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SUMMARY:NON SENTIRE IL MALE Dedicato a Eleonora Duse
DESCRIPTION:di e con Elena Bucci\ndisegno luci per il teatro  Maurizio Viani\ndisegno luci in altri spazi Loredana Oddone\ncura del suono  Raffaele Bassetti\, Franco Naddei\nnella versione concerto le musiche sono composte ed eseguite dal vivo al pianoforte da Andrea Agostini\nassistenza al progetto Nicoletta Fabbri e Gaetano Colella\nproduzione Le belle bandiere\ncon il sostegno di Regione Emilia-Romagna e Comune di Russi \ngrazie a Walter Pretolani per avermi suggerito l’idea e avermi sostenuto nei primi passi\ngrazie a Claudio Meldolesi e Laura Mariani per essere stati presenti alla prima prova aperta e avere contribuito con il loro lavoro alla drammaturgia \n\nEleonora Duse: attrice\, musa di D’Annunzio\, imprenditrice\, donna che non si piega. Un viaggio intimo e personale con la grande Elena Bucci nella vita e nell’arte di chi ha rivoluzionato il teatro del suo tempo.\n\n\n\nDa anni Elena Bucci attraversa la figura di Eleonora Duse. Un incontro artistico che si rinnova nel tempo e che diventa occasione per interrogare il teatro e i suoi limiti. Attrice tra le più autorevoli della scena contemporanea\, formatasi accanto a Leo de Berardinis e più volte Premio Ubu\, Bucci si misura con la Duse come con una presenza viva: un campo di forze in cui ricerca\, memoria e trasformazione continuano a risuonare nel presente. \nRivoluzionaria della scena tra Otto e Novecento\, Eleonora Duse ha infranto le convenzioni della recitazione per cercare una verità più profonda e radicale. Musa\, interprete e amante di Gabriele D’Annunzio\, vive con lui un rapporto artistico e sentimentale travolgente e doloroso\, fatto di complicità creativa\, dipendenza e tradimento\, destinato a segnare profondamente la sua vita e il suo percorso d’artista. \nDa lettere\, testimonianze e frammenti al centro affiora un’immagine potente: la Duse malata\, esclusa dalla scena e sostituita proprio da D’Annunzio ne La figlia di Iorio. Rimasta ai margini\, prende il copione e lo attraversa da sola\, interpretandone tutte le parti e tutte le voci sotto lo sguardo lucido e partecipe di Matilde Serao. Un gesto estremo che diventa atto di resistenza\, creazione e libertà. Un tentativo di oltrepassare la materia stessa del teatro — scene\, costumi\, ruoli e convenzioni — per raggiungere qualcosa di più essenziale e vertiginoso. \nAttraversare la Duse significa esporsi\, mettere in discussione immagini e certezze\, inseguire una verità sfuggente. E nel tentativo di dare voce a una donna\, emergono molte altre presenze: una costellazione di memorie\, desideri e visioni che continua a parlare al presente.
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SUMMARY:PEZZO A DUE PER DIECI PIANTE spettacolo con umani e piante (dotate di sensori)
DESCRIPTION:Progetto selezionato Powered by REf 24 Con il sostegno di PIMOFF di conferenza balaam\ncon Leonardo Barbierato\, Alessandra Cocorullo e Marco Tè\nMusiche live e originali Leonardo Barbierato\nDirezione Artistica Beatrice Fedi e Alessandro De Giovanni\nDisegno Luci Lucia Ferrero\nCostumi Valeria Forconi\nProduzione esecutiva Pallaksch ETS\nConsulenza botanica Stefano Marzullo\, dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università di Roma La Sapienza >\ne Francesco Sabatini\, dipartimento di Scienze Biologiche\, Geologiche e Ambientali all’Università di Bologna\nDebutto Pergine Festival 2025\nSi ringrazia il Teatro Comandini\, Cesena e Teatro di Meano\, Trento\, Fortezza Est\, Filippo Lilli\, Vivaio Bonsai Idea di Roma.\nFoto di Elisa Vettori per Pergine Festival e Chiara Quartararo per Roma Europa Festival \n\nCi sono piante che sono sopravvissute alle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki. Noi\, nel frattempo\, riusciamo a far morire un bonsai in pochi mesi. Due attori e dieci piante vive in scena: presenze che agiscono\, ascoltano\, rispondono. Sensori captano i loro impulsi elettrici e li trasformano in un dialogo reale\, instabile\, impossibile da controllare. Un esperimento radicale dove il confine tra umano e vegetale si incrina.\n\n\n\nQuali sono le conseguenze del non avere il pollice verde? La morte di una pianta o due\, qualcuno potrebbe considerarlo un delitto ma insomma ci siamo passati tutti:\n\n“Siamo l’85% della biomassa terrestre\, ma l’umanità non ci vede.”  \nTra cronaca surreale e nevrosi domestiche\, lo spettacolo mette in scena il tragicomico tentativo di un Ragazzo\, una Biologa ed un Musicista – Giardiniere di comunicare con il mondo vegetale. Poetico\, etico\, ecologico e intimo: un’esperienza collettiva contemporanea che vi porterà a chiedervi se le piante del vostro salotto vi stanno guardando. “Pezzo a due con dieci piante” è un’ opera di coesistenza transpecie che fonde teatro\, performance indagine scientifica e musica dal vivo. \nUn sensore traduce in suono gli impulsi elettrici dei vegetali presenti in scena: un’interazione imprevedibile che sfida il controllo antropocentrico. Tra paure\, ricordi e un’atmosfera rituale\, l’opera si fa spazio comune per riscoprire una nuova ecologia del sentire.
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SUMMARY:A CENA CON MACBETH da Shakespeare
DESCRIPTION:da William  Shakespeare\nadattamento e regia Emanuele Conte\ncon gli attori del Teatro della compagnia\nproduzione Fondazione Luzzati Teatro della Tosse \n\nUna cena sanguinaria sotto il velo delle buone maniere. Delitti\, vendette e tradimenti scorrono tra le portate e la tragedia della cupidigia umana prende vita\, evocando le cupe ambientazioni della Scozia shakespeariana.\n\n\n\nTra cucina e sala da pranzo\, i Macbeth siedono ancora a tavola. Vivi e morti\, sovrani e assassini condividono lo stesso banchetto\, mentre delitti\, vendette e tradimenti scorrono sotto la superficie impeccabile delle buone maniere. La cucina si anima come un ventre magico e inquieto\, abitato dalle streghe; all’ingresso un portiere-buffone accoglie gli ospiti come in un rito grottesco; attorno\, nobili e cortigiani partecipano a una cena che si trasforma lentamente in cerimonia sanguinaria. In questo spazio chiuso e febbrile prende forma la tragedia della cupidigia umana\, evocando una Scozia mentale e corrosa\, dove il potere divora tutto ciò che tocca. \nLo sguardo di Emanuele Conte\, regista e direttore del Teatro della Tosse\, trasforma la scena in un dispositivo dove il classico si piega a un immaginario contemporaneo\, tagliente e perturbante.
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SUMMARY:ACCABADORA dal romanzo di Michela Murgia con Anna Della Rosa
DESCRIPTION:dal romanzo di Michela Murgia\nedito da Giulio Einaudi Editore\ndrammaturgia Carlotta Corradi\ncon Anna Della Rosa\nregia Veronica Cruciani\nProduzione Savà Produzioni Creative \n\n«Acabar» in spagnolo significa finire. In Sardegna\, l’accabadora è colei che “finisce”: l’ultima madre\, chiamata ad accompagnare chi non può o non vuole più vivere. Un’assassina o una figura sospesa tra pietà\, cura e destino? Dal romanzo Premio Campiello di Michela Murgia\, uno spettacolo lacerante sull’eutanasia con la pluripremiata Anna Della Rosa.\n\n\n\nAccabadora\, dal capolavoro Premio Campiello 2010 di Michela Murgia\, racconta uno dei temi più radicali e controversi del nostro tempo: accompagnare qualcuno alla fine della vita.  Con la sua scrittura limpida e tagliente\, Murgia trasforma una storia ambientata nella Sardegna degli anni Cinquanta in una riflessione potente sulla cura\, sulla responsabilità e sul confine tra pietà e scelta. \nLa regia di Veronica Cruciani traduce questa materia incandescente in un teatro essenziale e vibrante\, affidandola alla presenza magnetica di Anna Della Rosa\, tra le più straordinarie interpreti del teatro italiano contemporaneo. Attraverso la memoria della protagonista riaffiora un mondo arcaico in cui la comunità conosce e custodisce un gesto estremo: l’Accabadora è la donna che aiuta chi soffre a compiere l’ultimo passo. \nA partire da una delle opere più celebri di Michela Murgia — autrice e intellettuale tra le più influenti degli ultimi anni — lo spettacolo apre una riflessione potente sul tema dell’eutanasia e una domanda antica e insieme urgentemente attuale: che cosa significa prendersi cura di qualcuno\, fino alla fine.
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DESCRIPTION:dal romanzo di Michela Murgia\nedito da Giulio Einaudi Editore\ndrammaturgia Carlotta Corradi\ncon Anna Della Rosa\nregia Veronica Cruciani\nProduzione Savà Produzioni Creative \n\n«Acabar» in spagnolo significa finire. In Sardegna\, l’accabadora è colei che “finisce”: l’ultima madre\, chiamata ad accompagnare chi non può o non vuole più vivere. Un’assassina o una figura sospesa tra pietà\, cura e destino? Dal romanzo Premio Campiello di Michela Murgia\, uno spettacolo lacerante sull’eutanasia con la pluripremiata Anna Della Rosa.\n\n\n\nAccabadora\, dal capolavoro Premio Campiello 2010 di Michela Murgia\, racconta uno dei temi più radicali e controversi del nostro tempo: accompagnare qualcuno alla fine della vita.  Con la sua scrittura limpida e tagliente\, Murgia trasforma una storia ambientata nella Sardegna degli anni Cinquanta in una riflessione potente sulla cura\, sulla responsabilità e sul confine tra pietà e scelta. \nLa regia di Veronica Cruciani traduce questa materia incandescente in un teatro essenziale e vibrante\, affidandola alla presenza magnetica di Anna Della Rosa\, tra le più straordinarie interpreti del teatro italiano contemporaneo. Attraverso la memoria della protagonista riaffiora un mondo arcaico in cui la comunità conosce e custodisce un gesto estremo: l’Accabadora è la donna che aiuta chi soffre a compiere l’ultimo passo. \nA partire da una delle opere più celebri di Michela Murgia — autrice e intellettuale tra le più influenti degli ultimi anni — lo spettacolo apre una riflessione potente sul tema dell’eutanasia e una domanda antica e insieme urgentemente attuale: che cosa significa prendersi cura di qualcuno\, fino alla fine.
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DESCRIPTION:Liberamente tratto da R.L. Stevenson\nDrammaturgia Federico Bellini\nRegia Fabio Condemi\nCon Christian La Rosa\nDrammaturgia delle immagini e spazio scenico Fabio Cherstich\nScenografo collaboratore Andrea Colombo\nLuci Veronica Varesi Monti\nAudio e Video Francesco Sileo\nAssistente alla regia Andrea Lucchetta\nProduzione Compagnia Umberto Orsini\, La Fabbrica dell’Attore\, Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, LAC Lugano Arte Cultura \n\n\n\n\n\n\nUn incubo che prende forma e non smette di respirare: il doppio\, il corpo\, il male che si nasconde in piena luce. Da Stevenson a oggi\, la regia di Fabio Condemi e la drammaturgia di Federico Bellini trasformano Jekyll e Hyde in un dispositivo tagliente sull’identità e le sue fratture.\n\n\n\nRobert Louis Stevenson si sveglia in piena notte e scrive di getto la storia di un uomo che tenta di separare il bene dal male finendo per liberare il mostro che porta dentro di sé. Da allora\, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde continua a perseguitarci. \nCon la drammaturgia di Federico Bellini\, Fabio Condemi trasforma il capolavoro di Stevenson in un viaggio ipnotico dentro le ossessioni del presente: il corpo come materia instabile\, il desiderio di oltrepassare i propri limiti\, la seduzione della scienza\, la violenza nascosta sotto la superficie della normalità. Dopo aver attraversato l’elogio del crimine in De Sade\, gli incubi postindustriali di Thomas Ligotti e i deserti fisici e metafisici di Roberto Bolaño\, Condemi torna a confrontarsi con il tema che attraversa tutta la sua ricerca: il male e la sua irriducibile capacità di attrazione. \nCome il notaio Utterson\, il pubblico è chiamato a seguire le tracce di Hyde in un’indagine senza soluzione. Una presenza che sfugge continuamente allo sguardo e che sembra nascondersi ovunque: nelle città\, nei rapporti umani\, nelle istituzioni\, nelle pieghe più oscure dell’identità. Un inquietante gioco di hide and seek in cui il mostro non è mai davvero altrove. \nIn scena il pluripremiato Christian La Rosa attraversa le ambiguità e le vertigini del racconto di Stevenson\, dando corpo a una delle figure più perturbanti della letteratura moderna. Un classico che smette di essere un classico e torna a essere ciò che è sempre stato: una domanda aperta sul male che abita ciascuno di noi.
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SUMMARY:Lo strano caso del Dottor Jekyll e del Signor Hyde
DESCRIPTION:Liberamente tratto da R.L. Stevenson\nDrammaturgia Federico Bellini\nRegia Fabio Condemi\nCon Christian La Rosa\nDrammaturgia delle immagini e spazio scenico Fabio Cherstich\nScenografo collaboratore Andrea Colombo\nLuci Veronica Varesi Monti\nAudio e Video Francesco Sileo\nAssistente alla regia Andrea Lucchetta\nProduzione Compagnia Umberto Orsini\, La Fabbrica dell’Attore\, Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, LAC Lugano Arte Cultura \n\n\n\n\n\n\nUn incubo che prende forma e non smette di respirare: il doppio\, il corpo\, il male che si nasconde in piena luce. Da Stevenson a oggi\, la regia di Fabio Condemi e la drammaturgia di Federico Bellini trasformano Jekyll e Hyde in un dispositivo tagliente sull’identità e le sue fratture.\n\n\n\nRobert Louis Stevenson si sveglia in piena notte e scrive di getto la storia di un uomo che tenta di separare il bene dal male finendo per liberare il mostro che porta dentro di sé. Da allora\, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde continua a perseguitarci. \nCon la drammaturgia di Federico Bellini\, Fabio Condemi trasforma il capolavoro di Stevenson in un viaggio ipnotico dentro le ossessioni del presente: il corpo come materia instabile\, il desiderio di oltrepassare i propri limiti\, la seduzione della scienza\, la violenza nascosta sotto la superficie della normalità. Dopo aver attraversato l’elogio del crimine in De Sade\, gli incubi postindustriali di Thomas Ligotti e i deserti fisici e metafisici di Roberto Bolaño\, Condemi torna a confrontarsi con il tema che attraversa tutta la sua ricerca: il male e la sua irriducibile capacità di attrazione. \nCome il notaio Utterson\, il pubblico è chiamato a seguire le tracce di Hyde in un’indagine senza soluzione. Una presenza che sfugge continuamente allo sguardo e che sembra nascondersi ovunque: nelle città\, nei rapporti umani\, nelle istituzioni\, nelle pieghe più oscure dell’identità. Un inquietante gioco di hide and seek in cui il mostro non è mai davvero altrove. \nIn scena il pluripremiato Christian La Rosa attraversa le ambiguità e le vertigini del racconto di Stevenson\, dando corpo a una delle figure più perturbanti della letteratura moderna. Un classico che smette di essere un classico e torna a essere ciò che è sempre stato: una domanda aperta sul male che abita ciascuno di noi.
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SUMMARY:NELL'OCCHIO DEL LABIRINTO. Apologia di Enzo Tortora
DESCRIPTION:scritto e diretto da Chicco Dossi\ncon Simone Tudda\nprimo spettatore Renato Sarti\nproduzione Teatro della Cooperativa\nsi ringrazia l’Associazione Enzo Tortora \n\nUn uomo grida la propria innocenza\, ma la macchina giudiziaria e mediatica ha già deciso. Il caso Enzo Tortora diventa un incubo pubblico: accuse senza prove\, verità soffocate dal rumore. Un monologo che scava nella ferita della giustizia e nella violenza dello sguardo collettivo.\n\n\n\nDurante un soggiorno di lavoro a Roma\, il giornalista Enzo Tortora viene prelevato nel cuore della notte dai carabinieri e accusato di associazione camorristica e traffico di droga: accuse infondate\, mai verificate\, nate dalle dichiarazioni di pentiti. Seguono anni di carcere e processi in cui diventa simbolo della “giustizia giusta”\, per chi non ha voce.\nUn uomo innocente trasformato in colpevole esemplare da un meccanismo giudiziario e mediatico che non cerca prove\, ma nemici. Un volto televisivo noto a tutti diventa il “nome grosso” da colpire\, travolto da accuse fragili\, indizi inconsistenti e una narrazione colpevolista costruita prima ancora dei processi.\nAttorno al caso si alimenta una macchina del fango che confonde cronaca e insinuazione\, in cui la presunzione di innocenza si dissolve sotto il peso dello scoop e del sensazionalismo. Magistratura e stampa\, invece di frenarsi a vicenda\, finiscono per rincorrersi in una spirale di spettacolarizzazione della giustizia\, dove la verità perde spazio e il sospetto diventa certezza pubblica.\nEppure la vicenda di Enzo Tortora è anche quella di una scelta radicale: non fuggire. Pur potendo sottrarsi\, sceglie di restare\, di affrontare il processo\, di rinunciare persino all’immunità parlamentare\, trasformando la propria vicenda personale in una battaglia pubblica per una giustizia che non condanni prima di giudicare. \nUn monologo/inchiesta dentro l’abisso: un intreccio di cronaca e immaginazione dove si alternano sguardo storico\, voce giornalistica e immersione soggettiva\, fino a entrare nella notte dell’arresto e nella claustrofobia della detenzione. Un viaggio dentro un sistema in cui giustizia\, media e opinione pubblica non si limitano a osservare i fatti\, ma li deformano fino a renderli irreversibili.
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DESCRIPTION:Produzione Mulino ad Arte\nDa un’idea di Daniele Ronco\nDrammaturgia Francesco Bianchi e Daniele Ronco\nCon Graziano Piazza e Daniele Ronco\nRegia Raffaele Latagliata \n\nIn un mondo schiacciato dalla crisi climatica\, viaggiare troppo è un crimine. Gio viene condannato a prendersi cura di un anziano per un anno. “Life is a Flower” è fantascienza amara: quando il futuro e il passato si urtano\, la convivenza è l’unica lezione possibile.\n\n\n\nPiogge acide\, aria tossica\, natura fuori controllo. In un futuro fantascientifico la sopravvivenza ha imposto nuove regole e nuove rinunce. La libertà di movimento è diventata un privilegio\, le risorse sono contingentate e ogni scelta individuale ha conseguenze collettive. \nA condividere forzatamente lo stesso spazio sono Vez\, anziano architetto rimasto solo\, e Gio\, giovane travel influencer condannato per aver superato i limiti consentiti di mobilità. Due mondi inconciliabili. Due generazioni che parlano lingue diverse. Una convivenza imposta che si trasforma lentamente in uno scontro\, poi in una possibilità. \nTra ironia\, tensione e immaginazione distopica\, Life is a Flower racconta l’incontro tra chi custodisce il peso del passato e chi si trova a fare i conti con un futuro già compromesso. Una storia che parla di crisi climatica\, responsabilità e fragilità\, ma soprattutto della necessità di imparare a vivere insieme quando tutto sembra spingere nella direzione opposta. Una fantascienza romantica e intima che guarda al domani per interrogare le contraddizioni del presente.
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SUMMARY:L'AMANTE di Harold Pinter
DESCRIPTION:di Harold Pinter\ntraduzione Alessandra Serra\nregia Veronica Cruciani\ncon Giorgio Marchesi e Simonetta Solder\nscene Maria Spazzi | costumi Erika Carretta\ndrammaturgia sonora John Cascone\nluci Gianni Staropoli\nmovement coach Marta Ciappina\nassistente alla regia Tommaso Capodanno\nassistente alla scenografia Nina Donatini\nProduzione e distribuzione Savà Produzioni Creative \n\nIl capolavoro di Pinter sul desiderio e la ferocia della coppia\, dove l’intimità diventa un campo di battaglia. La relazione amorosa si trasforma in un gioco pericoloso di ruoli\, menzogne e potere\, combattuto a colpi di parole.\n\n\n\nL’amante di Harold Pinter è uno dei più affilati giochi teatrali mai scritti sul desiderio e sul potere dentro la coppia. Nella regia di Veronica Cruciani\, questo breve capolavoro di precisione diventa un elegante dispositivo scenico dove identità\, ruoli e fantasie si intrecciano fino a confondersi. \nSarah e Richard sono una coppia borghese perfettamente funzionante. Ogni pomeriggio\, però\, nella loro casa entra un amante. Un gioco? Una messa in scena condivisa? O qualcosa che lentamente sfugge al controllo? In questo meccanismo sottile e inquietante\, Pinter smonta la normalità domestica e trasforma il linguaggio in un campo di battaglia fatto di allusioni\, provocazioni e silenzi. \nSul palco Giorgio Marchesi e Simonetta Solder\,  coppia anche nella vita\, danno corpo a un duello raffinato e sempre più vertiginoso\, dove il confine tra gioco erotico\, manipolazione e verità diventa ogni volta più incerto. Un teatro elegante e tagliente che mette a nudo le maschere del desiderio.
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SUMMARY:L'AMANTE di Harold Pinter
DESCRIPTION:di Harold Pinter\ntraduzione Alessandra Serra\nregia Veronica Cruciani\ncon Giorgio Marchesi e Simonetta Solder\nscene Maria Spazzi | costumi Erika Carretta\ndrammaturgia sonora John Cascone\nluci Gianni Staropoli\nmovement coach Marta Ciappina\nassistente alla regia Tommaso Capodanno\nassistente alla scenografia Nina Donatini\nProduzione e distribuzione Savà Produzioni Creative \n\nIl capolavoro di Pinter sul desiderio e la ferocia della coppia\, dove l’intimità diventa un campo di battaglia. La relazione amorosa si trasforma in un gioco pericoloso di ruoli\, menzogne e potere\, combattuto a colpi di parole.\n\n\n\nL’amante di Harold Pinter è uno dei più affilati giochi teatrali mai scritti sul desiderio e sul potere dentro la coppia. Nella regia di Veronica Cruciani\, questo breve capolavoro di precisione diventa un elegante dispositivo scenico dove identità\, ruoli e fantasie si intrecciano fino a confondersi. \nSarah e Richard sono una coppia borghese perfettamente funzionante. Ogni pomeriggio\, però\, nella loro casa entra un amante. Un gioco? Una messa in scena condivisa? O qualcosa che lentamente sfugge al controllo? In questo meccanismo sottile e inquietante\, Pinter smonta la normalità domestica e trasforma il linguaggio in un campo di battaglia fatto di allusioni\, provocazioni e silenzi. \nSul palco Giorgio Marchesi e Simonetta Solder\,  coppia anche nella vita\, danno corpo a un duello raffinato e sempre più vertiginoso\, dove il confine tra gioco erotico\, manipolazione e verità diventa ogni volta più incerto. Un teatro elegante e tagliente che mette a nudo le maschere del desiderio.
URL:https://cavalieridicultura.it/evento/lamante-di-harold-pinter/2026-11-26/
LOCATION:Teatro fontana\, Via Gian Antonio Boltraffio\, 21\, Milano\, MI\, 20159\, Italy
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