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SUMMARY:L’ORCHESSA. Madri\, amiche e altri mostri
DESCRIPTION:da “L’orchessa e altri racconti” di Irène Némirovsky – Adelphi Edizioni\ntraduzione di Simona Mambrini\ndrammaturgia e regia Paolo Bignamini\ncon Annig Raimondi e Paola Romanò\nscene e disegno luci Fulvio Michelazzi (AILD)\ncostumi Nir Lagziel\nassistenti alla regia Diego Villalón\nfoto Emma Terenzio\nproduzione PACTA . dei Teatri \nIrène Némirovsky rappresenta uno dei più affascinanti casi letterari del Novecento. La sua vasta produzione letteraria e il suo enorme talento lasciano senza parole\, soprattutto se considerati alla luce della sua troppo breve vita\, terminata tragicamente nel 1942 nella follia di Auschwitz. \nAccanto a sedici romanzi\, l’autrice nata a Kiev nel 1903 e poi fuggita dalla Russia fino a giungere a stabilirsi in Francia\, ha scritto anche folgoranti testi brevi. Racconti che hanno al loro centro i temi portanti della sua opera e che sono cesellati con una maestria e una maturità sempre sorprendenti. \n“L’orchessa” è una sorta di fiaba cupa che riflette il carattere sinistro del reale e dove\, come dice Italo Calvino delle fiabe\, “la vita di tutti i giorni è una vita in cui si è mangiati vivi\, in cui si è sbranati. E questo la fiaba lo dice nella maniera più evidente attraverso il lupo\, attraverso l’orco\, attraverso il drago”. \nNe L’orchessa ritornano – come si può leggere nella nota di presentazione all’edizione italiana pubblicata da Adelphi – “i temi che sono cari all’autrice: il destino di rassegnazione e di attesa che segna la vita di molte donne\, la solitudine astiosa in cui invecchiano molte altre\, gli oltraggi che il tempo infligge alla bellezza\, la nostalgia del passato\, il rapporto tra madri e figlie. E ritroviamo anche l’irresistibile malìa della sua petite musique\, di quello stile incantatorio che unisce l’estrema raffinatezza alla massima naturalezza”. \n“Una storia – spiega il regista e drammaturgo Paolo Bignamini – che vira dal grottesco al tragico\, riverberando sul lettore (e\, nel nostro caso\, sullo spettatore) attonito la determinazione prevaricatrice di una madre sulle figlie e di una donna su un’altra donna. Una dissezione quasi entomologica del carattere umano\, impietosa nel descrivere l’inconsapevolezza colpevole con la quale le protagoniste condannano alla soccombenza figlie e amiche\, proiettando su di loro la propria ambizione e la propria frustrazione”. \nNello spettacolo Annig Raimondi e Paola Romanò abitano le parole di Irène Némirovsky\, in un percorso tra parole e musica che associa due diversi racconti dell’autrice (L’orchessa e La confidente) accostati da Bignamini a partire da una suggestione\, da un rimando\, da un’associazione di immagini; un affresco teatrale essenziale e significativo\, alla ricerca della profondità e della leggerezza che l’opera di Némirovsky ha lasciato alla contemporaneità: vertigine e quotidiano\, oro e cenere\, vita e morte.
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LOCATION:Pacta . dei Teatri\, Via Ulisse Dini\, 7/A\, Milano\, Milano\, 20142\, Italy
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DESCRIPTION:da “L’orchessa e altri racconti” di Irène Némirovsky – Adelphi Edizioni\ntraduzione di Simona Mambrini\ndrammaturgia e regia Paolo Bignamini\ncon Annig Raimondi e Paola Romanò\nscene e disegno luci Fulvio Michelazzi (AILD)\ncostumi Nir Lagziel\nassistenti alla regia Diego Villalón\nfoto Emma Terenzio\nproduzione PACTA . dei Teatri \nIrène Némirovsky rappresenta uno dei più affascinanti casi letterari del Novecento. La sua vasta produzione letteraria e il suo enorme talento lasciano senza parole\, soprattutto se considerati alla luce della sua troppo breve vita\, terminata tragicamente nel 1942 nella follia di Auschwitz. \nAccanto a sedici romanzi\, l’autrice nata a Kiev nel 1903 e poi fuggita dalla Russia fino a giungere a stabilirsi in Francia\, ha scritto anche folgoranti testi brevi. Racconti che hanno al loro centro i temi portanti della sua opera e che sono cesellati con una maestria e una maturità sempre sorprendenti. \n“L’orchessa” è una sorta di fiaba cupa che riflette il carattere sinistro del reale e dove\, come dice Italo Calvino delle fiabe\, “la vita di tutti i giorni è una vita in cui si è mangiati vivi\, in cui si è sbranati. E questo la fiaba lo dice nella maniera più evidente attraverso il lupo\, attraverso l’orco\, attraverso il drago”. \nNe L’orchessa ritornano – come si può leggere nella nota di presentazione all’edizione italiana pubblicata da Adelphi – “i temi che sono cari all’autrice: il destino di rassegnazione e di attesa che segna la vita di molte donne\, la solitudine astiosa in cui invecchiano molte altre\, gli oltraggi che il tempo infligge alla bellezza\, la nostalgia del passato\, il rapporto tra madri e figlie. E ritroviamo anche l’irresistibile malìa della sua petite musique\, di quello stile incantatorio che unisce l’estrema raffinatezza alla massima naturalezza”. \n“Una storia – spiega il regista e drammaturgo Paolo Bignamini – che vira dal grottesco al tragico\, riverberando sul lettore (e\, nel nostro caso\, sullo spettatore) attonito la determinazione prevaricatrice di una madre sulle figlie e di una donna su un’altra donna. Una dissezione quasi entomologica del carattere umano\, impietosa nel descrivere l’inconsapevolezza colpevole con la quale le protagoniste condannano alla soccombenza figlie e amiche\, proiettando su di loro la propria ambizione e la propria frustrazione”. \nNello spettacolo Annig Raimondi e Paola Romanò abitano le parole di Irène Némirovsky\, in un percorso tra parole e musica che associa due diversi racconti dell’autrice (L’orchessa e La confidente) accostati da Bignamini a partire da una suggestione\, da un rimando\, da un’associazione di immagini; un affresco teatrale essenziale e significativo\, alla ricerca della profondità e della leggerezza che l’opera di Némirovsky ha lasciato alla contemporaneità: vertigine e quotidiano\, oro e cenere\, vita e morte.
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