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DESCRIPTION:Di Vitaliano Trevisan\n\nTre operai di un magazzino tra una pausa e l’altra elaborano un piano per cambiare la loro vita\, effettuando una “scandisk” del loro passato per fare tabula rasa degli errori commessi. Il titolo\, che richiama il programma informatico di controllo dei dischi rigidi\, allude alla volontà di cancellare i loro problemi e la loro condizione lavorativa. Primo testo della trilogia Wordstar(s) Trilogia della memoria\, è una commedia amara\, feroce e lucidissima scritta alla fine degli anni ’90. Una riflessione sociale sui sogni degli operai e dei lavoratori di oggi.\n\n\n\nScandisk\, lo spettacolo di Vitaliano Trevisan a Milano 28-29 aprile 2026 \nPrimo testo della trilogia Wordstar(s)\, Trilogia della memoria\, Scandisk è una tragicommedia feroce e lucidissima scritta da Vitaliano Trevisan tra la fine degli anni ’90 e i primi Duemila. Lo spettacolo è un perfetto esempio di teatro contemporaneo\, capace di unire comicità amara e riflessione sociale. \nProtagonisti: tre operai di un magazzino di cuscinetti a sfera che progettano un “colpo” per cambiare radicalmente vita. Tra sogni di riscatto e sconfitte quotidiane\, i tre si muovono in un mondo alienante fatto di turni\, logistica e silenzi. \nAttraverso un linguaggio secco\, industriale\, e un’ironia tagliente\, Trevisan mette in scena un corpo a corpo tra lavoro fisico e scrittura\, tra memoria personale e storia collettiva. «Un’operazione di scarnatura del dire e dell’agire» spiega il regista Jacopo Squizzato «che usa il pretesto di un’amicizia operaia per raccontare la verità del vivere\, senza retorica né consolazioni». Uno spettacolo imperdibile che propone un ritratto amaro e irresistibilmente comico della quotidianità italiana\, fedele allo stile inconfondibile di Trevisan. \ndi Vitaliano Trevisan\nregia Jacopo Squizzato\ncon Mauro Bernardi\, Beppe Casales\, Jacopo Squizzato\nscene e costumi Alberto Favretto\nmusiche e sound design Andrea Gianessi\ndisegno luci Tiziano Ruggia\nsguardo sul movimento Michela Lucenti\nassistente alla regia Katia Mirabella\nscene costruite nel Laboratorio di Scenotecnica di ERT\nresponsabile del Laboratorio e capo costruttore Gioacchino Gramolini\ncostruttori Veronica Sbrancia\, Davide Lago\, Leandro Spadola\, Tiziano Barone\nscenografe decoratrici Ludovica Sitti con Benedetta Monetti\, Sarah Menichini\, Martina Perrone\, Bianca Passanti\nmacchinista Aura Chiaravalle\ncapo elettricista Camilla Mazza\nfonico Andrea Gianessi\nproduzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale\nun ringraziamento a Enrico Mitrovich e Livio Pacella \nFoto di Giulia Agostini
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DESCRIPTION:Di Teresa Ludovico\n\nIl capolavoro crudo di Tarantino che mescola tragedia e comicità\, poesia e violenza\, trascina il pubblico nella vicenda di Barabba e nel tema del carcerato\, del colpevole risparmiato. Un testo incredibile\, emotivo\, attraversato da ferite\, ossessioni ci consegna un personaggio che affonda le radici nel Vangelo\, ma risorge in scena come figura viva\, contraddittoria\, modernissima.\n\n\n\nBarabba di Antonio Tarantino nella regia di Teresa Ludovico a Milano dal 21 al 24 aprile 2026. \nChi è davvero Barabba? Un colpevole graziato? Un simbolo? O semplicemente uno di noi? Con la sua scrittura tagliente e viscerale\, Antonio Tarantino ci consegna un personaggio che affonda le radici nel Vangelo\, ma risorge in scena come figura viva\, contraddittoria\, modernissima. \nBarabba non è più solo un nome: è una condizione\, una domanda aperta\, un frammento della nostra umanità.In una lingua poetica e cruda\, dove si mescolano tragedia e comicità\, il testo ci trascina in un spettacolo teatrale contemporaneo fatto di emozioni estreme\, ferite aperte e bisogno disperato di senso. \nSotto la direzione di Teresa Ludovico\, lo spettacolo prende corpo in una scenografia potente e simbolica – una sorta di torre-gabbia ideata da Vincent Longuemare – che diventa spazio fisico e interiore insieme: un luogo di prigionia e rivelazione. \ndi Antonio Tarantino\nregia Teresa Ludovico\nspazio scenico e luci Vincent Longuemare\ncon Michele Schiano di Cola\ncura della produzione Sabrina Cocco\nassistente alla regia Domenico Indiveri\nuna produzione Teatri di Bari|Kismet
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DESCRIPTION:Di Dumas / regia Giovanni Ortoleva\n\nIl capolavoro di Dumas figlio che ispirò La Traviata di Verdi\, torna con tutta la sua forza in una versione che scardina il sentimentalismo e ne svela la ferocia. Giovanni Ortoleva\, tra i giovani registi più interessanti del momento\, porta in scena un omicidio sociale travestito da passione romantica. Marguerite Gautier\, ex-prostituta\, non può sposare il rampollo di una famiglia dell’alta borghesia e viene costretta alla morte\, sacrificata al giudizio di una società ipocrita\, ossessionata dal possesso e dalla visione del corpo femminile.\n\n\n\nDal 16 al 19 aprile 2026 torna La signora delle Camelie nella versione di Giovanni Ortoleva. \nTradotta in balletti\, adattamenti cinematografici e numerosi spettacoli teatrali\, questa storia iconica si rivela oggi come un romanzo di straordinaria brutalità\, dove la violenza classista e moralista\, avvolta da sentimentalismi stucchevoli\, si traveste da romanticismo. \nUna collettività ipocrita e feroce prende forma nel racconto — forse persino oltre le intenzioni consapevoli dell’autore — ispirato a un caso di cronaca realmente accaduto. Un testo che continua a parlarci\, a colpirci\, forse più di quanto siamo disposti ad ammettere.\nIn questa nuova rilettura teatrale di Giovanni Ortoleva\, presentata nella stagione del Teatro Fontana di Milano\, lo struggente amore tra Marguerite Gautier e Armand Duval diventa il punto di partenza per indagare la perversione collettiva. Una società voyeuristica\, morbosa\, che guarda e consuma il corpo femminile con lo stesso desiderio con cui ne consuma la fine. \nLo spettacolo teatrale si muove fluidamente tra Ottocento e contemporaneità\, svelando quanto ancora ci appartenga quella stessa ferocia. \nliberamente tratto dal romanzo di Alexandre Dumas figlio\ndrammaturgia e regia di Giovanni Ortoleva\ncon Gabriele Benedetti\, Anna Manella\, Alberto Marcello\, Nika Perrone e Vito Vicinodramaturg Federico Bellini\nscene Federico Biancalani\ncostumi Daniela De Blasio\nmusica Pietro Guarracino\nmovimenti di scena Anna Manella\ndisegno luci Davide Bellavia\naiuto regia Marco Santi\n\nproduzione Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse\, Elsinor – Centro di Produzione Teatrale\, TPE – Teatro Piemonte Europa\, Arca Azzurra Associazione Culturale\nSpettacolo realizzato con il contributo di Next – Laboratorio delle Idee per la produzione e programmazione dello spettacolo lombardo. \nFoto di scena Giulia Lenzi 
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DESCRIPTION:Di Dumas / regia Giovanni Ortoleva\n\nIl capolavoro di Dumas figlio che ispirò La Traviata di Verdi\, torna con tutta la sua forza in una versione che scardina il sentimentalismo e ne svela la ferocia. Giovanni Ortoleva\, tra i giovani registi più interessanti del momento\, porta in scena un omicidio sociale travestito da passione romantica. Marguerite Gautier\, ex-prostituta\, non può sposare il rampollo di una famiglia dell’alta borghesia e viene costretta alla morte\, sacrificata al giudizio di una società ipocrita\, ossessionata dal possesso e dalla visione del corpo femminile.\n\n\n\nDal 16 al 19 aprile 2026 torna La signora delle Camelie nella versione di Giovanni Ortoleva. \nTradotta in balletti\, adattamenti cinematografici e numerosi spettacoli teatrali\, questa storia iconica si rivela oggi come un romanzo di straordinaria brutalità\, dove la violenza classista e moralista\, avvolta da sentimentalismi stucchevoli\, si traveste da romanticismo. \nUna collettività ipocrita e feroce prende forma nel racconto — forse persino oltre le intenzioni consapevoli dell’autore — ispirato a un caso di cronaca realmente accaduto. Un testo che continua a parlarci\, a colpirci\, forse più di quanto siamo disposti ad ammettere.\nIn questa nuova rilettura teatrale di Giovanni Ortoleva\, presentata nella stagione del Teatro Fontana di Milano\, lo struggente amore tra Marguerite Gautier e Armand Duval diventa il punto di partenza per indagare la perversione collettiva. Una società voyeuristica\, morbosa\, che guarda e consuma il corpo femminile con lo stesso desiderio con cui ne consuma la fine. \nLo spettacolo teatrale si muove fluidamente tra Ottocento e contemporaneità\, svelando quanto ancora ci appartenga quella stessa ferocia. \nliberamente tratto dal romanzo di Alexandre Dumas figlio\ndrammaturgia e regia di Giovanni Ortoleva\ncon Gabriele Benedetti\, Anna Manella\, Alberto Marcello\, Nika Perrone e Vito Vicinodramaturg Federico Bellini\nscene Federico Biancalani\ncostumi Daniela De Blasio\nmusica Pietro Guarracino\nmovimenti di scena Anna Manella\ndisegno luci Davide Bellavia\naiuto regia Marco Santi\n\nproduzione Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse\, Elsinor – Centro di Produzione Teatrale\, TPE – Teatro Piemonte Europa\, Arca Azzurra Associazione Culturale\nSpettacolo realizzato con il contributo di Next – Laboratorio delle Idee per la produzione e programmazione dello spettacolo lombardo. \nFoto di scena Giulia Lenzi 
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DESCRIPTION:Modern musical dal film cult The Substance\n\nUn musical ispirato al film cult provocatorio The Substance\, sulla crisi dell’identità femminile nell’epoca dell’iper-visibilità. Un’indagine crudele su temi universali come la fama\, la solitudine\, la bellezza. Oggi il corpo femminile è sospeso tra contraddizioni profonde: merce e prigione\, ma anche spazio di esperienza e atto di resistenza. Tra prosa e canto lo spettacolo racconta il desiderio struggente di sfidare il tempo quando il mondo esterno spegne le luci\, chiude le telecamere e ci confina in uno sgabuzzino buio.\n\n\n\nWelcome to ITACA: rassegna dedicata alle terre di confine\, dove prendono voce le soggettività non allineate\, fragili\, ribelli. \nUn modern musical ispirato al film cult provocatorio The Substance con Demi Moore a Milano 14-15 aprile 2026: una riflessione potente sul corpo femminile nel nostro tempo. \nLa Substance esplora la crisi dell’identità femminile attraverso il corpo\, tra desiderio\, giudizio e trasformazione. Due figure in scena: Cléo\, ispirata alla protagonista del film Cléo dalle 5 alle 7 di Agnès Varda\, e Elisabeth Sparkle\, personaggio liberamente tratto dal film The Substance di Coralie Fargeat. \nCléo attende il risultato di analisi del sangue che dovranno sancire la presenza o meno di una grave malattia nel suo corpo\, teme di scomparire. Elisabeth si ribella alla sparizione con una sostanza miracolosa che dovrebbe regalarle eterna giovinezza trasformandola fino a consumarla. Sul palco\, il corpo si sdoppia\, si interroga\, si espone. \nUna riflessione potente su bellezza\, età\, solitudine e visibilità. Perché a volte\, nello specchio\, vediamo un’estranea. E ci chiediamo: di quale sostanza siamo fatte? \nRegia e drammaturgia Barbara Capece\nCon Barbara Capece e Carlotta Michelato\nMusiche Carlotta Michelato
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SUMMARY:LA TRAGEDIA DI RICCARDO III
DESCRIPTION:Shakespeare con Edoardo Sorgente\n\nUn Riccardo III giovane\, bello\, scattante\, desideroso d’amore. Ma l’amore che insegue si trasforma presto in ossessione per il riconoscimento\, per l’applauso\, per il trono. È una corsa vertiginosa\, fatta di sangue e inganni\, verso un potere vuoto che\, una volta conquistato\, non appaga.\n\n\n\nRiccardo III di Shakespeare a Milano 10-11 aprile 2026\, diventa un monologo contemporaneo espressione di una generazione nuova\, divisa tra identità e oscurità. \nNella riscrittura contemporanea proposta dalla compagnia falsepartenze teatro\, Riccardo III non è solo un villain shakespeariano\, ma l’emblema di un’umanità inquieta e ambivalente. La tragedia si trasfigura in un viaggio interiore tra luce e oscurità\, sospeso tra la vita e la morte: una sorta di bardo teatrale\, come nel Libro tibetano dei morti\, in cui il protagonista rivive desideri\, illusioni\, ferite. \nLa sua deformità non è più fisica\, ma psicologica ed emotiva. Riccardo si confronta con il lato oscuro del proprio io\, riflettendo su un mondo fratturato\, insonne\, in cui la sete di potere e il bisogno di essere visti diventano specchio del presente. \nRiccardo III è uno di noi.Lucido\, spietato\, irrimediabilmente umano. \n\nda The Life and Death of King Richard the Third di William Shakespeare\ntraduzione e adattamento Gianluca Bonagura e Elvira Buonocore\nideazione\, scene\, suoni e regia Gianluca Bonagura\ncon Edoardo Sorgente\naiuto regia Simone Di Meglio\ndisegno luci Andrea Iacopino\ncostume Anna Verde\nmaschera Robin Summa\nproduzione falsepartenze teatro\nin collaborazione con Casa del Contemporaneo e Nostos teatro\ncon il sostegno del Campania Teatro Festival – Fondazione Campania dei Festival
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DESCRIPTION:Nuova drammaturgia di Mattia Favaro\n\nUn monologo ironico\, violento e viscerale dà voce a un personaggio nato dalla provincia veneta post-anni ’80: barista\, omosessuale\, intrappolato in una gabbia. Un flusso inarrestabile di parole racconta un Veneto inedito\, lontano dagli stereotipi di una terra troppo spesso semplificata tra capannoni\, razzismo e ignoranza. Con feroce lucidità\, Mattia Favaro traccia in uno specchio deformante il volto autentico della provincia italiana. Un testo potente\, feroce\, che scava nel paesaggio emotivo di una provincia ferita\, dove il bisogno d’amore si scontra con l’impossibilità di esprimersi.\n\n\n\nMS Il testo choccante  e pluripremiato di Mattia Favaro\, che ricorda IN EXITU di Giovanni Testori\, sull’omosessualità nella provincia veneta arriva a Milano il 7 e 8 aprile 2026. \nUn monologo tagliente e viscerale dà voce a un personaggio nato dalla provincia veneta post-anni ’80: un barista\, omosessuale\, intrappolato in una gabbia di omofobia interiorizzata e solitudine. MS è un flusso inarrestabile di parole che racconta un Veneto inedito\, lontano dagli stereotipi e capace di restituire complessità a una terra troppo spesso semplificata tra capannoni\, razzismo e ignoranza. \nTra le maschere goldoniane e le nuove identità della drammaturgia contemporanea\, lo spettacolo indaga le fratture dell’esistenza con feroce lucidità\, diventando specchio deformante ma autentico della provincia italiana. Un viaggio teatrale tra ironia e dolore\, dove la voce dell’emarginato si fa protagonista. \ndrammaturgia di Mattia Favaro\nregia di Tommaso Franchin\ncon Massimo Scola\nsuoni di Thybaud J. Monterisi\nluci di Manuel Garzetta\nscene e costumi Fabio Carpene\nproduzione di exvUoto teatro\ncon il sostegno di Drupa Centre\, Fori Festival\nun ringraziamento a Theatron 2.0 \nTesto vincitore della menzione speciale al premio Carlo Annoni 2024\nTesto vincitore della menzione speciale a Omissis 2024\nTesto premiato dal comitato under 30 a Omissis 2024 \nPremio tuttoteatro.com Dante Cappelletti 2024
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DESCRIPTION:La notte poco prima delle foreste di Koltes in napoletano\n\nUn’emozionante traduzione in napoletano del celebre monologo di Bernard-Marie Koltès\, La notte poco prima delle foreste\, scritto nel 1977. La storia di un uomo solo\, straniero\, immigrato\, che incontra uno sconosciuto e tenta di raccontarsi prima che arrivi il buio. Una corsa contro il silenzio. Una richiesta disperata d’amore. Tradotta in una lingua che parla al Sud di tutto il mondo. *spettacolo con sottotitoli in italiano\n\n\n\nIl capolavoro di Koltes La notte poco prima delle foreste che racconta la storia di uno straniero in fuga\, in una incredibile traduzione in napoletano. Un reading performativo commovente a Milano il 26-27 marzo 2026. \nCosa succede quando una delle voci più poetiche e disperate del teatro europeo incontra il dialetto più teatrale d’Italia?\n“Nuttata” è la traduzione in napoletano del celebre monologo di Bernard-Marie Koltès\, La notte poco prima delle foreste\, scritto nel 1977: un testo che è grido\, confessione\, preghiera laica. La storia di un uomo solo\, straniero\, che incontra uno sconosciuto e tenta di raccontarsi prima che arrivi il buio. Una corsa contro il silenzio. Una richiesta disperata d’amore. \nIl testo\, già potente nella lingua dell’autore francese\, qui prende nuova vita nel napoletano: lingua ruvida\, musicale\, teatrale per eccellenza. Ma non si tratta di una semplice traduzione. Domenico Ingenito\, autore e attore\, ha trasformato il testo in un vero esperimento linguistico e umano: prima una versione letterale dal francese\, poi un’immersione nelle stazioni di Napoli\, tra i “ragazzi di vita”\, gli invisibili di oggi. Ha ascoltato le loro voci\, i loro suoni\, i loro ritmi. Li ha fatti entrare nel monologo dando vita a uno spettacolo incandescente\, dove il senso di estraneità\, emarginazione e bisogno d’amore si mescola al suono viscerale del napoletano. \nTraduzione e adattamento de La nuit juste avant les forêts di Bernard-Marie Koltés \na cura di e con Domenico Ingenito\nDisegno luci Sebastiano Cautiero\nproduzione Interno 5/coproduzione Opera Estate festival  \nLo spettacolo presenta scene di nudo integrale 
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DESCRIPTION:La notte poco prima delle foreste di Koltes in napoletano\n\nUn’emozionante traduzione in napoletano del celebre monologo di Bernard-Marie Koltès\, La notte poco prima delle foreste\, scritto nel 1977. La storia di un uomo solo\, straniero\, immigrato\, che incontra uno sconosciuto e tenta di raccontarsi prima che arrivi il buio. Una corsa contro il silenzio. Una richiesta disperata d’amore. Tradotta in una lingua che parla al Sud di tutto il mondo. *spettacolo con sottotitoli in italiano\n\n\n\nIl capolavoro di Koltes La notte poco prima delle foreste che racconta la storia di uno straniero in fuga\, in una incredibile traduzione in napoletano. Un reading performativo commovente a Milano il 26-27 marzo 2026. \nCosa succede quando una delle voci più poetiche e disperate del teatro europeo incontra il dialetto più teatrale d’Italia?\n“Nuttata” è la traduzione in napoletano del celebre monologo di Bernard-Marie Koltès\, La notte poco prima delle foreste\, scritto nel 1977: un testo che è grido\, confessione\, preghiera laica. La storia di un uomo solo\, straniero\, che incontra uno sconosciuto e tenta di raccontarsi prima che arrivi il buio. Una corsa contro il silenzio. Una richiesta disperata d’amore. \nIl testo\, già potente nella lingua dell’autore francese\, qui prende nuova vita nel napoletano: lingua ruvida\, musicale\, teatrale per eccellenza. Ma non si tratta di una semplice traduzione. Domenico Ingenito\, autore e attore\, ha trasformato il testo in un vero esperimento linguistico e umano: prima una versione letterale dal francese\, poi un’immersione nelle stazioni di Napoli\, tra i “ragazzi di vita”\, gli invisibili di oggi. Ha ascoltato le loro voci\, i loro suoni\, i loro ritmi. Li ha fatti entrare nel monologo dando vita a uno spettacolo incandescente\, dove il senso di estraneità\, emarginazione e bisogno d’amore si mescola al suono viscerale del napoletano. \nTraduzione e adattamento de La nuit juste avant les forêts di Bernard-Marie Koltés \na cura di e con Domenico Ingenito\nDisegno luci Sebastiano Cautiero\nproduzione Interno 5/coproduzione Opera Estate festival  \nLo spettacolo presenta scene di nudo integrale 
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DESCRIPTION:Il capolavoro di Marina Carr con Federica Rosellini\n\nQuattro artiste\, Carr – Rosellini – Di Martino – Pes\, teste di diamante nei loro campi\, creano un oggetto performativo inedito\, ibrido\, imprendibile. La storia ruota attorno a figure femminili che esplorano temi di identità\, trasformazione e potere\, tra elementi mitologici e tecnologici\, ricordi privati\, grandi personaggi della storia e dell’epopea tragica\, in una tela caleidoscopica in 21 quadri. La terza produzione 2026 di Elsinor è un oggetto sciamanico\, commovente\, sconvolgente\, tra teatro\, videoarte e musica\, suoni preistorici e sperimentali e un linguaggio selvatico.\n\n\n\nDurante la pandemia\, Marina Carr ha scritto iGirl\, opera immaginata per questi tempi di incertezza. Ha intrecciato frammenti poetici\, ricordi privati\, riflessioni intime e universali\, odi a grandi personaggi della storia e dell’epopea tragica in una tela caleidoscopica in 21 quadri che attraversa il Tempo e le dimensioni consuete per sconfinare in luoghi insondati e misterici\, come il grande teatro dovrebbe sempre fare. Un oggetto indefinibile\, delicato\, sciamanico\, commovente\, sconvolgente. Da maneggiare con estrema cura. \nTradotto da Monica Capuani e Valentina Rapetti\, iGirl ha affascinato Federica Rosellini\, che ha deciso di portarlo in scena. La sua regia fonde teatro\, videoarte e musica\, trasformando il testo in un rito moderno\, uno sconfinamento nell’arte contemporanea. Suoni preistorici e sperimentali\, un immaginario visionario e un linguaggio selvatico creano un’esperienza scenica immersiva\, in cui il corpo della performer diventa corpo transumante\, corpo-graffito\, corpo-tatuaggio\, veicolo di rifrazione e trasformazione continue. A completare questo viaggio sonoro e visivo\, la musica di Daniela Pes\, capace di mescidare passato e futuro in una lingua ancestrale e innovativa\, e i video dell’artista e regista cinematografica Rä di Martino. Quattro artiste\, Carr- Rosellini- Di Martino – Pes\, teste di diamante nei loro differenti campi\, convergono nella creazione di un unico oggetto performativo inedito\, ibrido\, imprendibile\, in un percorso che si arricchisce di altre forti collaborazioni\, come il sound design di Gup Alcaro\, fresco premio Ubu 2023\, i costumi di Simona D’amico\, il light design di Simona Gallo e gli elementi scenico-meccanici di Paola Villani. \ndi Marina Carr\ntraduzione Monica Capuani e Valentina Rapetti\nperformer e regia Federica Rosellini\nvideo Rä di Martino\nmusica originale Daniela Pes\nsound designer GUP Alcaro\ncostumi Simona D’Amico\nscenografia Paola Villani\nlight designer Simona Gallo\ndramaturg Monica Capuani\naiuto regia Elvira Berarducci \ncoproduzione TPE – Teatro Piemonte Europa\, Teatro Stabile Bolzano\, Elsinor – Centro di Produzione Teatrale \nsostegno e debutto nazionale Romaeuropa Festival\ndiritti di rappresentazione a cura di THE AGENCY (London) LTD
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SUMMARY:L'EUROPA NON CADE DAL CIELO
DESCRIPTION:Una storia dell’Europa. Progetto EUROPE LIVE col patrocinio dell’Unione Europea\n\nUna storia dell’Unione Europea dalla sua nascita ai giorni nostri. Immagini e musiche di allora e oggi\, in un intreccio che mette in luce l’immaginario delle giovani generazioni nei diversi momenti della vita dell’Unione Europea.\n\n\n\nChe cos’è l’Europa\, e cosa ha rappresentato per le generazioni che l’hanno attraversata e vissuta? Uno spettacolo tout public (per adulti e piccoli) a Milano solo il 12 marzo 2026\, che ripercorre la storia dell’Unione Europea. \nUn racconto a due voci\, tra storia\, musica e memoria\, per ripercorrere la nascita e l’evoluzione dell’Unione Europea attraverso lo sguardo di due ventenni di oggi. Dalle macerie della guerra ai sogni di integrazione\, tra contraddizioni\, speranze e trasformazioni sociali\, lo spettacolo intreccia immagini e playlist d’epoca per dare voce all’immaginario delle giovani generazioni europee. Un viaggio teatrale tra passato e presente\, per interrogare il futuro dell’Europa. \n\n\nAlessandro Argnani / Teatro delle Albe – Laura Orlandini \nideazione e regia Alessandro Argnani con Camilla Berardi\, Massimo Giordani \ntesto Laura Orlandini video Alessandro Penta assistente alla regia Alice Cottifogli \nconsulenza storica Michele Marchi\, Lucrezia Ranieri \nconsulenza musicale Alessandro Luparini\, Roberto Magnani \ndisegno luci Roberto Magnani\, Gerardo De Vita\ntecnico audio Fagio tecnico luci Gerardo De Vita \naiuto regia Alice Cottifogli \nufficio stampa Federica Ferruzzi \norganizzazione e promozione Francesca Venturi \nPROGETTO EUROPE LIVE\, PERCORSO SULL’EUROPA IN ROMAGNA ATTRAVERSO IL TEATRO\npromosso da Centro Europe Direct della Romagna\, Comune di Ravenna \nin collaborazione con Regione Emilia-Romagna  produzione teatrale Ravenna Teatro\nnetwork Alma Mater Studiorum\, Università di Bologna – dipartimento di Beni Culturali\, Unione dei Comuni della Bassa Romagna\, Comune di Bagnacavallo\, Unione della Romagna Faentina\, Comune di Faenza\, Comune di Cervia\, Comune di Russi e Coop. Soc. LibrAzione con il progetto EUphoria \ncon il patrocinio di Commissione Europea\, Rappresentanza in Italia
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DESCRIPTION:Shakespeare con Roberto Latini\n\nUno straordinario concerto-spettacolo che attraversa le intensissime scene in cui Romeo e Giulietta sono insieme. Solo loro due. Roberto Latini\, pluripremiato attore\, autore e regista Premio Ubu\, dà vita a cinque quadri di una suite musicale rock\, che mescola Shakespeare al canto e alla musica dal vivo.\n\n\n\nA Milano dal 5 all’8 marzo 2026 Roberto Latini\, pluripremiato attore\, autore e regista più volte Premio Ubu\, dà vita a Cinque quadri\, cinque movimenti come in una suite musicale.\nUna riscrittura intima\, asciutta e musicale che fa risuonare la tragedia come la storia dell’occasione mancata\, dell’amore che avrebbe potuto essere.Romeo e Giulietta portano con sé la nostalgia di un futuro mai vissuto\, il rimpianto di ciò che resta solo immaginato. La loro storia ci somiglia\, perché parla di noi: del tempo che passa\, dei desideri lasciati indietro\, delle possibilità non colte. \nUno spettacolo teatrale che diventa un inno alla bellezza fragile dell’amore\, alla sua capacità di toccarci anche nel disincanto\, alla leggerezza necessaria per crederci ancora. In scena al Teatro Fontana: una riscrittura contemporanea di Shakespeare\, tra parola e musica\, emozione e memoria. \ndrammaturgia e regia Roberto Latini\ncon Roberto Latini e Federica Carra\nmusiche e suono Gianluca Misiti\nluci e direzione tecnica Max Mugnai\ncostumi Daria Latini\nvideo Collettivo Treppenwitz\nda L’amore ist nicht une chose for everybody (loving kills)\nproduzione Compagnia Lombardi-Tiezzi
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LOCATION:Teatro Fontana\, Via G. A. Boltraffio\, 21\, Milano\, 20159\, Italy
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SUMMARY:DIECI MODI PER MORIRE FELICI
DESCRIPTION:Quanto costa essere felici? Nello stile inconfondibile di Emanuele Aldrovandi uno spettacolo divertentissimo: dieci spettatori possono sperimentare una nuova vita\, compiendo scelte che influenzano l’andamento dello spettacolo\, con un solo obiettivo: morire felici. Un dispositivo scenico unico trasforma il palco in un ring sulla vita e la felicità.\n\n\n\nPubblico partecipe o spettatore? Uno spettacolo unico a Milano solo il 4 marzo 2026 sul senso della vita: gli spettatori immaginano un possibile futuro per chiedersi come diventare felici. \nDopo il successo della scorsa stagione torna in scena al Teatro Fontana Dieci modi per morire felici\, spettacolo interattivo e sorprendente firmato da Emanuele Aldrovandi\, uno dei drammaturghi italiani più premiati e apprezzati del teatro contemporaneo. \nUn monologo coinvolgente\, un attore straordinario e un dispositivo scenico unico trasformano il palco in un vero e proprio gioco teatrale sulla vita e sulla felicità. Il pubblico diventa parte attiva dello spettacolo: ogni sera\, dieci spettatori selezionati vivranno una nuova esistenza\, fatta di scelte\, incognite\, ribellioni e compromessi. Dalla nascita alla morte\, l’unico obiettivo è uno solo: morire felici. \nLe decisioni dei dieci partecipanti guidano l’azione\, rendendo ogni replica diversa e irripetibile. Ma anche chi resta in platea è protagonista: la collettività\, infatti\, ha il potere di interferire nel destino dei singoli\, diventando metafora vivente del mondo in cui viviamo. \nUna performance teatrale immersiva che unisce racconto\, gioco\, ironia e riflessione. Un’esperienza da non perdere per chi ama il teatro contemporaneo\, per chi cerca emozioni nuove\, e per chi vuole mettersi in gioco – davvero. \n* 𝑛𝑜𝑛 è 𝑜𝑏𝑏𝑙𝑖𝑔𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖𝑜 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑎𝑔𝑖𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑙’𝑎𝑡𝑡𝑜𝑟𝑒\, è 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑠𝑒𝑔𝑢𝑖𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑜𝑑𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑣𝑒𝑛𝑖𝑟𝑒 \n\nIdeazione e regia Emanuele Aldrovandi\nCon Luca Mammoli\nDrammaturgia Emanuele Aldrovandi e Jacopo Giacomoni\nScenografia Francesco Fassone\nCollaborazione alla realizzazione scenografia Jessica Koba\nCostumi Costanza Maramotti\nCollaborazione alla realizzazione costumi Nuvia Valestri\nMusiche Riccardo Tesorini\nGrafiche Lucia Catellani\nProduzione Autori Vivi / Fondazione I Teatri Reggio Emilia
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