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SUMMARY:Corso Intensivo Modulare Trimestrale
DESCRIPTION:Il Corso Intensivo Modulare  Trimestrale della Milano Painting Academy offre un’opportunità formativa unica per chi desidera studiare disegno e pittura con serietà e rigore\, pur avendo meno tempo a disposizione rispetto a un percorso accademico a tempo pieno. \nPensato per principianti\, appassionati\, artisti in formazione o professionisti\, il corso è perfetto anche per chi lavora\, studia o semplicemente vuole dedicare tempo alla propria passione artistica con un impegno meno totalizzante ma altamente qualificato. \nÈ strutturato in moduli trimestrali\, semestrali o annuali\, con frequenza bisettimanale\, e consente la scelta tra tre fasce orarie per venire incontro alle esigenze di ciascuno: \n\nMattina: 9:30 – 12:30\nPomeriggio: 13:30 – 16:30\nSera: 18:30 – 21:30\nSotto la direzione artistica di Nicola Verlato\, uno dei più importanti artisti figurativi contemporanei a livello internazionale\, il Corso Intensivo Modulare condivide la stessa qualità didattica del percorso triennale.\nVerlato supervisiona costantemente la struttura formativa\, assicurando una linea metodologica coerente e innovativa\, che pone al centro il disegno come strumento progettuale e conoscitivo\, e la pittura come linguaggio complesso e stratificato. \nA guidare gli studenti\, un corpo docenti di altissimo livello\, composto da artisti attivi a livello nazionale e internazionale\, capaci di trasmettere conoscenze tecniche profonde e una visione contemporanea della tradizione pittorica.
URL:https://cavalieridicultura.it/evento/corso-intensivo-modulare-trimestrale/
LOCATION:milano painting academy\, VIA FRANCESCO DE SANCTIS 34\, PIANO 1\, MILANO PAINTING ACADEMY\, MI\, 20141\, Italy
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SUMMARY:Corso Intensivo Modulare Semestrale
DESCRIPTION:Il Corso Intensivo Modulare  Semestrale della Milano Painting Academy offre un’opportunità formativa unica per chi desidera studiare disegno e pittura con serietà e rigore\, pur avendo meno tempo a disposizione rispetto a un percorso accademico a tempo pieno. \nPensato per principianti\, appassionati\, artisti in formazione o professionisti\, il corso è perfetto anche per chi lavora\, studia o semplicemente vuole dedicare tempo alla propria passione artistica con un impegno meno totalizzante ma altamente qualificato. \nÈ strutturato in moduli trimestrali\, semestrali o annuali\, con frequenza bisettimanale\, e consente la scelta tra tre fasce orarie per venire incontro alle esigenze di ciascuno: \n\nMattina: 9:30 – 12:30\nPomeriggio: 13:30 – 16:30\nSera: 18:30 – 21:30\n\nSotto la direzione artistica di Nicola Verlato\, uno dei più importanti artisti figurativi contemporanei a livello internazionale\, il Corso Intensivo Modulare condivide la stessa qualità didattica del percorso triennale. \nVerlato supervisiona costantemente la struttura formativa\, assicurando una linea metodologica coerente e innovativa\, che pone al centro il disegno come strumento progettuale e conoscitivo\, e la pittura come linguaggio complesso e stratificato. \nA guidare gli studenti\, un corpo docenti di altissimo livello\, composto da artisti attivi a livello nazionale e internazionale\, capaci di trasmettere conoscenze tecniche profonde e una visione contemporanea della tradizione pittorica.
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SUMMARY:Corso Intensivo Modulare Annuale
DESCRIPTION:Il Corso Intensivo Modulare Annuale della Milano Painting Academy offre un’opportunità formativa unica per chi desidera studiare disegno e pittura con serietà e rigore\, pur avendo meno tempo a disposizione rispetto a un percorso accademico a tempo pieno. \nPensato per principianti\, appassionati\, artisti in formazione o professionisti\, il corso è perfetto anche per chi lavora\, studia o semplicemente vuole dedicare tempo alla propria passione artistica con un impegno meno totalizzante ma altamente qualificato. \nÈ strutturato in moduli trimestrali\, semestrali o annuali\, con frequenza bisettimanale\, e consente la scelta tra tre fasce orarie per venire incontro alle esigenze di ciascuno: \n\nMattina: 9:30 – 12:30\nPomeriggio: 13:30 – 16:30\nSera: 18:30 – 21:30\n\nSotto la direzione artistica di Nicola Verlato\, uno dei più importanti artisti figurativi contemporanei a livello internazionale\, il Corso Intensivo Modulare condivide la stessa qualità didattica del percorso triennale. \nVerlato supervisiona costantemente la struttura formativa\, assicurando una linea metodologica coerente e innovativa\, che pone al centro il disegno come strumento progettuale e conoscitivo\, e la pittura come linguaggio complesso e stratificato. \nA guidare gli studenti\, un corpo docenti di altissimo livello\, composto da artisti attivi a livello nazionale e internazionale\, capaci di trasmettere conoscenze tecniche profonde e una visione contemporanea della tradizione pittorica.
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SUMMARY:TUTTA CASA\, LETTO E CHIESA
DESCRIPTION:Tre donne esilaranti\, diverse e toccanti raccontano la propria quotidianità troppo spesso costellata di violenze e soprusi. Un testo del 1977 che ha fatto la storia del teatro\, ma capace di parlare e illuminare generazioni di donne e uomini.\nUno testo storico che continua a mantenere intatta la sua portata sociale e la sua forza comica. Lo spettacolo è composto da tre monologhi distinti per tre donne esilaranti e diverse. \nIl primo intitolato\, UNA DONNA SOLA\, è dominato dall’estro spiritoso di una casalinga che sembra disporre di tutto ciò che vuole all’interno del suo nucleo familiare\, ad eccezione della cosa più importante: il rispetto della propria dignità femminile.\nLa seconda storia\, ABBIAMO TUTTE LA STESSA STORIA\, è la raffigurazione di un sofferto rapporto sessuale fra un uomo e una donna.\nC’è anche una favola che attraversando i topos narrativi più noti (il lupo\, la strega ecc.) mette a confronto una brava bambina e la sua bambola parlante che si esprime in modo scurrile. Queste due figure sono di fatto la stessa persona.\nLa mite bambina è la parte che subisce e la bambola quella che invece si ribella. \nInfine\, l’ultimo brano\, fulminante\, agghiacciante e risolutivo che servendosi di una lingua antica del Cinquecento\, è ripreso dalla MEDEA di Euripide.\nIl testo non racconta il dramma della gelosia\, bensì il rifiuto di una legge e di una cultura che vuole la donna ossequiante\, ancorché umiliata e offesa.\nÈ una ballata tragica che Franca Rame dedicava ogni sera alle donne giovani e non più giovani presenti in sala. \n  \ndi Dario Fo e Franca Rame\ncon Monica Bonomi\ne con la partecipazione di Tommaso Di Pietro\nregia Lorenzo Loris\nscene Lorenzo Loris e Luigi Chiaromonte\ncostumi Lorenzo Loris\ninterventi pittorici Giovanni Franzi\nluci Luigi Chiaromonte\nproduzione Teatro Out Off
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SUMMARY:IO SONO NIJINSKY
DESCRIPTION:Biopic teatrale sulla star dei Balletti Russi\n\nSaint-Moritz\, inverno 1918-19. Mentre la neve avvolge la Svizzera\, Nijinsky il leggendario Dio della danza\, scivola nella follia. In quei giorni segna su carta pensieri in frantumi: nasce il suo celebre Diario\, struggente e visionario. Un biopic teatrale emozionante su uno dei più grandi artisti del ‘900.\n\n\n\nUn monologo emozionante sul grande danzatore Nijinskij\, star dei Balletti Russi a Milano 26-27 maggio 2026. \nSaint-Moritz\, inverno ‘18/’19. Mentre la neve avvolge la quiete svizzera\, Vaslav Nijinsky — il leggendario “Dio della danza” — inizia a scivolare in un abisso di follia. In quei giorni febbrili\, segna su carta i pensieri sconnessi di un’anima in frantumi: nasce così il suo celebre Diario\, un documento struggente e visionario. \nDaniele Bernardi rilegge quelle pagine e costruisce uno spettacolo teatrale sospeso tra poesia e vertigine\, presentato nella nuova stagione del Teatro Fontana. Alla voce di Nijinsky si affianca quella della moglie Romola\, testimone impotente del crollo. In una scena rarefatta\, tra abeti innevati e pacchi regalo\, si consuma l’ultima danza del genio. Uno spettacolo intenso e suggestivo\, che accompagna lo spettatore nei giorni inquieti che precedettero l’addio alla scena del più grande ballerino del Novecento. \nUno spettacolo liberamente tratto dai diari della stella dei Balletti Russi\ndi e con Daniele Bernardi\na partire dall’opera di Vaslav Nijinsky\nscenografia\, oggetti di scena e tessuto sonoro Ledwina Costantini\ncostumi Luisa Beeli\nvoce fuori campo Raissa Avilés\ndisegno luci Fabio Bezze\nassistente Elisa Pagliaro\nfotografie di scena Alessandro Ligato\nripresa e montaggio video Bianca Luce Koehler\ngrafica Silvia Genta\ncon la collaborazione artistica di Opera retablO\nla consulenza di Kantoratelier\nresidenze offerte da Orto degli Ananassi – Teatro della Brigata\, Teatro Sociale – Bellinzona\, Rassegna HOME – Teatro Foce\, Teatro San Materno\ncon il sostegno di Pro Helvetia Repubblica e Cantone Ticino – Fondo Swisslos Comune di Riviera\ne con il contributo di Fondazione Ernst Göhner\, Fondazione Fidinam\, Fondazione Ferdinando e Laura Pica-Alfieri\, Ennio Ferrari SA
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LOCATION:Teatro Fontana\, Via G. A. Boltraffio\, 21\, Milano\, 20159\, Italy
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SUMMARY:UNA FAMIGLIA QUASI PERFETTA
DESCRIPTION:Nel XVII e XVIII secolo si chiamava “Gran Tour” ed era un viaggio di formazione che i giovani nobili borghesi anglosassoni facevano nell’Europa continentale. Ai giorni nostri è “l’anno sabbatico” conosciuto anche come “the gap year” per quelli che non possono fare a meno di usare parole straniere: un lasso di tempo per accrescere la propria autonomia e autostima\, ed esplorare il mondo\, acquisendo gli strumenti e la sicurezza per affrontarlo. \nEd è proprio il caso di Elisa il cui anno sabbatico post maturità è durato ben 15 mesi e che è attesa dai genitori impazienti di conoscere non solo le sue esperienze vissute ma anche le sue decisioni in merito al prossimo futuro. Il padre Carlo\, chirurgo di chiara fama\, vorrebbe finalmente risposte concrete ovvero l’iscrizione all’università\, medicina\, e la pianificazione di una carriera costellata di successi personali ed economici. La madre Laura\, laureata in psicologia senza aver mai esercitato\, si aspetta una crescita interiore e una maggiore consapevolezza. I preparativi fervono\, l’emozione sale e quando Elisa suona il campanello di casa è grande la gioia di rivederla e altrettanto grande il desiderio di conoscere i particolari di questa avventura durata più di un anno. \nGli abbracci\, i baci\, la commozione lasciano spazio alle domande non solo sul tempo trascorso lontano da casa ma anche su ciò che questa grande opportunità ha regalato a Elisa. Le domande di Carlo e Laura si fanno sempre più pressanti e quella che doveva essere un’allegra cena di benvenuto e un ricongiungimento familiare sarà la scintilla che farà scattare sentimenti mai esplicitati\, rancori sopiti\, sottili ipocrisie fino ad arrivare a svelare scomode verità. \nE i veri protagonisti\, i due genitori che agli occhi del mondo sembrano una coppia collaudata e ben assortita\, calano la maschera indossata per anni mostrandosi finalmente per quello che sono in un continuo rimbalzare di colpe\, responsabilità\, silenzi\, meschinità come in un set di tennis dal quale però nessuno esce vincitore. \nIn scena\, Monica Faggiani e Arturo Di Tullio duettano con maestria\, alternando momenti comici e allegri ad altri in cui il sarcasmo e le battute velenose fanno da padrone come nella migliore tradizione della commedia all’italiana. \n“L’Anno Sabbatico” è uno spettacolo che\, con toni ironici\, pungenti e dissacranti\, mette in luce l’ipocrisia e le falsità che spesso si nascondono nelle cosiddette “famiglie perfette” che corrispondono quindi a certi canoni dettati da quel perbenismo che pare faccia parte dell’arredamento di molte case. Risate amare\, dunque\, e una riflessione profonda su quelli che vengono normalmente considerati i “valori” e che invece spesso sono solo retaggi ancestrali dei quali è difficile liberarsi. \n  \ndi Valeria Cavalli \nregia di Alberto Oliva \ncon Monica Faggiani\, Arturo di Tullio\, Flavia Marchionni
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DESCRIPTION:Biopic teatrale sulla star dei Balletti Russi\n\nSaint-Moritz\, inverno 1918-19. Mentre la neve avvolge la Svizzera\, Nijinsky il leggendario Dio della danza\, scivola nella follia. In quei giorni segna su carta pensieri in frantumi: nasce il suo celebre Diario\, struggente e visionario. Un biopic teatrale emozionante su uno dei più grandi artisti del ‘900.\n\n\n\nUn monologo emozionante sul grande danzatore Nijinskij\, star dei Balletti Russi a Milano 26-27 maggio 2026. \nSaint-Moritz\, inverno ‘18/’19. Mentre la neve avvolge la quiete svizzera\, Vaslav Nijinsky — il leggendario “Dio della danza” — inizia a scivolare in un abisso di follia. In quei giorni febbrili\, segna su carta i pensieri sconnessi di un’anima in frantumi: nasce così il suo celebre Diario\, un documento struggente e visionario. \nDaniele Bernardi rilegge quelle pagine e costruisce uno spettacolo teatrale sospeso tra poesia e vertigine\, presentato nella nuova stagione del Teatro Fontana. Alla voce di Nijinsky si affianca quella della moglie Romola\, testimone impotente del crollo. In una scena rarefatta\, tra abeti innevati e pacchi regalo\, si consuma l’ultima danza del genio. Uno spettacolo intenso e suggestivo\, che accompagna lo spettatore nei giorni inquieti che precedettero l’addio alla scena del più grande ballerino del Novecento. \nUno spettacolo liberamente tratto dai diari della stella dei Balletti Russi\ndi e con Daniele Bernardi\na partire dall’opera di Vaslav Nijinsky\nscenografia\, oggetti di scena e tessuto sonoro Ledwina Costantini\ncostumi Luisa Beeli\nvoce fuori campo Raissa Avilés\ndisegno luci Fabio Bezze\nassistente Elisa Pagliaro\nfotografie di scena Alessandro Ligato\nripresa e montaggio video Bianca Luce Koehler\ngrafica Silvia Genta\ncon la collaborazione artistica di Opera retablO\nla consulenza di Kantoratelier\nresidenze offerte da Orto degli Ananassi – Teatro della Brigata\, Teatro Sociale – Bellinzona\, Rassegna HOME – Teatro Foce\, Teatro San Materno\ncon il sostegno di Pro Helvetia Repubblica e Cantone Ticino – Fondo Swisslos Comune di Riviera\ne con il contributo di Fondazione Ernst Göhner\, Fondazione Fidinam\, Fondazione Ferdinando e Laura Pica-Alfieri\, Ennio Ferrari SA
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SUMMARY:UNA FAMIGLIA QUASI PERFETTA
DESCRIPTION:Nel XVII e XVIII secolo si chiamava “Gran Tour” ed era un viaggio di formazione che i giovani nobili borghesi anglosassoni facevano nell’Europa continentale. Ai giorni nostri è “l’anno sabbatico” conosciuto anche come “the gap year” per quelli che non possono fare a meno di usare parole straniere: un lasso di tempo per accrescere la propria autonomia e autostima\, ed esplorare il mondo\, acquisendo gli strumenti e la sicurezza per affrontarlo. \nEd è proprio il caso di Elisa il cui anno sabbatico post maturità è durato ben 15 mesi e che è attesa dai genitori impazienti di conoscere non solo le sue esperienze vissute ma anche le sue decisioni in merito al prossimo futuro. Il padre Carlo\, chirurgo di chiara fama\, vorrebbe finalmente risposte concrete ovvero l’iscrizione all’università\, medicina\, e la pianificazione di una carriera costellata di successi personali ed economici. La madre Laura\, laureata in psicologia senza aver mai esercitato\, si aspetta una crescita interiore e una maggiore consapevolezza. I preparativi fervono\, l’emozione sale e quando Elisa suona il campanello di casa è grande la gioia di rivederla e altrettanto grande il desiderio di conoscere i particolari di questa avventura durata più di un anno. \nGli abbracci\, i baci\, la commozione lasciano spazio alle domande non solo sul tempo trascorso lontano da casa ma anche su ciò che questa grande opportunità ha regalato a Elisa. Le domande di Carlo e Laura si fanno sempre più pressanti e quella che doveva essere un’allegra cena di benvenuto e un ricongiungimento familiare sarà la scintilla che farà scattare sentimenti mai esplicitati\, rancori sopiti\, sottili ipocrisie fino ad arrivare a svelare scomode verità. \nE i veri protagonisti\, i due genitori che agli occhi del mondo sembrano una coppia collaudata e ben assortita\, calano la maschera indossata per anni mostrandosi finalmente per quello che sono in un continuo rimbalzare di colpe\, responsabilità\, silenzi\, meschinità come in un set di tennis dal quale però nessuno esce vincitore. \nIn scena\, Monica Faggiani e Arturo Di Tullio duettano con maestria\, alternando momenti comici e allegri ad altri in cui il sarcasmo e le battute velenose fanno da padrone come nella migliore tradizione della commedia all’italiana. \n“L’Anno Sabbatico” è uno spettacolo che\, con toni ironici\, pungenti e dissacranti\, mette in luce l’ipocrisia e le falsità che spesso si nascondono nelle cosiddette “famiglie perfette” che corrispondono quindi a certi canoni dettati da quel perbenismo che pare faccia parte dell’arredamento di molte case. Risate amare\, dunque\, e una riflessione profonda su quelli che vengono normalmente considerati i “valori” e che invece spesso sono solo retaggi ancestrali dei quali è difficile liberarsi. \n  \ndi Valeria Cavalli \nregia di Alberto Oliva \ncon Monica Faggiani\, Arturo di Tullio\, Flavia Marchionni
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DESCRIPTION:Tre donne esilaranti\, diverse e toccanti raccontano la propria quotidianità troppo spesso costellata di violenze e soprusi. Un testo del 1977 che ha fatto la storia del teatro\, ma capace di parlare e illuminare generazioni di donne e uomini.\nUno testo storico che continua a mantenere intatta la sua portata sociale e la sua forza comica. Lo spettacolo è composto da tre monologhi distinti per tre donne esilaranti e diverse. \nIl primo intitolato\, UNA DONNA SOLA\, è dominato dall’estro spiritoso di una casalinga che sembra disporre di tutto ciò che vuole all’interno del suo nucleo familiare\, ad eccezione della cosa più importante: il rispetto della propria dignità femminile.\nLa seconda storia\, ABBIAMO TUTTE LA STESSA STORIA\, è la raffigurazione di un sofferto rapporto sessuale fra un uomo e una donna.\nC’è anche una favola che attraversando i topos narrativi più noti (il lupo\, la strega ecc.) mette a confronto una brava bambina e la sua bambola parlante che si esprime in modo scurrile. Queste due figure sono di fatto la stessa persona.\nLa mite bambina è la parte che subisce e la bambola quella che invece si ribella. \nInfine\, l’ultimo brano\, fulminante\, agghiacciante e risolutivo che servendosi di una lingua antica del Cinquecento\, è ripreso dalla MEDEA di Euripide.\nIl testo non racconta il dramma della gelosia\, bensì il rifiuto di una legge e di una cultura che vuole la donna ossequiante\, ancorché umiliata e offesa.\nÈ una ballata tragica che Franca Rame dedicava ogni sera alle donne giovani e non più giovani presenti in sala. \n  \ndi Dario Fo e Franca Rame\ncon Monica Bonomi\ne con la partecipazione di Tommaso Di Pietro\nregia Lorenzo Loris\nscene Lorenzo Loris e Luigi Chiaromonte\ncostumi Lorenzo Loris\ninterventi pittorici Giovanni Franzi\nluci Luigi Chiaromonte\nproduzione Teatro Out Off
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DESCRIPTION:Spettacolo internazionale con robot e ologrammi dal vivo\n\nUna visione ipnotica: due figure identiche si muovono con fluidità inquietante. Una è un attore. L’altra\, un androide a grandezza naturale. La specie umana sta per essere sorpassata? Un artista lotta contro il suo doppio robotico e i suoi doppi olografici in cerca dell’identità. Per la prima volta a Milano\, la straordinaria compagnia di fama internazionale Meinhardt & Krauss\, che da oltre vent’anni esplora i confini tra teatro\, robotica e nuove tecnologie.\n\n\n\nReplik_A – L’ospitalità internazionale che mette in scena il futuro a Milano 30 e 31 maggio 2026: un attore\, il suo doppio robotico e i suoi cloni olografici\, inscenano la lotta per la sopravvivenza dell’individualità nell’epoca dei cloni post-umani \nPer la prima volta a Milano\, il Teatro Fontana ospita Meinhardt & Krauss\, compagnia tedesca di fama internazionale che da oltre vent’anni esplora i confini tra teatro\, danza\, marionette e nuove tecnologie. Con lo spettacolo Replik_A\, il palco si trasforma in un luogo sospeso tra realtà e fantascienza. Una doppia visione ipnotica si impone sulla scena: due figure identiche\, in abiti rossi\, si muovono con fluidità inquietante. Una è un attore. L’altra\, un androide a grandezza naturale\, dalla pelle in silicone e dagli occhi animati. Qual è il vero essere umano? Lo spettatore è chiamato a osservare\, a dubitare\, a confrontarsi con la domanda che ci riguarda tutti: E se fossimo ormai raggiunti – o superati – dagli spiriti che abbiamo evocato\, a cominciare dall’intelligenza artificiale? In altre parole\, la specie umana è sul punto di essere sorpassata? \nInterpretazione e danza Ludger Lamers\nVideo Lieve Vanderschaeve\nMusica e suoni Thorsten Meinhardt\nProgettazione e costruzione robotica Nils Bennett\, Michael Krauss\nProgrammazione robotica Michael Krauss\nStampo in silicone e pittura su silicone Jörg Steegmüller / Sculptures Steegmüller\nCostumi Katharina Ruprecht\nScenografia Iris Meinhardt\, Michael Krauss\nLuci e tecnologia Alexander Schmidt\nRegia Iris Meinhardt
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DESCRIPTION:Nel XVII e XVIII secolo si chiamava “Gran Tour” ed era un viaggio di formazione che i giovani nobili borghesi anglosassoni facevano nell’Europa continentale. Ai giorni nostri è “l’anno sabbatico” conosciuto anche come “the gap year” per quelli che non possono fare a meno di usare parole straniere: un lasso di tempo per accrescere la propria autonomia e autostima\, ed esplorare il mondo\, acquisendo gli strumenti e la sicurezza per affrontarlo. \nEd è proprio il caso di Elisa il cui anno sabbatico post maturità è durato ben 15 mesi e che è attesa dai genitori impazienti di conoscere non solo le sue esperienze vissute ma anche le sue decisioni in merito al prossimo futuro. Il padre Carlo\, chirurgo di chiara fama\, vorrebbe finalmente risposte concrete ovvero l’iscrizione all’università\, medicina\, e la pianificazione di una carriera costellata di successi personali ed economici. La madre Laura\, laureata in psicologia senza aver mai esercitato\, si aspetta una crescita interiore e una maggiore consapevolezza. I preparativi fervono\, l’emozione sale e quando Elisa suona il campanello di casa è grande la gioia di rivederla e altrettanto grande il desiderio di conoscere i particolari di questa avventura durata più di un anno. \nGli abbracci\, i baci\, la commozione lasciano spazio alle domande non solo sul tempo trascorso lontano da casa ma anche su ciò che questa grande opportunità ha regalato a Elisa. Le domande di Carlo e Laura si fanno sempre più pressanti e quella che doveva essere un’allegra cena di benvenuto e un ricongiungimento familiare sarà la scintilla che farà scattare sentimenti mai esplicitati\, rancori sopiti\, sottili ipocrisie fino ad arrivare a svelare scomode verità. \nE i veri protagonisti\, i due genitori che agli occhi del mondo sembrano una coppia collaudata e ben assortita\, calano la maschera indossata per anni mostrandosi finalmente per quello che sono in un continuo rimbalzare di colpe\, responsabilità\, silenzi\, meschinità come in un set di tennis dal quale però nessuno esce vincitore. \nIn scena\, Monica Faggiani e Arturo Di Tullio duettano con maestria\, alternando momenti comici e allegri ad altri in cui il sarcasmo e le battute velenose fanno da padrone come nella migliore tradizione della commedia all’italiana. \n“L’Anno Sabbatico” è uno spettacolo che\, con toni ironici\, pungenti e dissacranti\, mette in luce l’ipocrisia e le falsità che spesso si nascondono nelle cosiddette “famiglie perfette” che corrispondono quindi a certi canoni dettati da quel perbenismo che pare faccia parte dell’arredamento di molte case. Risate amare\, dunque\, e una riflessione profonda su quelli che vengono normalmente considerati i “valori” e che invece spesso sono solo retaggi ancestrali dei quali è difficile liberarsi. \n  \ndi Valeria Cavalli \nregia di Alberto Oliva \ncon Monica Faggiani\, Arturo di Tullio\, Flavia Marchionni
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SUMMARY:TUTTA CASA\, LETTO E CHIESA
DESCRIPTION:Tre donne esilaranti\, diverse e toccanti raccontano la propria quotidianità troppo spesso costellata di violenze e soprusi. Un testo del 1977 che ha fatto la storia del teatro\, ma capace di parlare e illuminare generazioni di donne e uomini.\nUno testo storico che continua a mantenere intatta la sua portata sociale e la sua forza comica. Lo spettacolo è composto da tre monologhi distinti per tre donne esilaranti e diverse. \nIl primo intitolato\, UNA DONNA SOLA\, è dominato dall’estro spiritoso di una casalinga che sembra disporre di tutto ciò che vuole all’interno del suo nucleo familiare\, ad eccezione della cosa più importante: il rispetto della propria dignità femminile.\nLa seconda storia\, ABBIAMO TUTTE LA STESSA STORIA\, è la raffigurazione di un sofferto rapporto sessuale fra un uomo e una donna.\nC’è anche una favola che attraversando i topos narrativi più noti (il lupo\, la strega ecc.) mette a confronto una brava bambina e la sua bambola parlante che si esprime in modo scurrile. Queste due figure sono di fatto la stessa persona.\nLa mite bambina è la parte che subisce e la bambola quella che invece si ribella. \nInfine\, l’ultimo brano\, fulminante\, agghiacciante e risolutivo che servendosi di una lingua antica del Cinquecento\, è ripreso dalla MEDEA di Euripide.\nIl testo non racconta il dramma della gelosia\, bensì il rifiuto di una legge e di una cultura che vuole la donna ossequiante\, ancorché umiliata e offesa.\nÈ una ballata tragica che Franca Rame dedicava ogni sera alle donne giovani e non più giovani presenti in sala. \n  \ndi Dario Fo e Franca Rame\ncon Monica Bonomi\ne con la partecipazione di Tommaso Di Pietro\nregia Lorenzo Loris\nscene Lorenzo Loris e Luigi Chiaromonte\ncostumi Lorenzo Loris\ninterventi pittorici Giovanni Franzi\nluci Luigi Chiaromonte\nproduzione Teatro Out Off
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SUMMARY:REPLIK_A
DESCRIPTION:Spettacolo internazionale con robot e ologrammi dal vivo\n\nUna visione ipnotica: due figure identiche si muovono con fluidità inquietante. Una è un attore. L’altra\, un androide a grandezza naturale. La specie umana sta per essere sorpassata? Un artista lotta contro il suo doppio robotico e i suoi doppi olografici in cerca dell’identità. Per la prima volta a Milano\, la straordinaria compagnia di fama internazionale Meinhardt & Krauss\, che da oltre vent’anni esplora i confini tra teatro\, robotica e nuove tecnologie.\n\n\n\nReplik_A – L’ospitalità internazionale che mette in scena il futuro a Milano 30 e 31 maggio 2026: un attore\, il suo doppio robotico e i suoi cloni olografici\, inscenano la lotta per la sopravvivenza dell’individualità nell’epoca dei cloni post-umani \nPer la prima volta a Milano\, il Teatro Fontana ospita Meinhardt & Krauss\, compagnia tedesca di fama internazionale che da oltre vent’anni esplora i confini tra teatro\, danza\, marionette e nuove tecnologie. Con lo spettacolo Replik_A\, il palco si trasforma in un luogo sospeso tra realtà e fantascienza. Una doppia visione ipnotica si impone sulla scena: due figure identiche\, in abiti rossi\, si muovono con fluidità inquietante. Una è un attore. L’altra\, un androide a grandezza naturale\, dalla pelle in silicone e dagli occhi animati. Qual è il vero essere umano? Lo spettatore è chiamato a osservare\, a dubitare\, a confrontarsi con la domanda che ci riguarda tutti: E se fossimo ormai raggiunti – o superati – dagli spiriti che abbiamo evocato\, a cominciare dall’intelligenza artificiale? In altre parole\, la specie umana è sul punto di essere sorpassata? \nInterpretazione e danza Ludger Lamers\nVideo Lieve Vanderschaeve\nMusica e suoni Thorsten Meinhardt\nProgettazione e costruzione robotica Nils Bennett\, Michael Krauss\nProgrammazione robotica Michael Krauss\nStampo in silicone e pittura su silicone Jörg Steegmüller / Sculptures Steegmüller\nCostumi Katharina Ruprecht\nScenografia Iris Meinhardt\, Michael Krauss\nLuci e tecnologia Alexander Schmidt\nRegia Iris Meinhardt
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SUMMARY:UNA FAMIGLIA QUASI PERFETTA
DESCRIPTION:Nel XVII e XVIII secolo si chiamava “Gran Tour” ed era un viaggio di formazione che i giovani nobili borghesi anglosassoni facevano nell’Europa continentale. Ai giorni nostri è “l’anno sabbatico” conosciuto anche come “the gap year” per quelli che non possono fare a meno di usare parole straniere: un lasso di tempo per accrescere la propria autonomia e autostima\, ed esplorare il mondo\, acquisendo gli strumenti e la sicurezza per affrontarlo. \nEd è proprio il caso di Elisa il cui anno sabbatico post maturità è durato ben 15 mesi e che è attesa dai genitori impazienti di conoscere non solo le sue esperienze vissute ma anche le sue decisioni in merito al prossimo futuro. Il padre Carlo\, chirurgo di chiara fama\, vorrebbe finalmente risposte concrete ovvero l’iscrizione all’università\, medicina\, e la pianificazione di una carriera costellata di successi personali ed economici. La madre Laura\, laureata in psicologia senza aver mai esercitato\, si aspetta una crescita interiore e una maggiore consapevolezza. I preparativi fervono\, l’emozione sale e quando Elisa suona il campanello di casa è grande la gioia di rivederla e altrettanto grande il desiderio di conoscere i particolari di questa avventura durata più di un anno. \nGli abbracci\, i baci\, la commozione lasciano spazio alle domande non solo sul tempo trascorso lontano da casa ma anche su ciò che questa grande opportunità ha regalato a Elisa. Le domande di Carlo e Laura si fanno sempre più pressanti e quella che doveva essere un’allegra cena di benvenuto e un ricongiungimento familiare sarà la scintilla che farà scattare sentimenti mai esplicitati\, rancori sopiti\, sottili ipocrisie fino ad arrivare a svelare scomode verità. \nE i veri protagonisti\, i due genitori che agli occhi del mondo sembrano una coppia collaudata e ben assortita\, calano la maschera indossata per anni mostrandosi finalmente per quello che sono in un continuo rimbalzare di colpe\, responsabilità\, silenzi\, meschinità come in un set di tennis dal quale però nessuno esce vincitore. \nIn scena\, Monica Faggiani e Arturo Di Tullio duettano con maestria\, alternando momenti comici e allegri ad altri in cui il sarcasmo e le battute velenose fanno da padrone come nella migliore tradizione della commedia all’italiana. \n“L’Anno Sabbatico” è uno spettacolo che\, con toni ironici\, pungenti e dissacranti\, mette in luce l’ipocrisia e le falsità che spesso si nascondono nelle cosiddette “famiglie perfette” che corrispondono quindi a certi canoni dettati da quel perbenismo che pare faccia parte dell’arredamento di molte case. Risate amare\, dunque\, e una riflessione profonda su quelli che vengono normalmente considerati i “valori” e che invece spesso sono solo retaggi ancestrali dei quali è difficile liberarsi. \n  \ndi Valeria Cavalli \nregia di Alberto Oliva \ncon Monica Faggiani\, Arturo di Tullio\, Flavia Marchionni
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SUMMARY:LA POESIA DEL PIANOFORTE
DESCRIPTION:Pianista YEVGENIJ SUDBIN \nJ.S. BACH Fantasia e Fuga in la minore BWV 904 (arr. Sudbin)\nF. CHOPIN Ballata n.4 in fa minore op.52\nA. SCRIABIN Sonata n.10 op.70\nD. SCARLATTI Sonate (selezione)\nP.I. CIAIKOVSKI/Y. SUDBIN Romeo e Giulietta (arr. Sudbin)
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LOCATION:Sala Verdi – Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano\, via Conservatorio\, 12\, Milano\, 20100\, Italy
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SUMMARY:CASA DI BAMBOLA
DESCRIPTION:Di Ibsen / regia Ivonne Capece\n\nL’opera più scandalosa di Ibsen in una regia affilata come un rasoio che capovolge la prospettiva: non solo l’epopea dell’emancipazione femminile\, ma un viaggio nell’inquietudine maschile post-abbandono. Nora se n’è andata. La porta si è chiusa da tempo. Ma Torvald è ancora lì\, a rimettere insieme i cocci della propria virilità smarrita. Casa di bambola di Ibsen in una spirale sonora tra tango e voli d’uccelli alla Hitchcock: cosa resta di un uomo quando il suo ruolo va in frantumi?\n\n\n\nIl capolavoro di Ibsen a Milano dal 9 al 14 giugno 2026 in una regia che lo strasforma negli inclubi di Torvald rimasto solo\, in una casa vuota\, a raccogliere i cocci della propria identità smarrita. \nCon una regia tagliente e immersiva\, Ivonne Capece capovolge lo sguardo sull’opera più scandalosa di Ibsen. Casa di bambola diventa così un sequel contemporaneo\, un viaggio dentro l’inquietudine maschile dopo l’emancipazione femminile. \nTra suoni che evocano il tango e il battito d’ali di uccelli hitchcockiani\, la scena si fa spazio mentale: denso di rimpianti\, frustrazioni\, domande che non trovano risposta. \nregia Ivonne Capece\ndrammaturgia da Eric Ibsen\ninterpreti Massimo di Michele\, Maria Laura Palmeri casta in definizione\nscene in via di definizione \ncostumi Micol Vighi \nlight designer in via di definizione\nsound designer Simone Arganini\nproduzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale
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DESCRIPTION:Di Ibsen / regia Ivonne Capece\n\nL’opera più scandalosa di Ibsen in una regia affilata come un rasoio che capovolge la prospettiva: non solo l’epopea dell’emancipazione femminile\, ma un viaggio nell’inquietudine maschile post-abbandono. Nora se n’è andata. La porta si è chiusa da tempo. Ma Torvald è ancora lì\, a rimettere insieme i cocci della propria virilità smarrita. Casa di bambola di Ibsen in una spirale sonora tra tango e voli d’uccelli alla Hitchcock: cosa resta di un uomo quando il suo ruolo va in frantumi?\n\n\n\nIl capolavoro di Ibsen a Milano dal 9 al 14 giugno 2026 in una regia che lo strasforma negli inclubi di Torvald rimasto solo\, in una casa vuota\, a raccogliere i cocci della propria identità smarrita. \nCon una regia tagliente e immersiva\, Ivonne Capece capovolge lo sguardo sull’opera più scandalosa di Ibsen. Casa di bambola diventa così un sequel contemporaneo\, un viaggio dentro l’inquietudine maschile dopo l’emancipazione femminile. \nTra suoni che evocano il tango e il battito d’ali di uccelli hitchcockiani\, la scena si fa spazio mentale: denso di rimpianti\, frustrazioni\, domande che non trovano risposta. \nregia Ivonne Capece\ndrammaturgia da Eric Ibsen\ninterpreti Massimo di Michele\, Maria Laura Palmeri casta in definizione\nscene in via di definizione \ncostumi Micol Vighi \nlight designer in via di definizione\nsound designer Simone Arganini\nproduzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale
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SUMMARY:CASA DI BAMBOLA
DESCRIPTION:Di Ibsen / regia Ivonne Capece\n\nL’opera più scandalosa di Ibsen in una regia affilata come un rasoio che capovolge la prospettiva: non solo l’epopea dell’emancipazione femminile\, ma un viaggio nell’inquietudine maschile post-abbandono. Nora se n’è andata. La porta si è chiusa da tempo. Ma Torvald è ancora lì\, a rimettere insieme i cocci della propria virilità smarrita. Casa di bambola di Ibsen in una spirale sonora tra tango e voli d’uccelli alla Hitchcock: cosa resta di un uomo quando il suo ruolo va in frantumi?\n\n\n\nIl capolavoro di Ibsen a Milano dal 9 al 14 giugno 2026 in una regia che lo strasforma negli inclubi di Torvald rimasto solo\, in una casa vuota\, a raccogliere i cocci della propria identità smarrita. \nCon una regia tagliente e immersiva\, Ivonne Capece capovolge lo sguardo sull’opera più scandalosa di Ibsen. Casa di bambola diventa così un sequel contemporaneo\, un viaggio dentro l’inquietudine maschile dopo l’emancipazione femminile. \nTra suoni che evocano il tango e il battito d’ali di uccelli hitchcockiani\, la scena si fa spazio mentale: denso di rimpianti\, frustrazioni\, domande che non trovano risposta. \nregia Ivonne Capece\ndrammaturgia da Eric Ibsen\ninterpreti Massimo di Michele\, Maria Laura Palmeri casta in definizione\nscene in via di definizione \ncostumi Micol Vighi \nlight designer in via di definizione\nsound designer Simone Arganini\nproduzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale
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LOCATION:Teatro Fontana\, Via G. A. Boltraffio\, 21\, Milano\, 20159\, Italy
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SUMMARY:Le lacrime di Achille
DESCRIPTION:«…per stupirci della fragilità di Achille e della forza di Patroclo\, della loro crescita\, della guerra\, dell’amore e della morte.» \nIl mito è un racconto fuori dal tempo\, è attuale: non serve attualizzarlo\, ci consente di porre delle domande all’oggi\, di affrontare tematiche sempre vive.\nPer questo vogliamo raccontare la storia di Achille e Patroclo: per parlare di due ragazzi\, di famiglie differenti\, di forza e fragilità\, di amore\, di guerra\, di un destino con cui fare i conti.\nRipercorrere il mito\, affrontare l’Iliade per narrare la storia di un legame che affronta un futuro già designato\, del goffo e invisibile Patroclo scelto dal giovane eroe Achille\, per scoprire le diverse facce e possibilità dei protagonisti\, per stupirci della fragilità di Achille e della forza di Patroclo\, della loro crescita\, degli insegnamenti di Chirone\, della guerra\, dell’amore e della morte; questi sono gli elementi del nostro raccontare. \n\n\n\n\n\n\nTesto e regia di Renata Coluccini\nAssistenti alla regia Marta Mungo e Emanuela Spadavecchia\nCon la consulenza storico letterale di Emanuela Spadavecchia\nCon Nazzareno Patruno e Giacomo Peia\nCostumi di Caterina Berta\nMusiche di Luca De Marinis\nLuci di Marco Zennaro\nDirettore di produzione Franco Spadavecchia
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SUMMARY:NEI LETTI DEGLI ALTRI
DESCRIPTION:Studio sulla Gilda di Giovanni Testori – Bottega Amletica Testoriana\n\nPeriferia milanese anni ‘50. Rita\, detta Gilda per la somiglianza con Rita Hayworth che interpreta Gilda nel film di Vidor\, è una prostituta che ama gli uomini quasi ossessivamente\, vive liberamente la sua sessualità e rivendica “le trionfanti bellezze del corpo e le gioie del suo modo di amare”. Un monologo potente nella versione performativa di una giovane interprete per il capolavoro di Testori\, frutto di Bottega Amletica Testoriana\, progetto curato da Antonio Latella.\n\n\n\nDal capolavoro di Giovanni Testori La Gilda del Mac Mahon lo spettacolo frutto della ricerca della Bottega Amletica Testoriana diretta da Antonio Latella a Milano il 18 e 19 giugno 2026. \nLa storia di Gilda è un grido sommesso ma potente. Ha 33 anni\, ama gli uomini\, vende il proprio corpo non per mestiere\, ma per amore. Il suo desiderio è autentico\, viscerale\, ed è il solo rifugio da un’esistenza attraversata dal dolore. \nGilda non piange. Ingoia il magone\, indurita da un mondo che non ha pietà nemmeno per le sue lacrime. È innamorata di Gino\, lo mantiene prostituendosi mentre lui è in carcere\, sogna il matrimonio. Ma il lieto fine non è previsto per chi\, come lei\, viene marchiata per sempre. La sua è una Via Crucis laica\, ambientata nella periferia milanese\, dove ogni camera da letto è una stazione del dolore. E i suoi 33 anni non sono una cifra a caso. \nNel monologo\, passato e presente si intrecciano\, come a dimostrare che la memoria della sofferenza non si dissolve mai. La parabola di Gilda diventa così universale: è il racconto degli ultimi\, dei reietti\, di chi è fuori norma\, a cui Testori dona dignità e voce. \nAl centro della narrazione\, anche il nodo profondo tra desiderio e società: cosa succede quando l’amore si scontra con il giudizio\, con le etichette\, con le gerarchie imposte dal potere? Anche amare\, per Gilda\, diventa un atto politico. \nProgetto di e con Noemi Apuzzo\nFoto di Anita Martorana\nCollaboratori artistici in via di definizione con il sostegno di Associazione Giovanni Testori
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SUMMARY:Le lacrime di Achille
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