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SUMMARY:L'Orestea
DESCRIPTION:Di Giovanni Testori con maschere e marionette-Bottega Amletica Testoriana\n\nL’opera di Testori che riscrive l’Orestea\, in una versione per un’attrice e le sue marionette-maschere: una dagli occhi ipertrofici per Oreste\, una repellente per Clitemnestra; Egisto\, un esoscheletro di insetto\, e una marionetta sconvolta che incarna Elettra. Progetto nato all’interno di Bottega Amletica Testoriana a cura di Antonio Latella\n\n\n\nLo SdisOrè di Testori a Milano dal 22 al 23 maggio 2026 nella versione magica con attori e marionette\, frutto dell’esperimento della Bottega Amletica Testoriana\, progetto studio diretto da Antonio Latella\, vincitore Premio Ubu 2024. Un’Orestea al contrario\, tra maschere\, carne e vendetta. \nUno spettacolo che riscrive l’Orestea attraverso la lingua di fuoco di Giovanni Testori. Un testo visionario\, crudo\, provocatorio\, dove l’epica classica si fa carne\, linguaggio\, parodia e abisso. Una sola attrice in scena dà vita ai quattro archetipi della tragedia – Oreste\, Elettra\, Clitemnestra ed Egisto – indossando maschere mostruosamente umane\, trasformando il palco in un luogo dove il confine tra umano e bestiale si dissolve. La vendetta prende forma\, tra marionette disturbanti\, esoscheletri-insetto e voci che mutano e si scontrano in un grottesco carnevale di anime. \nGuidati da un narratore-saltimbanco\, spettatori e personaggi si perdono in un labirinto linguistico e teatrale\, dove ogni parola graffia\, ogni gesto brucia\, ogni maschera rivela – e insieme nasconde – l’essenza più feroce dell’essere umano. \ndi Giovanni Testori\nregia Gruppo UROR\ncon Evelina Rosselli\nrealizzazione maschere e marionette Caterina Rossi\nSound design Franco Visioli\nLight design Camilla Piccioni\nFoto Roberto De Biase\nproduzione esecutiva PAV\ncon uno sguardo di Antonio Latella ed il sostegno di AMAT Marche e Comune di Pesaro
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SUMMARY:SCUSATE SE NON SIAMO MORTI IN MARE
DESCRIPTION:Di Emanuele Aldrovandi\n\nUn futuro distopico: l’Europa\, messa in ginocchio da crisi economiche e ambientali\, è diventata un continente di emigranti. Gli ex cittadini europei\, in cerca di un futuro migliore\, devono affrontare viaggi clandestini per raggiungere paesi più ricchi. Una commedia brillante che con umorismo e audacia capovolge la nostra percezione dell’immigrazione.\n\n\n\nLa nuova commedia di Emanuele Aldrovandi\, finalista Premio Riccione e Scenario: se fossero gli europei a doversi imbarcare come immigrati? A Milano dal 14 al 17 maggio 2026. \nEmanuele Androvandi\, drammaturgo brillante e tra le voci emergenti più interessanti del panorama teatrale contemporaneo\, torna in scena con “Scusate se non siamo morti in mare”\, uno spettacolo che intreccia commedia e tragedia con un linguaggio teatrale originale\, ironico e profondamente umano. \nIl testo\, finalista al Premio Riccione e al Premio Scenario nel 2015\, torna in lingua italiana dopo essere stato tradotto e messo in scena in numerosi paesi europei. \nSiamo in un futuro distopico ma non troppo lontano: l’Europa\, messa in ginocchio da crisi economiche e ambientali\, è diventata un continente di emigranti. Gli ex cittadini europei\, in cerca di un futuro migliore\, devono affrontare viaggi clandestini per raggiungere paesi più ricchi\, in un ribaltamento drammatico e attuale delle rotte migratorie. \nSu una banchina portuale\, due uomini e una donna si preparano a partire di nascosto su un container\, dopo aver preso accordi con un marinaio/trafficante. Hanno obiettivi diversi\, sogni diversi\, ma lo stesso destino sospeso tra speranza\, inganno e illusione. \nCon la sua scrittura tagliente\, poetica e paradossale\, Aldrovandi affronta un tema bruciante di attualità\, immaginando un mondo in cui le gerarchie globali sono invertite. \nTesto e regia Emanuele Aldrovandi\nCon Vincenzo Di Giovanni\, Tomas Leardini\, Luca Mammoli\, Sara Manzoni e Debora Zuin\nScene Francesco Fassone\nLuci Antonio Merola\nCostumi Costanza Maramotti\nMovimenti Olimpia Fortuni\nAmbiente sonoro Riccardo Tesorini\nTrucco Giorgia Blancato\nAiuto regia Bianca Giardina\nProduzione LAC Lugano Arte e Cultura\, Associazione Teatrale Autori Vivi
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DESCRIPTION: 60 anni di lotta Queer per la settimana contro l’omofobia\n\nTre monologhi. Sei decenni. Un viaggio nella memoria e nell’identità queer: tre voci attraversano la storia della lotta per i diritti LGBTQIA+ dal 1969 a oggi. Dalla notte di Stonewall\, quando una rivolta in un bar di New York accende un cambiamento epocale; all’attivismo degli anni dell’AIDS\, alla resistenza quotidiana che rivendica visibilità e diritti. Un monologo che fa sorridere e commuovere raccontando 60 anni di lotta Queer.\n\n\n\nRIOT ACT: 12-13 maggio a Milano per la settimana contro l’omofobia. Tre monologhi. Sei decenni. Due continenti. \nRiot Act è un potente viaggio nella memoria e nell’identità della comunità queer. Uno spettacolo di teatro civile contemporaneo\, che attraversa oltre cinquant’anni di storia LGBTQIA+ con tre voci autentiche\, in un mosaico emotivo e politico che parte dal 1969 e arriva fino a oggi. \nTutto comincia con la notte di Stonewall\, quando una rivolta in un bar di New York dà il via a un cambiamento epocale. Seguono l’attivismo durante gli anni dell’AIDS\, la resistenza quotidiana e la costruzione di un’identità che non solo esiste\, ma rivendica visibilità\, diritti e dignità. \nTre racconti – tra interviste\, confessioni e flussi di coscienza – si alternano sulla scena come correnti parallele: intime e collettive\, personali e politiche. Le parole\, protagoniste assolute\, diventano materia viva in uno spazio astratto\, liquido\, simbolico. \nTra le voci in scena: Lavinia\, drag queen glam e corrosiva\, che trasforma il dolore in spettacolo; un attivista che ha vissuto in prima persona gli anni bui della crisi sanitaria; e una terza voce\, lucida e ferma\, che non dimentica e resiste. \nRiot Act è un atto d’amore\, un grido di resistenza\, un omaggio a chi ha lottato e un invito a non smettere mai. Un appuntamento imperdibile della stagione teatrale 2025 a Milano\, tra arte e impegno civile. \ndi Alexis Gregory\ntraduzione Enrico Luttmann\ndiretto e interpretato da Massimo Di Michele\ncostumi Marco Dell’Oglio\nscrittura gestuale Tiziano Di Muzio\nconsulente musicale Fabio Marchi\nassistente alla regia Giuseppe Claudio Insalaco\nfoto di scena Stefano Scanferla\nproduzione Artisti Associati-Centro di produzione Teatrale Gorizia
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DESCRIPTION:Di Giuseppe Affinito\, Casa del Contemporaneo\n\nUn testo emozionante dell’erede artistico di Enzo Moscato. Due ragazzi si incontrano in un luogo onirico\, una misteriosa Laguna – che altro non è che un night-club in disuso – per rivivere la loro storia d’amore finita\, affrontare rimpianti\, ferite e un amore mai del tutto sopito. Il testo esplora con delicatezza e profondità la vulnerabilità umana\, la tensione tra desiderio e bisogno\, la difficoltà di amare senza compromessi.\n\n\n\nLaguna Café uno spettacolo magico in un’atmosfera onirica a Milano il 9-10 maggio 2026: la storia d’amore tra 2 ragazzi sospesi in un’atmosfera senza tempo. \nUn intenso viaggio emotivo in uno spazio sospeso tra realtà e immaginazione\, dove due uomini si ritrovano dopo anni per affrontare rimpianti\, ferite e un amore mai del tutto sopito. Il testo\, firmato da Giuseppe Affinito e diretto da Benedetto Sicca\, esplora con delicatezza e profondità la vulnerabilità umana\, la tensione tra desiderio e bisogno\, la difficoltà di amare senza compromessi. \nAmbientato in una laguna simbolica – luogo di sospensione e trasformazione – lo spettacolo indaga le relazioni\, la sessualità\, i sentimenti nel mondo contemporaneo\, ponendo al centro la tenerezza come atto rivoluzionario. Giosuè e Andrea si muovono in un tempo incastrato\, dove le anime non riescono a fluire libere\, bloccate da condizionamenti interiori e sociali. \nLaguna Café è una riflessione potente e poetica sull’amore\, sull’identità e sul bisogno di riconnettersi con se stessi e con l’altro\, in un mondo che spesso ha dimenticato il coraggio della fragilità. \ndi Giuseppe Affinito\nregia di Benedetto Sicca\ncon Giuseppe Affinito e Gianluca Merolli\nscene Luigi Ferrigno e Sara Palmieri\nluci Cesare Accetta\ncostumi Dario Biancullo\ndrammaturgia musicale e disegno del suono Chiara Mallozzi\ncoreografie Luna Cenere\nassistente alla regia Antonio Turco\nproduzione Casa del Contemporaneo\, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale\, Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival \n 
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DESCRIPTION:Di Vitaliano Trevisan\n\nTre operai di un magazzino tra una pausa e l’altra elaborano un piano per cambiare la loro vita\, effettuando una “scandisk” del loro passato per fare tabula rasa degli errori commessi. Il titolo\, che richiama il programma informatico di controllo dei dischi rigidi\, allude alla volontà di cancellare i loro problemi e la loro condizione lavorativa. Primo testo della trilogia Wordstar(s) Trilogia della memoria\, è una commedia amara\, feroce e lucidissima scritta alla fine degli anni ’90. Una riflessione sociale sui sogni degli operai e dei lavoratori di oggi.\n\n\n\nScandisk\, lo spettacolo di Vitaliano Trevisan a Milano 28-29 aprile 2026 \nPrimo testo della trilogia Wordstar(s)\, Trilogia della memoria\, Scandisk è una tragicommedia feroce e lucidissima scritta da Vitaliano Trevisan tra la fine degli anni ’90 e i primi Duemila. Lo spettacolo è un perfetto esempio di teatro contemporaneo\, capace di unire comicità amara e riflessione sociale. \nProtagonisti: tre operai di un magazzino di cuscinetti a sfera che progettano un “colpo” per cambiare radicalmente vita. Tra sogni di riscatto e sconfitte quotidiane\, i tre si muovono in un mondo alienante fatto di turni\, logistica e silenzi. \nAttraverso un linguaggio secco\, industriale\, e un’ironia tagliente\, Trevisan mette in scena un corpo a corpo tra lavoro fisico e scrittura\, tra memoria personale e storia collettiva. «Un’operazione di scarnatura del dire e dell’agire» spiega il regista Jacopo Squizzato «che usa il pretesto di un’amicizia operaia per raccontare la verità del vivere\, senza retorica né consolazioni». Uno spettacolo imperdibile che propone un ritratto amaro e irresistibilmente comico della quotidianità italiana\, fedele allo stile inconfondibile di Trevisan. \ndi Vitaliano Trevisan\nregia Jacopo Squizzato\ncon Mauro Bernardi\, Beppe Casales\, Jacopo Squizzato\nscene e costumi Alberto Favretto\nmusiche e sound design Andrea Gianessi\ndisegno luci Tiziano Ruggia\nsguardo sul movimento Michela Lucenti\nassistente alla regia Katia Mirabella\nscene costruite nel Laboratorio di Scenotecnica di ERT\nresponsabile del Laboratorio e capo costruttore Gioacchino Gramolini\ncostruttori Veronica Sbrancia\, Davide Lago\, Leandro Spadola\, Tiziano Barone\nscenografe decoratrici Ludovica Sitti con Benedetta Monetti\, Sarah Menichini\, Martina Perrone\, Bianca Passanti\nmacchinista Aura Chiaravalle\ncapo elettricista Camilla Mazza\nfonico Andrea Gianessi\nproduzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\nun ringraziamento a Enrico Mitrovich e Livio Pacella \nFoto di Giulia Agostini
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DESCRIPTION:Di Teresa Ludovico\n\nIl capolavoro crudo di Tarantino che mescola tragedia e comicità\, poesia e violenza\, trascina il pubblico nella vicenda di Barabba e nel tema del carcerato\, del colpevole risparmiato. Un testo incredibile\, emotivo\, attraversato da ferite\, ossessioni ci consegna un personaggio che affonda le radici nel Vangelo\, ma risorge in scena come figura viva\, contraddittoria\, modernissima.\n\n\n\nBarabba di Antonio Tarantino nella regia di Teresa Ludovico a Milano dal 21 al 24 aprile 2026. \nChi è davvero Barabba? Un colpevole graziato? Un simbolo? O semplicemente uno di noi? Con la sua scrittura tagliente e viscerale\, Antonio Tarantino ci consegna un personaggio che affonda le radici nel Vangelo\, ma risorge in scena come figura viva\, contraddittoria\, modernissima. \nBarabba non è più solo un nome: è una condizione\, una domanda aperta\, un frammento della nostra umanità.In una lingua poetica e cruda\, dove si mescolano tragedia e comicità\, il testo ci trascina in un spettacolo teatrale contemporaneo fatto di emozioni estreme\, ferite aperte e bisogno disperato di senso. \nSotto la direzione di Teresa Ludovico\, lo spettacolo prende corpo in una scenografia potente e simbolica – una sorta di torre-gabbia ideata da Vincent Longuemare – che diventa spazio fisico e interiore insieme: un luogo di prigionia e rivelazione. \ndi Antonio Tarantino\nregia Teresa Ludovico\nspazio scenico e luci Vincent Longuemare\ncon Michele Schiano di Cola\ncura della produzione Sabrina Cocco\nassistente alla regia Domenico Indiveri\nuna produzione Teatri di Bari|Kismet
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SUMMARY:LA SIGNORA DELLE CAMELIE
DESCRIPTION:Di Dumas / regia Giovanni Ortoleva\n\nIl capolavoro di Dumas figlio che ispirò La Traviata di Verdi\, torna con tutta la sua forza in una versione che scardina il sentimentalismo e ne svela la ferocia. Giovanni Ortoleva\, tra i giovani registi più interessanti del momento\, porta in scena un omicidio sociale travestito da passione romantica. Marguerite Gautier\, ex-prostituta\, non può sposare il rampollo di una famiglia dell’alta borghesia e viene costretta alla morte\, sacrificata al giudizio di una società ipocrita\, ossessionata dal possesso e dalla visione del corpo femminile.\n\n\n\nDal 16 al 19 aprile 2026 torna La signora delle Camelie nella versione di Giovanni Ortoleva. \nTradotta in balletti\, adattamenti cinematografici e numerosi spettacoli teatrali\, questa storia iconica si rivela oggi come un romanzo di straordinaria brutalità\, dove la violenza classista e moralista\, avvolta da sentimentalismi stucchevoli\, si traveste da romanticismo. \nUna collettività ipocrita e feroce prende forma nel racconto — forse persino oltre le intenzioni consapevoli dell’autore — ispirato a un caso di cronaca realmente accaduto. Un testo che continua a parlarci\, a colpirci\, forse più di quanto siamo disposti ad ammettere.\nIn questa nuova rilettura teatrale di Giovanni Ortoleva\, presentata nella stagione del Teatro Fontana di Milano\, lo struggente amore tra Marguerite Gautier e Armand Duval diventa il punto di partenza per indagare la perversione collettiva. Una società voyeuristica\, morbosa\, che guarda e consuma il corpo femminile con lo stesso desiderio con cui ne consuma la fine. \nLo spettacolo teatrale si muove fluidamente tra Ottocento e contemporaneità\, svelando quanto ancora ci appartenga quella stessa ferocia. \nliberamente tratto dal romanzo di Alexandre Dumas figlio\ndrammaturgia e regia di Giovanni Ortoleva\ncon Gabriele Benedetti\, Anna Manella\, Alberto Marcello\, Nika Perrone e Vito Vicinodramaturg Federico Bellini\nscene Federico Biancalani\ncostumi Daniela De Blasio\nmusica Pietro Guarracino\nmovimenti di scena Anna Manella\ndisegno luci Davide Bellavia\naiuto regia Marco Santi\n\nproduzione Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse\, Elsinor – Centro di Produzione Teatrale\, TPE – Teatro Piemonte Europa\, Arca Azzurra Associazione Culturale\nSpettacolo realizzato con il contributo di Next – Laboratorio delle Idee per la produzione e programmazione dello spettacolo lombardo. \nFoto di scena Giulia Lenzi 
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SUMMARY:LA SIGNORA DELLE CAMELIE
DESCRIPTION:Di Dumas / regia Giovanni Ortoleva\n\nIl capolavoro di Dumas figlio che ispirò La Traviata di Verdi\, torna con tutta la sua forza in una versione che scardina il sentimentalismo e ne svela la ferocia. Giovanni Ortoleva\, tra i giovani registi più interessanti del momento\, porta in scena un omicidio sociale travestito da passione romantica. Marguerite Gautier\, ex-prostituta\, non può sposare il rampollo di una famiglia dell’alta borghesia e viene costretta alla morte\, sacrificata al giudizio di una società ipocrita\, ossessionata dal possesso e dalla visione del corpo femminile.\n\n\n\nDal 16 al 19 aprile 2026 torna La signora delle Camelie nella versione di Giovanni Ortoleva. \nTradotta in balletti\, adattamenti cinematografici e numerosi spettacoli teatrali\, questa storia iconica si rivela oggi come un romanzo di straordinaria brutalità\, dove la violenza classista e moralista\, avvolta da sentimentalismi stucchevoli\, si traveste da romanticismo. \nUna collettività ipocrita e feroce prende forma nel racconto — forse persino oltre le intenzioni consapevoli dell’autore — ispirato a un caso di cronaca realmente accaduto. Un testo che continua a parlarci\, a colpirci\, forse più di quanto siamo disposti ad ammettere.\nIn questa nuova rilettura teatrale di Giovanni Ortoleva\, presentata nella stagione del Teatro Fontana di Milano\, lo struggente amore tra Marguerite Gautier e Armand Duval diventa il punto di partenza per indagare la perversione collettiva. Una società voyeuristica\, morbosa\, che guarda e consuma il corpo femminile con lo stesso desiderio con cui ne consuma la fine. \nLo spettacolo teatrale si muove fluidamente tra Ottocento e contemporaneità\, svelando quanto ancora ci appartenga quella stessa ferocia. \nliberamente tratto dal romanzo di Alexandre Dumas figlio\ndrammaturgia e regia di Giovanni Ortoleva\ncon Gabriele Benedetti\, Anna Manella\, Alberto Marcello\, Nika Perrone e Vito Vicinodramaturg Federico Bellini\nscene Federico Biancalani\ncostumi Daniela De Blasio\nmusica Pietro Guarracino\nmovimenti di scena Anna Manella\ndisegno luci Davide Bellavia\naiuto regia Marco Santi\n\nproduzione Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse\, Elsinor – Centro di Produzione Teatrale\, TPE – Teatro Piemonte Europa\, Arca Azzurra Associazione Culturale\nSpettacolo realizzato con il contributo di Next – Laboratorio delle Idee per la produzione e programmazione dello spettacolo lombardo. \nFoto di scena Giulia Lenzi 
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DESCRIPTION:Modern musical dal film cult The Substance\n\nUn musical ispirato al film cult provocatorio The Substance\, sulla crisi dell’identità femminile nell’epoca dell’iper-visibilità. Un’indagine crudele su temi universali come la fama\, la solitudine\, la bellezza. Oggi il corpo femminile è sospeso tra contraddizioni profonde: merce e prigione\, ma anche spazio di esperienza e atto di resistenza. Tra prosa e canto lo spettacolo racconta il desiderio struggente di sfidare il tempo quando il mondo esterno spegne le luci\, chiude le telecamere e ci confina in uno sgabuzzino buio.\n\n\n\nWelcome to ITACA: rassegna dedicata alle terre di confine\, dove prendono voce le soggettività non allineate\, fragili\, ribelli. \nUn modern musical ispirato al film cult provocatorio The Substance con Demi Moore a Milano 14-15 aprile 2026: una riflessione potente sul corpo femminile nel nostro tempo. \nLa Substance esplora la crisi dell’identità femminile attraverso il corpo\, tra desiderio\, giudizio e trasformazione. Due figure in scena: Cléo\, ispirata alla protagonista del film Cléo dalle 5 alle 7 di Agnès Varda\, e Elisabeth Sparkle\, personaggio liberamente tratto dal film The Substance di Coralie Fargeat. \nCléo attende il risultato di analisi del sangue che dovranno sancire la presenza o meno di una grave malattia nel suo corpo\, teme di scomparire. Elisabeth si ribella alla sparizione con una sostanza miracolosa che dovrebbe regalarle eterna giovinezza trasformandola fino a consumarla. Sul palco\, il corpo si sdoppia\, si interroga\, si espone. \nUna riflessione potente su bellezza\, età\, solitudine e visibilità. Perché a volte\, nello specchio\, vediamo un’estranea. E ci chiediamo: di quale sostanza siamo fatte? \nRegia e drammaturgia Barbara Capece\nCon Barbara Capece e Carlotta Michelato\nMusiche Carlotta Michelato
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SUMMARY:LA TRAGEDIA DI RICCARDO III
DESCRIPTION:Shakespeare con Edoardo Sorgente\n\nUn Riccardo III giovane\, bello\, scattante\, desideroso d’amore. Ma l’amore che insegue si trasforma presto in ossessione per il riconoscimento\, per l’applauso\, per il trono. È una corsa vertiginosa\, fatta di sangue e inganni\, verso un potere vuoto che\, una volta conquistato\, non appaga.\n\n\n\nRiccardo III di Shakespeare a Milano 10-11 aprile 2026\, diventa un monologo contemporaneo espressione di una generazione nuova\, divisa tra identità e oscurità. \nNella riscrittura contemporanea proposta dalla compagnia falsepartenze teatro\, Riccardo III non è solo un villain shakespeariano\, ma l’emblema di un’umanità inquieta e ambivalente. La tragedia si trasfigura in un viaggio interiore tra luce e oscurità\, sospeso tra la vita e la morte: una sorta di bardo teatrale\, come nel Libro tibetano dei morti\, in cui il protagonista rivive desideri\, illusioni\, ferite. \nLa sua deformità non è più fisica\, ma psicologica ed emotiva. Riccardo si confronta con il lato oscuro del proprio io\, riflettendo su un mondo fratturato\, insonne\, in cui la sete di potere e il bisogno di essere visti diventano specchio del presente. \nRiccardo III è uno di noi.Lucido\, spietato\, irrimediabilmente umano. \n\nda The Life and Death of King Richard the Third di William Shakespeare\ntraduzione e adattamento Gianluca Bonagura e Elvira Buonocore\nideazione\, scene\, suoni e regia Gianluca Bonagura\ncon Edoardo Sorgente\naiuto regia Simone Di Meglio\ndisegno luci Andrea Iacopino\ncostume Anna Verde\nmaschera Robin Summa\nproduzione falsepartenze teatro\nin collaborazione con Casa del Contemporaneo e Nostos teatro\ncon il sostegno del Campania Teatro Festival – Fondazione Campania dei Festival
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DESCRIPTION:Nuova drammaturgia di Mattia Favaro\n\nUn monologo ironico\, violento e viscerale dà voce a un personaggio nato dalla provincia veneta post-anni ’80: barista\, omosessuale\, intrappolato in una gabbia. Un flusso inarrestabile di parole racconta un Veneto inedito\, lontano dagli stereotipi di una terra troppo spesso semplificata tra capannoni\, razzismo e ignoranza. Con feroce lucidità\, Mattia Favaro traccia in uno specchio deformante il volto autentico della provincia italiana. Un testo potente\, feroce\, che scava nel paesaggio emotivo di una provincia ferita\, dove il bisogno d’amore si scontra con l’impossibilità di esprimersi.\n\n\n\nMS Il testo choccante  e pluripremiato di Mattia Favaro\, che ricorda IN EXITU di Giovanni Testori\, sull’omosessualità nella provincia veneta arriva a Milano il 7 e 8 aprile 2026. \nUn monologo tagliente e viscerale dà voce a un personaggio nato dalla provincia veneta post-anni ’80: un barista\, omosessuale\, intrappolato in una gabbia di omofobia interiorizzata e solitudine. MS è un flusso inarrestabile di parole che racconta un Veneto inedito\, lontano dagli stereotipi e capace di restituire complessità a una terra troppo spesso semplificata tra capannoni\, razzismo e ignoranza. \nTra le maschere goldoniane e le nuove identità della drammaturgia contemporanea\, lo spettacolo indaga le fratture dell’esistenza con feroce lucidità\, diventando specchio deformante ma autentico della provincia italiana. Un viaggio teatrale tra ironia e dolore\, dove la voce dell’emarginato si fa protagonista. \ndrammaturgia di Mattia Favaro\nregia di Tommaso Franchin\ncon Massimo Scola\nsuoni di Thybaud J. Monterisi\nluci di Manuel Garzetta\nscene e costumi Fabio Carpene\nproduzione di exvUoto teatro\ncon il sostegno di Drupa Centre\, Fori Festival\nun ringraziamento a Theatron 2.0 \nTesto vincitore della menzione speciale al premio Carlo Annoni 2024\nTesto vincitore della menzione speciale a Omissis 2024\nTesto premiato dal comitato under 30 a Omissis 2024 \nPremio tuttoteatro.com Dante Cappelletti 2024
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DESCRIPTION:La notte poco prima delle foreste di Koltes in napoletano\n\nUn’emozionante traduzione in napoletano del celebre monologo di Bernard-Marie Koltès\, La notte poco prima delle foreste\, scritto nel 1977. La storia di un uomo solo\, straniero\, immigrato\, che incontra uno sconosciuto e tenta di raccontarsi prima che arrivi il buio. Una corsa contro il silenzio. Una richiesta disperata d’amore. Tradotta in una lingua che parla al Sud di tutto il mondo. *spettacolo con sottotitoli in italiano\n\n\n\nIl capolavoro di Koltes La notte poco prima delle foreste che racconta la storia di uno straniero in fuga\, in una incredibile traduzione in napoletano. Un reading performativo commovente a Milano il 26-27 marzo 2026. \nCosa succede quando una delle voci più poetiche e disperate del teatro europeo incontra il dialetto più teatrale d’Italia?\n“Nuttata” è la traduzione in napoletano del celebre monologo di Bernard-Marie Koltès\, La notte poco prima delle foreste\, scritto nel 1977: un testo che è grido\, confessione\, preghiera laica. La storia di un uomo solo\, straniero\, che incontra uno sconosciuto e tenta di raccontarsi prima che arrivi il buio. Una corsa contro il silenzio. Una richiesta disperata d’amore. \nIl testo\, già potente nella lingua dell’autore francese\, qui prende nuova vita nel napoletano: lingua ruvida\, musicale\, teatrale per eccellenza. Ma non si tratta di una semplice traduzione. Domenico Ingenito\, autore e attore\, ha trasformato il testo in un vero esperimento linguistico e umano: prima una versione letterale dal francese\, poi un’immersione nelle stazioni di Napoli\, tra i “ragazzi di vita”\, gli invisibili di oggi. Ha ascoltato le loro voci\, i loro suoni\, i loro ritmi. Li ha fatti entrare nel monologo dando vita a uno spettacolo incandescente\, dove il senso di estraneità\, emarginazione e bisogno d’amore si mescola al suono viscerale del napoletano. \nTraduzione e adattamento de La nuit juste avant les forêts di Bernard-Marie Koltés \na cura di e con Domenico Ingenito\nDisegno luci Sebastiano Cautiero\nproduzione Interno 5/coproduzione Opera Estate festival  \nLo spettacolo presenta scene di nudo integrale 
URL:https://cavalieridicultura.it/evento/nuttata/2026-03-27/
LOCATION:Teatro Fontana\, Via G. A. Boltraffio\, 21\, Milano\, 20159\, Italy
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DESCRIPTION:La notte poco prima delle foreste di Koltes in napoletano\n\nUn’emozionante traduzione in napoletano del celebre monologo di Bernard-Marie Koltès\, La notte poco prima delle foreste\, scritto nel 1977. La storia di un uomo solo\, straniero\, immigrato\, che incontra uno sconosciuto e tenta di raccontarsi prima che arrivi il buio. Una corsa contro il silenzio. Una richiesta disperata d’amore. Tradotta in una lingua che parla al Sud di tutto il mondo. *spettacolo con sottotitoli in italiano\n\n\n\nIl capolavoro di Koltes La notte poco prima delle foreste che racconta la storia di uno straniero in fuga\, in una incredibile traduzione in napoletano. Un reading performativo commovente a Milano il 26-27 marzo 2026. \nCosa succede quando una delle voci più poetiche e disperate del teatro europeo incontra il dialetto più teatrale d’Italia?\n“Nuttata” è la traduzione in napoletano del celebre monologo di Bernard-Marie Koltès\, La notte poco prima delle foreste\, scritto nel 1977: un testo che è grido\, confessione\, preghiera laica. La storia di un uomo solo\, straniero\, che incontra uno sconosciuto e tenta di raccontarsi prima che arrivi il buio. Una corsa contro il silenzio. Una richiesta disperata d’amore. \nIl testo\, già potente nella lingua dell’autore francese\, qui prende nuova vita nel napoletano: lingua ruvida\, musicale\, teatrale per eccellenza. Ma non si tratta di una semplice traduzione. Domenico Ingenito\, autore e attore\, ha trasformato il testo in un vero esperimento linguistico e umano: prima una versione letterale dal francese\, poi un’immersione nelle stazioni di Napoli\, tra i “ragazzi di vita”\, gli invisibili di oggi. Ha ascoltato le loro voci\, i loro suoni\, i loro ritmi. Li ha fatti entrare nel monologo dando vita a uno spettacolo incandescente\, dove il senso di estraneità\, emarginazione e bisogno d’amore si mescola al suono viscerale del napoletano. \nTraduzione e adattamento de La nuit juste avant les forêts di Bernard-Marie Koltés \na cura di e con Domenico Ingenito\nDisegno luci Sebastiano Cautiero\nproduzione Interno 5/coproduzione Opera Estate festival  \nLo spettacolo presenta scene di nudo integrale 
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DESCRIPTION:Il capolavoro di Marina Carr con Federica Rosellini\n\nQuattro artiste\, Carr – Rosellini – Di Martino – Pes\, teste di diamante nei loro campi\, creano un oggetto performativo inedito\, ibrido\, imprendibile. La storia ruota attorno a figure femminili che esplorano temi di identità\, trasformazione e potere\, tra elementi mitologici e tecnologici\, ricordi privati\, grandi personaggi della storia e dell’epopea tragica\, in una tela caleidoscopica in 21 quadri. La terza produzione 2026 di Elsinor è un oggetto sciamanico\, commovente\, sconvolgente\, tra teatro\, videoarte e musica\, suoni preistorici e sperimentali e un linguaggio selvatico.\n\n\n\nDurante la pandemia\, Marina Carr ha scritto iGirl\, opera immaginata per questi tempi di incertezza. Ha intrecciato frammenti poetici\, ricordi privati\, riflessioni intime e universali\, odi a grandi personaggi della storia e dell’epopea tragica in una tela caleidoscopica in 21 quadri che attraversa il Tempo e le dimensioni consuete per sconfinare in luoghi insondati e misterici\, come il grande teatro dovrebbe sempre fare. Un oggetto indefinibile\, delicato\, sciamanico\, commovente\, sconvolgente. Da maneggiare con estrema cura. \nTradotto da Monica Capuani e Valentina Rapetti\, iGirl ha affascinato Federica Rosellini\, che ha deciso di portarlo in scena. La sua regia fonde teatro\, videoarte e musica\, trasformando il testo in un rito moderno\, uno sconfinamento nell’arte contemporanea. Suoni preistorici e sperimentali\, un immaginario visionario e un linguaggio selvatico creano un’esperienza scenica immersiva\, in cui il corpo della performer diventa corpo transumante\, corpo-graffito\, corpo-tatuaggio\, veicolo di rifrazione e trasformazione continue. A completare questo viaggio sonoro e visivo\, la musica di Daniela Pes\, capace di mescidare passato e futuro in una lingua ancestrale e innovativa\, e i video dell’artista e regista cinematografica Rä di Martino. Quattro artiste\, Carr- Rosellini- Di Martino – Pes\, teste di diamante nei loro differenti campi\, convergono nella creazione di un unico oggetto performativo inedito\, ibrido\, imprendibile\, in un percorso che si arricchisce di altre forti collaborazioni\, come il sound design di Gup Alcaro\, fresco premio Ubu 2023\, i costumi di Simona D’amico\, il light design di Simona Gallo e gli elementi scenico-meccanici di Paola Villani. \ndi Marina Carr\ntraduzione Monica Capuani e Valentina Rapetti\nperformer e regia Federica Rosellini\nvideo Rä di Martino\nmusica originale Daniela Pes\nsound designer GUP Alcaro\ncostumi Simona D’Amico\nscenografia Paola Villani\nlight designer Simona Gallo\ndramaturg Monica Capuani\naiuto regia Elvira Berarducci \ncoproduzione TPE – Teatro Piemonte Europa\, Teatro Stabile Bolzano\, Elsinor – Centro di Produzione Teatrale \nsostegno e debutto nazionale Romaeuropa Festival\ndiritti di rappresentazione a cura di THE AGENCY (London) LTD
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