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SUMMARY:TORQUATO TASSO Una discesa nel verso
DESCRIPTION:Ideazione e Regia Giuseppe Isgrò\nDrammaturgia Francesca Marianna Consonni\, Giuseppe Isgrò\ncon Daniele Fedeli\nSound Shari DeLorian\nVisuals Luca Intermite\nVoce off Giovanni Franzoni\nIn video Francesca Frigoli\, Maria Bacci Pasello\nCura del progetto Francesca Marianna Consonni\nImmagine Francesca Frigoli\nAssistenza scene e costumi Danilo Vuolo\nAssistenza alla regia Giorgia Angioletti\, Giulia Dalle Rive\nProdotto da Teatro dell’Elfo\nIn collaborazione con MAT- Movimenti Artistici Trasversali (Viareggio)\, Teatro E (Trento)\nCon il sostegno di Terzo Paesaggio (Chiaravalle\, Milano)\, Teatro Chisciotte (Montecelio\, Roma)\nCon il patrocinio di Goethe-Institut Mailand \n\nIl primo poeta cortigiano che cede alla follia sotto il fascino del potere. Fragile\, ipersensibile\, febbrile: Tasso prende vita nel corpo di Daniele Fedeli\, diretto dall’anima punk-visionaria di Phoebe Zeitgeist. La musicalità dei versi di Goethe si trasforma in onde sonore che rispecchiano la tensione tra genio e rovina.\n\n\n\nAttratto dalla figura di Torquato Tasso\, Goethe dedica al poeta italiano uno dei suoi testi più inquieti e moderni: il ritratto di un artista schiacciato dal potere\, dalle sue regole invisibili e dalle trame di un mondo incapace di accogliere la fragilità. \nIl Tasso immaginato da Goethe nasce dalle cronache e dalle lettere del poeta rinascimentale: un uomo ipersensibile\, tormentato\, febbrile\, incapace di adattarsi ai meccanismi della corte estense. Lo incontriamo nel momento più oscuro della sua esistenza\, rinchiuso nell’Ospedale di Sant’Anna a Ferrara\, mentre ripercorre ossessivamente gli eventi e le figure che lo hanno condotto alla follia. I versi di Goethe si trasformano qui in un flusso interiore\, un paesaggio mentale attraversato da ricordi\, ossessioni e presenze che si rincorrono senza tregua. Le voci dei cortigiani\, degli amici\, dei nemici e dei fantasmi del passato invadono la mente del poeta fino a confondersi con la sua stessa voce. \nIn scena un solo attore dà corpo a questo vertiginoso concerto interiore\, attraversando personaggi\, stati d’animo e identità in una continua metamorfosi sotto gli occhi del pubblico. Un viaggio nelle profondità della creazione artistica e della fragilità umana\, dove il confine tra genio e follia si fa sempre più sottile.
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LOCATION:Teatro fontana\, Via Gian Antonio Boltraffio\, 21\, Milano\, MI\, 20159\, Italy
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SUMMARY:LA CITTÀ DEI VIVI / dal romanzo di Nicola Lagioia\, regia Ivonne Capece
DESCRIPTION:Liberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia \nregia\, video e adattamento drammaturgico Ivonne Capece\nInterpreti Sergio Leone\, Daniele Di Pietro\, Pietro De Tommasi\, Cristian Zandonella \nInterpreti in video Tindaro Granata\, Arianna Scommegna\, Pasquale Montemurro\, Marco Té\, Samuele Finocchiaro\, Stefano Carenza\, Pietro Savoi\, Lorenzo Vio\, Ioana Miruna\, Penelope Sangiorgi\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\, Pietro Gennuso\, Giuseppina Manaresi\, Olmo Broglia Anghinoni\nscene Rosita Vallefuoco\nassistente alla scenografia Michele Lubrano Lavadera \nvideomaking e regia video Ivonne Capece\ncostumi e concept visivo Micol Vighi\nsound designer Simone Arganini\nassistente alla regia Micol Vighi\nassistente costumista Giorgia Piatta\nassistenti volontari  Pasquale Montemurro\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\nlight designer Luigi Biondi \nriprese Antar Corrado\npost-produzione video Domenico Parrino\nresponsabile di produzione Nadia Fiorio\nresponsabile tecnico  Rossano Siragusano \nprodotto da Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, TPE Teatro Piemonte Europa\, Teatri di Bari\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro di Sardegna \n\nUn delitto brutale scuote Roma: due giovani sotto sostanze stupefacenti torturano e uccidono un coetaneo in un appartamento\, senza motivo. Uno spettacolo struggente e choccante\, con attori reali e inserti olografici\, sul rapporto genitori-figli\, sull’amore e la violenza: quanto sappiamo di non sapere sulle vite di coloro che amiamo? Perché diciamo sempre “Ti prego\, fa’ che non accada a me” e mai “Ti prego\, fa’ che non sia io a farlo”?\n\n\n\nTorna a Milano la regia che ha dato volto al più famoso romanzo di Nicola Lagioia. \nUn caso di cronaca nera tra i più angoscianti degli ultimi anni. Un delitto assurdo e brutale scuote Roma nel cuore della notte: due giovani insospettabili torturano e uccidono un coetaneo senza un motivo apparente.  Lo spettacolo La città dei vivi porta in scena la discesa in un inferno che appartiene non solo ai protagonisti\, ma a un’intera società. \nLiberamente tratto dall’inchiesta narrativa di Nicola Lagioia\, affronta il male nella sua forma più disarmante: quella che si nasconde dietro volti normali\, in vite comuni.  Roma\, presenza viva e ambigua\, è insieme scenario e protagonista: una città che ammalia e consuma\, che attrae e abbandona\, viva\, tentacolare\, oscura. Una città che pulsa di desideri\, illusioni\, fallimenti. I personaggi si muovono dentro una spirale di fascinazione e repulsione\, mentre il pubblico è chiamato a guardare dove normalmente si distoglie lo sguardo. \nLa città dei vivi bestseller mondiale di Nicola Lagioia\, creazione della regista e digital artist Ivonne Capece  interroga il confine tra narrazione e realtà\, esigenza artistica e ossessione esistenziale. Non è la cronaca di un delitto\, ma il riflesso di un’autopsia interiore\, in cui l’artista si espone al vortice emotivo che lo lega alla sua città e al suo stesso impulso di raccontare. Roma\, con il suo caos\, l’indifferenza e la magnificenza\, non è uno sfondo ma una forza che modella il dolore e la scrittura. Fare arte significa misurarsi con un abisso\, senza la certezza di uscirne indenni.
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DESCRIPTION:Liberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia \nregia\, video e adattamento drammaturgico Ivonne Capece\nInterpreti Sergio Leone\, Daniele Di Pietro\, Pietro De Tommasi\, Cristian Zandonella \nInterpreti in video Tindaro Granata\, Arianna Scommegna\, Pasquale Montemurro\, Marco Té\, Samuele Finocchiaro\, Stefano Carenza\, Pietro Savoi\, Lorenzo Vio\, Ioana Miruna\, Penelope Sangiorgi\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\, Pietro Gennuso\, Giuseppina Manaresi\, Olmo Broglia Anghinoni\nscene Rosita Vallefuoco\nassistente alla scenografia Michele Lubrano Lavadera \nvideomaking e regia video Ivonne Capece\ncostumi e concept visivo Micol Vighi\nsound designer Simone Arganini\nassistente alla regia Micol Vighi\nassistente costumista Giorgia Piatta\nassistenti volontari  Pasquale Montemurro\, Barbara Capece\, Luigi de Luca\nlight designer Luigi Biondi \nriprese Antar Corrado\npost-produzione video Domenico Parrino\nresponsabile di produzione Nadia Fiorio\nresponsabile tecnico  Rossano Siragusano \nprodotto da Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, TPE Teatro Piemonte Europa\, Teatri di Bari\, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini\, Teatro di Sardegna \n\nUn delitto brutale scuote Roma: due giovani sotto sostanze stupefacenti torturano e uccidono un coetaneo in un appartamento\, senza motivo. Uno spettacolo struggente e choccante\, con attori reali e inserti olografici\, sul rapporto genitori-figli\, sull’amore e la violenza: quanto sappiamo di non sapere sulle vite di coloro che amiamo? Perché diciamo sempre “Ti prego\, fa’ che non accada a me” e mai “Ti prego\, fa’ che non sia io a farlo”?\n\n\n\nTorna a Milano la regia che ha dato volto al più famoso romanzo di Nicola Lagioia. \nUn caso di cronaca nera tra i più angoscianti degli ultimi anni. Un delitto assurdo e brutale scuote Roma nel cuore della notte: due giovani insospettabili torturano e uccidono un coetaneo senza un motivo apparente.  Lo spettacolo La città dei vivi porta in scena la discesa in un inferno che appartiene non solo ai protagonisti\, ma a un’intera società. \nLiberamente tratto dall’inchiesta narrativa di Nicola Lagioia\, affronta il male nella sua forma più disarmante: quella che si nasconde dietro volti normali\, in vite comuni.  Roma\, presenza viva e ambigua\, è insieme scenario e protagonista: una città che ammalia e consuma\, che attrae e abbandona\, viva\, tentacolare\, oscura. Una città che pulsa di desideri\, illusioni\, fallimenti. I personaggi si muovono dentro una spirale di fascinazione e repulsione\, mentre il pubblico è chiamato a guardare dove normalmente si distoglie lo sguardo. \nLa città dei vivi bestseller mondiale di Nicola Lagioia\, creazione della regista e digital artist Ivonne Capece  interroga il confine tra narrazione e realtà\, esigenza artistica e ossessione esistenziale. Non è la cronaca di un delitto\, ma il riflesso di un’autopsia interiore\, in cui l’artista si espone al vortice emotivo che lo lega alla sua città e al suo stesso impulso di raccontare. Roma\, con il suo caos\, l’indifferenza e la magnificenza\, non è uno sfondo ma una forza che modella il dolore e la scrittura. Fare arte significa misurarsi con un abisso\, senza la certezza di uscirne indenni.
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SUMMARY:CRICK da "Fiori per Algernon" di Daniel Keyes
DESCRIPTION:“Il topolino Crick” di Francesco Silvestri e Melina Formicola\nregia Rosario Sparno\ncon Luca Iervolino e Francesco Roccasecca\nmusiche Massimo Cordovani\ncostumi Alessandra Gaudioso\nscene Fabrizio Comparone\ndisegno luci Simone Picardi\nprogetto grafico Sofia de Capoa\nfoto di scena Pino Miraglia\nsi ringrazia Francesca De Nicolais\nproduzione Casa del Contemporaneo \n\nUn uomo stupido e un topo. Ma la cavia è l’uomo: un esperimento promette di triplicargli l’intelligenza\, per farlo diventare “come gli altri”. Nel mondo distopico di Francesco Silvestri il progresso soffoca unicità\, tenerezza e fallimento\, e l’efficienza diventa legge.\n\n\n\nDal famoso romanzo di fantascienza Fiori per Algernon di Daniel Keyes. \nCrick è un topo da laboratorio\, ma non un topo qualunque. Con un’audace operazione chirurgica\, uno scienziato ha triplicato il suo QI\, rendendolo più intelligente di alcuni esseri umani. Di certo più di Antonio Cafiero\, che da sempre vive nella dolorosa consapevolezza di non essere molto sveglio\, addetto alle pulizie\, mente fragile: un candidato ideale. Antonio diventa il primo soggetto umano sottoposto alla stessa procedura chirurgica per aumentare l’intelligenza\, correggere l’imperfezione\, produrre il risultato. Antonio accetta. L’intelligenza cresce in fretta\, diventa precisione\, poi eccesso. Ogni cosa si chiarisce e nello stesso momenti si incrina: le relazioni si svuotano\, i gesti si fanno meccanici\, la realtà si lascia leggere fino a diventare insopportabile. Il percorso di Antonio corre in parallelo a quello di Crick\, dentro un sistema che misura\, ottimizza\, scarta. L’errore diventa colpa\, la tenerezza un’anomalia\, l’unicità un difetto da correggere. \nIl capolavoro fantascientifico di Keyes affronta con straordinaria sensibilità questioni ancora oggi attuali\, come la dignità delle persone con disabilità intellettiva e i limiti etici dell’intervento scientifico sull’essere umano. Proprio per la forza dei temi trattati\, il libro è stato spesso oggetto di controversie e tentativi di censura negli Stati Uniti e in Canada. Nonostante ciò\, continua a essere letto e studiato nelle scuole di tutto il mondo\, ispirando numerosi adattamenti per il teatro\, la televisione e la radio.
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SUMMARY:CRICK da "Fiori per Algernon" di Daniel Keyes
DESCRIPTION:“Il topolino Crick” di Francesco Silvestri e Melina Formicola\nregia Rosario Sparno\ncon Luca Iervolino e Francesco Roccasecca\nmusiche Massimo Cordovani\ncostumi Alessandra Gaudioso\nscene Fabrizio Comparone\ndisegno luci Simone Picardi\nprogetto grafico Sofia de Capoa\nfoto di scena Pino Miraglia\nsi ringrazia Francesca De Nicolais\nproduzione Casa del Contemporaneo \n\nUn uomo stupido e un topo. Ma la cavia è l’uomo: un esperimento promette di triplicargli l’intelligenza\, per farlo diventare “come gli altri”. Nel mondo distopico di Francesco Silvestri il progresso soffoca unicità\, tenerezza e fallimento\, e l’efficienza diventa legge.\n\n\n\nDal famoso romanzo di fantascienza Fiori per Algernon di Daniel Keyes. \nCrick è un topo da laboratorio\, ma non un topo qualunque. Con un’audace operazione chirurgica\, uno scienziato ha triplicato il suo QI\, rendendolo più intelligente di alcuni esseri umani. Di certo più di Antonio Cafiero\, che da sempre vive nella dolorosa consapevolezza di non essere molto sveglio\, addetto alle pulizie\, mente fragile: un candidato ideale. Antonio diventa il primo soggetto umano sottoposto alla stessa procedura chirurgica per aumentare l’intelligenza\, correggere l’imperfezione\, produrre il risultato. Antonio accetta. L’intelligenza cresce in fretta\, diventa precisione\, poi eccesso. Ogni cosa si chiarisce e nello stesso momenti si incrina: le relazioni si svuotano\, i gesti si fanno meccanici\, la realtà si lascia leggere fino a diventare insopportabile. Il percorso di Antonio corre in parallelo a quello di Crick\, dentro un sistema che misura\, ottimizza\, scarta. L’errore diventa colpa\, la tenerezza un’anomalia\, l’unicità un difetto da correggere. \nIl capolavoro fantascientifico di Keyes affronta con straordinaria sensibilità questioni ancora oggi attuali\, come la dignità delle persone con disabilità intellettiva e i limiti etici dell’intervento scientifico sull’essere umano. Proprio per la forza dei temi trattati\, il libro è stato spesso oggetto di controversie e tentativi di censura negli Stati Uniti e in Canada. Nonostante ciò\, continua a essere letto e studiato nelle scuole di tutto il mondo\, ispirando numerosi adattamenti per il teatro\, la televisione e la radio.
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SUMMARY:CRICK da "Fiori per Algernon" di Daniel Keyes
DESCRIPTION:“Il topolino Crick” di Francesco Silvestri e Melina Formicola\nregia Rosario Sparno\ncon Luca Iervolino e Francesco Roccasecca\nmusiche Massimo Cordovani\ncostumi Alessandra Gaudioso\nscene Fabrizio Comparone\ndisegno luci Simone Picardi\nprogetto grafico Sofia de Capoa\nfoto di scena Pino Miraglia\nsi ringrazia Francesca De Nicolais\nproduzione Casa del Contemporaneo \n\nUn uomo stupido e un topo. Ma la cavia è l’uomo: un esperimento promette di triplicargli l’intelligenza\, per farlo diventare “come gli altri”. Nel mondo distopico di Francesco Silvestri il progresso soffoca unicità\, tenerezza e fallimento\, e l’efficienza diventa legge.\n\n\n\nDal famoso romanzo di fantascienza Fiori per Algernon di Daniel Keyes. \nCrick è un topo da laboratorio\, ma non un topo qualunque. Con un’audace operazione chirurgica\, uno scienziato ha triplicato il suo QI\, rendendolo più intelligente di alcuni esseri umani. Di certo più di Antonio Cafiero\, che da sempre vive nella dolorosa consapevolezza di non essere molto sveglio\, addetto alle pulizie\, mente fragile: un candidato ideale. Antonio diventa il primo soggetto umano sottoposto alla stessa procedura chirurgica per aumentare l’intelligenza\, correggere l’imperfezione\, produrre il risultato. Antonio accetta. L’intelligenza cresce in fretta\, diventa precisione\, poi eccesso. Ogni cosa si chiarisce e nello stesso momenti si incrina: le relazioni si svuotano\, i gesti si fanno meccanici\, la realtà si lascia leggere fino a diventare insopportabile. Il percorso di Antonio corre in parallelo a quello di Crick\, dentro un sistema che misura\, ottimizza\, scarta. L’errore diventa colpa\, la tenerezza un’anomalia\, l’unicità un difetto da correggere. \nIl capolavoro fantascientifico di Keyes affronta con straordinaria sensibilità questioni ancora oggi attuali\, come la dignità delle persone con disabilità intellettiva e i limiti etici dell’intervento scientifico sull’essere umano. Proprio per la forza dei temi trattati\, il libro è stato spesso oggetto di controversie e tentativi di censura negli Stati Uniti e in Canada. Nonostante ciò\, continua a essere letto e studiato nelle scuole di tutto il mondo\, ispirando numerosi adattamenti per il teatro\, la televisione e la radio.
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SUMMARY:Breviario di situazioni in cui occorrerebbe avere qualche fondamento di Tao
DESCRIPTION:dei Tristeza Ensemble\nDrammaturgia di Matteo Gatta\nRegia di Viola Marietti e Matteo Gatta\nCon Matteo Gatta\, Joshua Isaiah Maduro\, Viola Marietti\, Elisa Wong\nAssistente alla regia Giuseppe Aceto\nScenografia di Federico Biancalani\nDisegno tecnico di Mattia Sartoni\nDramaturg Gabriele Gerets Albanese\nSupervisione artistica di Paolo Antonio Simioni\nuna produzione servomutoTeatro\nProgetto vincitore di Toscana Terra Accogliente 24/25\nCol sostegno di Capotrave/Kilowatt\, Giallomare Minimal Teatro\, Teatrino dei Fondi e Centro Teatrale Mamimò\nUn ringraziamento al Teatro LabArca\, Giulio Cai e Alessandro Xin Zheng \n\nComico\, contemporaneo\, multilingue e completamente fuori controllo. Questo Breviario indaga il rapporto tra Oriente e Occidente con personaggi esagerati\, diabolici e ridicoli che non hanno paura di osare. Viola e Matteo provano a usare il Tao per conquistare il successo\, inciampando tra saggezza millenaria\, deliri e sogni di gloria.\n\n\n\nDue artisti convinti di essere dei geni incompresi. Un antico testo taoista. Il retro di un ristorante cinese trasformato in sala prove. Da questi ingredienti nasce Breviario\, una commedia multilingue irresistibile che mette in collisione ambizione\, spiritualità e delirio di grandezza. \nQuando Viola e Matteo\, anime dei Tristeza Ensemble\, si imbattono quasi per caso nello Zhuang-zi\, uno dei testi fondativi del pensiero taoista\, credono di aver trovato la chiave del successo che il mondo del teatro ha sempre negato loro. Decisi a trasformare quella scoperta nel capolavoro della loro carriera\, coinvolgono due giovani italo-asiatici e si lanciano in un’improbabile impresa artistica. \nMa più cercano di impadronirsi di una sapienza millenaria\, più finiscono intrappolati nelle proprie ossessioni. Il desiderio di affermarsi\, la fame di riconoscimento\, la paura di essere irrilevanti emergono con tutta la loro comicità e fragilità\, trasformando le prove in un esilarante campo di battaglia tra ego e illuminazione. \nTra equivoci\, cortocircuiti culturali e improvvise epifanie\, Breviario mette a confronto due visioni del mondo apparentemente inconciliabili: da una parte l’ossessione occidentale per il risultato\, la performance e il successo; dall’altra il Taoismo\, che invita ad abbandonare il controllo\, sospendere il giudizio e lasciarsi attraversare dal flusso delle cose.\nCome nel celebre sogno della farfalla raccontato da Zhuang-zi\, i confini tra realtà e immaginazione iniziano a vacillare. E la domanda diventa inevitabile: stiamo inseguendo un sogno o siamo noi a essere sognati dalle nostre ambizioni? \nUno spettacolo intelligente e spiazzante che ride delle nostre certezze e ci accompagna\, con leggerezza e ironia\, nel territorio instabile dove il bisogno di affermarsi incontra il piacere di lasciarsi andare.
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SUMMARY:BEATLES!
DESCRIPTION:di Luciano Gentile\ncon Marcello Colò\, Lorenzo De Finti\, Mitia Maccaferri\, Walter Muto\, Stefano Pecorelli\nproduzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale \n\n\n\n\n\n\nUn viaggio tra le canzoni della band che ha fatto la storia della musica e dato voce a una generazione in cerca di libertà. Un concerto che è festa\, memoria e scoperta\, dove ogni nota parla ancora a tutte le età. Uno spettacolo per tutti – anche per i più piccoli – per cantare insieme ciò che ci rende liberi.\n\n\n\nNegli anni ’60 i Beatles non sono stati solo una band: sono stati uno scarto\, una frattura\, qualcosa che ha cambiato per sempre il modo di ascoltare\, scrivere e vivere la musica. Hanno parlato a tutti\, senza gerarchie: al pubblico\, ai musicisti\, agli accademici. E soprattutto a chi non cercava nulla e si è ritrovato dentro.Quelle canzoni non si sono mai fermate. Continuano a circolare\, a essere suonate\, imitate\, smontate e ricostruite. Passano di mano in mano\, di generazione in generazione\, senza perdere presa. \nQuesto concerto-omaggio entra dentro quel fenomeno e lo attraversa: prova a capire perché funziona ancora\, cosa tiene insieme tutto\, cosa resta vivo. Non un omaggio\, ma un’indagine su un linguaggio che ha superato il proprio tempo e si è trasformato in qualcosa di condiviso\, riconoscibile\, inevitabile. Una musica che continua a creare legami\, senza chiedere permesso. \n​
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SUMMARY:IL PIACERE di D'Annunzio Capitolo 1
DESCRIPTION:L PIACERE. Capitolo 1\ndi Gabriele D’Annunzio riletto da Andrea Adriatico e Nicolò Collivignarelli\, Arianna Panieri\, Flaminia Ricci e Patrizia Bernardi\, Federico Costantini\, Nicola Pensabene Perez\, Agostino Rocca\, Andrea Russo e Luca Sebastiano Scelfo attendente e Andrea Barberini\, Giovanni Santecchia per le scene e i costumi e Sara Accardi\, Greta Adda\, Simona Dell’Aquila per suono\, immagini e allestimento e Enea Bucchi per trucco e parrucco e Anas Arqawi\, Federica My\, Giulia Serinelli per la cura\nprodotto da Saverio Peschechera\, produzione Teatri di Vita\ncon il contributo di Comune di Bologna\, Regione Emilia-Romagna\, Ministero della Cultura\ncon il patrocinio della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani e del Centro Nazionale Studi Dannunziani \nIl piacere cap. 1 e 2 sono le prime due tappe di un progetto teatrale dedicato al capolavoro di Gabriele D’Annunzio. In scena in 2 spettacoli distinti vengono attraversati i primi 2 libri che compongono il romanzo\, in un affascinante progetto di teatro a puntate. La bellissima e seducente regia di Andrea Adriatico\, con videoproiezioni su diorama\, telecamere dal vivo e uso di AI\, accompagna in un viaggio sorprendente nel cuore del decadentismo italiano e dei suoi miti\, rivelando un’immagine di D’annunzio affascinante e moderna. \nIL PIACERE CAP. 1 / 25>26 feb\nMentre Andrea Sperelli – giovane e affascinante protagonista del romanzo – attende il ritorno della vecchia fiamma Elena Muti\, attraversa le tracce del loro amore come un uomo intrappolato nella propria ossessione sentimentale. Oggetti\, immagini\, parole e dettagli diventano reliquie di un passato che non smette di sedurre e consumare. I due vivranno un fugace incontro nel boudoir di lui\, in cui scopriranno che l’attrazione del passato non è mai svanita.
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DESCRIPTION:IL PIACERE. Capitolo 2\ncon Nicolò Collivignarelli\nscene e costumi Andrea Barberini\, Giovanni Santecchia\ntrucco e parrucco Enea Bucchi\ncura Anas Arqawi\, Federica My\, Giulia Serinelli prodotto da Saverio Peschechera\nproduzione Teatri di Vita\ncon il contributo di Comune di Bologna\, Regione Emilia-Romagna\, Ministero della Cultura\ncon il patrocinio della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani e del Centro Nazionale Studi Dannunziani \nIl piacere cap. 1 e 2 sono le prime due tappe di un progetto teatrale dedicato al capolavoro di Gabriele D’Annunzio. In scena in 2 spettacoli distinti vengono attraversati i primi 2 libri che compongono il romanzo\, in un affascinante progetto di teatro a puntate. La bellissima e seducente regia di Andrea Adriatico\, con videoproiezioni su diorama\, telecamere dal vivo e uso di AI\, accompagna in un viaggio sorprendente nel cuore del decadentismo italiano e dei suoi miti\, rivelando un’immagine di D’annunzio affascinante e moderna. \nIL PIACERE CAP. 2 / 27>28 feb\nDopo Elena Muti\, resta il vuoto. Un desiderio che non si spegne ma cambia forma\, si deforma\, si sposta continuamente verso nuovi oggetti d’amore. Ritroviamo Sperelli in una villa sul mare\, immerso in un’atmosfera sospesa e inquieta\, dove la ricerca del piacere diventa un esercizio ossessivo di sopravvivenza emotiva. L’arrivo di Maria — moglie di un diplomatico\, figura luminosa e irraggiungibile — apre una nuova crepa dentro il suo universo estetico. Tra attrazione\, proiezione sentimentale e bisogno di possesso\, Sperelli continua a inseguire un ideale impossibile\, confondendo amore\, bellezza e rappresentazione.
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SUMMARY:UNA NOTTE IN ITALIA
DESCRIPTION:Fisarmonica e voce Carlo Pastori\nChitarra e voce Walter Muto\nProduzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale  \n\nUn omaggio ai grandi cantautori italiani\, da Enzo Jannacci e Giorgio Gaber a Lucio Battisti\, da Francesco De Gregori a Ivano Fossati. Una serata di musica e memoria che attraversa storie\, parole e melodie che hanno raccontato il nostro Paese.\n\n\n\nUn viaggio musicale nella grande canzone d’autore italiana\, con incursioni anche nei brani originali di Pastori & Muto\, proposti in una dimensione rigorosamente acustica\, essenziale e coinvolgente. In scena Walter Muto e Carlo Pastori\, da anni complici in un percorso che intreccia musica e teatro. Muto\, chitarrista e compositore\, costruisce trame sonore raffinate e dinamiche; Pastori\, attore e musicista\, affianca alle canzoni monologhi ironici e momenti di narrazione\, portando un tocco di cabaret che dialoga con il repertorio musicale.
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SUMMARY:CASA DI BAMBOLA di Ibsen
DESCRIPTION:da Henrik Ibsen\n\nregia Ivonne Capece\n\ntraduzione e adattamento drammaturgico Mattia Favaro\ncon Stefano Braschi\, Pasquale Montemurro\, Maria Laura Palmeri \n\nScene e Costumi Micol Vighi\nSound designer Simone Arganini \nDirezione Tecnica e disegno luci Rossano Siragusano \nAssistente alla regia Sofia Sironi\nrealizzazione costumi Giorgia Piatta dell’Abbondio\nNadia Fiorio Responsabile di produzione\nproduzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale \n\nL’opera più scandalosa di Ibsen in una regia affilata come un rasoio che capovolge la prospettiva: non solo l’epopea dell’emancipazione femminile ma un viaggio nell’inquietudine maschile post-abbandono. Nora se n’è andata. La porta si è chiusa. Ma Torvald è lì\, a rimettere insieme i cocci della propria virilità smarrita. Cosa resta di un uomo quando il suo ruolo va in frantumi?\n\n\n\nDopo il successo di pubblico e critica della scorsa stagione\, torna a Milano il capolavoro di Ibsen in una regia che lo trasforma negli incubi di Torvald rimasto solo\, in una casa vuota\, a raccogliere i cocci della propria identità smarrita. \nCon una regia allucinata e onirica Ivonne Capece\, nel tipico stile che intreccia prosa e performance fisica\, letteratura e linguaggi contemporanei\, capovolge lo sguardo sull’opera più scandalosa di Ibsen. Casa di bambola diventa un sequel contemporaneo\, un viaggio dentro l’inquietudine maschile dopo l’emancipazione femminile. Tra suoni che evocano il tango e il battito d’ali di uccelli hitchcockiani\, la scena si fa spazio mentale: denso di rimpianti\, frustrazioni\, domande che non trovano risposta.
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SUMMARY:FINESTRE SULL'IMMAGINARIO XI Ed. Performance site-specific
DESCRIPTION:Un progetto della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi\na cura di Manuel Renga (tutor progettazione e regia)\, Ariella Vidach (tutor danzatori) e Fabio Brusadin (tutor tecnico) e di Registe e registi 3°anno con Danzatrici e danzatori 3° anno dell’A.A. 2026/27\nElementi scenici e allestimenti Alice Capoani e Mattia Franco\nElementi di costume Nunzia Lazzaro e Fabiola Soldano\nLuci Simona Ornaghi e Paolo Latini \n\nCinque performance itineranti tra teatro\, multimedia e creazione site-specific che trasformano tutti gli spazi del Teatro Fontana in esperienze vive. Una collaborazione unica con la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano\, che porta in scena lo sguardo radicale dei nuovi allievi-registi. Un’occasione per attraversare visioni contemporanee\, dove il teatro si reinventa davanti agli occhi del pubblico.\n\n\n\nNato dalla collaborazione con la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano e giunto alla sua undicesima edizione\, Finestre sull’Immaginario è un osservatorio privilegiato sulle nuove sensibilità della scena contemporanea. Un progetto che mette al centro lo sguardo dei giovani registi e delle giovani registe allievi della scuola\, chiamati a confrontarsi con la performance come spazio aperto di ricerca\, rischio e invenzione. \n5 performance site specific con elementi multimediali invaderanno letteralmente gli spazi del Fontana (dal foyer alla sala\, dal palco ai Chiostri Bramanteschi) e accompagneranno gli spettatori in un viaggio fisico attraverso i luoghi del Fontana e le nuove sperimentazioni. \nOgni creazione nascerà dall’incontro tra linguaggi differenti (regia\, danza\, arti performative e tecnologie) per costruire dispositivi scenici in cui il rapporto con lo spazio\, il corpo e lo spettatore verrà continuamente ridefinito.
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SUMMARY:ISABEL docu-spettacolo su Argentina e desaparecidos
DESCRIPTION:Di Aleksandros Memetaj e Yoris Petrillo\nCon Caroline Loiseau\nMusica dal vivo Marco Memetaj\nProduzione Twain Centro Produzione Danza / Anonima Teatri\nIn residenza presso Teatro Il Rivellino\, Spazio Fani\, Supercinema – Tuscania\, Teatro “La Bottega” – Carloforte\, Teatro Libero – Palermo\nCon il sostegno di Tersicorea / progetto RIZOMI – Residenza “Artisti nei Territori” Carloforte/Isola di San Pietro/Teatro “La Bottega”\, Teatro Libero Palermo – Centro di Produzione Teatrale\nCon il contributo di MiC – Ministero della Cultura\, Regione Lazio\, Fondazione Carivit\, Comune di Tuscania\nVincitore Premio Presente Futuro 2024 – Teatro Libero Palermo\nVincitore Premio Zero in condotta – Cobas \n\nUn viaggio che parte da Buenos Aires 2022 e incontra Isabel. Tra teatro\, danza e narrazione\, lo spettacolo attraversa decenni di storia argentina\, tra dittatura\, desaparecidos e memoria. Ispirato a una vicenda reale\, è il racconto potente di una donna e della sua famiglia\, tra identità\, perdita e resistenza.\n\n\n\nNel dicembre 2022\, mentre l’Argentina esplode di gioia per la vittoria dei Mondiali\, un giornalista arriva a Buenos Aires per raccontare la festa. Ma dietro il rumore dei cori\, le bandiere e l’euforia collettiva\, emerge un’altra storia: quella di Isabel. \nAttraverso teatro\, danza e narrazione lo spettacolo attraversa sessant’anni di storia argentina\, dal 1963 al 2022\, intrecciando memoria privata e trauma collettivo. La vita di Isabel diventa il punto di accesso a un Paese segnato da dittature\, desaparecidos\, silenzi ereditati e lotte mai concluse. Nella sua voce si condensano le vite di migliaia di donne che hanno custodito memoria\, dolore e speranza senza mai smettere di andare avanti. \nLo spettacolo costruisce una partitura emotiva potente e stratificata\, dove il racconto individuale si trasforma in affresco politico e umano: cosa resta di un Paese dopo la violenza? Come si sopravvive all’assenza? Quanto pesa la memoria sulle generazioni successive? \nIspirato alla storia vera di Victoria Donda — prima figlia di desaparecidos eletta alla Camera dei deputati argentina\, è un viaggio dentro la fragilità e la resistenza\, una riflessione sulla trasmissione del dolore e sulla possibilità\, ostinata\, di immaginare ancora un futuro.
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