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DESCRIPTION:Musical sull’amore\n\nIl nuovo spettacolo di Gipo Gurrado\, ultimo capitolo della sua “Modern Musical Trilogy” dopo l’esilarante “Supermarket” e il poetico “Family”\, seconda nuova produzione Elsinor\, mette al centro l’amore: quello vero\, imperfetto\, disordinato\, paranoico\, dolce\, tragico\, appiccicoso. Insomma: l’amore in tutte le sue forme e deformazioni.\n\n\n\n\nRaccontare l’amore a teatro? Un progetto destinato a fallire. E proprio per questo vale la pena provarci. Con ironia spietata\, crudeltà e tenerezza\, FUCK dà voce al mondo emotivo che abita ognuno di noi. Lo spettacolo è ambientato in metropolitana\, metafora di come nei tempi moderni si entra ed esca dalle vite altrui con la stessa facilità con cui si sale e scende da un vagone\, pronti a una nuova destinazione. Al centro\, come negli altri episodi della “Trilogy”\, l’uomo moderno con le sue paranoie\, i suoi desideri\, i suoi meravigliosi difetti. Un flusso di emozioni che si intrecciano\, si sfaldano\, si cantano. Ispirandosi a voci ironiche e visionarie come Flaiano\, Bufalino\, Heller\, Richler ed Everett F*CK smonta i cliché del genere e li ricompone in uno stile nuovo\, originale\, tutto italiano. \nCon le musiche prodotte negli studi Indiehub di Milano\, le scene di Marina Conti e le coreografie di Maja Delak\, FUCK* segna una nuova tappa nel percorso di Gipo Gurrado: lontano da Broadway\, vicino a chi ama. Anche male. \n\ncon Andrea Lietti\, Giovanni Longhin\, Ilaria Longo\, Nicola Lorusso\, Roberto Marinelli\, Paola Tintinelli\, Marco Rizzo\, Elena Scalet\nLibretto\, testi\, musiche\, regia  Gipo Gurrado\nMovimenti scenici\, coreografie Maja Delak\nScene e costumi Marina Conti\nSuono Stefano Giungato (Indiehub Studio)\nFotografie Michela Piccinini\nProduzione Elsinor Centro di produzione teatrale\n 
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DESCRIPTION:Chi è davvero Tartufo? Un truffatore o un profeta? Un impostore o lo specchio delle ipocrisie di chi lo circonda? Il celebre personaggio creato da Molière torna in scena in una reinterpretazione contemporanea firmata da Michele Sinisi. Una commedia divertentissima sulle maschere familiari e social\, perfetta per godersi tutti insieme le vacanze di Natale e la Serata di Capodanno.\n\n\n\nNel suo capolavoro del 1664\, Molière mette in scena una delle figure più ambigue e affascinanti del teatro classico: Tartufo\, un sedicente devoto che\, con astuzia e finta moralità\, si insinua nella casa di Orgone fino a conquistare la sua totale fiducia\, mettendo a rischio gli equilibri familiari. Ma chi è il vero colpevole: l’impostore o chi sceglie di credergli? \nIn questa nuova rilettura firmata da Michele Sinisi\, l’opera viene trasportata in un contesto contemporaneo\, dove le maschere non sono più solo quelle della commedia dell’arte\, ma anche quelle costruite attraverso i social media\, le relazioni familiari e le ipocrisie del quotidiano.Una messa in scena ironica\, tagliente e profondamente attuale\, che restituisce tutta la forza comica e critica dell’originale molièriano. Perfetta per interrogarsi\, tra risate e colpi di scena\, su quanto ancora oggi Tartufo abiti le nostre vite. \nIdeale per il periodo delle feste\, lo spettacolo si rivolge a un pubblico ampio\, offrendo un’occasione di intrattenimento intelligente durante le vacanze di Natale e la Serata di Capodanno. \ndall’omonima commedia di Molière\nrielaborazione drammaturgica Michele Sinisi\nregia Michele Sinisi\nscenografia Federico Biancalani\nassistente alle scene Cecilia Chiaretto \ndisegno luci Michele Sinisi\, Federico Biancalani\ncostumi Cloe Tommasin\ncostume del Re Sole Daniela De Blasio\ncon Stefano Braschi\, Gianni D’Addario\, Sara Drago\, Marisa Grimaldo\, Donato Paternoster\, Bianca Ponzio\, Marco Ripoldi\, Michele Sinisi\, Adele Tirante\naiuto regia Nicolò Valandro\nproduzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, Solares Fondazione delle Arti\, Teatri di Bari\, Tradizione e Turismo – centro di produzione teatrale e Viola produzioni
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SUMMARY:TARTUFO di Molière a Capodanno
DESCRIPTION:Chi è davvero Tartufo? Un truffatore o un profeta? Un impostore o lo specchio delle ipocrisie di chi lo circonda? Il celebre personaggio creato da Molière torna in scena in una reinterpretazione contemporanea firmata da Michele Sinisi. Una commedia divertentissima sulle maschere familiari e social\, perfetta per godersi tutti insieme le vacanze di Natale e la Serata di Capodanno.\n\n\n\nNel suo capolavoro del 1664\, Molière mette in scena una delle figure più ambigue e affascinanti del teatro classico: Tartufo\, un sedicente devoto che\, con astuzia e finta moralità\, si insinua nella casa di Orgone fino a conquistare la sua totale fiducia\, mettendo a rischio gli equilibri familiari. Ma chi è il vero colpevole: l’impostore o chi sceglie di credergli? \nIn questa nuova rilettura firmata da Michele Sinisi\, l’opera viene trasportata in un contesto contemporaneo\, dove le maschere non sono più solo quelle della commedia dell’arte\, ma anche quelle costruite attraverso i social media\, le relazioni familiari e le ipocrisie del quotidiano.Una messa in scena ironica\, tagliente e profondamente attuale\, che restituisce tutta la forza comica e critica dell’originale molièriano. Perfetta per interrogarsi\, tra risate e colpi di scena\, su quanto ancora oggi Tartufo abiti le nostre vite. \nIdeale per il periodo delle feste\, lo spettacolo si rivolge a un pubblico ampio\, offrendo un’occasione di intrattenimento intelligente durante le vacanze di Natale e la Serata di Capodanno. \ndall’omonima commedia di Molière\nrielaborazione drammaturgica Michele Sinisi\nregia Michele Sinisi\nscenografia Federico Biancalani\nassistente alle scene Cecilia Chiaretto \ndisegno luci Michele Sinisi\, Federico Biancalani\ncostumi Cloe Tommasin\ncostume del Re Sole Daniela De Blasio\ncon Stefano Braschi\, Gianni D’Addario\, Sara Drago\, Marisa Grimaldo\, Donato Paternoster\, Bianca Ponzio\, Marco Ripoldi\, Michele Sinisi\, Adele Tirante\naiuto regia Nicolò Valandro\nproduzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, Solares Fondazione delle Arti\, Teatri di Bari\, Tradizione e Turismo – centro di produzione teatrale e Viola produzioni
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SUMMARY:MARE DI RUGGINE La favola dell'Ilva
DESCRIPTION:Uno spettacolo che attraversa la vita di cinque generazioni di operai dello stabilimento Ex-Ilva di Bagnoli. Per raccontare la trasformazione industriale in Italia e i sogni dei lavoratori\, tra Napoli\, Taranto\, Genova e Piombino\, tracciando una geografia emotiva e politica che riguarda tutti noi. Una favola che favola non è. In Mare di ruggine un padre racconta al figlio una storia che attraversa cinque generazioni: quella della propria famiglia e dello stabilimento Ex Ilva di Bagnoli\, simbolo della trasformazione industriale in Italia. Il racconto parte da Napoli\, ma si estende fino a Taranto\, Genova e Piombino\, tracciando una geografia emotiva e politica che riguarda tutti noi. Lo spettacolo è un viaggio teatrale tra memoria collettiva e identità operaia\, tra lotte sindacali\, deindustrializzazione e ferite sociali lasciate dal tempo. Mare di ruggine dà voce a una generazione che ha creduto nella fabbrica come promessa di riscatto e si rivolge alle nuove generazioni\, affinché possano immaginare un futuro diverso\, libero dai mostri del passato. Attraverso una drammaturgia poetica e impegnata\, lo spettacolo riflette sul valore del lavoro\, sulla perdita di identità industriale e sulla necessità di ricostruire un senso comune. Un atto d’amore verso le radici sociali del nostro Paese\, tra utopia e disincanto.\n\n\n\ntesto e regia Antimo Casertano \ncon Daniela Ioia\, Luigi Credendino\, Antimo Casertano \nmusiche originali Paky Di Maio\ndisegno luci Paco Summonte\ntecnico audio Angela Grimaldi\ncostumi Olga Brandi\nscenografie Flaviano Barbarisi\nlaboratorio scene Giovanni Sanniola\norganizzazione Napoleone Zavatto\nun progetto Compagnia Teatro Insania \nTesto vincitore del Premio Nuove Sensibilità 2.0 2022\, Premio Fersen\, Premio Antonio Conti di Pesaro\, Premio Speciale Felicetta Confessore – ritratti di territorio Progetto finalista al Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche Dante Cappelletti
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SUMMARY:MOANA PORNO-REVOLUTION
DESCRIPTION:Spettacolo cult con Irene Serini\n\nMoana Pozzi\, morta a 33 anni\, non è solo la regina del Porno. È un’icona\, un cortocircuito culturale\, capace di trasformare il desiderio in linguaggio\, la pornografia in atto politico. Educata\, intelligente\, raffinata\, ma icona del proibito. Perché Moana era dove gli altri non osavano guardare. L’incredibile cult con Irene Serini torna a Milano con la forza intatta del suo sguardo dissacrante e poetico. E anche molto molto divertente: perché ridere è eccitante.\n\n\n\nCristo è morto a 33 anni\, come Moana Pozzi. Fu crocifisso e il terzo giorno resuscitò. Moana no.  Alta 1.78 cm\, come me. Occhi verdi\, come me. Scuola dalle suore\, come me. E basta.. Coi punti in comune intendo! Allora… / Irene Serini. Un capolavoro comico che a distanza di anni dal debutto\, torna in scena con la forza intatta del suo sguardo dissacrante e poetico. Al centro\, un’esplosiva Irene Serini\, diretta con coraggio e libertà da Marcela Serli\, mette a nudo i corpi ma soprattutto gli sguardi di chi il sesso lo critica\, ne scrive teorie\, ne fa un lavoro\, o semplicemente un mezzo per essere felice. Lo spettacolo si muove tra reale e immaginario\, sogno e brutalità\, attraversando il mito di Moana per interrogare i nostri desideri\, i nostri tabù\, la nostra società. Perché parlare di Moana Pozzi è anche parlare di chi la osserva\, di chi la giudica\, di chi – nel sesso – cerca verità\, potere\, salvezza o semplicemente un po’ di felicità. Moana Porno – Revolution è un viaggio teatrale nell’intimità collettiva. \ndi e con Irene Serini\ndrammaturgia e regia di Marcela Serli\nprodotto da  Z.I.A. – Zona Indipendente Artistica \n 
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SUMMARY:STORIA NERA DELLA UNO BIANCA
DESCRIPTION:Spettacolo di giornalismo divulgativo col criminologo Antonio Diurno\n\n103 azioni criminali\, 24 omicidi\, decine di feriti. Tra il 1987 e il 1994\, l’Emilia-Romagna fu travolta da una scia di violenza brutale e apparentemente inspiegabile. Bologna\, Forlì e Pesaro vissero sotto l’incubo della banda della Uno Bianca\, un gruppo armato che colpiva con ferocia e precisione. Il criminologo Antonio Diurno ne ripercorre la storia in uno spettacolo di giornalismo divulgativo.\n\n\n\nUno dei casi criminali più sconvolgenti d’Italia\, viene ripercorso tra documenti\, narrazione e immagini. Il dettaglio più inquietante? Cinque dei sei componenti erano agenti di polizia. Uomini dello Stato che\, sotto l’uniforme\, nascondevano un progetto criminale che avrebbe segnato la storia giudiziaria e sociale del Paese.\n\nScritto da Adelmo Monachese e narrato dal criminologo Antonio Diurno\, è un progetto di giornalismo divulgativo civile e di denuncia\, che unisce indagine e riflessione psicologica. La messa in scena ricostruisce con rigore documentario le tappe principali del caso\, offrendo al pubblico uno sguardo spietato ma necessario su una delle pagine più buie della cronaca italiana.\nliberamente tratto dal libro Cattive divise\nscritto da Adelmo Monachese\ndiretto e interpretato da Antonio Diurno
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DESCRIPTION:Di Federico Bellini\, Ksenjia Martinović\n\nUn biopic iper-contemporaneo – con musica elettronica e videoproiezioni – di una delle giovani artiste più interessanti del panorama milanese\, sullo scienziato serbo visionario\, ribelle\, incompreso Nikola Tesla\, inventore dei sistemi elettrici moderni. Oggi marchio simbolo del capitalismo sfrenato e della robotica indiscriminata di imprenditori come Elon Musk\, ma che sognava un mondo con elettricità libera per tutti.\n\n\n\nVisionario\, ribelle\, incompreso: Nikola Tesla prende vita sul palco del Teatro Fontana in un biopic magnetico\, firmato da Federico Bellini e Ksenija Martinovic\, che fonde narrazione\, performance e rappresentazione per restituire la figura complessa di uno degli inventori più affascinanti del XX secolo. \nLo spettacolo racconta il genio di Tesla e il suo sogno più grande: la Wardencliffe Tower\, il progetto rivoluzionario per trasmettere energia elettrica gratuita e senza fili in tutto il mondo. Un sogno infranto dalla logica del profitto\, ostacolato dal finanziatore J.P. Morgan\, che ne temeva l’impatto sul sistema capitalistico. \nLo spettacolo si svolge in una forma site-specific\, pensata per gli spazi del Teatro Fontana\, e utilizza un linguaggio performativo e viscerale: il corpo di Ksenija Martinovic diventa macchina\, circuito\, generatore vivente. Un viaggio teatrale che esplora i temi di innovazione\, utopia e potere\, interrogando il nostro presente tecnologico attraverso lo sguardo di un uomo che ha immaginato un futuro libero\, e per questo è stato dimenticato. \ncreazione scenica di Ksenija Martinović e Federico Bellini\ntesto di Ksenija Martinović e Federico Bellini\nperformer Ksenija Martinović\nsound design Antonio Della Marina\nconsulente scientifica Ivana Abramović\ncoreografia terzo quadro Matilde Ceron\nvideo Sonia Veronelli\nco-produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\ne La Contrada Teatro stabile di Trieste\nprogetto in attraversamento tra i Titolari di Residenza per Artisti nei Territori del Friuli Venezia Giulia\, ARTEFICI. ResidenzeCreativeFVG/ArtistiAssociati\, Dialoghi_Residenze delle arti performative a Villa Manin/CSS\, Vettori/La Contrada Teatro stabile di Trieste \nPremio Adelaide Ristori 2024 a Ksenija Martinović
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DESCRIPTION:Di Federico Bellini\, Ksenjia Martinović\n\nUn biopic iper-contemporaneo – con musica elettronica e videoproiezioni – di una delle giovani artiste più interessanti del panorama milanese\, sullo scienziato serbo visionario\, ribelle\, incompreso Nikola Tesla\, inventore dei sistemi elettrici moderni. Oggi marchio simbolo del capitalismo sfrenato e della robotica indiscriminata di imprenditori come Elon Musk\, ma che sognava un mondo con elettricità libera per tutti.\n\n\n\nVisionario\, ribelle\, incompreso: Nikola Tesla prende vita sul palco del Teatro Fontana in un biopic magnetico\, firmato da Federico Bellini e Ksenija Martinovic\, che fonde narrazione\, performance e rappresentazione per restituire la figura complessa di uno degli inventori più affascinanti del XX secolo. \nLo spettacolo racconta il genio di Tesla e il suo sogno più grande: la Wardencliffe Tower\, il progetto rivoluzionario per trasmettere energia elettrica gratuita e senza fili in tutto il mondo. Un sogno infranto dalla logica del profitto\, ostacolato dal finanziatore J.P. Morgan\, che ne temeva l’impatto sul sistema capitalistico. \nLo spettacolo si svolge in una forma site-specific\, pensata per gli spazi del Teatro Fontana\, e utilizza un linguaggio performativo e viscerale: il corpo di Ksenija Martinovic diventa macchina\, circuito\, generatore vivente. Un viaggio teatrale che esplora i temi di innovazione\, utopia e potere\, interrogando il nostro presente tecnologico attraverso lo sguardo di un uomo che ha immaginato un futuro libero\, e per questo è stato dimenticato. \ncreazione scenica di Ksenija Martinović e Federico Bellini\ntesto di Ksenija Martinović e Federico Bellini\nperformer Ksenija Martinović\nsound design Antonio Della Marina\nconsulente scientifica Ivana Abramović\ncoreografia terzo quadro Matilde Ceron\nvideo Sonia Veronelli\nco-produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia\ne La Contrada Teatro stabile di Trieste\nprogetto in attraversamento tra i Titolari di Residenza per Artisti nei Territori del Friuli Venezia Giulia\, ARTEFICI. ResidenzeCreativeFVG/ArtistiAssociati\, Dialoghi_Residenze delle arti performative a Villa Manin/CSS\, Vettori/La Contrada Teatro stabile di Trieste \nPremio Adelaide Ristori 2024 a Ksenija Martinović
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LOCATION:Teatro Fontana\, Via G. A. Boltraffio\, 21\, Milano\, 20159\, Italy
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SUMMARY:LA CITTÀ DEI VIVI
DESCRIPTION:Un delitto brutale scuote Roma: due giovani sotto sostanze stupefacenti torturano e uccidono un coetaneo in un appartamento\, senza apparente motivo. Questo fatto di cronaca realmente accaduto diventa metafora per scavare nel buio delle nostre coscienze. La prima produzione Elsinor 2025 è uno spettacolo struggente con attori reali e semi olografici sul rapporto genitori-figli\, sulla bellezza e la violenza\, che scuote in modo profondo e pone interrogativi: quanto sappiamo di non sapere sulle vite di coloro che amiamo? Perché diciamo sempre “Ti prego\, fa’ che non accada a me” e mai “Ti prego\, fa’ che non sia io a farlo”?\n\n\n\nL’attesissimo spettacolo in prima nazionale sul romanzo di Nicola Lagioia. \nUn caso di cronaca nera tra i più angoscianti degli ultimi anni diventa materia teatrale. Un delitto assurdo e brutale scuote Roma nel cuore della notte: due giovani insospettabili torturano e uccidono un coetaneo senza un motivo apparente.  Lo spettacolo La città dei vivi porta in scena la discesa in un inferno che appartiene non solo ai protagonisti\, ma a un’intera società. Liberamente tratto dall’inchiesta narrativa di Nicola Lagioia\, affronta il male nella sua forma più disarmante: quella che si nasconde dietro volti normali\, in vite comuni. Attraverso una drammaturgia tesa\, ibrida tra racconto e confessione\, il teatro diventa lo spazio dove guardare l’indicibile. Roma\, presenza viva e ambigua\, è insieme scenario e protagonista: una città che ammalia e consuma\, che attrae e abbandona\, viva\, tentacolare\, oscura. Una città che pulsa di desideri\, illusioni\, fallimenti. I personaggi si muovono dentro una spirale di fascinazione e repulsione\, mentre il pubblico è chiamato a guardare dove normalmente si distoglie lo sguardo. \nLa città dei vivi bestseller mondiale di Nicola Lagioia\, nuova creazione della regista e digital artist Ivonne Capece  interroga il confine tra narrazione e realtà\, esigenza artistica e ossessione esistenziale. Non è la cronaca di un delitto\, ma il riflesso di un’autopsia interiore\, in cui l’artista si espone al vortice emotivo che lo lega alla sua città e al suo stesso impulso di raccontare. Roma\, con il suo caos\, l’indifferenza e la magnificenza\, non è uno sfondo ma una forza che modella il dolore e la scrittura. Fare arte significa misurarsi con un abisso\, senza la certezza di uscirne indenni. \nAVVERTENZA\nLo spettacolo “La città dei vivi“ è un’opera di finzione\, seppur liberamente ispirato ad un romanzo che tratta vicende di cronaca note al pubblico. Esso non ha finalità informative\, documentaristiche o giornalistiche\, né intende rappresentare fedelmente fatti\, persone o responsabilità realmente accertate. Al contrario\, si configura come opera artistica\, espressione del diritto alla libertà creativa\, finalizzata all’esplorazione di temi universali attraverso strumenti propri della scena: la metafora\, l’iperbole\, la trasfigurazione simbolica\, l’immaginario. Eventuali riferimenti a nomi\, situazioni o dinamiche riconoscibili sono frutto di elaborazione drammaturgica e non devono essere intesi come affermazioni veritiere o ricostruzioni attendibili dei fatti. L’opera non mira ad informare né a fornire verità\, ma a stimolare una riflessione artistica e umana. In nessun caso la rappresentazione va intesa come accusa\, insinuazione o giudizio reale nei confronti di soggetti eventualmente riconoscibili. Ogni elemento narrativo mira a manipolare la vicenda specifica per raccontare una storia universale\, proposta in chiave poetica\, simbolica e provocatoria. \nLiberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia \nRegia\, video e adattamento drammaturgico Ivonne Capece\nInterpreti Sergio Leone\, Daniele Di Pietro\, Pietro De Tommasi\, Cristian Zandonella \nInterpreti in video Tindaro Granata\, Arianna Scommegna\, Pasquale Montemurro\, Marco Té\, Samuele Finocchiaro\, Stefano Carenza\, Pietro Savoi\, Lorenzo Vio\, Ioana Miruna\, Penelope Sangiorgi\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\, Pietro Giannuso\, Giuseppina Manaresi\, Olmo Broglia Anghinoni\nscene Rosita Vallefuoco\nassistente alla scenografia Michele Lubrano Lavadera \nvideomaking e regia video Ivonne Capece\ncostumi e concept visivo Micol Vighi\nsound designer Simone Arganini\nassistente alla regia Micol Vighi\nassistenti volontari  Pasquale Montemurro\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\nlight designer Luigi Biondi \nriprese Antar Corrado\npost-produzione video Domenico Parrino\nresponsabile di produzione Nadia Fiorio\nresponsabile tecnico  Rossano Siragusano \nprodotto da Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, TPE Teatro Piemonte Europa\, Teatri di Bari\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro di Sardegna
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DESCRIPTION:Un delitto brutale scuote Roma: due giovani sotto sostanze stupefacenti torturano e uccidono un coetaneo in un appartamento\, senza apparente motivo. Questo fatto di cronaca realmente accaduto diventa metafora per scavare nel buio delle nostre coscienze. La prima produzione Elsinor 2025 è uno spettacolo struggente con attori reali e semi olografici sul rapporto genitori-figli\, sulla bellezza e la violenza\, che scuote in modo profondo e pone interrogativi: quanto sappiamo di non sapere sulle vite di coloro che amiamo? Perché diciamo sempre “Ti prego\, fa’ che non accada a me” e mai “Ti prego\, fa’ che non sia io a farlo”?\n\n\n\nL’attesissimo spettacolo in prima nazionale sul romanzo di Nicola Lagioia. \nUn caso di cronaca nera tra i più angoscianti degli ultimi anni diventa materia teatrale. Un delitto assurdo e brutale scuote Roma nel cuore della notte: due giovani insospettabili torturano e uccidono un coetaneo senza un motivo apparente.  Lo spettacolo La città dei vivi porta in scena la discesa in un inferno che appartiene non solo ai protagonisti\, ma a un’intera società. Liberamente tratto dall’inchiesta narrativa di Nicola Lagioia\, affronta il male nella sua forma più disarmante: quella che si nasconde dietro volti normali\, in vite comuni. Attraverso una drammaturgia tesa\, ibrida tra racconto e confessione\, il teatro diventa lo spazio dove guardare l’indicibile. Roma\, presenza viva e ambigua\, è insieme scenario e protagonista: una città che ammalia e consuma\, che attrae e abbandona\, viva\, tentacolare\, oscura. Una città che pulsa di desideri\, illusioni\, fallimenti. I personaggi si muovono dentro una spirale di fascinazione e repulsione\, mentre il pubblico è chiamato a guardare dove normalmente si distoglie lo sguardo. \nLa città dei vivi bestseller mondiale di Nicola Lagioia\, nuova creazione della regista e digital artist Ivonne Capece  interroga il confine tra narrazione e realtà\, esigenza artistica e ossessione esistenziale. Non è la cronaca di un delitto\, ma il riflesso di un’autopsia interiore\, in cui l’artista si espone al vortice emotivo che lo lega alla sua città e al suo stesso impulso di raccontare. Roma\, con il suo caos\, l’indifferenza e la magnificenza\, non è uno sfondo ma una forza che modella il dolore e la scrittura. Fare arte significa misurarsi con un abisso\, senza la certezza di uscirne indenni. \nAVVERTENZA\nLo spettacolo “La città dei vivi“ è un’opera di finzione\, seppur liberamente ispirato ad un romanzo che tratta vicende di cronaca note al pubblico. Esso non ha finalità informative\, documentaristiche o giornalistiche\, né intende rappresentare fedelmente fatti\, persone o responsabilità realmente accertate. Al contrario\, si configura come opera artistica\, espressione del diritto alla libertà creativa\, finalizzata all’esplorazione di temi universali attraverso strumenti propri della scena: la metafora\, l’iperbole\, la trasfigurazione simbolica\, l’immaginario. Eventuali riferimenti a nomi\, situazioni o dinamiche riconoscibili sono frutto di elaborazione drammaturgica e non devono essere intesi come affermazioni veritiere o ricostruzioni attendibili dei fatti. L’opera non mira ad informare né a fornire verità\, ma a stimolare una riflessione artistica e umana. In nessun caso la rappresentazione va intesa come accusa\, insinuazione o giudizio reale nei confronti di soggetti eventualmente riconoscibili. Ogni elemento narrativo mira a manipolare la vicenda specifica per raccontare una storia universale\, proposta in chiave poetica\, simbolica e provocatoria. \nLiberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia \nRegia\, video e adattamento drammaturgico Ivonne Capece\nInterpreti Sergio Leone\, Daniele Di Pietro\, Pietro De Tommasi\, Cristian Zandonella \nInterpreti in video Tindaro Granata\, Arianna Scommegna\, Pasquale Montemurro\, Marco Té\, Samuele Finocchiaro\, Stefano Carenza\, Pietro Savoi\, Lorenzo Vio\, Ioana Miruna\, Penelope Sangiorgi\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\, Pietro Giannuso\, Giuseppina Manaresi\, Olmo Broglia Anghinoni\nscene Rosita Vallefuoco\nassistente alla scenografia Michele Lubrano Lavadera \nvideomaking e regia video Ivonne Capece\ncostumi e concept visivo Micol Vighi\nsound designer Simone Arganini\nassistente alla regia Micol Vighi\nassistenti volontari  Pasquale Montemurro\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\nlight designer Luigi Biondi \nriprese Antar Corrado\npost-produzione video Domenico Parrino\nresponsabile di produzione Nadia Fiorio\nresponsabile tecnico  Rossano Siragusano \nprodotto da Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, TPE Teatro Piemonte Europa\, Teatri di Bari\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro di Sardegna
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DESCRIPTION:Un delitto brutale scuote Roma: due giovani sotto sostanze stupefacenti torturano e uccidono un coetaneo in un appartamento\, senza apparente motivo. Questo fatto di cronaca realmente accaduto diventa metafora per scavare nel buio delle nostre coscienze. La prima produzione Elsinor 2025 è uno spettacolo struggente con attori reali e semi olografici sul rapporto genitori-figli\, sulla bellezza e la violenza\, che scuote in modo profondo e pone interrogativi: quanto sappiamo di non sapere sulle vite di coloro che amiamo? Perché diciamo sempre “Ti prego\, fa’ che non accada a me” e mai “Ti prego\, fa’ che non sia io a farlo”?\n\n\n\nL’attesissimo spettacolo in prima nazionale sul romanzo di Nicola Lagioia. \nUn caso di cronaca nera tra i più angoscianti degli ultimi anni diventa materia teatrale. Un delitto assurdo e brutale scuote Roma nel cuore della notte: due giovani insospettabili torturano e uccidono un coetaneo senza un motivo apparente.  Lo spettacolo La città dei vivi porta in scena la discesa in un inferno che appartiene non solo ai protagonisti\, ma a un’intera società. Liberamente tratto dall’inchiesta narrativa di Nicola Lagioia\, affronta il male nella sua forma più disarmante: quella che si nasconde dietro volti normali\, in vite comuni. Attraverso una drammaturgia tesa\, ibrida tra racconto e confessione\, il teatro diventa lo spazio dove guardare l’indicibile. Roma\, presenza viva e ambigua\, è insieme scenario e protagonista: una città che ammalia e consuma\, che attrae e abbandona\, viva\, tentacolare\, oscura. Una città che pulsa di desideri\, illusioni\, fallimenti. I personaggi si muovono dentro una spirale di fascinazione e repulsione\, mentre il pubblico è chiamato a guardare dove normalmente si distoglie lo sguardo. \nLa città dei vivi bestseller mondiale di Nicola Lagioia\, nuova creazione della regista e digital artist Ivonne Capece  interroga il confine tra narrazione e realtà\, esigenza artistica e ossessione esistenziale. Non è la cronaca di un delitto\, ma il riflesso di un’autopsia interiore\, in cui l’artista si espone al vortice emotivo che lo lega alla sua città e al suo stesso impulso di raccontare. Roma\, con il suo caos\, l’indifferenza e la magnificenza\, non è uno sfondo ma una forza che modella il dolore e la scrittura. Fare arte significa misurarsi con un abisso\, senza la certezza di uscirne indenni. \nAVVERTENZA\nLo spettacolo “La città dei vivi“ è un’opera di finzione\, seppur liberamente ispirato ad un romanzo che tratta vicende di cronaca note al pubblico. Esso non ha finalità informative\, documentaristiche o giornalistiche\, né intende rappresentare fedelmente fatti\, persone o responsabilità realmente accertate. Al contrario\, si configura come opera artistica\, espressione del diritto alla libertà creativa\, finalizzata all’esplorazione di temi universali attraverso strumenti propri della scena: la metafora\, l’iperbole\, la trasfigurazione simbolica\, l’immaginario. Eventuali riferimenti a nomi\, situazioni o dinamiche riconoscibili sono frutto di elaborazione drammaturgica e non devono essere intesi come affermazioni veritiere o ricostruzioni attendibili dei fatti. L’opera non mira ad informare né a fornire verità\, ma a stimolare una riflessione artistica e umana. In nessun caso la rappresentazione va intesa come accusa\, insinuazione o giudizio reale nei confronti di soggetti eventualmente riconoscibili. Ogni elemento narrativo mira a manipolare la vicenda specifica per raccontare una storia universale\, proposta in chiave poetica\, simbolica e provocatoria. \nLiberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia \nRegia\, video e adattamento drammaturgico Ivonne Capece\nInterpreti Sergio Leone\, Daniele Di Pietro\, Pietro De Tommasi\, Cristian Zandonella \nInterpreti in video Tindaro Granata\, Arianna Scommegna\, Pasquale Montemurro\, Marco Té\, Samuele Finocchiaro\, Stefano Carenza\, Pietro Savoi\, Lorenzo Vio\, Ioana Miruna\, Penelope Sangiorgi\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\, Pietro Giannuso\, Giuseppina Manaresi\, Olmo Broglia Anghinoni\nscene Rosita Vallefuoco\nassistente alla scenografia Michele Lubrano Lavadera \nvideomaking e regia video Ivonne Capece\ncostumi e concept visivo Micol Vighi\nsound designer Simone Arganini\nassistente alla regia Micol Vighi\nassistenti volontari  Pasquale Montemurro\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\nlight designer Luigi Biondi \nriprese Antar Corrado\npost-produzione video Domenico Parrino\nresponsabile di produzione Nadia Fiorio\nresponsabile tecnico  Rossano Siragusano \nprodotto da Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, TPE Teatro Piemonte Europa\, Teatri di Bari\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro di Sardegna
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DESCRIPTION:Un delitto brutale scuote Roma: due giovani sotto sostanze stupefacenti torturano e uccidono un coetaneo in un appartamento\, senza apparente motivo. Questo fatto di cronaca realmente accaduto diventa metafora per scavare nel buio delle nostre coscienze. La prima produzione Elsinor 2025 è uno spettacolo struggente con attori reali e semi olografici sul rapporto genitori-figli\, sulla bellezza e la violenza\, che scuote in modo profondo e pone interrogativi: quanto sappiamo di non sapere sulle vite di coloro che amiamo? Perché diciamo sempre “Ti prego\, fa’ che non accada a me” e mai “Ti prego\, fa’ che non sia io a farlo”?\n\n\n\nL’attesissimo spettacolo in prima nazionale sul romanzo di Nicola Lagioia. \nUn caso di cronaca nera tra i più angoscianti degli ultimi anni diventa materia teatrale. Un delitto assurdo e brutale scuote Roma nel cuore della notte: due giovani insospettabili torturano e uccidono un coetaneo senza un motivo apparente.  Lo spettacolo La città dei vivi porta in scena la discesa in un inferno che appartiene non solo ai protagonisti\, ma a un’intera società. Liberamente tratto dall’inchiesta narrativa di Nicola Lagioia\, affronta il male nella sua forma più disarmante: quella che si nasconde dietro volti normali\, in vite comuni. Attraverso una drammaturgia tesa\, ibrida tra racconto e confessione\, il teatro diventa lo spazio dove guardare l’indicibile. Roma\, presenza viva e ambigua\, è insieme scenario e protagonista: una città che ammalia e consuma\, che attrae e abbandona\, viva\, tentacolare\, oscura. Una città che pulsa di desideri\, illusioni\, fallimenti. I personaggi si muovono dentro una spirale di fascinazione e repulsione\, mentre il pubblico è chiamato a guardare dove normalmente si distoglie lo sguardo. \nLa città dei vivi bestseller mondiale di Nicola Lagioia\, nuova creazione della regista e digital artist Ivonne Capece  interroga il confine tra narrazione e realtà\, esigenza artistica e ossessione esistenziale. Non è la cronaca di un delitto\, ma il riflesso di un’autopsia interiore\, in cui l’artista si espone al vortice emotivo che lo lega alla sua città e al suo stesso impulso di raccontare. Roma\, con il suo caos\, l’indifferenza e la magnificenza\, non è uno sfondo ma una forza che modella il dolore e la scrittura. Fare arte significa misurarsi con un abisso\, senza la certezza di uscirne indenni. \nAVVERTENZA\nLo spettacolo “La città dei vivi“ è un’opera di finzione\, seppur liberamente ispirato ad un romanzo che tratta vicende di cronaca note al pubblico. Esso non ha finalità informative\, documentaristiche o giornalistiche\, né intende rappresentare fedelmente fatti\, persone o responsabilità realmente accertate. Al contrario\, si configura come opera artistica\, espressione del diritto alla libertà creativa\, finalizzata all’esplorazione di temi universali attraverso strumenti propri della scena: la metafora\, l’iperbole\, la trasfigurazione simbolica\, l’immaginario. Eventuali riferimenti a nomi\, situazioni o dinamiche riconoscibili sono frutto di elaborazione drammaturgica e non devono essere intesi come affermazioni veritiere o ricostruzioni attendibili dei fatti. L’opera non mira ad informare né a fornire verità\, ma a stimolare una riflessione artistica e umana. In nessun caso la rappresentazione va intesa come accusa\, insinuazione o giudizio reale nei confronti di soggetti eventualmente riconoscibili. Ogni elemento narrativo mira a manipolare la vicenda specifica per raccontare una storia universale\, proposta in chiave poetica\, simbolica e provocatoria. \nLiberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia \nRegia\, video e adattamento drammaturgico Ivonne Capece\nInterpreti Sergio Leone\, Daniele Di Pietro\, Pietro De Tommasi\, Cristian Zandonella \nInterpreti in video Tindaro Granata\, Arianna Scommegna\, Pasquale Montemurro\, Marco Té\, Samuele Finocchiaro\, Stefano Carenza\, Pietro Savoi\, Lorenzo Vio\, Ioana Miruna\, Penelope Sangiorgi\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\, Pietro Giannuso\, Giuseppina Manaresi\, Olmo Broglia Anghinoni\nscene Rosita Vallefuoco\nassistente alla scenografia Michele Lubrano Lavadera \nvideomaking e regia video Ivonne Capece\ncostumi e concept visivo Micol Vighi\nsound designer Simone Arganini\nassistente alla regia Micol Vighi\nassistenti volontari  Pasquale Montemurro\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\nlight designer Luigi Biondi \nriprese Antar Corrado\npost-produzione video Domenico Parrino\nresponsabile di produzione Nadia Fiorio\nresponsabile tecnico  Rossano Siragusano \nprodotto da Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, TPE Teatro Piemonte Europa\, Teatri di Bari\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro di Sardegna
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SUMMARY:LA CITTÀ DEI VIVI
DESCRIPTION:Un delitto brutale scuote Roma: due giovani sotto sostanze stupefacenti torturano e uccidono un coetaneo in un appartamento\, senza apparente motivo. Questo fatto di cronaca realmente accaduto diventa metafora per scavare nel buio delle nostre coscienze. La prima produzione Elsinor 2025 è uno spettacolo struggente con attori reali e semi olografici sul rapporto genitori-figli\, sulla bellezza e la violenza\, che scuote in modo profondo e pone interrogativi: quanto sappiamo di non sapere sulle vite di coloro che amiamo? Perché diciamo sempre “Ti prego\, fa’ che non accada a me” e mai “Ti prego\, fa’ che non sia io a farlo”?\n\n\n\nL’attesissimo spettacolo in prima nazionale sul romanzo di Nicola Lagioia. \nUn caso di cronaca nera tra i più angoscianti degli ultimi anni diventa materia teatrale. Un delitto assurdo e brutale scuote Roma nel cuore della notte: due giovani insospettabili torturano e uccidono un coetaneo senza un motivo apparente.  Lo spettacolo La città dei vivi porta in scena la discesa in un inferno che appartiene non solo ai protagonisti\, ma a un’intera società. Liberamente tratto dall’inchiesta narrativa di Nicola Lagioia\, affronta il male nella sua forma più disarmante: quella che si nasconde dietro volti normali\, in vite comuni. Attraverso una drammaturgia tesa\, ibrida tra racconto e confessione\, il teatro diventa lo spazio dove guardare l’indicibile. Roma\, presenza viva e ambigua\, è insieme scenario e protagonista: una città che ammalia e consuma\, che attrae e abbandona\, viva\, tentacolare\, oscura. Una città che pulsa di desideri\, illusioni\, fallimenti. I personaggi si muovono dentro una spirale di fascinazione e repulsione\, mentre il pubblico è chiamato a guardare dove normalmente si distoglie lo sguardo. \nLa città dei vivi bestseller mondiale di Nicola Lagioia\, nuova creazione della regista e digital artist Ivonne Capece  interroga il confine tra narrazione e realtà\, esigenza artistica e ossessione esistenziale. Non è la cronaca di un delitto\, ma il riflesso di un’autopsia interiore\, in cui l’artista si espone al vortice emotivo che lo lega alla sua città e al suo stesso impulso di raccontare. Roma\, con il suo caos\, l’indifferenza e la magnificenza\, non è uno sfondo ma una forza che modella il dolore e la scrittura. Fare arte significa misurarsi con un abisso\, senza la certezza di uscirne indenni. \nAVVERTENZA\nLo spettacolo “La città dei vivi“ è un’opera di finzione\, seppur liberamente ispirato ad un romanzo che tratta vicende di cronaca note al pubblico. Esso non ha finalità informative\, documentaristiche o giornalistiche\, né intende rappresentare fedelmente fatti\, persone o responsabilità realmente accertate. Al contrario\, si configura come opera artistica\, espressione del diritto alla libertà creativa\, finalizzata all’esplorazione di temi universali attraverso strumenti propri della scena: la metafora\, l’iperbole\, la trasfigurazione simbolica\, l’immaginario. Eventuali riferimenti a nomi\, situazioni o dinamiche riconoscibili sono frutto di elaborazione drammaturgica e non devono essere intesi come affermazioni veritiere o ricostruzioni attendibili dei fatti. L’opera non mira ad informare né a fornire verità\, ma a stimolare una riflessione artistica e umana. In nessun caso la rappresentazione va intesa come accusa\, insinuazione o giudizio reale nei confronti di soggetti eventualmente riconoscibili. Ogni elemento narrativo mira a manipolare la vicenda specifica per raccontare una storia universale\, proposta in chiave poetica\, simbolica e provocatoria. \nLiberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia \nRegia\, video e adattamento drammaturgico Ivonne Capece\nInterpreti Sergio Leone\, Daniele Di Pietro\, Pietro De Tommasi\, Cristian Zandonella \nInterpreti in video Tindaro Granata\, Arianna Scommegna\, Pasquale Montemurro\, Marco Té\, Samuele Finocchiaro\, Stefano Carenza\, Pietro Savoi\, Lorenzo Vio\, Ioana Miruna\, Penelope Sangiorgi\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\, Pietro Giannuso\, Giuseppina Manaresi\, Olmo Broglia Anghinoni\nscene Rosita Vallefuoco\nassistente alla scenografia Michele Lubrano Lavadera \nvideomaking e regia video Ivonne Capece\ncostumi e concept visivo Micol Vighi\nsound designer Simone Arganini\nassistente alla regia Micol Vighi\nassistenti volontari  Pasquale Montemurro\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\nlight designer Luigi Biondi \nriprese Antar Corrado\npost-produzione video Domenico Parrino\nresponsabile di produzione Nadia Fiorio\nresponsabile tecnico  Rossano Siragusano \nprodotto da Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, TPE Teatro Piemonte Europa\, Teatri di Bari\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro di Sardegna
URL:https://cavalieridicultura.it/evento/la-citta-dei-vivi/2025-11-17/
LOCATION:Teatro Fontana\, Via G. A. Boltraffio\, 21\, Milano\, 20159\, Italy
CATEGORIES:Teatro
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ORGANIZER;CN="Teatro Fontana":MAILTO:stampa.fontana@elsinor.net
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