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DESCRIPTION:Ambientata in una Roma deserta e afosa\, la storia prende il via il 13 agosto\, quando Danilo\, rientrato a casa dopo una giornata al mare\, decide di chiamare Beatrice\, la donna di cui è innamorato. Contrariamente alle sue aspettative\, Beatrice si trova ancora in città e accetta l’invito a cena\, ma con una condizione: deve portare con sé Natasha\, un’amica in difficoltà emotiva dopo la fine di una relazione. Danilo si trova così di fronte a un dilemma: rinviare ancora una volta l’incontro con Beatrice o trovare un amico adatto a fare compagnia a Natasha. La scelta cade su Rossano\, l’unico amico disponibile\, sebbene non sia la persona ideale per una serata del genere. Rossano è infatti noto per il suo comportamento sfrontato e le sue battute fuori luogo\, caratteristiche che lo rendono un elemento di disturbo in situazioni delicate. Nonostante i dubbi\, Danilo decide di rischiare pur di trascorrere del tempo con Beatrice. La cena\, che si preannuncia come un’occasione spensierata tra amici\, si trasforma in un evento carico di tensione e rivelazioni. Ogni personaggio nasconde un segreto e Rossano\, con la sua schiettezza\, costringe tutti a confrontarsi con le proprie verità nascoste. \n  \nscritto e diretto da Andrea De Rosa \ncon Celeste Savino\, Renato Solpietro\, Chiara Mastalli\, Andrea De Rosa
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DESCRIPTION:I protagonisti Teresa e Agostino\, sono due fratelli immersi nel loro laboratorio di carta artigianale\, molto lontani dagli accadimenti rivoluzionari del 1968 che cambieranno nel profondo il volto del mondo. Teresa e Agostino saranno sorpresi dal giovane Remo\, un nipote inaspettato il cui arrivo cela un personale segreto\, destabilizzante come la Rivoluzione che avanza. È il 1968 e Roma vibra a tempo di musica\, cinema\, moda\, proteste studentesche. Le donne chiedono a gran voce un radicale cambiamento. Patty Pravo è la regina del Piper. È l’inizio di una rivoluzione che muterà il volto della storia. In un piccolo laboratorio di carta artigianale lavorano Teresa e Agostino\, due fratelli che a malincuore\, sono costretti a convivere. Il loro mondo è lì\, tra quelle quattro mura\, a riparo da quella rivoluzione che sembra così distante dalla loro vita che scorre tranquilla. Talmente tranquilla che anche la loro attività ormai sembra un ricordo del passato\, tanto da convincerli a chiudere bottega e ritornare al paese natio\, dove il padre aveva lasciato loro una casa in eredità. Carta Straccia\, inizia proprio da qui; dall’ultimo giorno di apertura del loro piccolo laboratorio di carta artigianale\, quando un periodo della loro vita sembra essere terminato e un altro\, ancora più tranquillo\, pare stia per iniziare. Ma le strade della vita sono imprevedibili e in quell’anno di svolta tutto sembra possibile. “La svolta” si presenta sotto le sembianze di Remo\, nipote mai conosciuto\, figlio di una sorellastra quasi dimenticata. Remo sembra il personaggio di un romanzo di Palazzeschi\, Remo è come il ’68: una vera rivoluzione per le vite dei due fratelli. Agostino e Teresa decidono di non lasciare più Roma e di accogliere quel nipote gioioso e solare che\, col passare dei giorni\, sembra quasi dominare le loro vite. Tra gelosie e ripicche i due fratelli iniziano a rendersi conto che quel bellissimo ragazzo nasconde un segreto\, un segreto che invano cercano di scoprire. È la storia italiana di quei giorni che irromperà nella vita dei due; la rivoluzione\, tenuta fuori dalla finestra\, è in realtà entrata dalla porta principale. \n  \ndi Mario Gelardi \nregia di Pino Strabioli \nidea scenica di Alessandro Gassmann \ncon Pino Strabioli\, Sabrina Knaflitz\, Giampiero De Concilio
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DESCRIPTION:Nel XVII e XVIII secolo si chiamava “Gran Tour” ed era un viaggio di formazione che i giovani nobili borghesi anglosassoni facevano nell’Europa continentale. Ai giorni nostri è “l’anno sabbatico” conosciuto anche come “the gap year” per quelli che non possono fare a meno di usare parole straniere: un lasso di tempo per accrescere la propria autonomia e autostima\, ed esplorare il mondo\, acquisendo gli strumenti e la sicurezza per affrontarlo. \nEd è proprio il caso di Elisa il cui anno sabbatico post maturità è durato ben 15 mesi e che è attesa dai genitori impazienti di conoscere non solo le sue esperienze vissute ma anche le sue decisioni in merito al prossimo futuro. Il padre Carlo\, chirurgo di chiara fama\, vorrebbe finalmente risposte concrete ovvero l’iscrizione all’università\, medicina\, e la pianificazione di una carriera costellata di successi personali ed economici. La madre Laura\, laureata in psicologia senza aver mai esercitato\, si aspetta una crescita interiore e una maggiore consapevolezza. I preparativi fervono\, l’emozione sale e quando Elisa suona il campanello di casa è grande la gioia di rivederla e altrettanto grande il desiderio di conoscere i particolari di questa avventura durata più di un anno. \nGli abbracci\, i baci\, la commozione lasciano spazio alle domande non solo sul tempo trascorso lontano da casa ma anche su ciò che questa grande opportunità ha regalato a Elisa. Le domande di Carlo e Laura si fanno sempre più pressanti e quella che doveva essere un’allegra cena di benvenuto e un ricongiungimento familiare sarà la scintilla che farà scattare sentimenti mai esplicitati\, rancori sopiti\, sottili ipocrisie fino ad arrivare a svelare scomode verità. \nE i veri protagonisti\, i due genitori che agli occhi del mondo sembrano una coppia collaudata e ben assortita\, calano la maschera indossata per anni mostrandosi finalmente per quello che sono in un continuo rimbalzare di colpe\, responsabilità\, silenzi\, meschinità come in un set di tennis dal quale però nessuno esce vincitore. \nIn scena\, Monica Faggiani e Arturo Di Tullio duettano con maestria\, alternando momenti comici e allegri ad altri in cui il sarcasmo e le battute velenose fanno da padrone come nella migliore tradizione della commedia all’italiana. \n“L’Anno Sabbatico” è uno spettacolo che\, con toni ironici\, pungenti e dissacranti\, mette in luce l’ipocrisia e le falsità che spesso si nascondono nelle cosiddette “famiglie perfette” che corrispondono quindi a certi canoni dettati da quel perbenismo che pare faccia parte dell’arredamento di molte case. Risate amare\, dunque\, e una riflessione profonda su quelli che vengono normalmente considerati i “valori” e che invece spesso sono solo retaggi ancestrali dei quali è difficile liberarsi. \n  \ndi Valeria Cavalli \nregia di Alberto Oliva \ncon Monica Faggiani\, Arturo di Tullio\, Flavia Marchionni
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DESCRIPTION:Nel XVII e XVIII secolo si chiamava “Gran Tour” ed era un viaggio di formazione che i giovani nobili borghesi anglosassoni facevano nell’Europa continentale. Ai giorni nostri è “l’anno sabbatico” conosciuto anche come “the gap year” per quelli che non possono fare a meno di usare parole straniere: un lasso di tempo per accrescere la propria autonomia e autostima\, ed esplorare il mondo\, acquisendo gli strumenti e la sicurezza per affrontarlo. \nEd è proprio il caso di Elisa il cui anno sabbatico post maturità è durato ben 15 mesi e che è attesa dai genitori impazienti di conoscere non solo le sue esperienze vissute ma anche le sue decisioni in merito al prossimo futuro. Il padre Carlo\, chirurgo di chiara fama\, vorrebbe finalmente risposte concrete ovvero l’iscrizione all’università\, medicina\, e la pianificazione di una carriera costellata di successi personali ed economici. La madre Laura\, laureata in psicologia senza aver mai esercitato\, si aspetta una crescita interiore e una maggiore consapevolezza. I preparativi fervono\, l’emozione sale e quando Elisa suona il campanello di casa è grande la gioia di rivederla e altrettanto grande il desiderio di conoscere i particolari di questa avventura durata più di un anno. \nGli abbracci\, i baci\, la commozione lasciano spazio alle domande non solo sul tempo trascorso lontano da casa ma anche su ciò che questa grande opportunità ha regalato a Elisa. Le domande di Carlo e Laura si fanno sempre più pressanti e quella che doveva essere un’allegra cena di benvenuto e un ricongiungimento familiare sarà la scintilla che farà scattare sentimenti mai esplicitati\, rancori sopiti\, sottili ipocrisie fino ad arrivare a svelare scomode verità. \nE i veri protagonisti\, i due genitori che agli occhi del mondo sembrano una coppia collaudata e ben assortita\, calano la maschera indossata per anni mostrandosi finalmente per quello che sono in un continuo rimbalzare di colpe\, responsabilità\, silenzi\, meschinità come in un set di tennis dal quale però nessuno esce vincitore. \nIn scena\, Monica Faggiani e Arturo Di Tullio duettano con maestria\, alternando momenti comici e allegri ad altri in cui il sarcasmo e le battute velenose fanno da padrone come nella migliore tradizione della commedia all’italiana. \n“L’Anno Sabbatico” è uno spettacolo che\, con toni ironici\, pungenti e dissacranti\, mette in luce l’ipocrisia e le falsità che spesso si nascondono nelle cosiddette “famiglie perfette” che corrispondono quindi a certi canoni dettati da quel perbenismo che pare faccia parte dell’arredamento di molte case. Risate amare\, dunque\, e una riflessione profonda su quelli che vengono normalmente considerati i “valori” e che invece spesso sono solo retaggi ancestrali dei quali è difficile liberarsi. \n  \ndi Valeria Cavalli \nregia di Alberto Oliva \ncon Monica Faggiani\, Arturo di Tullio\, Flavia Marchionni
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SUMMARY:UNA FAMIGLIA QUASI PERFETTA
DESCRIPTION:Nel XVII e XVIII secolo si chiamava “Gran Tour” ed era un viaggio di formazione che i giovani nobili borghesi anglosassoni facevano nell’Europa continentale. Ai giorni nostri è “l’anno sabbatico” conosciuto anche come “the gap year” per quelli che non possono fare a meno di usare parole straniere: un lasso di tempo per accrescere la propria autonomia e autostima\, ed esplorare il mondo\, acquisendo gli strumenti e la sicurezza per affrontarlo. \nEd è proprio il caso di Elisa il cui anno sabbatico post maturità è durato ben 15 mesi e che è attesa dai genitori impazienti di conoscere non solo le sue esperienze vissute ma anche le sue decisioni in merito al prossimo futuro. Il padre Carlo\, chirurgo di chiara fama\, vorrebbe finalmente risposte concrete ovvero l’iscrizione all’università\, medicina\, e la pianificazione di una carriera costellata di successi personali ed economici. La madre Laura\, laureata in psicologia senza aver mai esercitato\, si aspetta una crescita interiore e una maggiore consapevolezza. I preparativi fervono\, l’emozione sale e quando Elisa suona il campanello di casa è grande la gioia di rivederla e altrettanto grande il desiderio di conoscere i particolari di questa avventura durata più di un anno. \nGli abbracci\, i baci\, la commozione lasciano spazio alle domande non solo sul tempo trascorso lontano da casa ma anche su ciò che questa grande opportunità ha regalato a Elisa. Le domande di Carlo e Laura si fanno sempre più pressanti e quella che doveva essere un’allegra cena di benvenuto e un ricongiungimento familiare sarà la scintilla che farà scattare sentimenti mai esplicitati\, rancori sopiti\, sottili ipocrisie fino ad arrivare a svelare scomode verità. \nE i veri protagonisti\, i due genitori che agli occhi del mondo sembrano una coppia collaudata e ben assortita\, calano la maschera indossata per anni mostrandosi finalmente per quello che sono in un continuo rimbalzare di colpe\, responsabilità\, silenzi\, meschinità come in un set di tennis dal quale però nessuno esce vincitore. \nIn scena\, Monica Faggiani e Arturo Di Tullio duettano con maestria\, alternando momenti comici e allegri ad altri in cui il sarcasmo e le battute velenose fanno da padrone come nella migliore tradizione della commedia all’italiana. \n“L’Anno Sabbatico” è uno spettacolo che\, con toni ironici\, pungenti e dissacranti\, mette in luce l’ipocrisia e le falsità che spesso si nascondono nelle cosiddette “famiglie perfette” che corrispondono quindi a certi canoni dettati da quel perbenismo che pare faccia parte dell’arredamento di molte case. Risate amare\, dunque\, e una riflessione profonda su quelli che vengono normalmente considerati i “valori” e che invece spesso sono solo retaggi ancestrali dei quali è difficile liberarsi. \n  \ndi Valeria Cavalli \nregia di Alberto Oliva \ncon Monica Faggiani\, Arturo di Tullio\, Flavia Marchionni
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