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SUMMARY:ADOLF PRIMA DI HITLER
DESCRIPTION:Di Antonio Mocciola\nRegia Diego Sommaripa\nCon Vincenzo Coppola\, Francesco Barra e Valeria Bertani\nFoto Umberto Averardi \nspettacolo vincitore del Premio Mario Mieli per il Teatro 2023 \n\nNella Vienna di inizio ’900\, due ventenni condividono una stanza: uno diventerà un artista\, l’altro è Adolf Hitler. Tra amicizia\, tensione e desideri inconfessati\, prende forma un rapporto intimo e pericoloso destinato a segnare la Storia. Un racconto potente e inquietante su ciò che poteva essere — e su quanto poco sarebbe bastato per cambiare tutto.\n\n\n\nVienna\, inizio ’900. Un monolocale soffocante\, una stufa a cherosene che sputa fumo\, due ventenni chiusi dentro a interrogarsi sul mondo — e su sé stessi.\nSono inseparabili. Gustav Kubizek\, figlio di un tappezziere\, destinato a diventare direttore d’orchestra. E Adolf Hitler. Tra loro qualcosa che non si può dire\, non si può nominare: un legame viscerale\, ambiguo\, morboso.\nIn quella stanza umida\, tra silenzi\, tensioni e desideri trattenuti\, si accende una drammaturgia incandescente che scava nell’origine della catastrofe. Prima della Storia\, prima dell’orrore\, c’è un’intimità fragile\, distorta\, decisiva. \nLiberamente tratta da Il giovane Hitler che conobbi di Kubizek\, la pièce stringe il campo come una morsa\, scena dopo scena\, fino a un punto di non ritorno. Un bivio minuscolo\, eppure vertiginoso. Uno di quelli che possono deviare la storia intera. Pochi elementi\, nessun rifugio: tutto accade nei corpi\, nelle parole\, nei vuoti tra Adolf (Vincenzo Coppola) e Gustav (Francesco Barra)\, coinquilino e amante silenzioso\, intrappolato in un sentimento impossibile da dichiarare. Un legame intimo\, segreto\, che pulsa sotto traccia e trasforma ogni dialogo in un campo minato. È un gioco sottile\, magnetico e pericoloso\, che scivola verso il giallo\, alimentato anche dalla presenza ambigua della padrona di casa\, la signora Zakreys (Chiara Cavalieri). In quella stanza misera\, quasi invisibile\, qualcosa si stava già muovendo. Qualcosa di enorme.\nE a pensarci\, fa venire i brividi.
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DESCRIPTION:di e con Sathya Nardelli e Nicholas Turba\nvideo design Nicholas Turba\ncostume design Mariana Oddis\nsound design Nasa Bianconi\nconsulenze drammaturgiche Elena Patacchini e Diego Piemontese\nconsulenza al movimento Noemi Bresciani\nin collaborazione con Laboratori Permanenti/Residenza Artistica Sansepolcro\ncon il sostegno di IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia\, ZONA K\, Collettivo Effe\, Diesis Teatrango\, Campsirago Residenza\nFinalista Premio Dante Cappelletti 2024\nVincitore Bando Portraits on Stage 2025 \n\nIl racconto di formazione di un essere alieno a partire dalla sua comparsa sulla terra in un lungo viaggio di scoperta di sé\, dell’altro e del mondo che lo circonda. Sul palco\, fumetto\, teatro fisico\, motion design e disegno dal vivo danno corpo al digitale creando un universo visivo ipnotico. Pale Blue Dot: un pallido punto blu. È così che appariva la terra dalla prima foto di Voyager 1: un granello di polvere fragile\, piccolo\, insignificante\, che chiamiamo casa.\n\n\n\nUna fiaba nera. Un’origine aliena. Uno sguardo che non appartiene a questo pianeta.\nPale Blue Dot segue la traiettoria di un essere venuto da altrove\, precipitato sulla Terra e costretto a imparare tutto da zero: il corpo\, il linguaggio\, l’altro\, il mondo. Un racconto di formazione spinto ai margini\, dove ogni scoperta è insieme rivelazione e ferita.\nIn scena\, i confini saltano: fumetto\, teatro fisico\, motion design\, animazione\, disegno dal vivo e materia si intrecciano per costruire un paesaggio visivo instabile\, ibrido\, dove il digitale prova a farsi carne e il reale a dissolversi. Un universo che sembra uscito da un film d’animazione\, ma che pulsa qui\, davanti agli occhi. \nIl titolo è una vertigine: Pale Blue Dot. L’ultima immagine scattata dalla sonda Voyager 1 prima di perdersi nel buio. Un puntino lontanissimo. Quasi niente. Eppure tutto.
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SUMMARY:COSì È (SE VI PARE) / Studio performativo sull'opera di Pirandello
DESCRIPTION:Da Luigi Pirandello\nAdattamento drammaturgico e regia Ivonne Capece \n\nUno studio ispirato a Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello\, che esplora con un linguaggio sperimentale i meccanismi del giudizio e della costruzione della verità. Al centro\, una piccola comunità che osserva e indaga\, trasformando la curiosità collettiva in un inquietante tribunale dello sguardo.\n\n\n\nUna moglie\, un genero e una suocera. Una storia impossibile da verificare. E intorno\, un paese intero che pretende di sapere. Che osserva\, commenta\, interpreta\, spia. Una comunità che trasforma il dubbio in spettacolo\, la vita degli altri in un’ossessione collettiva. Uno studio che prende Così è (se vi pare) e lo porta dove il bisogno di conoscere la verità si confonde con il desiderio di giudicare. Pirandello aveva intuito il meccanismo feroce di una comunità che si alimenta di voci\, sospetti e ricostruzioni arbitrarie. Un piccolo paese che assomiglia terribilmente al nostro mondo iperconnesso\, ai social network\, ai talk show permanenti delle nostre vite. Non importa capire\, importa prendere posizione. \nAccanto agli attori\, un’ enorme comunità dà voce a questa massa inquieta e mutevole: una folla che interroga\, accusa\, fantastica\, si contraddice\, si eccita davanti alla vita degli altri.  Lo studio si concentra su questo organismo collettivo: la comunità come macchina narrativa\, tribunale senza prove\, dispositivo che produce verità a partire dal vuoto. Perché il centro dell’opera non è il segreto dei protagonisti\, ma il desiderio insaziabile di chi vuole svelarlo. \nPirandello diventa così sorprendentemente contemporaneo: un autore che ci mette davanti alla nostra fame di certezze\, alla nostra ossessione per le vite degli altri e alla violenza\, spesso inconsapevole\, con cui trasformiamo il dubbio in condanna. \nSe la verità non fosse accessibile\, saremmo capaci di accettarlo? O continueremmo a inventarla pur di non sopportare il vuoto?
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