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SUMMARY:ORGIA DI GUERRA
DESCRIPTION:Da un’idea di Marco Palazzoni\nRegia di Elena Delithanassis e Marco Palazzoni\nCon Marco Palazzoni\, Roberto Amadeo\nSound design Roberto Amadeo\nLight design Tommaso Zanella\nProduzione Teatro degli Sterpi\nCo-produzione Hangar Teatri \n\nUn attore e un musicista scatenano la parola feroce di Corso\, Koltès e altri contemporanei\, trasformandola in una performance sulla guerra nella sua feroce brutalità. Un’orgia di immagini e di parole\, dove il fascino del potere\, l’esaltazione e la retorica si alternano alla follia\, alla sofferenza e alla morte.\n\n\n\nIl palcoscenico diventa un campo di battaglia fisico e interiore. Un’orgia di immagini e di parole\, dove il fascino del potere\, l’esaltazione e la retorica si alternano alla follia\, alla sofferenza e alla morte. L’attore si trasforma in dittatore\, soldato\, uomo comune\, immerso in un conflitto che è insieme mondiale e personale. Orgia di guerra è un canto che non celebra la violenza\, ma la espone\, la smaschera nel suo eccesso portandola al punto in cui smette di nascondersi e diventa leggibile per quello che è: meccanismo\, attrazione\, vertigine. Nessuna consolazione\, nessuna sintesi. Nel finale\, il movimento cambia direzione. \nUn testo originale\, ispirato a Gonzalo Millán\, riavvolge il tempo: i gesti si disfano\, i colpi tornano indietro\, la scena si svuota. Dalla massa indistinta si passa a una misura più ravvicinata\, quasi domestica. Resta una domanda semplice e scomoda: cosa significa ricominciare\, quando tutto è già successo.
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SUMMARY:L'ESTINZIONE DELLA RAZZA UMANA
DESCRIPTION:testo e regia di Emanuele Aldrovandi\ncon Giusto Cucchiarini\, Eleonora Giovanardi\, Luca Mammoli\, Silvia Valsesia\, Riccardo Vicardi\nscene Francesco Fassone\ncostumi Costanza Maramotti\nmaschera Alessandra Faienza\nluci Luca Serafini\nconsulenza progetto sonoro GUP Alcaro\nprogetto grafico Lucia Catellani\nassistente alla regia Giorgio Franchi \n\nUna tragicommedia feroce e liberatoria che ricorda gli eccessi della Pandemia: un esorcismo teatrale che trasforma il presente in grottesco surrealismo. In un mondo travolto da ritmi disumani e un virus che trasforma le persone in tacchini\, due coppie molto diverse tra loro\, si ritrovano nell’androne di un palazzo assalite da domande\, frustrazioni e paure.\n\n\n\nSei anni dopo la pandemia\, L’estinzione della razza umana affonda lo sguardo dentro le macerie emotive del presente e restituisce il ritratto comico e feroce di un’epoca stanca\, confusa e incapace di fermarsi davvero. \nIn un mondo divorato dalla velocità\, dove il tempo per pensare si è ridotto a zero e il dialogo si consuma tra urla da social network e discussioni da bar\, arriva un virus assurdo e spietato: le persone cominciano a trasformarsi in tacchini. Da questa premessa grottesca e disturbante prende forma una tragicommedia lucida e surreale\, che usa l’assurdo per parlare con precisione chirurgica delle nostre paure più reali. \nDue coppie qualunque si ritrovano bloccate nell’androne di un palazzo mentre il mondo collassa lentamente all’esterno. E lì\, tra paranoia\, sarcasmo\, frustrazione e bisogno disperato di senso\, emergono crepe profonde: il rapporto con gli altri\, il fallimento della comunicazione\, la paura del contagio\, la fragilità delle convinzioni personali. L’estinzione della razza umana è un esorcismo collettivo\, una detonazione tragicomica che trasforma il trauma recente in materia teatrale viva\, feroce e liberatoria. Con dialoghi serrati\, ironia tagliente e un surrealismo inquieto\, lo spettacolo ci mette davanti a una domanda brutale: cosa resta dell’essere umano quando saltano tutte le regole che tenevano insieme il mondo?
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DESCRIPTION:testo e regia Gabriele Russo e Arianna D’Angiò\ncon la Compagnia Bellini Teatro Factory:\nGreta Bertani\, Filippo D’Amato\, Daniela De Riso\, Miriam Giacchetta\, Gaia Napoletano\, Matteo Ronconi\, Umberto Serra\nassistente alla regia Bellini Teatro Factory Martina Abate>\nprogetto sonoro Antonio Della Ragione\ndisegno luci Giuseppe Di Lorenzo\nscene Accademia di Belle Arti di Napoli Cattedra di Scenografia Luigi Ferrigno\ncon gli studenti Alessia Di Pace\, Claudia Pugliese\, Roberta Fierro\, Laura lloret Garcia\, Sabrina Oliva\, Alessandra Avitabile\, Salvatore Esposito\, Emanuela Bartoli\, Lucrezia Maria Aita\, Claudia Sabella\ncostumi Enzo Pirozzi\nproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini \nfoto di Flavia Tartaglia \n\nUna commedia sulla famiglia dove ogni legame è un piccolo campo di battaglia: si ride perché ci si riconosce. Tra ricordi\, separazioni e verità che cambiano a seconda di chi le racconta\, in scena si intrecciano famiglie imperfette e profondamente umane.\n\n\n\nNon una storia unica\, ma una costellazione di storie. Non una famiglia\, ma molte. Famiglie che si cercano e si perdono\, che si amano e si feriscono\, attraversate da silenzi\, assenze\, aspettative e desideri mai del tutto condivisi. Madri e figlie\, coppie che si allontanano\, ricordi che riaffiorano\, parole che arrivano troppo tardi: frammenti di vite che si intrecciano componendo una geografia emotiva tanto personale quanto universale. Nato da un processo di scrittura collettiva\, lo spettacolo affonda nelle contraddizioni dei legami familiari senza cercare colpevoli né assoluzioni. Quello che emerge è un paesaggio umano attraversato da affetti profondi e ferite invisibili\, dove ogni relazione custodisce una propria verità e ogni memoria continua a essere riscritta. Tra ironia e smarrimento\, tenerezza e conflitto\, la scena diventa il luogo in cui osservare da vicino ciò che ci unisce e ciò che ci separa. Perché\, in fondo\, la famiglia resta il primo luogo in cui impariamo ad amare\, a perdere e a raccontarci chi siamo.
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DESCRIPTION:Scritto\, diretto e interpretato da Saverio La Ruina\ne con Cecilia Foti e Dario De Luca\nMusiche originali Gianfranco De Franco\nDisegno luci e illustrazione Dario De Luca\nLuci e audio Daniele Nocera\nCostumi Cecilia Foti\nResponsabile allestimento Giovanni Spina\nAssistente alla regia Rosy Parrotta\nOrganizzazione Egilda Orrico\nAmministrazione Tiziana Covello\nProduzione Scena Verticale \n\nIn un cimitero\, due spettri si incontrano oltre il tempo: un ebreo della Shoah e un giovane migrante. Tra ironia e smarrimento\, le loro voci si intrecciano in un dialogo sospeso tra memoria e ciò che resta quando un nome scompare. Un rito funebre laico e commovente per le migliaia di migranti dispersi nel Mediterraneo e per tutte le vittime della Storia.\n\n\n\nUn teatro politico che scava nell’assenza e restituisce voce a chi è stato ridotto a numero: identità perdute\, lingue spezzate\, racconti di viaggio e di paura si intrecciano ai suoni del mare e alle voci di chi\, “sopra”\, continua a vivere\, ignaro. Ne nasce un’esperienza cruda e ipnotica\, un attraversamento in un limbo allucinato dove tutto vacilla: memoria e oblio\, presenza e assenza\, vivi e morti. Senza rinunciare a una lama di ironia\, il pluripremiato attore\, regista e drammaturgo Saverio La Ruina costruisce un incontro impossibile e necessario: in un cimitero sospeso e visionario si confrontano una vittima della migrazione clandestina e una della Shoah. Due assenze che si parlano. Due memorie che si cercano.\nGià nel titolo\, KR70M16 — provincia\, numero di ritrovamento\, genere\, età — si consuma lo scandalo: un essere umano ridotto a sigla. È qui che il lavoro colpisce più a fondo\, mettendo a nudo quanto sia fragile e selettiva la memoria storica: facile celebrare i vincitori\, infinitamente più difficile restituire voce agli sconfitti.\nPerché dietro ogni naufragio c’è un nome che non verrà inciso su nessuna lapide. E senza un corpo da piangere\, il lutto resta sospeso\, impossibile — come insegna il gesto disperato di Priamo davanti ad Achille\, a reclamare il corpo di Ettore.
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SUMMARY:GOTT MIT UNS
DESCRIPTION:Spettacolo dedicato all’universo pittorico antifascista di Renato Guttuso\nIdeazione e regia Riccardo Lanzarone\nDramaturg Alessandro Gallo\nCon Davide Benaglia\, Letizia Buchini\, Davide Riboldi\, Alessio Sallustio\, Susanna Zoccali\nCura dei movimenti Antonella Albanese\nScene Paolo Romanini\nCostumi Saoriana Boccucci\nSound Designer Fabio Gesmundo\nLuci Emiliano Curà\nProduzione Solares Fondazione delle Arti – Teatro delle Briciole\nCol sostegno della Civica Accademia D’Arte Drammatica Nico Pepe \n\nDio è con noi. Questa è la frase incisa sulle fibbie dei soldati del Terzo Reich. La giustificazione assoluta dell’orrore. L’idea che la violenza possa avere una benedizione.\n\n\n\nIn occasione dell’ottantunesimo anniversario della liberazione dal nazifascismo\, il Teatro Fontana presenta uno spettacolo che cerca di smontare il linguaggio che rende possibile la disumanizzazione. \nTra il 1943 e il 1944 Renato Guttuso realizza un libro che denuncia le atrocità naziste durante l’occupazione in Italia. Un’opera visiva di materia viva fatta di corpi piegati\, volti aperti\, gesti sospesi tra resistenza e resa. È una presa di posizione netta contro ogni forma di dittatura\, e allo stesso tempo una testimonianza concreta della lotta partigiana. \nLo spettacolo si lascia ispirare dalla pittura di Guttuso per sviluppare un atlante emotivo dove il racconto si fa opera visiva\, senza storia né ritratti psicologici. Solo figure: corpi attraversati da ideologie\, paure e scelte. Il fascismo non appare come qualcosa di lontano\, ma come una grammatica precisa\, riconoscibile e ancora possibile. La Resistenza\, al contrario\, non è un monumento\, ma una condizione fragile\, fatta di decisioni individuali. Ogni quadro è trattato come un frammento da cui emergono suoni\, respiri e parole. Le immagini non vengono illustrate\, ma attraversate: ogni scena prova a dare forma a ciò che nei dipinti resta sospeso — il prima\, il dopo\, il silenzio. \nAl centro rimane una domanda: quando un essere umano smette di essere individuo e diventa funzione? E quando\, invece\, trova la forza di non obbedire più?
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SUMMARY:L'ARTE DI VIVERE. Il giorno in cui i corvi smisero di farmi paura
DESCRIPTION:con Laura Serena\nIn video Alessandro Cucci\, Massimo Lusuardi\, Giacomo Conte\, Gianluca Cottafava\, Andrea Messori\nRegia Francesca Merli\nDrammaturgia Francesca Garolla\nScene Andrea Colombo\nRiprese video e direzione della fotografia Francesco Giacomel\nMontaggio Francesco Marotta\nLight design Francesca Merli\nSound design GiacomoBenvenuto\nFonica Samuel Penazzato\nAnimazione video Ameer Al Sudani\nDirezione tecnica Alessandro Barbieri\nOrganizzazione Daniele Filosi\nUna co-produzione TeatroStabile del Veneto–Teatro Nazionale | TSProduzioni ETS\ncon il sostegno di Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna “L’arboreto-Teatro Dimora | La Corte Ospitale“| Centro di Residenza della Toscana (Armunia-CapoTrave/Kilowatt)\,\nComune di Sansepolcro | IntercettAzioni-Centro di Residenza Artistica della Lombardia\ne in collaborazione con Dialoghi – Residenze delle arti performative aVilla Manin 2022 – 2024 \n\nTra ironia\, testimonianze reali e un percorso che attraversa tutte le fasi dell’“ultimo saluto”\, lo spettacolo prova a guardare in faccia ciò che spesso evitiamo\, attraverso interviste\, commenti e considerazioni di chi la morte la affronta per mestiere.\n\n\n\nUna lezione/spettacolo sulla prassi della morte che prende la nostra rimozione collettiva e la mette sotto osservazione: un’indagine ironica a metà tra laboratorio e confessione. In scena un’attrice prova a fare ordine: parte da un’esperienza personale e costruisce una guida al morire\, come se nominarlo\, sezionarlo\, capirlo bastasse a renderlo affrontabile. \nIl percorso è preciso: si parte dall’istante della morte e si segue tutta la filiera. Chi la certifica\, chi prepara il corpo\, chi lo seppellisce\, chi prova a dare una direzione a ciò che resta. I professionisti della morte compaiono in video: volti reali\, mestieri concreti\, parole dirette. Infermieri\, operatori funerari\, sacerdoti. Raccontano il loro lavoro\, ma nel farlo lasciano intravedere crepe\, abitudini\, zone d’ombra. L’attrice tiene insieme i pezzi\, fa da tramite tra il pubblico e un universo normalmente nascosto\, conduce\, spiega\, alleggerisce. \nTerzo capitolo della Trilogia della Realtà della compagnia Merli–Serena\, lo spettacolo continua a lavorare sul confine instabile tra documento e scena\, lasciando emergere una domanda che resta lì\, senza soluzione: cosa significa davvero convivere con la fine\, sapendo che non impareremo mai come si fa.
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SUMMARY:DALLA. COM'È PROFONDO LUCIO
DESCRIPTION:Uno spettacolo di John Stanson Band \ncon Walter Muto chitarra\nCarlo Pastori fisarmonica e pianoforte\nCarlo Lazzaroni violino\nUna produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale \n\nUn omaggio che attraversa Lucio Dalla a 10 anni dalla sua scomparsa\, come si attraversa una città notturna: seguendo luci\, voci e improvvise rivelazioni. Una musica che continua a parlare in modo semplice e insieme impossibile\, come se ogni canzone fosse una domanda ancora aperta.\n\n\n\nFra i talenti di Lucio Dalla c’era quello di trasformare il quotidiano in poesia\, con melodie e parole semplici solo in apparenza\, capaci di essere popolari e insieme profondissime.Un albero resta un albero\, finché lo si guarda senza ascoltarlo. Nelle sue canzoni diventa domanda: Cosa sarà che fa crescere gli alberi e la felicità? e ancora che fa morire a vent’anni anche se vivi fino a cento?. Un viaggio dentro la sua poetica\, a dieci anni dalla scomparsa\, attraversa canzoni e testimonianze di chi lo ha conosciuto da vicino\, restituendo la voce di un autore che “parlava un’altra lingua\, però sapeva amare”. \nGli arrangiamenti di Walter Muto disegnano un suono quasi cameristico per chitarra\, voce\, fisarmonica e pianoforte di Carlo Pastori\, e violino di Carlo Lazzaroni\, intrecciando i brani in medley che si avvicinano al respiro vivo di un concerto da osteria: uno spazio semplice\, essenziale\, dove la musica si appoggia a un tavolo e tutto il resto diventa poesia.
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SUMMARY:1984 George Orwell
DESCRIPTION:da George Orwell\ndrammaturgia e regia Corrado Accordino\ncon Luigi Aquilino\, Daniele Crasti\, Daniele Ornatelli\, Silvia Rubino\, Alessia Vicardi\nmovimenti coreografici Romina Contiero\naiuto regia Valentina Paiano\nproduzione Compagnia Teatro Binario 7 \n\nCosa accade quando la fantascienza diventa realtà? Dal romanzo profetico di George Orwell uno spettacolo che riflette un mondo di sorvegliati\, registrati\, costantemente osservati. Nulla sfugge più allo sguardo del Grande Fratello: tutto è tracciato\, tutto è previsto. La vera utopia è uscire dal branco\, scegliere di pensare.\n\n\n\nGeorge Orwell aveva già tracciato la mappa. Il vero padre del Grande Fratello ha messo in scena\, con inquietante precisione\, un mondo sotto sorveglianza permanente: nessuno davvero fuori campo\, nessuno davvero solo. Telecamere\, dispositivi\, satelliti\, schermi — tutto registra\, tutto restituisce. E sullo sfondo\, la sensazione costante di una catastrofe imminente\, sempre pronta a ridefinire le regole del gioco. Il sistema non si limita a controllare: seduce. Agisce sulle paure\, modella i desideri\, orienta lo sguardo. E nel rumore continuo di un presente urlato\, il nemico si costruisce in tempo reale\, per contagio\, per adesione. Il vero virus è l’allineamento. In questo scenario\, il lavoro di Corrado Accordino attraversa l’orrore di una coscienza spenta che continua a funzionare\, e riporta al centro la possibilità — sempre più fragile — di uno sguardo personale. Personaggi svuotati\, funzionali a un ingranaggio che li supera\, abitano una realtà senza intimità\, dove l’identità si consuma nella sua esposizione continua. \nEppure resta uno scarto. Il gesto di chi rifiuta la “cosa giusta”\, di chi disobbedisce al consenso. Tra immagini ipnotiche e pensieri che sfuggono al controllo\, lo spettacolo mette in crisi ciò che crediamo normale.
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SUMMARY:F*CK A Modern musical Love
DESCRIPTION:con Andrea Lietti\, Giovanni Longhin\, Ilaria Longo\, Nicola Lorusso\, Roberto Marinelli\, Paola Tintinelli\, Marco Rizzo\, Elena Scalet\nLibretto\, testi\, musiche\, regia  Gipo Gurrado\nMovimenti scenici\, coreografie Maja Delak\nScene e costumi Marina Conti\nassistenti ai costumi Giorgia Piatta\, Simona Venkova\nassistente alla scena Simona Venkova\nSuono Stefano Giungato (Indiehub Studio)\nProduzione Elsinor Centro di produzione teatrale\nSpettacolo realizzato con il sostegno di NEXT – Laboratorio delle Idee per la produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo \n\nUn Modern Musical cinico e dark che mette al centro l’amore: quello vero\, imperfetto\, disordinato\, paranoico\, dolce\, tragico\, appiccicoso. Insomma: l’amore in tutte le sue forme e deformazioni.\n\n\n\n\nRaccontare l’amore a teatro? Un progetto destinato a fallire. E proprio per questo vale la pena provarci. Con ironia spietata\, crudeltà e tenerezza\, FUCK dà voce al mondo emotivo che abita ognuno di noi. Lo spettacolo è ambientato in metropolitana\, metafora di come nei tempi moderni si entra ed esca dalle vite altrui con la stessa facilità con cui si sale e scende da un vagone\, pronti a una nuova destinazione. Al centro\, come negli altri episodi della “Trilogy”\, l’uomo moderno con le sue paranoie\, i suoi desideri\, i suoi meravigliosi difetti. Un flusso di emozioni che si intrecciano\, si sfaldano\, si cantano. Ispirandosi a voci ironiche e visionarie come Flaiano\, Bufalino\, Heller\, Richler ed Everett F*CK smonta i cliché del genere e li ricompone in uno stile nuovo\, originale\, tutto italiano. \nCon le musiche prodotte negli studi Indiehub di Milano\, le scene di Marina Conti e le coreografie di Maja Delak\, FUCK* segna una nuova tappa nel percorso di Gipo Gurrado: lontano da Broadway\, vicino a chi ama. Anche male.
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DESCRIPTION:con Andrea Lietti\, Giovanni Longhin\, Ilaria Longo\, Nicola Lorusso\, Roberto Marinelli\, Paola Tintinelli\, Marco Rizzo\, Elena Scalet\nLibretto\, testi\, musiche\, regia  Gipo Gurrado\nMovimenti scenici\, coreografie Maja Delak\nScene e costumi Marina Conti\nassistenti ai costumi Giorgia Piatta\, Simona Venkova\nassistente alla scena Simona Venkova\nSuono Stefano Giungato (Indiehub Studio)\nProduzione Elsinor Centro di produzione teatrale\nSpettacolo realizzato con il sostegno di NEXT – Laboratorio delle Idee per la produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo \n\nUn Modern Musical cinico e dark che mette al centro l’amore: quello vero\, imperfetto\, disordinato\, paranoico\, dolce\, tragico\, appiccicoso. Insomma: l’amore in tutte le sue forme e deformazioni.\n\n\n\n\nRaccontare l’amore a teatro? Un progetto destinato a fallire. E proprio per questo vale la pena provarci. Con ironia spietata\, crudeltà e tenerezza\, FUCK dà voce al mondo emotivo che abita ognuno di noi. Lo spettacolo è ambientato in metropolitana\, metafora di come nei tempi moderni si entra ed esca dalle vite altrui con la stessa facilità con cui si sale e scende da un vagone\, pronti a una nuova destinazione. Al centro\, come negli altri episodi della “Trilogy”\, l’uomo moderno con le sue paranoie\, i suoi desideri\, i suoi meravigliosi difetti. Un flusso di emozioni che si intrecciano\, si sfaldano\, si cantano. Ispirandosi a voci ironiche e visionarie come Flaiano\, Bufalino\, Heller\, Richler ed Everett F*CK smonta i cliché del genere e li ricompone in uno stile nuovo\, originale\, tutto italiano. \nCon le musiche prodotte negli studi Indiehub di Milano\, le scene di Marina Conti e le coreografie di Maja Delak\, FUCK* segna una nuova tappa nel percorso di Gipo Gurrado: lontano da Broadway\, vicino a chi ama. Anche male.
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SUMMARY:LEIBNIZ Uno spettacolo barocco
DESCRIPTION:Ideazione Eleonora Paris e Irene Serini\nregia Irene Serini drammaturgia Eleonora Paris\ncon Alessandro Balestrieri\, Eleonora Paris\, Irene Serini\ndirezione tecnica Alessandro Balestrieri\nvideo e suono Andrea Centonza\nassistenza alla regia Francesca Repetti\nsguardo esterno Virginia Landi\nconsulenza filosofica Raffaella Colombo\nFoto e video promozionali di Marcella Foccardi \nproduzione Teatro della Caduta e Z.I.A. – Zona Indipendente Artistica \ncon il sostegno di IfPrana e Qui e Ora residenze teatrali \n\nIronico e visionario\, lo spettacolo affonda nel “male del secolo”: la depressione\, la prossima grande epidemia\, secondo le previsioni dell’OMS.Nel trionfo della razionalità riemerge il filosofo Leibniz\, emblema di un’umanità efficiente ma svuotata. La provocazione è radicale: smettere di funzionare\, riaprire all’irrazionale e incrinare il mito della produttività a ogni costo.\n\n\n\nLa parte irrazionale di noi. Quella fuori controllo\, che disturba. Murata viva sotto strati di efficienza\, logica\, performance. Funziona tutto. Più o meno. Ma a che prezzo?\nLeibniz\, filosofo e matematico di epoca barocca\, diventa qui un detonatore: icona perfetta di un’umanità lucidissima e produttiva\, ma sempre più analfabeta di sé stessa. Più affiniamo il pensiero\, più amputiamo ciò che non riusciamo a spiegare. E quella rimozione prima o poi presenta il conto.\nLo spettacolo affonda il coltello\, con ironia feroce\, nel malessere cronico del presente e smonta le nostre certezze pezzo per pezzo. Perché il problema non è l’irrazionale: è averlo espulso. Ed è proprio lì\, in quel vuoto\, che attecchiscono controllo\, consumo e nuove forme di potere. \nNumero 0\, Numero I e Diagonale attraversano i secoli\, incastrati in logiche perfette e assurde\, fino a trasformarsi in Leibniz e Sophia: due esseri lucidi\, insonni\, fuori controllo che si ritrovano a bere il thé in piena notte\, per placare le reciproche inquietudini.
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SUMMARY:LA RAGIONE DEGLI ALTRI da Luigi Pirandello
DESCRIPTION:da Luigi Pirandello\ndramaturg Linda Dalisi\nregia Alfonso Postiglione\ncon Anna Bocchino\, Viola Forestiero\, Ettore Nigro e Monica Palomby\nass. alla regia Giovanni Sbarra\nscene Sara Palmieri\ncostumi Giovanna Napolitano\nrealizzazione scene Paolo lammarone e Vincenzo Fiorillo\nrealizzazione video Alchemia Pictures\nrealizzazione foto in/di scena Francesco D’Ambrosio\ngrafica locandina Francesco Palladino\nproduzione Piccola Città Teatro Tradizione e Turismo Centro di produzione teatrale – Teatro Sannazaro Solares – Fondazione delle Arti\nSi ringrazia per la collaborazione La Corte Ospitale\nSi ringrazia per la collaborazione e le location video l’Amministrazione Comunale di San Giorgio a Cremano\nCon il sostegno di Progetto Confini Aperti Ats Creare Campania Progetto residenza del Teatro Eduardo De Filippo (Servizi Teatrali srl) \n\nTra passioni tradite\, figli illegittimi e relazioni vuote\, Pirandello costruisce un dramma provocatorio e moderno\, dove amore\, ossessione e maternità surrogata ante litteram diventano un’istantanea graffiante della complessità dei rapporti familiari e sociali. Avere “ragione” significa sempre fare i conti con quella degli altri.\n\n\n\nDal cuore inquieto del teatro di Luigi Pirandello nasce uno spettacolo che scava con ferocia dentro il desiderio\, il possesso e le contraddizioni della famiglia contemporanea. Ma dietro il dramma si nasconde anche una ferita privata\, autobiografica\, che Pirandello trasformò in letteratura molto prima di portarla in scena.\nLa vicenda affonda infatti nelle tensioni reali della famiglia Pirandello: l’infedeltà del padre Stefano\, il legame riallacciato con un’antica fidanzata rimasta vedova e in miseria\, la nascita di una figlia illegittima\, il dolore della madre e lo sguardo traumatizzato del giovane Luigi\, allora tredicenne. Un conflitto intimo che l’autore rielaborò prima nella novella Il nido e poi nel dramma teatrale\, trasformando il materiale autobiografico in una riflessione spietata su amore\, colpa\, desiderio e appartenenza.\nLa drammaturgia di Linda Dalisi — Premio Ubu per La ferocia — e la regia di Alfonso Postiglione trasformano oggi quel testo in un dispositivo scenico stratificato e perturbante\, dove autobiografia\, narrazione e rappresentazione si rincorrono continuamente.\nAl centro della vicenda c’è Leonardo Arciani: scrittore e giornalista intrappolato in un matrimonio svuotato con la ricca Livia. Dalla relazione con Elena\, antica amante in difficoltà economiche\, nasce una bambina destinata a diventare il detonatore morale della storia. Quando Livia decide di accogliere quella figlia illegittima nella propria casa\, il gesto si trasforma in qualcosa di ambiguo e disturbante: una maternità desiderata\, appropriata\, quasi una maternità surrogata ante litteram.\nLa messinscena moltiplica i piani della rappresentazione. Teatro\, video\, monitor cinematografici e schermi televisivi si intrecciano creando una continua mise en abyme\, dove i personaggi sembrano osservare se stessi mentre vivono\, recitano\, mentono. A incrinare ulteriormente il confine tra racconto e dramma interviene un quarto personaggio: figura ibrida che incarna insieme la zia della novella e il padre di Livia\, assumendo il ruolo di agente provocatore dentro la scena e dentro le relazioni.\nIl risultato è uno spettacolo teso\, contemporaneo e profondamente inquieto\, che usa Pirandello per parlare di oggi: della famiglia come spazio di controllo e desiderio\, dell’amore come negoziazione emotiva\, dell’identità come costruzione fragile e continuamente esposta allo sguardo degli altri.
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SUMMARY:LA RAGIONE DEGLI ALTRI da Luigi Pirandello
DESCRIPTION:da Luigi Pirandello\ndramaturg Linda Dalisi\nregia Alfonso Postiglione\ncon Anna Bocchino\, Viola Forestiero\, Ettore Nigro e Monica Palomby\nass. alla regia Giovanni Sbarra\nscene Sara Palmieri\ncostumi Giovanna Napolitano\nrealizzazione scene Paolo lammarone e Vincenzo Fiorillo\nrealizzazione video Alchemia Pictures\nrealizzazione foto in/di scena Francesco D’Ambrosio\ngrafica locandina Francesco Palladino\nproduzione Piccola Città Teatro Tradizione e Turismo Centro di produzione teatrale – Teatro Sannazaro Solares – Fondazione delle Arti\nSi ringrazia per la collaborazione La Corte Ospitale\nSi ringrazia per la collaborazione e le location video l’Amministrazione Comunale di San Giorgio a Cremano\nCon il sostegno di Progetto Confini Aperti Ats Creare Campania Progetto residenza del Teatro Eduardo De Filippo (Servizi Teatrali srl) \n\nTra passioni tradite\, figli illegittimi e relazioni vuote\, Pirandello costruisce un dramma provocatorio e moderno\, dove amore\, ossessione e maternità surrogata ante litteram diventano un’istantanea graffiante della complessità dei rapporti familiari e sociali. Avere “ragione” significa sempre fare i conti con quella degli altri.\n\n\n\nDal cuore inquieto del teatro di Luigi Pirandello nasce uno spettacolo che scava con ferocia dentro il desiderio\, il possesso e le contraddizioni della famiglia contemporanea. Ma dietro il dramma si nasconde anche una ferita privata\, autobiografica\, che Pirandello trasformò in letteratura molto prima di portarla in scena.\nLa vicenda affonda infatti nelle tensioni reali della famiglia Pirandello: l’infedeltà del padre Stefano\, il legame riallacciato con un’antica fidanzata rimasta vedova e in miseria\, la nascita di una figlia illegittima\, il dolore della madre e lo sguardo traumatizzato del giovane Luigi\, allora tredicenne. Un conflitto intimo che l’autore rielaborò prima nella novella Il nido e poi nel dramma teatrale\, trasformando il materiale autobiografico in una riflessione spietata su amore\, colpa\, desiderio e appartenenza.\nLa drammaturgia di Linda Dalisi — Premio Ubu per La ferocia — e la regia di Alfonso Postiglione trasformano oggi quel testo in un dispositivo scenico stratificato e perturbante\, dove autobiografia\, narrazione e rappresentazione si rincorrono continuamente.\nAl centro della vicenda c’è Leonardo Arciani: scrittore e giornalista intrappolato in un matrimonio svuotato con la ricca Livia. Dalla relazione con Elena\, antica amante in difficoltà economiche\, nasce una bambina destinata a diventare il detonatore morale della storia. Quando Livia decide di accogliere quella figlia illegittima nella propria casa\, il gesto si trasforma in qualcosa di ambiguo e disturbante: una maternità desiderata\, appropriata\, quasi una maternità surrogata ante litteram.\nLa messinscena moltiplica i piani della rappresentazione. Teatro\, video\, monitor cinematografici e schermi televisivi si intrecciano creando una continua mise en abyme\, dove i personaggi sembrano osservare se stessi mentre vivono\, recitano\, mentono. A incrinare ulteriormente il confine tra racconto e dramma interviene un quarto personaggio: figura ibrida che incarna insieme la zia della novella e il padre di Livia\, assumendo il ruolo di agente provocatore dentro la scena e dentro le relazioni.\nIl risultato è uno spettacolo teso\, contemporaneo e profondamente inquieto\, che usa Pirandello per parlare di oggi: della famiglia come spazio di controllo e desiderio\, dell’amore come negoziazione emotiva\, dell’identità come costruzione fragile e continuamente esposta allo sguardo degli altri.
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LOCATION:Teatro fontana\, Via Gian Antonio Boltraffio\, 21\, Milano\, MI\, 20159\, Italy
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SUMMARY:NON UNA GRANDE STORIA
DESCRIPTION:Da un’idea di Vittorio Continelli e Stefano Tè\nCon Vittorio Continelli Testi Vittorio Continelli\nRegia di Stefano Tè\nAssistenza alla regia Letizia Nurra\nProduzione Teatro dei Venti in collaborazione con Sidera con il contributo del Ministero della Cultura e della Regione Emilia-Romagna \n\nOmar e la sua famiglia vivono tra sogni sfuggenti e routine soffocante\, finché un evento traumatico incrina e sconvolge la vita ordinaria. Piccoli gesti\, dettagli banali mostrano come la libertà si sia lentamente ritirata. Una storia comune\, specchio dell’alienazione che ha consumato trent’anni di vita occidentale.\n\n\n\nUn uomo solo in scena. Tutto il resto fuori campo.\nUn assolo con Vittorio Continelli\, per la regia di Stefano Tè\, che attraversa gli ultimi trent’anni di una vita qualunque alla periferia di una capitale europea. Poi qualcosa cede. E il presente cambia pelle. La narrazione procede per frammenti minimi\, dettagli quotidiani che sembrano innocui ma raccontano altro: un restringimento progressivo degli spazi di libertà\, quasi impercettibile. Omar parla con la moglie\, i figli\, la polizia\, un medico. Ma in scena resta solo la sua voce: gli altri sono presenze che non arrivano mai davvero. \nDentro questa storia migrante e contemporanea\, la pluripremiata Teatro dei Venti — da anni tra ricerca scenica\, teatro sociale\, fisico e interventi negli spazi urbani — apre una domanda più ampia e scomoda sull’appartenenza: cosa tiene insieme una comunità\, e cosa accade quando quel legame si spezza o deve essere ricostruito da zero. Omar è dentro e fuori\, parte e altrove.
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DESCRIPTION:Diretto da Thomas Richards\nCon e di Hyun Ju Baek\nAssistente alla regia Jessica Losilla-Hébrail \n\n\nSpettacolo in coreano con sovratitoli in italiano \n\nUna danza antica sotto un neon\, una bambina sola e un fantasma in TV: tre generazioni di donne coreane intrappolate nel silenzio tenace di Han. Diretto da Thomas Richards – collaboratore ed erede di Grotowski – lo spettacolo esplora sacrificio e destino in un viaggio potente e ipnotico nella complessità del dolore\, della resilienza e della ricerca di sé.\n\n\n\nSotto una luce al neon che tradisce ogni idea di sacralità\, una danza antica continua a ripetersi. Una vergine-fantasma osserva il mondo da uno schermo televisivo. Una bambina sola in un appartamento interroga il silenzio. Una donna adulta scava nei propri ricordi\, tentando di dare forma a una parola che contiene tutto e non si lascia afferrare: Han.\nLa protagonista attraversa un paesaggio interiore fatto di fratture e ritorni\, oscillando tra i miti fondativi di Gojoseon\, l’assenza della nonna\, la memoria della madre e la propria vita presente. Tre generazioni di donne coreane legate da un filo invisibile e tenace: un “silenzio resiliente” che attraversa il tempo\, si sedimenta nei corpi e si tramanda come eredità emotiva.\nIn questo viaggio mentale e visionario\, la storia privata diventa campo di forze più ampio: aspettative familiari\, pressioni sociali\, identità nazionale\, destino. Tutto si deposita addosso alla protagonista come una materia pesante e invisibile\, mentre la domanda fondamentale resta sospesa: come si sopravvive a ciò che ci è stato consegnato?\nTra mito e modernità\, lo spettacolo apre uno spazio ibrido e inquieto in cui il trauma si trasforma in visione. Il concetto coreano di Han — sofferenza stratificata\, dolore trattenuto\, resistenza silenziosa — diventa un fuoco mentale che illumina e consuma\, guidando lo spettatore in una meditazione dinamica sul rapporto tra sacrificio\, memoria e destino.
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