparente motivo. Questo fatto di cronaca realmente accaduto diventa metafora per scavare nel buio delle nostre coscienze. La prima produzione Elsinor 2025 è uno spettacolo struggente con attori reali e semi olografici sul rapporto genitori-figli\, sulla bellezza e la violenza\, che scuote in modo profondo e pone interrogativi: quanto sappiamo di non sapere sulle vite di coloro che amiamo? Perché diciamo sempre “Ti prego\, fa’ che non accada a me” e mai “Ti prego\, fa’ che non sia io a farlo”?\n\n\n\nL’attesissimo spettacolo in prima nazionale sul romanzo di Nicola Lagioia. \nUn caso di cronaca nera tra i più angoscianti degli ultimi anni diventa materia teatrale. Un delitto assurdo e brutale scuote Roma nel cuore della notte: due giovani insospettabili torturano e uccidono un coetaneo senza un motivo apparente.  Lo spettacolo La città dei vivi porta in scena la discesa in un inferno che appartiene non solo ai protagonisti\, ma a un’intera società. Liberamente tratto dall’inchiesta narrativa di Nicola Lagioia\, affronta il male nella sua forma più disarmante: quella che si nasconde dietro volti normali\, in vite comuni. Attraverso una drammaturgia tesa\, ibrida tra racconto e confessione\, il teatro diventa lo spazio dove guardare l’indicibile. Roma\, presenza viva e ambigua\, è insieme scenario e protagonista: una città che ammalia e consuma\, che attrae e abbandona\, viva\, tentacolare\, oscura. Una città che pulsa di desideri\, illusioni\, fallimenti. I personaggi si muovono dentro una spirale di fascinazione e repulsione\, mentre il pubblico è chiamato a guardare dove normalmente si distoglie lo sguardo. \nLa città dei vivi bestseller mondiale di Nicola Lagioia\, nuova creazione della regista e digital artist Ivonne Capece  interroga il confine tra narrazione e realtà\, esigenza artistica e ossessione esistenziale. Non è la cronaca di un delitto\, ma il riflesso di un’autopsia interiore\, in cui l’artista si espone al vortice emotivo che lo lega alla sua città e al suo stesso impulso di raccontare. Roma\, con il suo caos\, l’indifferenza e la magnificenza\, non è uno sfondo ma una forza che modella il dolore e la scrittura. Fare arte significa misurarsi con un abisso\, senza la certezza di uscirne indenni. \nAVVERTENZA\nLo spettacolo “La città dei vivi“ è un’opera di finzione\, seppur liberamente ispirato ad un romanzo che tratta vicende di cronaca note al pubblico. Esso non ha finalità informative\, documentaristiche o giornalistiche\, né intende rappresentare fedelmente fatti\, persone o responsabilità realmente accertate. Al contrario\, si configura come opera artistica\, espressione del diritto alla libertà creativa\, finalizzata all’esplorazione di temi universali attraverso strumenti propri della scena: la metafora\, l’iperbole\, la trasfigurazione simbolica\, l’immaginario. Eventuali riferimenti a nomi\, situazioni o dinamiche riconoscibili sono frutto di elaborazione drammaturgica e non devono essere intesi come affermazioni veritiere o ricostruzioni attendibili dei fatti. L’opera non mira ad informare né a fornire verità\, ma a stimolare una riflessione artistica e umana. In nessun caso la rappresentazione va intesa come accusa\, insinuazione o giudizio reale nei confronti di soggetti eventualmente riconoscibili. Ogni elemento narrativo mira a manipolare la vicenda specifica per raccontare una storia universale\, proposta in chiave poetica\, simbolica e provocatoria. \nLiberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia \nRegia\, video e adattamento drammaturgico Ivonne Capece\nInterpreti Sergio Leone\, Daniele Di Pietro\, Pietro De Tommasi\, Cristian Zandonella \nInterpreti in video Tindaro Granata\, Arianna Scommegna\, Pasquale Montemurro\, Marco Té\, Samuele Finocchiaro\, Stefano Carenza\, Pietro Savoi\, Lorenzo Vio\, Ioana Miruna\, Penelope Sangiorgi\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\, Pietro Giannuso\, Giuseppina Manaresi\, Olmo Broglia Anghinoni\nscene Rosita Vallefuoco\nassistente alla scenografia Michele Lubrano Lavadera \nvideomaking e regia video Ivonne Capece\ncostumi e concept visivo Micol Vighi\nsound designer Simone Arganini\nassistente alla regia Micol Vighi\nassistenti volontari  Pasquale Montemurro\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\nlight designer Luigi Biondi \nriprese Antar Corrado\npost-produzione video Domenico Parrino\nresponsabile di produzione Nadia Fiorio\nresponsabile tecnico  Rossano Siragusano \nprodotto da Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, TPE Teatro Piemonte Europa\, Teatri di Bari\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro di Sardegna
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LOCATION:Teatro Fontana\, Via G. A. Boltraffio\, 21\, Milano\, 20159\, Italy
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DESCRIPTION:Un delitto brutale scuote Roma: due giovani sotto sostanze stupefacenti torturano e uccidono un coetaneo in un appartamento\, senza apparente motivo. Questo fatto di cronaca realmente accaduto diventa metafora per scavare nel buio delle nostre coscienze. La prima produzione Elsinor 2025 è uno spettacolo struggente con attori reali e semi olografici sul rapporto genitori-figli\, sulla bellezza e la violenza\, che scuote in modo profondo e pone interrogativi: quanto sappiamo di non sapere sulle vite di coloro che amiamo? Perché diciamo sempre “Ti prego\, fa’ che non accada a me” e mai “Ti prego\, fa’ che non sia io a farlo”?\n\n\n\nL’attesissimo spettacolo in prima nazionale sul romanzo di Nicola Lagioia. \nUn caso di cronaca nera tra i più angoscianti degli ultimi anni diventa materia teatrale. Un delitto assurdo e brutale scuote Roma nel cuore della notte: due giovani insospettabili torturano e uccidono un coetaneo senza un motivo apparente.  Lo spettacolo La città dei vivi porta in scena la discesa in un inferno che appartiene non solo ai protagonisti\, ma a un’intera società. Liberamente tratto dall’inchiesta narrativa di Nicola Lagioia\, affronta il male nella sua forma più disarmante: quella che si nasconde dietro volti normali\, in vite comuni. Attraverso una drammaturgia tesa\, ibrida tra racconto e confessione\, il teatro diventa lo spazio dove guardare l’indicibile. Roma\, presenza viva e ambigua\, è insieme scenario e protagonista: una città che ammalia e consuma\, che attrae e abbandona\, viva\, tentacolare\, oscura. Una città che pulsa di desideri\, illusioni\, fallimenti. I personaggi si muovono dentro una spirale di fascinazione e repulsione\, mentre il pubblico è chiamato a guardare dove normalmente si distoglie lo sguardo. \nLa città dei vivi bestseller mondiale di Nicola Lagioia\, nuova creazione della regista e digital artist Ivonne Capece  interroga il confine tra narrazione e realtà\, esigenza artistica e ossessione esistenziale. Non è la cronaca di un delitto\, ma il riflesso di un’autopsia interiore\, in cui l’artista si espone al vortice emotivo che lo lega alla sua città e al suo stesso impulso di raccontare. Roma\, con il suo caos\, l’indifferenza e la magnificenza\, non è uno sfondo ma una forza che modella il dolore e la scrittura. Fare arte significa misurarsi con un abisso\, senza la certezza di uscirne indenni. \nAVVERTENZA\nLo spettacolo “La città dei vivi“ è un’opera di finzione\, seppur liberamente ispirato ad un romanzo che tratta vicende di cronaca note al pubblico. Esso non ha finalità informative\, documentaristiche o giornalistiche\, né intende rappresentare fedelmente fatti\, persone o responsabilità realmente accertate. Al contrario\, si configura come opera artistica\, espressione del diritto alla libertà creativa\, finalizzata all’esplorazione di temi universali attraverso strumenti propri della scena: la metafora\, l’iperbole\, la trasfigurazione simbolica\, l’immaginario. Eventuali riferimenti a nomi\, situazioni o dinamiche riconoscibili sono frutto di elaborazione drammaturgica e non devono essere intesi come affermazioni veritiere o ricostruzioni attendibili dei fatti. L’opera non mira ad informare né a fornire verità\, ma a stimolare una riflessione artistica e umana. In nessun caso la rappresentazione va intesa come accusa\, insinuazione o giudizio reale nei confronti di soggetti eventualmente riconoscibili. Ogni elemento narrativo mira a manipolare la vicenda specifica per raccontare una storia universale\, proposta in chiave poetica\, simbolica e provocatoria. \nLiberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia \nRegia\, video e adattamento drammaturgico Ivonne Capece\nInterpreti Sergio Leone\, Daniele Di Pietro\, Pietro De Tommasi\, Cristian Zandonella \nInterpreti in video Tindaro Granata\, Arianna Scommegna\, Pasquale Montemurro\, Marco Té\, Samuele Finocchiaro\, Stefano Carenza\, Pietro Savoi\, Lorenzo Vio\, Ioana Miruna\, Penelope Sangiorgi\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\, Pietro Giannuso\, Giuseppina Manaresi\, Olmo Broglia Anghinoni\nscene Rosita Vallefuoco\nassistente alla scenografia Michele Lubrano Lavadera \nvideomaking e regia video Ivonne Capece\ncostumi e concept visivo Micol Vighi\nsound designer Simone Arganini\nassistente alla regia Micol Vighi\nassistenti volontari  Pasquale Montemurro\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\nlight designer Luigi Biondi \nriprese Antar Corrado\npost-produzione video Domenico Parrino\nresponsabile di produzione Nadia Fiorio\nresponsabile tecnico  Rossano Siragusano \nprodotto da Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, TPE Teatro Piemonte Europa\, Teatri di Bari\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro di Sardegna
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SUMMARY:LA CITTÀ DEI VIVI
DESCRIPTION:Un delitto brutale scuote Roma: due giovani sotto sostanze stupefacenti torturano e uccidono un coetaneo in un appartamento\, senza apparente motivo. Questo fatto di cronaca realmente accaduto diventa metafora per scavare nel buio delle nostre coscienze. La prima produzione Elsinor 2025 è uno spettacolo struggente con attori reali e semi olografici sul rapporto genitori-figli\, sulla bellezza e la violenza\, che scuote in modo profondo e pone interrogativi: quanto sappiamo di non sapere sulle vite di coloro che amiamo? Perché diciamo sempre “Ti prego\, fa’ che non accada a me” e mai “Ti prego\, fa’ che non sia io a farlo”?\n\n\n\nL’attesissimo spettacolo in prima nazionale sul romanzo di Nicola Lagioia. \nUn caso di cronaca nera tra i più angoscianti degli ultimi anni diventa materia teatrale. Un delitto assurdo e brutale scuote Roma nel cuore della notte: due giovani insospettabili torturano e uccidono un coetaneo senza un motivo apparente.  Lo spettacolo La città dei vivi porta in scena la discesa in un inferno che appartiene non solo ai protagonisti\, ma a un’intera società. Liberamente tratto dall’inchiesta narrativa di Nicola Lagioia\, affronta il male nella sua forma più disarmante: quella che si nasconde dietro volti normali\, in vite comuni. Attraverso una drammaturgia tesa\, ibrida tra racconto e confessione\, il teatro diventa lo spazio dove guardare l’indicibile. Roma\, presenza viva e ambigua\, è insieme scenario e protagonista: una città che ammalia e consuma\, che attrae e abbandona\, viva\, tentacolare\, oscura. Una città che pulsa di desideri\, illusioni\, fallimenti. I personaggi si muovono dentro una spirale di fascinazione e repulsione\, mentre il pubblico è chiamato a guardare dove normalmente si distoglie lo sguardo. \nLa città dei vivi bestseller mondiale di Nicola Lagioia\, nuova creazione della regista e digital artist Ivonne Capece  interroga il confine tra narrazione e realtà\, esigenza artistica e ossessione esistenziale. Non è la cronaca di un delitto\, ma il riflesso di un’autopsia interiore\, in cui l’artista si espone al vortice emotivo che lo lega alla sua città e al suo stesso impulso di raccontare. Roma\, con il suo caos\, l’indifferenza e la magnificenza\, non è uno sfondo ma una forza che modella il dolore e la scrittura. Fare arte significa misurarsi con un abisso\, senza la certezza di uscirne indenni. \nAVVERTENZA\nLo spettacolo “La città dei vivi“ è un’opera di finzione\, seppur liberamente ispirato ad un romanzo che tratta vicende di cronaca note al pubblico. Esso non ha finalità informative\, documentaristiche o giornalistiche\, né intende rappresentare fedelmente fatti\, persone o responsabilità realmente accertate. Al contrario\, si configura come opera artistica\, espressione del diritto alla libertà creativa\, finalizzata all’esplorazione di temi universali attraverso strumenti propri della scena: la metafora\, l’iperbole\, la trasfigurazione simbolica\, l’immaginario. Eventuali riferimenti a nomi\, situazioni o dinamiche riconoscibili sono frutto di elaborazione drammaturgica e non devono essere intesi come affermazioni veritiere o ricostruzioni attendibili dei fatti. L’opera non mira ad informare né a fornire verità\, ma a stimolare una riflessione artistica e umana. In nessun caso la rappresentazione va intesa come accusa\, insinuazione o giudizio reale nei confronti di soggetti eventualmente riconoscibili. Ogni elemento narrativo mira a manipolare la vicenda specifica per raccontare una storia universale\, proposta in chiave poetica\, simbolica e provocatoria. \nLiberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia \nRegia\, video e adattamento drammaturgico Ivonne Capece\nInterpreti Sergio Leone\, Daniele Di Pietro\, Pietro De Tommasi\, Cristian Zandonella \nInterpreti in video Tindaro Granata\, Arianna Scommegna\, Pasquale Montemurro\, Marco Té\, Samuele Finocchiaro\, Stefano Carenza\, Pietro Savoi\, Lorenzo Vio\, Ioana Miruna\, Penelope Sangiorgi\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\, Pietro Giannuso\, Giuseppina Manaresi\, Olmo Broglia Anghinoni\nscene Rosita Vallefuoco\nassistente alla scenografia Michele Lubrano Lavadera \nvideomaking e regia video Ivonne Capece\ncostumi e concept visivo Micol Vighi\nsound designer Simone Arganini\nassistente alla regia Micol Vighi\nassistenti volontari  Pasquale Montemurro\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\nlight designer Luigi Biondi \nriprese Antar Corrado\npost-produzione video Domenico Parrino\nresponsabile di produzione Nadia Fiorio\nresponsabile tecnico  Rossano Siragusano \nprodotto da Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, TPE Teatro Piemonte Europa\, Teatri di Bari\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro di Sardegna
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SUMMARY:AMOROSI ASSASSINI
DESCRIPTION:Spettacolo-concerto contro la violenza di genere\n\nD’amore non si muore? Un monologo ironico e spietato con live-elettronico su un caso di cronaca sorprendente: la storia di Francesca Baleani\, sopravvissuta al tentato omicidio da parte dell’ex marito\, direttore del Teatro di Macerata.\n\n\n\nTra cronaca\, poesia e musica per un monologo con musica elettronica dal vivo in occasione del mese dedicato alla violenza di genere. \nCome possono convivere nella stessa frase le parole “amore” e “assassino”? Purtroppo possono\, perché ancora oggi la violenza sulle donne viene spesso giustificata come eccesso d’amore. Scritto e interpretato da Valeria Perdonò\, accompagnata dai live electronics di Giacomo Zorzi\, Amorosi assassini affronta il tema del femminicidio partendo dalla storia vera di Francesca Baleani\, sopravvissuta a un tentato omicidio da parte dell’ex marito\, direttore del Teatro di Macerata. Un uomo colto\, con un elevato livello culturale\, che dimostra come la violenza non abbia confini sociali né intellettuali. Una vicenda segnata da anni di peripezie giudiziarie\, psichiatriche e ricorsi che solleva domande profonde sul sistema e sulla società. \nLo spettacolo intreccia cronaca\, dati\, testimonianze\, poesia e musica per riflettere sull’impatto culturale della violenza di genere e sulla responsabilità collettiva. Perché se il femminicidio è solo la punta di un iceberg\, è dalla cultura che deve partire il cambiamento. \nDi e con Valeria Perdonò \nTastiere e live electronics Giacomo Zorzi\nArt director Federica Restani\nin collaborazione con Ars Creazione e spettacolo \nFoto di scena Marcella Foccardi
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DESCRIPTION:Spettacolo-concerto contro la violenza di genere\n\nD’amore non si muore? Un monologo ironico e spietato con live-elettronico su un caso di cronaca sorprendente: la storia di Francesca Baleani\, sopravvissuta al tentato omicidio da parte dell’ex marito\, direttore del Teatro di Macerata.\n\n\n\nTra cronaca\, poesia e musica per un monologo con musica elettronica dal vivo in occasione del mese dedicato alla violenza di genere. \nCome possono convivere nella stessa frase le parole “amore” e “assassino”? Purtroppo possono\, perché ancora oggi la violenza sulle donne viene spesso giustificata come eccesso d’amore. Scritto e interpretato da Valeria Perdonò\, accompagnata dai live electronics di Giacomo Zorzi\, Amorosi assassini affronta il tema del femminicidio partendo dalla storia vera di Francesca Baleani\, sopravvissuta a un tentato omicidio da parte dell’ex marito\, direttore del Teatro di Macerata. Un uomo colto\, con un elevato livello culturale\, che dimostra come la violenza non abbia confini sociali né intellettuali. Una vicenda segnata da anni di peripezie giudiziarie\, psichiatriche e ricorsi che solleva domande profonde sul sistema e sulla società. \nLo spettacolo intreccia cronaca\, dati\, testimonianze\, poesia e musica per riflettere sull’impatto culturale della violenza di genere e sulla responsabilità collettiva. Perché se il femminicidio è solo la punta di un iceberg\, è dalla cultura che deve partire il cambiamento. \nDi e con Valeria Perdonò \nTastiere e live electronics Giacomo Zorzi\nArt director Federica Restani\nin collaborazione con Ars Creazione e spettacolo \nFoto di scena Marcella Foccardi
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DESCRIPTION:Un delitto brutale scuote Roma: due giovani sotto sostanze stupefacenti torturano e uccidono un coetaneo in un appartamento\, senza apparente motivo. Questo fatto di cronaca realmente accaduto diventa metafora per scavare nel buio delle nostre coscienze. La prima produzione Elsinor 2025 è uno spettacolo struggente con attori reali e semi olografici sul rapporto genitori-figli\, sulla bellezza e la violenza\, che scuote in modo profondo e pone interrogativi: quanto sappiamo di non sapere sulle vite di coloro che amiamo? Perché diciamo sempre “Ti prego\, fa’ che non accada a me” e mai “Ti prego\, fa’ che non sia io a farlo”?\n\n\n\nL’attesissimo spettacolo in prima nazionale sul romanzo di Nicola Lagioia. \nUn caso di cronaca nera tra i più angoscianti degli ultimi anni diventa materia teatrale. Un delitto assurdo e brutale scuote Roma nel cuore della notte: due giovani insospettabili torturano e uccidono un coetaneo senza un motivo apparente.  Lo spettacolo La città dei vivi porta in scena la discesa in un inferno che appartiene non solo ai protagonisti\, ma a un’intera società. Liberamente tratto dall’inchiesta narrativa di Nicola Lagioia\, affronta il male nella sua forma più disarmante: quella che si nasconde dietro volti normali\, in vite comuni. Attraverso una drammaturgia tesa\, ibrida tra racconto e confessione\, il teatro diventa lo spazio dove guardare l’indicibile. Roma\, presenza viva e ambigua\, è insieme scenario e protagonista: una città che ammalia e consuma\, che attrae e abbandona\, viva\, tentacolare\, oscura. Una città che pulsa di desideri\, illusioni\, fallimenti. I personaggi si muovono dentro una spirale di fascinazione e repulsione\, mentre il pubblico è chiamato a guardare dove normalmente si distoglie lo sguardo. \nLa città dei vivi bestseller mondiale di Nicola Lagioia\, nuova creazione della regista e digital artist Ivonne Capece  interroga il confine tra narrazione e realtà\, esigenza artistica e ossessione esistenziale. Non è la cronaca di un delitto\, ma il riflesso di un’autopsia interiore\, in cui l’artista si espone al vortice emotivo che lo lega alla sua città e al suo stesso impulso di raccontare. Roma\, con il suo caos\, l’indifferenza e la magnificenza\, non è uno sfondo ma una forza che modella il dolore e la scrittura. Fare arte significa misurarsi con un abisso\, senza la certezza di uscirne indenni. \nAVVERTENZA\nLo spettacolo “La città dei vivi“ è un’opera di finzione\, seppur liberamente ispirato ad un romanzo che tratta vicende di cronaca note al pubblico. Esso non ha finalità informative\, documentaristiche o giornalistiche\, né intende rappresentare fedelmente fatti\, persone o responsabilità realmente accertate. Al contrario\, si configura come opera artistica\, espressione del diritto alla libertà creativa\, finalizzata all’esplorazione di temi universali attraverso strumenti propri della scena: la metafora\, l’iperbole\, la trasfigurazione simbolica\, l’immaginario. Eventuali riferimenti a nomi\, situazioni o dinamiche riconoscibili sono frutto di elaborazione drammaturgica e non devono essere intesi come affermazioni veritiere o ricostruzioni attendibili dei fatti. L’opera non mira ad informare né a fornire verità\, ma a stimolare una riflessione artistica e umana. In nessun caso la rappresentazione va intesa come accusa\, insinuazione o giudizio reale nei confronti di soggetti eventualmente riconoscibili. Ogni elemento narrativo mira a manipolare la vicenda specifica per raccontare una storia universale\, proposta in chiave poetica\, simbolica e provocatoria. \nLiberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia \nRegia\, video e adattamento drammaturgico Ivonne Capece\nInterpreti Sergio Leone\, Daniele Di Pietro\, Pietro De Tommasi\, Cristian Zandonella \nInterpreti in video Tindaro Granata\, Arianna Scommegna\, Pasquale Montemurro\, Marco Té\, Samuele Finocchiaro\, Stefano Carenza\, Pietro Savoi\, Lorenzo Vio\, Ioana Miruna\, Penelope Sangiorgi\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\, Pietro Giannuso\, Giuseppina Manaresi\, Olmo Broglia Anghinoni\nscene Rosita Vallefuoco\nassistente alla scenografia Michele Lubrano Lavadera \nvideomaking e regia video Ivonne Capece\ncostumi e concept visivo Micol Vighi\nsound designer Simone Arganini\nassistente alla regia Micol Vighi\nassistenti volontari  Pasquale Montemurro\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\nlight designer Luigi Biondi \nriprese Antar Corrado\npost-produzione video Domenico Parrino\nresponsabile di produzione Nadia Fiorio\nresponsabile tecnico  Rossano Siragusano \nprodotto da Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, TPE Teatro Piemonte Europa\, Teatri di Bari\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro di Sardegna
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SUMMARY:SE SI HA L'AMORE IN CORPO NON SERVE GIOCARE AL FLIPPER
DESCRIPTION:Cabaret contemporaneo omaggio a Fassbinder\n\nIn occasione degli ottant’anni dalla nascita del grande Fassbinder\, un intenso tributo teatrale all’artista che ha rivoluzionato il linguaggio del cinema e del teatro europeo. Una performance itinerante iper-sensuale che attraversa le sue opere restituendone la carica emotiva e trasgressiva.\n\n\n\nLo spettacolo si presenta come un cabaret contemporaneo: una suite di testi tratti dall’immensa produzione teatrale e cinematografica del regista tedesco\, rielaborati in forma di performance fisica e sonora. Musica\, voce\, corpi e movimento si fondono in una tensione drammaturgica che indaga il potere\, l’amore tossico\, i ruoli sociali\, la violenza emotiva e l’identità di genere. La cornice dei Chiostri Bramanteschi del Teatro Fontana contribuisce a rafforzare il contrasto tra estetica pura e tensione viscerale\, tra geometrie silenziose e desiderio irrisolto. La compagnia Phoebe Zeitgeist\, riconosciuta per la sua sperimentazione teatrale\, restituisce sul palco un ritratto crudele e poetico dell’umano\, fedele allo spirito fassbinderiano: un teatro del desiderio e della disillusione\, dove vittime e carnefici si confondono e i sentimenti si caricano di significati politici. \nPhoebe Zeitgeist\nRegia e Ideazione Giuseppe Isgrò\nDrammaturgia Giuseppe Isgrò e Francesca Marianna Consonni\nCon Francesca Frigoli\, Daniele Fedeli\, Liliana Benini\nMusiche Shari DeLorian\nLive guest Alessandra Novaga Fassbinder Wunderkammer\nPerformer Danilo Vuolo\, Lorella Borri\, Eugenia Marcolli\, Eugenia Marzano\, Lucrezia Mei\, Stefano Tornese\nCostumi\, maschere\, make up Danilo Vuolo\nAssistente alla regia Giulia Dalle Rive\nAssistente tecnico Ivan Guillaume Cosenza\nImmagine Francesca Frigoli\nUn progetto di Phoebe Zeitgeist. Prodotto da PAC Padiglione d’Arte Contemporanea – Milano.\nIn collaborazione con Goethe-Institut Mailand e Silent Art Explorer. Con il sostegno di Teatro E\, Trento e terzo paesaggio.\nOspitato in residenza presso TF | Teatro Fontana\, sede di Elsinor Centro di Produzione Teatrale.
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DESCRIPTION:Cabaret contemporaneo omaggio a Fassbinder\n\nIn occasione degli ottant’anni dalla nascita del grande Fassbinder\, un intenso tributo teatrale all’artista che ha rivoluzionato il linguaggio del cinema e del teatro europeo. Una performance itinerante iper-sensuale che attraversa le sue opere restituendone la carica emotiva e trasgressiva.\n\n\n\nLo spettacolo si presenta come un cabaret contemporaneo: una suite di testi tratti dall’immensa produzione teatrale e cinematografica del regista tedesco\, rielaborati in forma di performance fisica e sonora. Musica\, voce\, corpi e movimento si fondono in una tensione drammaturgica che indaga il potere\, l’amore tossico\, i ruoli sociali\, la violenza emotiva e l’identità di genere. La cornice dei Chiostri Bramanteschi del Teatro Fontana contribuisce a rafforzare il contrasto tra estetica pura e tensione viscerale\, tra geometrie silenziose e desiderio irrisolto. La compagnia Phoebe Zeitgeist\, riconosciuta per la sua sperimentazione teatrale\, restituisce sul palco un ritratto crudele e poetico dell’umano\, fedele allo spirito fassbinderiano: un teatro del desiderio e della disillusione\, dove vittime e carnefici si confondono e i sentimenti si caricano di significati politici. \nPhoebe Zeitgeist\nRegia e Ideazione Giuseppe Isgrò\nDrammaturgia Giuseppe Isgrò e Francesca Marianna Consonni\nCon Francesca Frigoli\, Daniele Fedeli\, Liliana Benini\nMusiche Shari DeLorian\nLive guest Alessandra Novaga Fassbinder Wunderkammer\nPerformer Danilo Vuolo\, Lorella Borri\, Eugenia Marcolli\, Eugenia Marzano\, Lucrezia Mei\, Stefano Tornese\nCostumi\, maschere\, make up Danilo Vuolo\nAssistente alla regia Giulia Dalle Rive\nAssistente tecnico Ivan Guillaume Cosenza\nImmagine Francesca Frigoli\nUn progetto di Phoebe Zeitgeist. Prodotto da PAC Padiglione d’Arte Contemporanea – Milano.\nIn collaborazione con Goethe-Institut Mailand e Silent Art Explorer. Con il sostegno di Teatro E\, Trento e terzo paesaggio.\nOspitato in residenza presso TF | Teatro Fontana\, sede di Elsinor Centro di Produzione Teatrale.
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SUMMARY:TRADIMENTI DI PINTER
DESCRIPTION:Il capolavoro più famoso del nobel Harold Pinter racconta una banale relazione extraconiugale: i due amanti e il marito di lei\, nonché migliore amico di lui. Un triangolo dalla trama apparentemente semplice. Ma proprio nella tensione data dai silenzi\, da ciò che si poteva dire e che è stato taciuto\, si scopre il nucleo più drammatico e profondo dell’opera: parole non dette\, pensieri taciuti\, azioni nascoste riempiono le vite dei tre protagonisti\, minando tutte le loro azioni.\nIl capolavoro mondiale di Pinter rivive nell’allestimento sanguigno e asciutto di Michele Sinisi: un affascinante viaggio al contrario verso l’origine del tradimento\, ripercorso al ritmo del rock anni ’80\, tra didascalie spazio/temporali e tabelloni luminosi a scandire il trascorrere del tempo\, inesorabile giudice delle nostre azioni.
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SUMMARY:TRADIMENTI DI PINTER
DESCRIPTION:Il capolavoro più famoso del nobel Harold Pinter racconta una banale relazione extraconiugale: i due amanti e il marito di lei\, nonché migliore amico di lui. Un triangolo dalla trama apparentemente semplice. Ma proprio nella tensione data dai silenzi\, da ciò che si poteva dire e che è stato taciuto\, si scopre il nucleo più drammatico e profondo dell’opera: parole non dette\, pensieri taciuti\, azioni nascoste riempiono le vite dei tre protagonisti\, minando tutte le loro azioni.\nIl capolavoro mondiale di Pinter rivive nell’allestimento sanguigno e asciutto di Michele Sinisi: un affascinante viaggio al contrario verso l’origine del tradimento\, ripercorso al ritmo del rock anni ’80\, tra didascalie spazio/temporali e tabelloni luminosi a scandire il trascorrere del tempo\, inesorabile giudice delle nostre azioni.
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DESCRIPTION:Il capolavoro più famoso del nobel Harold Pinter racconta una banale relazione extraconiugale: i due amanti e il marito di lei\, nonché migliore amico di lui. Un triangolo dalla trama apparentemente semplice. Ma proprio nella tensione data dai silenzi\, da ciò che si poteva dire e che è stato taciuto\, si scopre il nucleo più drammatico e profondo dell’opera: parole non dette\, pensieri taciuti\, azioni nascoste riempiono le vite dei tre protagonisti\, minando tutte le loro azioni.\nIl capolavoro mondiale di Pinter rivive nell’allestimento sanguigno e asciutto di Michele Sinisi: un affascinante viaggio al contrario verso l’origine del tradimento\, ripercorso al ritmo del rock anni ’80\, tra didascalie spazio/temporali e tabelloni luminosi a scandire il trascorrere del tempo\, inesorabile giudice delle nostre azioni.
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DESCRIPTION:Il capolavoro più famoso del nobel Harold Pinter racconta una banale relazione extraconiugale: i due amanti e il marito di lei\, nonché migliore amico di lui. Un triangolo dalla trama apparentemente semplice. Ma proprio nella tensione data dai silenzi\, da ciò che si poteva dire e che è stato taciuto\, si scopre il nucleo più drammatico e profondo dell’opera: parole non dette\, pensieri taciuti\, azioni nascoste riempiono le vite dei tre protagonisti\, minando tutte le loro azioni.\nIl capolavoro mondiale di Pinter rivive nell’allestimento sanguigno e asciutto di Michele Sinisi: un affascinante viaggio al contrario verso l’origine del tradimento\, ripercorso al ritmo del rock anni ’80\, tra didascalie spazio/temporali e tabelloni luminosi a scandire il trascorrere del tempo\, inesorabile giudice delle nostre azioni.
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SUMMARY:DISCORSO DELLE DOROTKE. READING PER 2 SORELLE
DESCRIPTION:Reading che offre un viaggio poetico e crudo intorno al tortuoso tema dell’essere sorelle: simbiosi\, ricerca della propria identità\, tradimento\, separazione e crescita\, attraverso le fiabe popolari\, il mito classico\, il repertorio biblico fino alle narrazioni più moderne. Partendo dalle fiabe popolari che raccontano la vita di una coppia di sorelle\, tipicamente una viziata e una vessata\, una sgarbata e una gentile\, una destinata alla miseria e una alla ricchezza\, si traccia il profilo di una relazione antichissima e di lunga gittata.  Così si passa dalla coppia de Le due Dorotke\, fiaba popolare dell’est Europa\, e Le fate di Perrault\, al repertorio biblico\, con Maria e Marta di Betania\, a quello classico e epico\, con Antigone e Ismene\, fino ad arrivare a sorelle moderne e famosissime\, come Jane e Blanche\nHudson\, protagoniste indimenticabili di Che fine ha fatto baby Jane?. \nEsse ci accompagnano in una voragine profonda\, perché dietro alla coppia buona/cattiva si impone una riflessione sull’ubbidienza e il conformism0.  Raccontare le storie di tante sorelle significa raccontare la vicenda intima\, segreta e struggente del crescere\, dell’emanciparsi dai modelli\, dare voce a zone scure della psiche\, del rapporto del femminile con il femminile e tentare di acquisire un punto di vista inedito e critico sul concetto di sorellanza. \nDiscorso delle Dorotke è inserito nel progetto Con la lingua sulla lama\, sul patrimonio folklorico delle fiabe europee \ncon Aura Ghezzi e Tolja Djokovic\ndrammaturgia e regia Tolja Djokovic\nconsulenza musicale Federica Raja\ndisegno luci Francesco Cocco\nproduzione Tostacarusa con il sostegno di E Production e Z.I.A. – Zona Indipendente Artistica\ndurata 45′ \nIl filo della Stagione: Ultimo spettacolo della Stagione\, chiude anche Itaca e un movimento iniziato a settembre\, sempre nei Chiostri\, con il primo spettacolo In nome della madre. Una drammaturga nuovissima\, vincitrice del Premio Riccione 2023\, ci riconduce lì\, da dove siamo partiti: i rapporti familiari. Qui è il legame di sorellanza ad essere indagato lungo l’arco della sua storia culturale millenaria. L’angelo che chiude il cerchio della stagione è un tema fortissimo: la solidarietà\, vista non come una liscia e facile via ma come una strada irta di difficoltà e inciampi.
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SUMMARY:OMISSIS / 5 NUOVE DRAMMATURGIE
DESCRIPTION:Una lettura scenica delle cinque opere finaliste dell’edizione 2024 del Premio di drammaturgia Omissis\, realizzato in collaborazione con il Teatro Bellini di Napoli. Omissis è un progetto a cura di Theatron 2.0 ideato per indagare la funzione artistica e sociale della drammaturgia nel contesto contemporaneo. Con l’intento di rimettere la scrittura per la scena al centro del dibattito teatrale\, gettando un ponte tra autrici\, autori\, operatori e pubblico. Theatron 2.0 promuove la circuitazione delle letture sceniche delle opere finaliste del Premio Omissis 2023. Durante l’evento ci sarà un talk con gli autori e le autrici per approfondire le opere e coinvolgere il pubblico in una riflessione sullo stato della drammaturgia contemporanea. \nUn progetto di Theatron 2.0\ndirezione generale Cesare D’Arco e Ornella Rosato\nIl Premio di drammaturgia Omissis è realizzato in collaborazione con il Teatro Bellini di Napoli \nLetture sceniche a cura di Daniele Russo\, Teatro Bellini
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SUMMARY:PUPILLA DA CASA DI BAMBOLA
DESCRIPTION:Casa di bambola è la storia dell’emancipazione di Nora\, una giovane donna di fine Ottocento che divorzia dal marito Torvald\, lasciandogli anche i figli. Quando andò in scena per la prima volta fece scandalo\, portando alla luce i primi segni di una tendenza all’emancipazione femminile che in Occidente non si fermerà più. Il testo è diventato giustamente celebre\, trasformandosi in uno dei simboli della drammaturgia degli ultimi due secoli. Tanti i punti di vista su Norma. Ma su Torvald?\nL’opera più scandalosa di Ibsen\, dove gli uomini sono malati e le donne prendono il controllo della propria vita\, in un affascinante sequel drammaturgico che pone le inquietudini di Torvald al centro della narrazione\, nella scrittura tagliente di Federico Bellini e degli allievi autori della formazione CROSS. Una lettura performativa con sound binaural dal vivo\, diretta dalla regista e direttrice artistica Ivonne Capece\, sui turbamenti d’abbandono del maschio\, nella suggestiva cornice dei Chiostri Bramanteschi del Teatro Fontana. \nExperience sonora dal vivo con Binaural Dummy Head in cuffie wireless su Casa di Bambola di Ibsen\nregia Ivonne Capece\ndrammaturgia Federico Bellini/allievi autori formazione Cross\ninterpreti Massimo di Michele\, Marialaura Palmeri\nproduzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale \nIl filo della Stagione: Con Radio Amarcord è il secondo progetto della stagione dedicato al rapporto tra radio e teatro e alla sperimentazione di formule nuove di fruizione teatrale\, in cui alle immersioni visive si sostituiscono immersioni sonore e ambientali. Lo spettacolo è una performance sonora con Binaural Dummy Head\, un complesso microfono a forma di testa umana capace di realizzare suggestioni sonore di particolare intensità.
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SUMMARY:ILIO BRUCIA ENEIDE DI VIRGILIO
DESCRIPTION:Il secondo libro dell’Eneide rivive in una performance storica firmata dalla pluripremiata compagnia Anagoor (Leone D’Argento Biennale di Venezia 2018\, Premio Rete Critica 2016\, Premio Hystrio alla regia). Nella lingua morta\, mai stata così viva\, permane la memoria dell’incendio\, dello sterminio di un popolo\, della fuga per mare raccontati in uno dei testi più violenti della letteratura mondiale. Marco Menegoni recita i più emozionanti versi virgiliani a perdifiato\, in latino e in metrica\, incalzato dall’incessante beat elettronico di Mauro Martinuz.
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SUMMARY:L’ETERNO MARITO DA DOSTOEVSKIJ
DESCRIPTION:Uno dei più affascinanti testi di Dostoevskij. Siamo in grado di esercitare la cura? Di essere padri\, maestri\, guide? Un adattamento di Davide Carnevali che è un viaggio tra il sogno e la realtà. Nel corso della vita capita di rendersi conto che l’immagine che ci siamo scelti\, o che desideriamo per noi stessi\, ci guardi dall’alto e ci costringa\, come imputati\, alla sbarra di un processo che decidiamo di autoinfliggerci. Quanto c’è di obiettivo nei nostri giudizi su noi stessi? Quanto è frutto del contesto in cui siamo immersi? La mente è un costante interrogatorio sul peso dei sensi di colpa per le scelte sbagliate\, negative o positive\, reali o immaginate della nostra vita. \nda Fëdor Dostoevskij\nlibero adattamento Davide Carnevali\nregia Claudio Autelli\ncon Ciro Masella e Francesco Villano\nin video Sofija Zobina e Lia Fedetto\nscene Maddalena Oriani\ndisegno luci Omar Scala\nmusiche originali e sound design Gianluca Agostini\ncostumi Margherita Platé\nfilm-making Alberto Sansone\nresponsabile tecnico Emanuele Cavalcanti\nassistente alla regia Valeria Fornoni\norganizzazione Daniele Filosi e Dalila Sena\nufficio stampa Cristina Pileggi\nproduzione Teatro Franco Parenti / LAB121 / TrentoSpettacoli\ncon il sostegno di NEXT laboratorio delle idee per la produzione e programmazione dello spettacolo lombardo\, edizione 2022/2023 | Regione Lombardia Fondazione Caritro | Provincia Autonoma di Trento\nCentro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento\nFrancesco Villano Premio UBU 2023 come Miglior Attore \nIl filo della Stagione: Tra gli ultimi spettacoli della stagione\, proponiamo un classico di Dostoevskij che entra in dialogo con Inizia con la lettera A\, Chi resta\, Never Young e tutti gli spettacoli che si sono interrogati sul significato dell’eredità. L’eterno marito indaga il senso di frustrazione\, attraverso un classico della letteratura mondiale in cui l’Angelo è un severo giudice interno.
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DESCRIPTION:Amore vissuto tra le righe di una chat. Due ragazze e una relazione a distanza tenuta insieme digitando un discorso amoroso. C’è un vuoto in cui i corpi cercano un nuovo lessico per incontrarsi ed è il luogo telematico. Si cercano le parole per toccarsi a chilometri di distanza\, in mezzo a un tempo che schiaccia le relazioni ai margini di un imperativo di produzione e sfruttamento\, sullo sfondo di una precarietà lavorativa\, sociale\, climatica. Eppure\, in questa nuova semiotica\, rimane intatto il desiderio umano di stringersi davanti a un futuro di cui\, forse\, si possono spostare i confini. \nideazione compagnia Corpora\ntesto di Eliana Rotella\nregia di Giulia Sangiorgio\ncon Ilaria Felter\, Lorena Nacchia\, Eliana Rotella\nmultimedia Andrea Centonza\norganizzazione Caterina Gruden\ngrazie al sostegno di Zona K\nTesto finalista alla 57esima edizione del Premio Riccione -Tondelli\nTesto vincitore “Next Generation” – premio Carlo Annoni \nIl filo della Stagione: La chiusura della sezione Itaca. Occhio al futuro! è dedicata alle nuove drammaturgie. Giovani autrici e autori portano in scena letture performative e studi iniziali delle loro opere nella splendida cornice dei Chiostri del Fontana. La lettura performativa della giovane Compagnia Corpora attraversa uno spettacolo in cui è la parola (amorosa) a volare come un angelo\, lungo le scie velocissime del web.
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LOCATION:Teatro Fontana\, Via G. A. Boltraffio\, 21\, Milano\, 20159\, Italy
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SUMMARY:APE REGINA DA JOYCE. UNA GIORNATA PER MOLLY BLOOM
DESCRIPTION:Ispirato al celebre capitolo dell’Ulisse di Joyce. In una stanza carica di ricordi e aspettative\, Molly Bloom – personaggio dell’Ulisse di Joyce – è una moderna Penelope\, una stralunata ex cantante-attrice che\, invece di attendere pazientemente il marito Leopold Bloom tessendo la tela\, sceglie l’etica del corpo\, centro del mondo pieno e vitale\, al di sopra e al di là del pudore. Il risultato è un esempio di scrittura femminile\, di linguaggio liberato dal discorso maschile\, in cui qui e là intravediamo la dark lady forte e ironica alla Bette Davis\, lo struggimento della Monroe o gli sguardi grotteschi e dolenti di Norma Desmond sul Viale del Tramonto. \nUno spettacolo di Piccola Compagnia della Magnolia\nin collaborazione con Teatro di Dioniso\nRiscrittura dell’opera di James Joyce\nregia a cura di Giorgia Cerruti e Davide Giglio \nIn scena Giorgia Cerruti \nIl filo della Stagione: Un affascinante omaggio della sezione Itaca ad un classico della letteratura del ‘900: il monologo di Molly Bloom di Joyce diventa icona linguistica di una femminilità libera: un omaggio tenero\, glorioso e dirompente alle grandi lady del cinema del ‘900\, icone di libertà\, creatività e azzardo. Angeli pop da ricordare.
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DESCRIPTION:Ispirato al celebre capitolo dell’Ulisse di Joyce. In una stanza carica di ricordi e aspettative\, Molly Bloom – personaggio dell’Ulisse di Joyce – è una moderna Penelope\, una stralunata ex cantante-attrice che\, invece di attendere pazientemente il marito Leopold Bloom tessendo la tela\, sceglie l’etica del corpo\, centro del mondo pieno e vitale\, al di sopra e al di là del pudore. Il risultato è un esempio di scrittura femminile\, di linguaggio liberato dal discorso maschile\, in cui qui e là intravediamo la dark lady forte e ironica alla Bette Davis\, lo struggimento della Monroe o gli sguardi grotteschi e dolenti di Norma Desmond sul Viale del Tramonto. \nUno spettacolo di Piccola Compagnia della Magnolia\nin collaborazione con Teatro di Dioniso\nRiscrittura dell’opera di James Joyce\nregia a cura di Giorgia Cerruti e Davide Giglio \nIn scena Giorgia Cerruti \nIl filo della Stagione: Un affascinante omaggio della sezione Itaca ad un classico della letteratura del ‘900: il monologo di Molly Bloom di Joyce diventa icona linguistica di una femminilità libera: un omaggio tenero\, glorioso e dirompente alle grandi lady del cinema del ‘900\, icone di libertà\, creatività e azzardo. Angeli pop da ricordare.
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SUMMARY:DUX PINK
DESCRIPTION:A 100 anni dalla marcia su Roma conviene tornare con la mente alla cattiva coscienza degli italiani\, al nostro culto e feticismo del Grande Capo con le Corna. Un centenario al contrario (quello che non vorremmo festeggiare) per guardare indietro con una lente nuova\, total-pink. Non tutti si aspettano che il machismo fascista oltre che nero fosse “rosa”. Una schiera di donne d’eccezione affiancarono la costruzione del mito di Mussolini\, contribuirono alla sua ascesa\, alla sconfitta e alla memoria postuma: Margherita Sarfatti\, Edda Ciano\, Clara Petacci\, Rachele Mussolini. \nUn monologo che gioca su simboli e surrealtà attorno a 4 donne di regime\, rendendole portavoce di un’epoca cruciale della nostra storia. Un gioco a tratti spiritoso e allusivo che evoca in modo onirico non la biografia di queste donne\, la cui complessità storica va oltre il gioco teatrale che le incarna\, ma un’emotività collettiva\, le aspirazioni e le delusioni di un popolo. 4 donne che in questo spettacolo diventano simbolo del sostegno entusiasta\, del declino\, della distruzione e delle macerie ideologiche di un sistema politico e di pensiero. \nun progetto di (S)Blocco5\nregia e interpretazione Ivonne Capece\ndrammaturgia Ivonne Capece\nscene e costumi Micol Vighi\ntecnica Angelo Generali\nfoto di scena Luca del Pia\nproduzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale\ncon il contributo di Regione Emilia Romagna \nIl filo della Stagione: Lo spettacolo inserito nella sezione Itaca. Occhio al futuro!\, prosegue la tradizione inaugurata nel 2023 con Thinking Blind. Un omaggio della regista Ivonne Capece alla programmazione del Teatro Fontana dedicata a nuove drammaturgie e nuovi linguaggi. Chiude il trittico dedicato alla memoria storica\, aperto con Il fenomeno Laplante e L’Uomo Calamita. L’angelo a cui si mira per fucilarlo è la libertà.
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SUMMARY:SOVRIMPRESSIONI
DESCRIPTION:Un evento unico e site-specific da fruire sul palco insieme spettatori e artisti\, liberamente tratto dal film Ginger e Fred di Fellini. Daria Deflorian e Antonio Tagliarini\, coppia artistica tra le più interessanti della scena teatrale italiana\, si confrontano con il cinema trasognante di Federico Fellini.\nNel film di Fellini due artisti (interpretati da Giulietta Masina e da Marcello Mastroianni) che non hanno mai sfiorato il successo\, conosciuti per la loro imitazione della famosa coppia Ginger Rogers e Fred Astaire\, tornano dopo molti anni ad esibirsi in pubblico in un programma televisivo scoppiettante di banale volgarità.\nDaria e Antonio dopo anni di lavori condivisi con altri tornano in scena come la coppia che li ha fatti conoscere\, hanno avuto a loro modo successo\, la vicinanza ha confuso alcuni confini e la convivenza li ha resi meno amici\, più appuntiti nel bisogno di evidenziarsi.\nLei non ha grande simpatia per Giulietta Masina\, trova il costume nel film demodé. Ma scopre che dietro l’irritazione che sente ci sono punti in comune inizialmente inaspettati. Lui ha paura di invecchiare\, pensava – come Fellini – che sarebbe successo solo agli altri. Trova coraggioso che Mastroianni si sia fatto diradare i capelli dal truccatore\, strappati uno a uno con le pinzette in modo che anche nell’aspetto della pelata assomigli al regista come una goccia d’acqua.
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