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SUMMARY:CRICK da "Fiori per Algernon" di Daniel Keyes
DESCRIPTION:“Il topolino Crick” di Francesco Silvestri e Melina Formicola\nregia Rosario Sparno\ncon Luca Iervolino e Francesco Roccasecca\nmusiche Massimo Cordovani\ncostumi Alessandra Gaudioso\nscene Fabrizio Comparone\ndisegno luci Simone Picardi\nprogetto grafico Sofia de Capoa\nfoto di scena Pino Miraglia\nsi ringrazia Francesca De Nicolais\nproduzione Casa del Contemporaneo \n\nUn uomo stupido e un topo. Ma la cavia è l’uomo: un esperimento promette di triplicargli l’intelligenza\, per farlo diventare “come gli altri”. Nel mondo distopico di Francesco Silvestri il progresso soffoca unicità\, tenerezza e fallimento\, e l’efficienza diventa legge.\n\n\n\nDal famoso romanzo di fantascienza Fiori per Algernon di Daniel Keyes. \nCrick è un topo da laboratorio\, ma non un topo qualunque. Con un’audace operazione chirurgica\, uno scienziato ha triplicato il suo QI\, rendendolo più intelligente di alcuni esseri umani. Di certo più di Antonio Cafiero\, che da sempre vive nella dolorosa consapevolezza di non essere molto sveglio\, addetto alle pulizie\, mente fragile: un candidato ideale. Antonio diventa il primo soggetto umano sottoposto alla stessa procedura chirurgica per aumentare l’intelligenza\, correggere l’imperfezione\, produrre il risultato. Antonio accetta. L’intelligenza cresce in fretta\, diventa precisione\, poi eccesso. Ogni cosa si chiarisce e nello stesso momenti si incrina: le relazioni si svuotano\, i gesti si fanno meccanici\, la realtà si lascia leggere fino a diventare insopportabile. Il percorso di Antonio corre in parallelo a quello di Crick\, dentro un sistema che misura\, ottimizza\, scarta. L’errore diventa colpa\, la tenerezza un’anomalia\, l’unicità un difetto da correggere. \nIl capolavoro fantascientifico di Keyes affronta con straordinaria sensibilità questioni ancora oggi attuali\, come la dignità delle persone con disabilità intellettiva e i limiti etici dell’intervento scientifico sull’essere umano. Proprio per la forza dei temi trattati\, il libro è stato spesso oggetto di controversie e tentativi di censura negli Stati Uniti e in Canada. Nonostante ciò\, continua a essere letto e studiato nelle scuole di tutto il mondo\, ispirando numerosi adattamenti per il teatro\, la televisione e la radio.
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SUMMARY:Breviario di situazioni in cui occorrerebbe avere qualche fondamento di Tao
DESCRIPTION:dei Tristeza Ensemble\nDrammaturgia di Matteo Gatta\nRegia di Viola Marietti e Matteo Gatta\nCon Matteo Gatta\, Joshua Isaiah Maduro\, Viola Marietti\, Elisa Wong\nAssistente alla regia Giuseppe Aceto\nScenografia di Federico Biancalani\nDisegno tecnico di Mattia Sartoni\nDramaturg Gabriele Gerets Albanese\nSupervisione artistica di Paolo Antonio Simioni\nuna produzione servomutoTeatro\nProgetto vincitore di Toscana Terra Accogliente 24/25\nCol sostegno di Capotrave/Kilowatt\, Giallomare Minimal Teatro\, Teatrino dei Fondi e Centro Teatrale Mamimò\nUn ringraziamento al Teatro LabArca\, Giulio Cai e Alessandro Xin Zheng \n\nComico\, contemporaneo\, multilingue e completamente fuori controllo. Questo Breviario indaga il rapporto tra Oriente e Occidente con personaggi esagerati\, diabolici e ridicoli che non hanno paura di osare. Viola e Matteo provano a usare il Tao per conquistare il successo\, inciampando tra saggezza millenaria\, deliri e sogni di gloria.\n\n\n\nDue artisti convinti di essere dei geni incompresi. Un antico testo taoista. Il retro di un ristorante cinese trasformato in sala prove. Da questi ingredienti nasce Breviario\, una commedia multilingue irresistibile che mette in collisione ambizione\, spiritualità e delirio di grandezza. \nQuando Viola e Matteo\, anime dei Tristeza Ensemble\, si imbattono quasi per caso nello Zhuang-zi\, uno dei testi fondativi del pensiero taoista\, credono di aver trovato la chiave del successo che il mondo del teatro ha sempre negato loro. Decisi a trasformare quella scoperta nel capolavoro della loro carriera\, coinvolgono due giovani italo-asiatici e si lanciano in un’improbabile impresa artistica. \nMa più cercano di impadronirsi di una sapienza millenaria\, più finiscono intrappolati nelle proprie ossessioni. Il desiderio di affermarsi\, la fame di riconoscimento\, la paura di essere irrilevanti emergono con tutta la loro comicità e fragilità\, trasformando le prove in un esilarante campo di battaglia tra ego e illuminazione. \nTra equivoci\, cortocircuiti culturali e improvvise epifanie\, Breviario mette a confronto due visioni del mondo apparentemente inconciliabili: da una parte l’ossessione occidentale per il risultato\, la performance e il successo; dall’altra il Taoismo\, che invita ad abbandonare il controllo\, sospendere il giudizio e lasciarsi attraversare dal flusso delle cose.\nCome nel celebre sogno della farfalla raccontato da Zhuang-zi\, i confini tra realtà e immaginazione iniziano a vacillare. E la domanda diventa inevitabile: stiamo inseguendo un sogno o siamo noi a essere sognati dalle nostre ambizioni? \nUno spettacolo intelligente e spiazzante che ride delle nostre certezze e ci accompagna\, con leggerezza e ironia\, nel territorio instabile dove il bisogno di affermarsi incontra il piacere di lasciarsi andare.
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DESCRIPTION:di Luciano Gentile\ncon Marcello Colò\, Lorenzo De Finti\, Mitia Maccaferri\, Walter Muto\, Stefano Pecorelli\nproduzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale \n\n\n\n\n\n\nUn viaggio tra le canzoni della band che ha fatto la storia della musica e dato voce a una generazione in cerca di libertà. Un concerto che è festa\, memoria e scoperta\, dove ogni nota parla ancora a tutte le età. Uno spettacolo per tutti – anche per i più piccoli – per cantare insieme ciò che ci rende liberi.\n\n\n\nNegli anni ’60 i Beatles non sono stati solo una band: sono stati uno scarto\, una frattura\, qualcosa che ha cambiato per sempre il modo di ascoltare\, scrivere e vivere la musica. Hanno parlato a tutti\, senza gerarchie: al pubblico\, ai musicisti\, agli accademici. E soprattutto a chi non cercava nulla e si è ritrovato dentro.Quelle canzoni non si sono mai fermate. Continuano a circolare\, a essere suonate\, imitate\, smontate e ricostruite. Passano di mano in mano\, di generazione in generazione\, senza perdere presa. \nQuesto concerto-omaggio entra dentro quel fenomeno e lo attraversa: prova a capire perché funziona ancora\, cosa tiene insieme tutto\, cosa resta vivo. Non un omaggio\, ma un’indagine su un linguaggio che ha superato il proprio tempo e si è trasformato in qualcosa di condiviso\, riconoscibile\, inevitabile. Una musica che continua a creare legami\, senza chiedere permesso. \n​
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SUMMARY:IL PIACERE di D'Annunzio Capitolo 1
DESCRIPTION:L PIACERE. Capitolo 1\ndi Gabriele D’Annunzio riletto da Andrea Adriatico e Nicolò Collivignarelli\, Arianna Panieri\, Flaminia Ricci e Patrizia Bernardi\, Federico Costantini\, Nicola Pensabene Perez\, Agostino Rocca\, Andrea Russo e Luca Sebastiano Scelfo attendente e Andrea Barberini\, Giovanni Santecchia per le scene e i costumi e Sara Accardi\, Greta Adda\, Simona Dell’Aquila per suono\, immagini e allestimento e Enea Bucchi per trucco e parrucco e Anas Arqawi\, Federica My\, Giulia Serinelli per la cura\nprodotto da Saverio Peschechera\, produzione Teatri di Vita\ncon il contributo di Comune di Bologna\, Regione Emilia-Romagna\, Ministero della Cultura\ncon il patrocinio della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani e del Centro Nazionale Studi Dannunziani \nIl piacere cap. 1 e 2 sono le prime due tappe di un progetto teatrale dedicato al capolavoro di Gabriele D’Annunzio. In scena in 2 spettacoli distinti vengono attraversati i primi 2 libri che compongono il romanzo\, in un affascinante progetto di teatro a puntate. La bellissima e seducente regia di Andrea Adriatico\, con videoproiezioni su diorama\, telecamere dal vivo e uso di AI\, accompagna in un viaggio sorprendente nel cuore del decadentismo italiano e dei suoi miti\, rivelando un’immagine di D’annunzio affascinante e moderna. \nIL PIACERE CAP. 1 / 25>26 feb\nMentre Andrea Sperelli – giovane e affascinante protagonista del romanzo – attende il ritorno della vecchia fiamma Elena Muti\, attraversa le tracce del loro amore come un uomo intrappolato nella propria ossessione sentimentale. Oggetti\, immagini\, parole e dettagli diventano reliquie di un passato che non smette di sedurre e consumare. I due vivranno un fugace incontro nel boudoir di lui\, in cui scopriranno che l’attrazione del passato non è mai svanita.
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DESCRIPTION:L PIACERE. Capitolo 1\ndi Gabriele D’Annunzio riletto da Andrea Adriatico e Nicolò Collivignarelli\, Arianna Panieri\, Flaminia Ricci e Patrizia Bernardi\, Federico Costantini\, Nicola Pensabene Perez\, Agostino Rocca\, Andrea Russo e Luca Sebastiano Scelfo attendente e Andrea Barberini\, Giovanni Santecchia per le scene e i costumi e Sara Accardi\, Greta Adda\, Simona Dell’Aquila per suono\, immagini e allestimento e Enea Bucchi per trucco e parrucco e Anas Arqawi\, Federica My\, Giulia Serinelli per la cura\nprodotto da Saverio Peschechera\, produzione Teatri di Vita\ncon il contributo di Comune di Bologna\, Regione Emilia-Romagna\, Ministero della Cultura\ncon il patrocinio della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani e del Centro Nazionale Studi Dannunziani \nIl piacere cap. 1 e 2 sono le prime due tappe di un progetto teatrale dedicato al capolavoro di Gabriele D’Annunzio. In scena in 2 spettacoli distinti vengono attraversati i primi 2 libri che compongono il romanzo\, in un affascinante progetto di teatro a puntate. La bellissima e seducente regia di Andrea Adriatico\, con videoproiezioni su diorama\, telecamere dal vivo e uso di AI\, accompagna in un viaggio sorprendente nel cuore del decadentismo italiano e dei suoi miti\, rivelando un’immagine di D’annunzio affascinante e moderna. \nIL PIACERE CAP. 1 / 25>26 feb\nMentre Andrea Sperelli – giovane e affascinante protagonista del romanzo – attende il ritorno della vecchia fiamma Elena Muti\, attraversa le tracce del loro amore come un uomo intrappolato nella propria ossessione sentimentale. Oggetti\, immagini\, parole e dettagli diventano reliquie di un passato che non smette di sedurre e consumare. I due vivranno un fugace incontro nel boudoir di lui\, in cui scopriranno che l’attrazione del passato non è mai svanita.
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DESCRIPTION:IL PIACERE. Capitolo 2\ncon Nicolò Collivignarelli\nscene e costumi Andrea Barberini\, Giovanni Santecchia\ntrucco e parrucco Enea Bucchi\ncura Anas Arqawi\, Federica My\, Giulia Serinelli prodotto da Saverio Peschechera\nproduzione Teatri di Vita\ncon il contributo di Comune di Bologna\, Regione Emilia-Romagna\, Ministero della Cultura\ncon il patrocinio della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani e del Centro Nazionale Studi Dannunziani \nIl piacere cap. 1 e 2 sono le prime due tappe di un progetto teatrale dedicato al capolavoro di Gabriele D’Annunzio. In scena in 2 spettacoli distinti vengono attraversati i primi 2 libri che compongono il romanzo\, in un affascinante progetto di teatro a puntate. La bellissima e seducente regia di Andrea Adriatico\, con videoproiezioni su diorama\, telecamere dal vivo e uso di AI\, accompagna in un viaggio sorprendente nel cuore del decadentismo italiano e dei suoi miti\, rivelando un’immagine di D’annunzio affascinante e moderna. \nIL PIACERE CAP. 2 / 27>28 feb\nDopo Elena Muti\, resta il vuoto. Un desiderio che non si spegne ma cambia forma\, si deforma\, si sposta continuamente verso nuovi oggetti d’amore. Ritroviamo Sperelli in una villa sul mare\, immerso in un’atmosfera sospesa e inquieta\, dove la ricerca del piacere diventa un esercizio ossessivo di sopravvivenza emotiva. L’arrivo di Maria — moglie di un diplomatico\, figura luminosa e irraggiungibile — apre una nuova crepa dentro il suo universo estetico. Tra attrazione\, proiezione sentimentale e bisogno di possesso\, Sperelli continua a inseguire un ideale impossibile\, confondendo amore\, bellezza e rappresentazione.
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SUMMARY:IL PIACERE di D'Annunzio Capitolo 2
DESCRIPTION:IL PIACERE. Capitolo 2\ncon Nicolò Collivignarelli\nscene e costumi Andrea Barberini\, Giovanni Santecchia\ntrucco e parrucco Enea Bucchi\ncura Anas Arqawi\, Federica My\, Giulia Serinelli prodotto da Saverio Peschechera\nproduzione Teatri di Vita\ncon il contributo di Comune di Bologna\, Regione Emilia-Romagna\, Ministero della Cultura\ncon il patrocinio della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani e del Centro Nazionale Studi Dannunziani \nIl piacere cap. 1 e 2 sono le prime due tappe di un progetto teatrale dedicato al capolavoro di Gabriele D’Annunzio. In scena in 2 spettacoli distinti vengono attraversati i primi 2 libri che compongono il romanzo\, in un affascinante progetto di teatro a puntate. La bellissima e seducente regia di Andrea Adriatico\, con videoproiezioni su diorama\, telecamere dal vivo e uso di AI\, accompagna in un viaggio sorprendente nel cuore del decadentismo italiano e dei suoi miti\, rivelando un’immagine di D’annunzio affascinante e moderna. \nIL PIACERE CAP. 2 / 27>28 feb\nDopo Elena Muti\, resta il vuoto. Un desiderio che non si spegne ma cambia forma\, si deforma\, si sposta continuamente verso nuovi oggetti d’amore. Ritroviamo Sperelli in una villa sul mare\, immerso in un’atmosfera sospesa e inquieta\, dove la ricerca del piacere diventa un esercizio ossessivo di sopravvivenza emotiva. L’arrivo di Maria — moglie di un diplomatico\, figura luminosa e irraggiungibile — apre una nuova crepa dentro il suo universo estetico. Tra attrazione\, proiezione sentimentale e bisogno di possesso\, Sperelli continua a inseguire un ideale impossibile\, confondendo amore\, bellezza e rappresentazione.
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SUMMARY:UNA NOTTE IN ITALIA
DESCRIPTION:Fisarmonica e voce Carlo Pastori\nChitarra e voce Walter Muto\nProduzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale  \n\nUn omaggio ai grandi cantautori italiani\, da Enzo Jannacci e Giorgio Gaber a Lucio Battisti\, da Francesco De Gregori a Ivano Fossati. Una serata di musica e memoria che attraversa storie\, parole e melodie che hanno raccontato il nostro Paese.\n\n\n\nUn viaggio musicale nella grande canzone d’autore italiana\, con incursioni anche nei brani originali di Pastori & Muto\, proposti in una dimensione rigorosamente acustica\, essenziale e coinvolgente. In scena Walter Muto e Carlo Pastori\, da anni complici in un percorso che intreccia musica e teatro. Muto\, chitarrista e compositore\, costruisce trame sonore raffinate e dinamiche; Pastori\, attore e musicista\, affianca alle canzoni monologhi ironici e momenti di narrazione\, portando un tocco di cabaret che dialoga con il repertorio musicale.
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SUMMARY:CASA DI BAMBOLA di Ibsen
DESCRIPTION:da Henrik Ibsen\n\nregia Ivonne Capece\n\ntraduzione e adattamento drammaturgico Mattia Favaro\ncon Stefano Braschi\, Pasquale Montemurro\, Maria Laura Palmeri \n\nScene e Costumi Micol Vighi\nSound designer Simone Arganini \nDirezione Tecnica e disegno luci Rossano Siragusano \nAssistente alla regia Sofia Sironi\nrealizzazione costumi Giorgia Piatta dell’Abbondio\nNadia Fiorio Responsabile di produzione\nproduzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale \n\nL’opera più scandalosa di Ibsen in una regia affilata come un rasoio che capovolge la prospettiva: non solo l’epopea dell’emancipazione femminile ma un viaggio nell’inquietudine maschile post-abbandono. Nora se n’è andata. La porta si è chiusa. Ma Torvald è lì\, a rimettere insieme i cocci della propria virilità smarrita. Cosa resta di un uomo quando il suo ruolo va in frantumi?\n\n\n\nDopo il successo di pubblico e critica della scorsa stagione\, torna a Milano il capolavoro di Ibsen in una regia che lo trasforma negli incubi di Torvald rimasto solo\, in una casa vuota\, a raccogliere i cocci della propria identità smarrita. \nCon una regia allucinata e onirica Ivonne Capece\, nel tipico stile che intreccia prosa e performance fisica\, letteratura e linguaggi contemporanei\, capovolge lo sguardo sull’opera più scandalosa di Ibsen. Casa di bambola diventa un sequel contemporaneo\, un viaggio dentro l’inquietudine maschile dopo l’emancipazione femminile. Tra suoni che evocano il tango e il battito d’ali di uccelli hitchcockiani\, la scena si fa spazio mentale: denso di rimpianti\, frustrazioni\, domande che non trovano risposta.
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SUMMARY:FINESTRE SULL'IMMAGINARIO XI Ed. Performance site-specific
DESCRIPTION:Un progetto della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi\na cura di Manuel Renga (tutor progettazione e regia)\, Ariella Vidach (tutor danzatori) e Fabio Brusadin (tutor tecnico) e di Registe e registi 3°anno con Danzatrici e danzatori 3° anno dell’A.A. 2026/27\nElementi scenici e allestimenti Alice Capoani e Mattia Franco\nElementi di costume Nunzia Lazzaro e Fabiola Soldano\nLuci Simona Ornaghi e Paolo Latini \n\nCinque performance itineranti tra teatro\, multimedia e creazione site-specific che trasformano tutti gli spazi del Teatro Fontana in esperienze vive. Una collaborazione unica con la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano\, che porta in scena lo sguardo radicale dei nuovi allievi-registi. Un’occasione per attraversare visioni contemporanee\, dove il teatro si reinventa davanti agli occhi del pubblico.\n\n\n\nNato dalla collaborazione con la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano e giunto alla sua undicesima edizione\, Finestre sull’Immaginario è un osservatorio privilegiato sulle nuove sensibilità della scena contemporanea. Un progetto che mette al centro lo sguardo dei giovani registi e delle giovani registe allievi della scuola\, chiamati a confrontarsi con la performance come spazio aperto di ricerca\, rischio e invenzione. \n5 performance site specific con elementi multimediali invaderanno letteralmente gli spazi del Fontana (dal foyer alla sala\, dal palco ai Chiostri Bramanteschi) e accompagneranno gli spettatori in un viaggio fisico attraverso i luoghi del Fontana e le nuove sperimentazioni. \nOgni creazione nascerà dall’incontro tra linguaggi differenti (regia\, danza\, arti performative e tecnologie) per costruire dispositivi scenici in cui il rapporto con lo spazio\, il corpo e lo spettatore verrà continuamente ridefinito.
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SUMMARY:ISABEL docu-spettacolo su Argentina e desaparecidos
DESCRIPTION:Di Aleksandros Memetaj e Yoris Petrillo\nCon Caroline Loiseau\nMusica dal vivo Marco Memetaj\nProduzione Twain Centro Produzione Danza / Anonima Teatri\nIn residenza presso Teatro Il Rivellino\, Spazio Fani\, Supercinema – Tuscania\, Teatro “La Bottega” – Carloforte\, Teatro Libero – Palermo\nCon il sostegno di Tersicorea / progetto RIZOMI – Residenza “Artisti nei Territori” Carloforte/Isola di San Pietro/Teatro “La Bottega”\, Teatro Libero Palermo – Centro di Produzione Teatrale\nCon il contributo di MiC – Ministero della Cultura\, Regione Lazio\, Fondazione Carivit\, Comune di Tuscania\nVincitore Premio Presente Futuro 2024 – Teatro Libero Palermo\nVincitore Premio Zero in condotta – Cobas \n\nUn viaggio che parte da Buenos Aires 2022 e incontra Isabel. Tra teatro\, danza e narrazione\, lo spettacolo attraversa decenni di storia argentina\, tra dittatura\, desaparecidos e memoria. Ispirato a una vicenda reale\, è il racconto potente di una donna e della sua famiglia\, tra identità\, perdita e resistenza.\n\n\n\nNel dicembre 2022\, mentre l’Argentina esplode di gioia per la vittoria dei Mondiali\, un giornalista arriva a Buenos Aires per raccontare la festa. Ma dietro il rumore dei cori\, le bandiere e l’euforia collettiva\, emerge un’altra storia: quella di Isabel. \nAttraverso teatro\, danza e narrazione lo spettacolo attraversa sessant’anni di storia argentina\, dal 1963 al 2022\, intrecciando memoria privata e trauma collettivo. La vita di Isabel diventa il punto di accesso a un Paese segnato da dittature\, desaparecidos\, silenzi ereditati e lotte mai concluse. Nella sua voce si condensano le vite di migliaia di donne che hanno custodito memoria\, dolore e speranza senza mai smettere di andare avanti. \nLo spettacolo costruisce una partitura emotiva potente e stratificata\, dove il racconto individuale si trasforma in affresco politico e umano: cosa resta di un Paese dopo la violenza? Come si sopravvive all’assenza? Quanto pesa la memoria sulle generazioni successive? \nIspirato alla storia vera di Victoria Donda — prima figlia di desaparecidos eletta alla Camera dei deputati argentina\, è un viaggio dentro la fragilità e la resistenza\, una riflessione sulla trasmissione del dolore e sulla possibilità\, ostinata\, di immaginare ancora un futuro.
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SUMMARY:ISABEL docu-spettacolo su Argentina e desaparecidos
DESCRIPTION:Di Aleksandros Memetaj e Yoris Petrillo\nCon Caroline Loiseau\nMusica dal vivo Marco Memetaj\nProduzione Twain Centro Produzione Danza / Anonima Teatri\nIn residenza presso Teatro Il Rivellino\, Spazio Fani\, Supercinema – Tuscania\, Teatro “La Bottega” – Carloforte\, Teatro Libero – Palermo\nCon il sostegno di Tersicorea / progetto RIZOMI – Residenza “Artisti nei Territori” Carloforte/Isola di San Pietro/Teatro “La Bottega”\, Teatro Libero Palermo – Centro di Produzione Teatrale\nCon il contributo di MiC – Ministero della Cultura\, Regione Lazio\, Fondazione Carivit\, Comune di Tuscania\nVincitore Premio Presente Futuro 2024 – Teatro Libero Palermo\nVincitore Premio Zero in condotta – Cobas \n\nUn viaggio che parte da Buenos Aires 2022 e incontra Isabel. Tra teatro\, danza e narrazione\, lo spettacolo attraversa decenni di storia argentina\, tra dittatura\, desaparecidos e memoria. Ispirato a una vicenda reale\, è il racconto potente di una donna e della sua famiglia\, tra identità\, perdita e resistenza.\n\n\n\nNel dicembre 2022\, mentre l’Argentina esplode di gioia per la vittoria dei Mondiali\, un giornalista arriva a Buenos Aires per raccontare la festa. Ma dietro il rumore dei cori\, le bandiere e l’euforia collettiva\, emerge un’altra storia: quella di Isabel. \nAttraverso teatro\, danza e narrazione lo spettacolo attraversa sessant’anni di storia argentina\, dal 1963 al 2022\, intrecciando memoria privata e trauma collettivo. La vita di Isabel diventa il punto di accesso a un Paese segnato da dittature\, desaparecidos\, silenzi ereditati e lotte mai concluse. Nella sua voce si condensano le vite di migliaia di donne che hanno custodito memoria\, dolore e speranza senza mai smettere di andare avanti. \nLo spettacolo costruisce una partitura emotiva potente e stratificata\, dove il racconto individuale si trasforma in affresco politico e umano: cosa resta di un Paese dopo la violenza? Come si sopravvive all’assenza? Quanto pesa la memoria sulle generazioni successive? \nIspirato alla storia vera di Victoria Donda — prima figlia di desaparecidos eletta alla Camera dei deputati argentina\, è un viaggio dentro la fragilità e la resistenza\, una riflessione sulla trasmissione del dolore e sulla possibilità\, ostinata\, di immaginare ancora un futuro.
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SUMMARY:I SETTE A TEBE da Eschilo
DESCRIPTION:da Eschilo\ndrammaturgia e regia di Giovanni Ortoleva\ncon cinque attrici e attori in via di definizione\nProduzione Fondazione Luzzati/Teatro della Tosse\, CSS Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia e Casa del Contemporaneo \n\nCosa produce nella mente degli uomini la minaccia della guerra? Asserragliati dentro Tebe\, Eteocle e il suo popolo aspettano l’assedio degli uomini guidati dal fratello Polinice. La lotta tra i figli di Edipo finirà\, inevitabilmente\, con la morte di entrambi. Un destino già scritto nella tragedia di Eschilo\, oggi più attuale che mai.\n\n\n\nAsserragliati dentro le mura della città\, Eteocle e il suo popolo attendono l’arrivo dell’esercito guidato da Polinice. Il destino dei due fratelli\, figli di Edipo\, è già segnato: lo scontro li condurrà alla morte. Ma prima della battaglia c’è l’attesa\, e nell’attesa si consuma una tragedia altrettanto profonda. Ne I sette contro Tebe\, Eschilo affronta un tema sorprendentemente vicino alla sensibilità contemporanea: non tanto la guerra\, quanto ciò che la sua imminenza produce nella mente degli esseri umani. \nLa nuova produzione Elsinor firmata da Giovanni Ortoleva\, tra le nuove voci più interessanti della nuova scena italiana\, legge il capolavoro di Eschilo come un’indagine sulla paura collettiva e sui meccanismi psicologici che l’assedio innesca. Lo spettacolo si addentra in quel territorio fragile dove il pericolo\, ancora invisibile\, comincia a deformare la realtà: il timore si fa ossessione\, la tensione diventa nevrosi\, la minaccia altera il modo di percepire il mondo e di stare insieme. La tragedia antica si trasforma così in un potente riflesso del presente\, restituendo sulla scena il senso di precarietà\, allarme e inquietudine che attraversa il nostro tempo.
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SUMMARY:ORGIA DI GUERRA
DESCRIPTION:Da un’idea di Marco Palazzoni\nRegia di Elena Delithanassis e Marco Palazzoni\nCon Marco Palazzoni\, Roberto Amadeo\nSound design Roberto Amadeo\nLight design Tommaso Zanella\nProduzione Teatro degli Sterpi\nCo-produzione Hangar Teatri \n\nUn attore e un musicista scatenano la parola feroce di Corso\, Koltès e altri contemporanei\, trasformandola in una performance sulla guerra nella sua feroce brutalità. Un’orgia di immagini e di parole\, dove il fascino del potere\, l’esaltazione e la retorica si alternano alla follia\, alla sofferenza e alla morte.\n\n\n\nIl palcoscenico diventa un campo di battaglia fisico e interiore. Un’orgia di immagini e di parole\, dove il fascino del potere\, l’esaltazione e la retorica si alternano alla follia\, alla sofferenza e alla morte. L’attore si trasforma in dittatore\, soldato\, uomo comune\, immerso in un conflitto che è insieme mondiale e personale. Orgia di guerra è un canto che non celebra la violenza\, ma la espone\, la smaschera nel suo eccesso portandola al punto in cui smette di nascondersi e diventa leggibile per quello che è: meccanismo\, attrazione\, vertigine. Nessuna consolazione\, nessuna sintesi. Nel finale\, il movimento cambia direzione. \nUn testo originale\, ispirato a Gonzalo Millán\, riavvolge il tempo: i gesti si disfano\, i colpi tornano indietro\, la scena si svuota. Dalla massa indistinta si passa a una misura più ravvicinata\, quasi domestica. Resta una domanda semplice e scomoda: cosa significa ricominciare\, quando tutto è già successo.
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SUMMARY:L'ESTINZIONE DELLA RAZZA UMANA
DESCRIPTION:testo e regia di Emanuele Aldrovandi\ncon Giusto Cucchiarini\, Eleonora Giovanardi\, Luca Mammoli\, Silvia Valsesia\, Riccardo Vicardi\nscene Francesco Fassone\ncostumi Costanza Maramotti\nmaschera Alessandra Faienza\nluci Luca Serafini\nconsulenza progetto sonoro GUP Alcaro\nprogetto grafico Lucia Catellani\nassistente alla regia Giorgio Franchi \n\nUna tragicommedia feroce e liberatoria che ricorda gli eccessi della Pandemia: un esorcismo teatrale che trasforma il presente in grottesco surrealismo. In un mondo travolto da ritmi disumani e un virus che trasforma le persone in tacchini\, due coppie molto diverse tra loro\, si ritrovano nell’androne di un palazzo assalite da domande\, frustrazioni e paure.\n\n\n\nSei anni dopo la pandemia\, L’estinzione della razza umana affonda lo sguardo dentro le macerie emotive del presente e restituisce il ritratto comico e feroce di un’epoca stanca\, confusa e incapace di fermarsi davvero. \nIn un mondo divorato dalla velocità\, dove il tempo per pensare si è ridotto a zero e il dialogo si consuma tra urla da social network e discussioni da bar\, arriva un virus assurdo e spietato: le persone cominciano a trasformarsi in tacchini. Da questa premessa grottesca e disturbante prende forma una tragicommedia lucida e surreale\, che usa l’assurdo per parlare con precisione chirurgica delle nostre paure più reali. \nDue coppie qualunque si ritrovano bloccate nell’androne di un palazzo mentre il mondo collassa lentamente all’esterno. E lì\, tra paranoia\, sarcasmo\, frustrazione e bisogno disperato di senso\, emergono crepe profonde: il rapporto con gli altri\, il fallimento della comunicazione\, la paura del contagio\, la fragilità delle convinzioni personali. L’estinzione della razza umana è un esorcismo collettivo\, una detonazione tragicomica che trasforma il trauma recente in materia teatrale viva\, feroce e liberatoria. Con dialoghi serrati\, ironia tagliente e un surrealismo inquieto\, lo spettacolo ci mette davanti a una domanda brutale: cosa resta dell’essere umano quando saltano tutte le regole che tenevano insieme il mondo?
URL:https://cavalieridicultura.it/evento/lestinzione-della-razza-umana/2027-04-09/
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SUMMARY:L'ESTINZIONE DELLA RAZZA UMANA
DESCRIPTION:testo e regia di Emanuele Aldrovandi\ncon Giusto Cucchiarini\, Eleonora Giovanardi\, Luca Mammoli\, Silvia Valsesia\, Riccardo Vicardi\nscene Francesco Fassone\ncostumi Costanza Maramotti\nmaschera Alessandra Faienza\nluci Luca Serafini\nconsulenza progetto sonoro GUP Alcaro\nprogetto grafico Lucia Catellani\nassistente alla regia Giorgio Franchi \n\nUna tragicommedia feroce e liberatoria che ricorda gli eccessi della Pandemia: un esorcismo teatrale che trasforma il presente in grottesco surrealismo. In un mondo travolto da ritmi disumani e un virus che trasforma le persone in tacchini\, due coppie molto diverse tra loro\, si ritrovano nell’androne di un palazzo assalite da domande\, frustrazioni e paure.\n\n\n\nSei anni dopo la pandemia\, L’estinzione della razza umana affonda lo sguardo dentro le macerie emotive del presente e restituisce il ritratto comico e feroce di un’epoca stanca\, confusa e incapace di fermarsi davvero. \nIn un mondo divorato dalla velocità\, dove il tempo per pensare si è ridotto a zero e il dialogo si consuma tra urla da social network e discussioni da bar\, arriva un virus assurdo e spietato: le persone cominciano a trasformarsi in tacchini. Da questa premessa grottesca e disturbante prende forma una tragicommedia lucida e surreale\, che usa l’assurdo per parlare con precisione chirurgica delle nostre paure più reali. \nDue coppie qualunque si ritrovano bloccate nell’androne di un palazzo mentre il mondo collassa lentamente all’esterno. E lì\, tra paranoia\, sarcasmo\, frustrazione e bisogno disperato di senso\, emergono crepe profonde: il rapporto con gli altri\, il fallimento della comunicazione\, la paura del contagio\, la fragilità delle convinzioni personali. L’estinzione della razza umana è un esorcismo collettivo\, una detonazione tragicomica che trasforma il trauma recente in materia teatrale viva\, feroce e liberatoria. Con dialoghi serrati\, ironia tagliente e un surrealismo inquieto\, lo spettacolo ci mette davanti a una domanda brutale: cosa resta dell’essere umano quando saltano tutte le regole che tenevano insieme il mondo?
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DESCRIPTION:testo e regia Gabriele Russo e Arianna D’Angiò\ncon la Compagnia Bellini Teatro Factory:\nGreta Bertani\, Filippo D’Amato\, Daniela De Riso\, Miriam Giacchetta\, Gaia Napoletano\, Matteo Ronconi\, Umberto Serra\nassistente alla regia Bellini Teatro Factory Martina Abate>\nprogetto sonoro Antonio Della Ragione\ndisegno luci Giuseppe Di Lorenzo\nscene Accademia di Belle Arti di Napoli Cattedra di Scenografia Luigi Ferrigno\ncon gli studenti Alessia Di Pace\, Claudia Pugliese\, Roberta Fierro\, Laura lloret Garcia\, Sabrina Oliva\, Alessandra Avitabile\, Salvatore Esposito\, Emanuela Bartoli\, Lucrezia Maria Aita\, Claudia Sabella\ncostumi Enzo Pirozzi\nproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini \nfoto di Flavia Tartaglia \n\nUna commedia sulla famiglia dove ogni legame è un piccolo campo di battaglia: si ride perché ci si riconosce. Tra ricordi\, separazioni e verità che cambiano a seconda di chi le racconta\, in scena si intrecciano famiglie imperfette e profondamente umane.\n\n\n\nNon una storia unica\, ma una costellazione di storie. Non una famiglia\, ma molte. Famiglie che si cercano e si perdono\, che si amano e si feriscono\, attraversate da silenzi\, assenze\, aspettative e desideri mai del tutto condivisi. Madri e figlie\, coppie che si allontanano\, ricordi che riaffiorano\, parole che arrivano troppo tardi: frammenti di vite che si intrecciano componendo una geografia emotiva tanto personale quanto universale. Nato da un processo di scrittura collettiva\, lo spettacolo affonda nelle contraddizioni dei legami familiari senza cercare colpevoli né assoluzioni. Quello che emerge è un paesaggio umano attraversato da affetti profondi e ferite invisibili\, dove ogni relazione custodisce una propria verità e ogni memoria continua a essere riscritta. Tra ironia e smarrimento\, tenerezza e conflitto\, la scena diventa il luogo in cui osservare da vicino ciò che ci unisce e ciò che ci separa. Perché\, in fondo\, la famiglia resta il primo luogo in cui impariamo ad amare\, a perdere e a raccontarci chi siamo.
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