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SUMMARY:Corso Intensivo Modulare Trimestrale
DESCRIPTION:Il Corso Intensivo Modulare  Trimestrale della Milano Painting Academy offre un’opportunità formativa unica per chi desidera studiare disegno e pittura con serietà e rigore\, pur avendo meno tempo a disposizione rispetto a un percorso accademico a tempo pieno. \nPensato per principianti\, appassionati\, artisti in formazione o professionisti\, il corso è perfetto anche per chi lavora\, studia o semplicemente vuole dedicare tempo alla propria passione artistica con un impegno meno totalizzante ma altamente qualificato. \nÈ strutturato in moduli trimestrali\, semestrali o annuali\, con frequenza bisettimanale\, e consente la scelta tra tre fasce orarie per venire incontro alle esigenze di ciascuno: \n\nMattina: 9:30 – 12:30\nPomeriggio: 13:30 – 16:30\nSera: 18:30 – 21:30\nSotto la direzione artistica di Nicola Verlato\, uno dei più importanti artisti figurativi contemporanei a livello internazionale\, il Corso Intensivo Modulare condivide la stessa qualità didattica del percorso triennale.\nVerlato supervisiona costantemente la struttura formativa\, assicurando una linea metodologica coerente e innovativa\, che pone al centro il disegno come strumento progettuale e conoscitivo\, e la pittura come linguaggio complesso e stratificato. \nA guidare gli studenti\, un corpo docenti di altissimo livello\, composto da artisti attivi a livello nazionale e internazionale\, capaci di trasmettere conoscenze tecniche profonde e una visione contemporanea della tradizione pittorica.
URL:https://cavalieridicultura.it/evento/corso-intensivo-modulare-trimestrale/
LOCATION:milano painting academy\, VIA FRANCESCO DE SANCTIS 34\, PIANO 1\, MILANO PAINTING ACADEMY\, MI\, 20141\, Italy
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SUMMARY:Corso Intensivo Modulare Semestrale
DESCRIPTION:Il Corso Intensivo Modulare  Semestrale della Milano Painting Academy offre un’opportunità formativa unica per chi desidera studiare disegno e pittura con serietà e rigore\, pur avendo meno tempo a disposizione rispetto a un percorso accademico a tempo pieno. \nPensato per principianti\, appassionati\, artisti in formazione o professionisti\, il corso è perfetto anche per chi lavora\, studia o semplicemente vuole dedicare tempo alla propria passione artistica con un impegno meno totalizzante ma altamente qualificato. \nÈ strutturato in moduli trimestrali\, semestrali o annuali\, con frequenza bisettimanale\, e consente la scelta tra tre fasce orarie per venire incontro alle esigenze di ciascuno: \n\nMattina: 9:30 – 12:30\nPomeriggio: 13:30 – 16:30\nSera: 18:30 – 21:30\n\nSotto la direzione artistica di Nicola Verlato\, uno dei più importanti artisti figurativi contemporanei a livello internazionale\, il Corso Intensivo Modulare condivide la stessa qualità didattica del percorso triennale. \nVerlato supervisiona costantemente la struttura formativa\, assicurando una linea metodologica coerente e innovativa\, che pone al centro il disegno come strumento progettuale e conoscitivo\, e la pittura come linguaggio complesso e stratificato. \nA guidare gli studenti\, un corpo docenti di altissimo livello\, composto da artisti attivi a livello nazionale e internazionale\, capaci di trasmettere conoscenze tecniche profonde e una visione contemporanea della tradizione pittorica.
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SUMMARY:Corso Intensivo Modulare Annuale
DESCRIPTION:Il Corso Intensivo Modulare Annuale della Milano Painting Academy offre un’opportunità formativa unica per chi desidera studiare disegno e pittura con serietà e rigore\, pur avendo meno tempo a disposizione rispetto a un percorso accademico a tempo pieno. \nPensato per principianti\, appassionati\, artisti in formazione o professionisti\, il corso è perfetto anche per chi lavora\, studia o semplicemente vuole dedicare tempo alla propria passione artistica con un impegno meno totalizzante ma altamente qualificato. \nÈ strutturato in moduli trimestrali\, semestrali o annuali\, con frequenza bisettimanale\, e consente la scelta tra tre fasce orarie per venire incontro alle esigenze di ciascuno: \n\nMattina: 9:30 – 12:30\nPomeriggio: 13:30 – 16:30\nSera: 18:30 – 21:30\n\nSotto la direzione artistica di Nicola Verlato\, uno dei più importanti artisti figurativi contemporanei a livello internazionale\, il Corso Intensivo Modulare condivide la stessa qualità didattica del percorso triennale. \nVerlato supervisiona costantemente la struttura formativa\, assicurando una linea metodologica coerente e innovativa\, che pone al centro il disegno come strumento progettuale e conoscitivo\, e la pittura come linguaggio complesso e stratificato. \nA guidare gli studenti\, un corpo docenti di altissimo livello\, composto da artisti attivi a livello nazionale e internazionale\, capaci di trasmettere conoscenze tecniche profonde e una visione contemporanea della tradizione pittorica.
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SUMMARY:QUI VIVREMO BENE una drammaturgia originale sull'emergenza abitativa
DESCRIPTION:Di Luigi Vittoria\nCon Elisa Grilli e Tommaso Russi\nUna co-produzione Dopolavoro Stadera e Argot Produzioni\nDisegno luci di Chiara Senesi e Desideria Angeloni\nFoto e video di Anna Minor\nProgetto vincitore del festival OVER 2025\nCon il sostegno di Pim Off\, Teatro Argot \, NEST Teatro e Fertili Terreni \n\nMilano\, quartiere Giambellino: servizi assenti\, case vuote\, vite sospese. Si aspetta davanti a porte chiuse\, mentre dentro nessuno abita. Poi la scelta si impone: rispettare la legge o sopravvivere. E allora si entra. Si occupa.\n\n\n\nUna casa può diventare un privilegio\, un quartiere può trasformarsi in un campo di battaglia e il diritto ad abitare può finire al centro di uno scontro politico\, sociale e umano. \nQui vivremo bene nasce dalle vicende che nel 2018 hanno attraversato il quartiere milanese del Giambellino\, tra sgomberi\, arresti e mobilitazioni per il diritto alla casa. A partire dalle testimonianze raccolte sul campo — in particolare attraverso gli incontri con gli attivisti del Comitato Abitanti Giambellino — lo spettacolo si addentra nelle crepe dell’edilizia popolare\, dando voce a chi vive quotidianamente le tensioni di una città sempre più difficile da abitare. \nLa drammaturgia si costruisce per frammenti e prospettive che si rincorrono e si scontrano. Alle storie del Comitato si intrecciano episodi che raccontano le trasformazioni urbane\, l’erosione dei diritti\, la precarietà crescente e le nuove forme di esclusione. Accanto alla dimensione collettiva emergono racconti personali\, in cui le biografie individuali diventano il riflesso di un disagio condiviso. \nAttraverso linguaggi e dispositivi scenici differenti\, Qui vivremo bene compone il ritratto di una città attraversata da contraddizioni profonde. Più che raccontare una crisi abitativa\, lo spettacolo interroga ciò che una casa rappresenta oggi: non soltanto un tetto\, ma la possibilità di appartenere a un luogo\, di costruire relazioni\, di immaginare un futuro.
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LOCATION:Teatro fontana\, Via Gian Antonio Boltraffio\, 21\, Milano\, MI\, 20159\, Italy
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DESCRIPTION:Spettacolo in collaborazione con Romaeuropa Festival \nregia\, drammaturgia\, scene e video Giorgina Pi\ndramaturg Massimo Fusillo\ncon Gaia Insenga (Filottete)\, Giampiero Judica (Ulisse)\, Aurora Peres (Deus Ex)\, Gabriele Portoghese (Neottolemo)\, Alexia Sarantopoulou (Il Coro)\nambiente sonoro Collettivo Angelo Mai\narrangiamenti e cura del suono Cristiano De Fabritiis\, Valerio Vigliar\ncostumi Sandra Cardini\nluci Andrea Gallo\ncolorist Alessio Morglia \nproduzione Bluemotion /Teatro Nazionale di Genova / ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione –Teatro Nazionale / TPE Teatro Piemonte Europa in collaborazione Angelo Mai \ndurata 1 ora e 15’ \nLemnos è la prima tappa di un progetto performativo che attraversa mito\, poesia e paesaggio contemporaneo. Il lavoro prende avvio dalla figura di Filottete\, l’eroe abbandonato sull’isola di Lemnos dopo essere stato ferito da un serpente. La sua ferita\, incurabile e maleodorante\, lo rende intollerabile alla comunità dei guerrieri che lo lasciano solo sull’isola durante la spedizione verso Troia. Anni dopo\, quando la guerra sembra impossibile da vincere\, i Greci scoprono che solo il suo arco — l’arco di Eracle — può garantire la vittoria. Sono così costretti a tornare a cercare proprio colui che avevano espulso. Il mito narra che Ulisse e il giovane Neottolemo tornino a Lemnos\, per sottrargli l’arco con l’inganno. Alla fine\, però\, la rivoluzione interiore di Neottolemo modificherà l’esito della storia. Lemnos è una drammaturgia originale che nasce da scoperte e risonanze con il presente\, da viaggi nei luoghi della ricerca\, da incontri e interviste. \nDa diari scritti nei mesi di lavoro. Il progetto assume questo mito come una figura nodale per interrogare i meccanismi di esclusione che attraversano le comunità politiche e le narrazioni storiche. Nella riscrittura scenica di Lemnos\, Filottete è una donna: un gesto che si pone come omaggio alla poesia e al pensiero di Adrienne Rich\, che sceglie proprio Filottete come suo alter ego che re-visiona il mondo da una prospettiva femminista e radicale. La ferita di Filottete diventa così il punto di emergenza di un corpo che la comunità non riesce a contenere ma di cui continua ad avere bisogno. Anche Eracle è una donna\, ma ha perso le sue doti di deus ex machina. Queste due polarità circondano i due diversi modelli maschili: Ulisse archetipo di una strategia stanca accanto a Neottolemo che porta il peso di essere figlio di un eroe. E poi c’è il coro che dal presente racconta\, sa\, rende testimonianza parlando in greco. \nLa drammaturgia si costruisce come un montaggio di materiali poetici e teorici che attraversano il Novecento e la scrittura femminista. Tra questi\, la riscrittura del mito di Ghiannis Ritsos\, poeta greco che visse lunghi periodi di confino politico\, e le risonanze epiche e postcoloniali di Derek Walcott. A queste voci si intrecciano la scrittura di Rich e il pensiero di Hélène Cixous\, componendo un campo di forze poetiche in cui il mito viene riattivato come dispositivo critico sul presente. \nIl lavoro nasce parallelamente da una ricerca sul campo condotta in Grecia\, tra isole e paesaggi attraversati da stratificazioni di memoria politica. In particolare\, l’isola di Makronisos\, che è la vera isola del Filottete di Giorgina Pi\, luogo di deportazione e rieducazione durante e dopo la guerra civile greca entra nel progetto come controcampo storico del mito: un paesaggio reale in cui la ferita e l’esilio assumono una dimensione collettiva ancora irrisolta. \nVideo\, suono e parola costruiscono in scena un ambiente immersivo che nasce da queste indagini sul campo. Riprese video\, field recordings\, materiali raccolti nei luoghi della ricerca e frammenti poetici vengono montati come un dispositivo performativo in cui il paesaggio diventa parte attiva della drammaturgia. \nIn Lemnos il mito non viene rappresentato ma riattivato. Filottete diventa una figura attraverso cui interrogare le genealogie della violenza\, le forme dell’abbandono e il ritorno di ciò che la storia tenta di espellere. La scena si configura così come uno spazio di attraversamento tra mito e archivio\, tra poesia e paesaggio\, in cui la ferita continua a produrre voce. \nLemnos è un’isola. L’isola del confino\, dell’esclusione. Il luogo dove sopravvivere è il sogno più impossibile. Ma è anche il solo posto in cui Filottete\, dal margine\, legge chiaramente il passato e riconosce da dove viene. Sceglie la sua genealogia. Così come fecero e continuano a fare tante persone attraverso la politica e la poesia come atto di testimonianza. Lemnos è un viaggio sulla tragedia che abitò alcune isole di confino greche creando\, anche dopo la Seconda guerra mondiale\, veri campi di concentramento in Europa\, nel mar Egeo\, per chi non rinnegava il proprio antifascismo. Un’epica della crudeltà\, di cui non si conosce nulla. Abbiamo visitato Makronisos\, il cuore di quell’orrore e abbiamo scelto di raccontarne le atrocità. Lo facciamo a partire da Sofocle attraverso le voci contemporanee di chi ha raccontato con la poesia quanto il mito di Filottete fosse ancora necessario. Persone che come noi quella storia non l’hanno mai perdonata. L’isola è sospensione tra prima e dopo. La frattura\, la vertigine di cui si sceglie di non parlare. Il nostro Neottolemo si domanda “perché siamo venuti?” “perché abbiamo combattuto?” “dove e perché torniamo?”. E sono domande che ci poniamo noi\, oggi\, come oppositori e oppositrici dell’orrore in cui siamo cresciute e che non smette di circondarci\, dove stridono ancora armi e fascismo\, e il mare incombe scuro e luttuoso\, ancora con Filottete improvvisamente un vicolo una spiaggetta un secolo breve grida Non abbandonarmi. \nGiorgina Pi\n“Con Giorgina Pi abbiamo da tempo un dialogo fitto sul mito antico e sulle sue riscritture nella cultura contemporanea\, con uno sguardo sui temi del desiderio e del corpo (come a proposito della figura di Tiresia). Tornare a lavorare con lei sul mito di Filottete e sulla figura di Neottolemo (che avevo affrontato negli anni Ottanta collaborando con Mario Martone) è stata un’esperienza affascinante\, perché la drammaturgia si è costruita per gradi\, per sondaggi plurimi su innumerevoli testi moderni da far interagire con Sofocle (anche solo come suggestione) e per montaggi che hanno coinvolto il suo viaggio in Grecia\, e le risonanze politiche che questo mito può avere nella storia della Grecia moderna.” \nMassimo Fusillo\nDi ritorno al Romaeuropa Festival\, Giorgina Pi prosegue con Lemnos una ricerca che intreccia mito\, scrittura scenica e interrogazione politica del presente. Prima tappa di un progetto più ampio\, il lavoro prende avvio dalla figura di Filottete\, l’eroe abbandonato sull’isola di Lemno perché ferito\, maleodorante\, divenuto insostenibile per la comunità che pure\, anni dopo\, sarà costretta a tornare da lui. Nella riscrittura di Pi\, Filottete è una donna: non un semplice spostamento di genere\, ma un gesto che rilegge il mito come dispositivo di esclusione\, facendo della ferita il punto in cui un corpo diventa insieme intollerabile e necessario. Anche Eracle è una donna\, privata però di ogni funzione salvifica\, mentre Ulisse e Neottolemo restano a incarnare due diverse forme del maschile: la strategia consumata e il peso dell’eredità. Tra drammaturgia originale\, materiali di ricerca\, viaggi\, interviste e un coro che dal presente testimonia in greco\, Lemnos non cerca una rilettura archeologica del mito\, ma ne riattiva la forza per interrogare ciò che le comunità espellono\, e ciò di cui\, nonostante tutto\, continuano ad avere bisogno. \nBluemotion è una formazione nata a Roma all’interno dell’esperienza artistica e politica dell’Angelo Mai. Performer\, regist*\, musicist* e artist* visiv* si uniscono per creare a partire dalle proprie suggestioni\, confrontando i propri sguardi sul presente e sull’arte. Le opere di Bluemotion sono sempre creazioni collettive\, risultato dello scambio e delle visioni del gruppo. Bluemotion indaga vari linguaggi: il teatro contemporaneo\, la musica\, il cinema\, la letteratura\, la fotografia e soprattutto le loro ibridazioni. Crea\, vive e condivide nello spazio indipendente per le arti Angelo Mai. L*artist* di Bluemotion sono anche attivist* nel campo dei diritti umani e dei diritti dei lavorat_ dello spettacolo.
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LOCATION:Teatro Vascello\, Via Giacinto Carini 78\, Roma\, RM\, 00152\, Italy
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SUMMARY:LABORATORIO CREATIVO DI ARTE E MOVIMENTO bambini 6-9 anni
DESCRIPTION:Workshop in 2 incontri dedicati ai bambini dai 6 ai 9 anni. \nUn viaggio sensoriale tra colori\, materia e movimento per trasformare i 4 elementi in arte libera. \nSi parte con Terra e Acqua: sperimentare e creare senza limiti insieme all’artista Giorgia Riboldi\, specializzata in laboratori creativi metodo ArtLab®. \nIl prezzo include i materiali artistici.
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DESCRIPTION:Il film documentario segue l indagine giornalistica condotta da due reporter israeliani riguardo alle logiche e alle tecnologie impiegate dalle forze armate e dai servizi segreti del loro Paese nella Striscia di Gaza.\nAl centro del racconto c e il funzionamento di un sistema militare basato sull intelligenza artificiale. Attraverso questo software\, vengono tracciati i telefoni cellulari e i movimenti dei familiari delle persone ritenute appartenere a organizzazioni militanti. L algoritmo elabora in modo automatico enormi quantita di dati per identificare le abitazioni private e generare liste di obiettivi da colpire con attacchi aerei.\nLa narrazione si sviluppa principalmente di notte\, sui tetti della citta di Tel Aviv\, e si snoda attraverso i racconti di ventiquattro soldati e funzionari dell intelligence israeliana che hanno deciso di testimoniare in modo anonimo. Le loro voci e le loro sembianze sono nascoste da alterazioni digitali per motivi di sicurezza.\nI testimoni rivelano l esistenza di un protocollo interno contrassegnato da una parola che indica il danno collaterale. Questo termine definisce la quota numerica di vittime civili che i comandi militari considerano accettabile sacrificare per eliminare un singolo bersaglio nemico\, portando alla luce i dilemmi etici e le drammatiche conseguenze umane della guerra automatizzata.
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DESCRIPTION:Con: Roberto CiufoliRegia: Maurizio PaniciMusiche: Papa DjTesto originale: Matthew HurtTraduzione e adattamento: Jacopo Rosso CiufoliCostumi: Sandra CardiniProduzione Teatro Parioli CostanzoIn collaborazione con Danton Q Production \n\n\n\n\nRaccontare la storia di Gesù può apparire semplice\, addirittura banale. The Man Jesus non lo è.Roberto Ciufoli porta in scena The Man Jesus\, il grande successo inglese di Matthew Hurt. Un monologo straordinario\, diviso in 10 personaggi\, che narra i momenti chiave della vita di Gesù attraverso gli occhi degli uomini e delle donne che lo circondavano\, Maria\, Giovanni Battista\, Barabba\, Giuda\, Ponzio Pilato ed altri che ci offrono una visione totalmente inedita e assolutamente personale\, mantenendo inalterata la grandezza della sua figura umana e spirituale. La colonna sonora di Papa Dj\, Dj Resident del Buddha Bar di Montecarlo\, accompagna la performance dal vivo con un mix di echi ancestrali e vibrazioni moderne\, sottolineando le emozioni della narrazione. \n\n\n\n\nDurata: 80 minuti – Atto Unico
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LOCATION:Teatro Parioli Costanzo\, Via Giosuè Borsi 20\, Roma\, RM\, 00197\, Italy
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SUMMARY:LEMNOS
DESCRIPTION:Spettacolo in collaborazione con Romaeuropa Festival \nregia\, drammaturgia\, scene e video Giorgina Pi\ndramaturg Massimo Fusillo\ncon Gaia Insenga (Filottete)\, Giampiero Judica (Ulisse)\, Aurora Peres (Deus Ex)\, Gabriele Portoghese (Neottolemo)\, Alexia Sarantopoulou (Il Coro)\nambiente sonoro Collettivo Angelo Mai\narrangiamenti e cura del suono Cristiano De Fabritiis\, Valerio Vigliar\ncostumi Sandra Cardini\nluci Andrea Gallo\ncolorist Alessio Morglia \nproduzione Bluemotion /Teatro Nazionale di Genova / ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione –Teatro Nazionale / TPE Teatro Piemonte Europa in collaborazione Angelo Mai \ndurata 1 ora e 15’ \nLemnos è la prima tappa di un progetto performativo che attraversa mito\, poesia e paesaggio contemporaneo. Il lavoro prende avvio dalla figura di Filottete\, l’eroe abbandonato sull’isola di Lemnos dopo essere stato ferito da un serpente. La sua ferita\, incurabile e maleodorante\, lo rende intollerabile alla comunità dei guerrieri che lo lasciano solo sull’isola durante la spedizione verso Troia. Anni dopo\, quando la guerra sembra impossibile da vincere\, i Greci scoprono che solo il suo arco — l’arco di Eracle — può garantire la vittoria. Sono così costretti a tornare a cercare proprio colui che avevano espulso. Il mito narra che Ulisse e il giovane Neottolemo tornino a Lemnos\, per sottrargli l’arco con l’inganno. Alla fine\, però\, la rivoluzione interiore di Neottolemo modificherà l’esito della storia. Lemnos è una drammaturgia originale che nasce da scoperte e risonanze con il presente\, da viaggi nei luoghi della ricerca\, da incontri e interviste. \nDa diari scritti nei mesi di lavoro. Il progetto assume questo mito come una figura nodale per interrogare i meccanismi di esclusione che attraversano le comunità politiche e le narrazioni storiche. Nella riscrittura scenica di Lemnos\, Filottete è una donna: un gesto che si pone come omaggio alla poesia e al pensiero di Adrienne Rich\, che sceglie proprio Filottete come suo alter ego che re-visiona il mondo da una prospettiva femminista e radicale. La ferita di Filottete diventa così il punto di emergenza di un corpo che la comunità non riesce a contenere ma di cui continua ad avere bisogno. Anche Eracle è una donna\, ma ha perso le sue doti di deus ex machina. Queste due polarità circondano i due diversi modelli maschili: Ulisse archetipo di una strategia stanca accanto a Neottolemo che porta il peso di essere figlio di un eroe. E poi c’è il coro che dal presente racconta\, sa\, rende testimonianza parlando in greco. \nLa drammaturgia si costruisce come un montaggio di materiali poetici e teorici che attraversano il Novecento e la scrittura femminista. Tra questi\, la riscrittura del mito di Ghiannis Ritsos\, poeta greco che visse lunghi periodi di confino politico\, e le risonanze epiche e postcoloniali di Derek Walcott. A queste voci si intrecciano la scrittura di Rich e il pensiero di Hélène Cixous\, componendo un campo di forze poetiche in cui il mito viene riattivato come dispositivo critico sul presente. \nIl lavoro nasce parallelamente da una ricerca sul campo condotta in Grecia\, tra isole e paesaggi attraversati da stratificazioni di memoria politica. In particolare\, l’isola di Makronisos\, che è la vera isola del Filottete di Giorgina Pi\, luogo di deportazione e rieducazione durante e dopo la guerra civile greca entra nel progetto come controcampo storico del mito: un paesaggio reale in cui la ferita e l’esilio assumono una dimensione collettiva ancora irrisolta. \nVideo\, suono e parola costruiscono in scena un ambiente immersivo che nasce da queste indagini sul campo. Riprese video\, field recordings\, materiali raccolti nei luoghi della ricerca e frammenti poetici vengono montati come un dispositivo performativo in cui il paesaggio diventa parte attiva della drammaturgia. \nIn Lemnos il mito non viene rappresentato ma riattivato. Filottete diventa una figura attraverso cui interrogare le genealogie della violenza\, le forme dell’abbandono e il ritorno di ciò che la storia tenta di espellere. La scena si configura così come uno spazio di attraversamento tra mito e archivio\, tra poesia e paesaggio\, in cui la ferita continua a produrre voce. \nLemnos è un’isola. L’isola del confino\, dell’esclusione. Il luogo dove sopravvivere è il sogno più impossibile. Ma è anche il solo posto in cui Filottete\, dal margine\, legge chiaramente il passato e riconosce da dove viene. Sceglie la sua genealogia. Così come fecero e continuano a fare tante persone attraverso la politica e la poesia come atto di testimonianza. Lemnos è un viaggio sulla tragedia che abitò alcune isole di confino greche creando\, anche dopo la Seconda guerra mondiale\, veri campi di concentramento in Europa\, nel mar Egeo\, per chi non rinnegava il proprio antifascismo. Un’epica della crudeltà\, di cui non si conosce nulla. Abbiamo visitato Makronisos\, il cuore di quell’orrore e abbiamo scelto di raccontarne le atrocità. Lo facciamo a partire da Sofocle attraverso le voci contemporanee di chi ha raccontato con la poesia quanto il mito di Filottete fosse ancora necessario. Persone che come noi quella storia non l’hanno mai perdonata. L’isola è sospensione tra prima e dopo. La frattura\, la vertigine di cui si sceglie di non parlare. Il nostro Neottolemo si domanda “perché siamo venuti?” “perché abbiamo combattuto?” “dove e perché torniamo?”. E sono domande che ci poniamo noi\, oggi\, come oppositori e oppositrici dell’orrore in cui siamo cresciute e che non smette di circondarci\, dove stridono ancora armi e fascismo\, e il mare incombe scuro e luttuoso\, ancora con Filottete improvvisamente un vicolo una spiaggetta un secolo breve grida Non abbandonarmi. \nGiorgina Pi\n“Con Giorgina Pi abbiamo da tempo un dialogo fitto sul mito antico e sulle sue riscritture nella cultura contemporanea\, con uno sguardo sui temi del desiderio e del corpo (come a proposito della figura di Tiresia). Tornare a lavorare con lei sul mito di Filottete e sulla figura di Neottolemo (che avevo affrontato negli anni Ottanta collaborando con Mario Martone) è stata un’esperienza affascinante\, perché la drammaturgia si è costruita per gradi\, per sondaggi plurimi su innumerevoli testi moderni da far interagire con Sofocle (anche solo come suggestione) e per montaggi che hanno coinvolto il suo viaggio in Grecia\, e le risonanze politiche che questo mito può avere nella storia della Grecia moderna.” \nMassimo Fusillo\nDi ritorno al Romaeuropa Festival\, Giorgina Pi prosegue con Lemnos una ricerca che intreccia mito\, scrittura scenica e interrogazione politica del presente. Prima tappa di un progetto più ampio\, il lavoro prende avvio dalla figura di Filottete\, l’eroe abbandonato sull’isola di Lemno perché ferito\, maleodorante\, divenuto insostenibile per la comunità che pure\, anni dopo\, sarà costretta a tornare da lui. Nella riscrittura di Pi\, Filottete è una donna: non un semplice spostamento di genere\, ma un gesto che rilegge il mito come dispositivo di esclusione\, facendo della ferita il punto in cui un corpo diventa insieme intollerabile e necessario. Anche Eracle è una donna\, privata però di ogni funzione salvifica\, mentre Ulisse e Neottolemo restano a incarnare due diverse forme del maschile: la strategia consumata e il peso dell’eredità. Tra drammaturgia originale\, materiali di ricerca\, viaggi\, interviste e un coro che dal presente testimonia in greco\, Lemnos non cerca una rilettura archeologica del mito\, ma ne riattiva la forza per interrogare ciò che le comunità espellono\, e ciò di cui\, nonostante tutto\, continuano ad avere bisogno. \nBluemotion è una formazione nata a Roma all’interno dell’esperienza artistica e politica dell’Angelo Mai. Performer\, regist*\, musicist* e artist* visiv* si uniscono per creare a partire dalle proprie suggestioni\, confrontando i propri sguardi sul presente e sull’arte. Le opere di Bluemotion sono sempre creazioni collettive\, risultato dello scambio e delle visioni del gruppo. Bluemotion indaga vari linguaggi: il teatro contemporaneo\, la musica\, il cinema\, la letteratura\, la fotografia e soprattutto le loro ibridazioni. Crea\, vive e condivide nello spazio indipendente per le arti Angelo Mai. L*artist* di Bluemotion sono anche attivist* nel campo dei diritti umani e dei diritti dei lavorat_ dello spettacolo.
URL:https://cavalieridicultura.it/evento/lemnos/2026-10-10/
LOCATION:Teatro Vascello\, Via Giacinto Carini 78\, Roma\, RM\, 00152\, Italy
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SUMMARY:QUI VIVREMO BENE una drammaturgia originale sull'emergenza abitativa
DESCRIPTION:Di Luigi Vittoria\nCon Elisa Grilli e Tommaso Russi\nUna co-produzione Dopolavoro Stadera e Argot Produzioni\nDisegno luci di Chiara Senesi e Desideria Angeloni\nFoto e video di Anna Minor\nProgetto vincitore del festival OVER 2025\nCon il sostegno di Pim Off\, Teatro Argot \, NEST Teatro e Fertili Terreni \n\nMilano\, quartiere Giambellino: servizi assenti\, case vuote\, vite sospese. Si aspetta davanti a porte chiuse\, mentre dentro nessuno abita. Poi la scelta si impone: rispettare la legge o sopravvivere. E allora si entra. Si occupa.\n\n\n\nUna casa può diventare un privilegio\, un quartiere può trasformarsi in un campo di battaglia e il diritto ad abitare può finire al centro di uno scontro politico\, sociale e umano. \nQui vivremo bene nasce dalle vicende che nel 2018 hanno attraversato il quartiere milanese del Giambellino\, tra sgomberi\, arresti e mobilitazioni per il diritto alla casa. A partire dalle testimonianze raccolte sul campo — in particolare attraverso gli incontri con gli attivisti del Comitato Abitanti Giambellino — lo spettacolo si addentra nelle crepe dell’edilizia popolare\, dando voce a chi vive quotidianamente le tensioni di una città sempre più difficile da abitare. \nLa drammaturgia si costruisce per frammenti e prospettive che si rincorrono e si scontrano. Alle storie del Comitato si intrecciano episodi che raccontano le trasformazioni urbane\, l’erosione dei diritti\, la precarietà crescente e le nuove forme di esclusione. Accanto alla dimensione collettiva emergono racconti personali\, in cui le biografie individuali diventano il riflesso di un disagio condiviso. \nAttraverso linguaggi e dispositivi scenici differenti\, Qui vivremo bene compone il ritratto di una città attraversata da contraddizioni profonde. Più che raccontare una crisi abitativa\, lo spettacolo interroga ciò che una casa rappresenta oggi: non soltanto un tetto\, ma la possibilità di appartenere a un luogo\, di costruire relazioni\, di immaginare un futuro.
URL:https://cavalieridicultura.it/evento/qui-vivremo-bene-una-drammaturgia-originale-sullemergenza-abitativa/2026-10-10/
LOCATION:Teatro fontana\, Via Gian Antonio Boltraffio\, 21\, Milano\, MI\, 20159\, Italy
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DESCRIPTION:Il film documentario segue l indagine giornalistica condotta da due reporter israeliani riguardo alle logiche e alle tecnologie impiegate dalle forze armate e dai servizi segreti del loro Paese nella Striscia di Gaza.\nAl centro del racconto c e il funzionamento di un sistema militare basato sull intelligenza artificiale. Attraverso questo software\, vengono tracciati i telefoni cellulari e i movimenti dei familiari delle persone ritenute appartenere a organizzazioni militanti. L algoritmo elabora in modo automatico enormi quantita di dati per identificare le abitazioni private e generare liste di obiettivi da colpire con attacchi aerei.\nLa narrazione si sviluppa principalmente di notte\, sui tetti della citta di Tel Aviv\, e si snoda attraverso i racconti di ventiquattro soldati e funzionari dell intelligence israeliana che hanno deciso di testimoniare in modo anonimo. Le loro voci e le loro sembianze sono nascoste da alterazioni digitali per motivi di sicurezza.\nI testimoni rivelano l esistenza di un protocollo interno contrassegnato da una parola che indica il danno collaterale. Questo termine definisce la quota numerica di vittime civili che i comandi militari considerano accettabile sacrificare per eliminare un singolo bersaglio nemico\, portando alla luce i dilemmi etici e le drammatiche conseguenze umane della guerra automatizzata.
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La sua ferita\, incurabile e maleodorante\, lo rende intollerabile alla comunità dei guerrieri che lo lasciano solo sull’isola durante la spedizione verso Troia. Anni dopo\, quando la guerra sembra impossibile da vincere\, i Greci scoprono che solo il suo arco — l’arco di Eracle — può garantire la vittoria. Sono così costretti a tornare a cercare proprio colui che avevano espulso. Il mito narra che Ulisse e il giovane Neottolemo tornino a Lemnos\, per sottrargli l’arco con l’inganno. Alla fine\, però\, la rivoluzione interiore di Neottolemo modificherà l’esito della storia. Lemnos è una drammaturgia originale che nasce da scoperte e risonanze con il presente\, da viaggi nei luoghi della ricerca\, da incontri e interviste. \nDa diari scritti nei mesi di lavoro. Il progetto assume questo mito come una figura nodale per interrogare i meccanismi di esclusione che attraversano le comunità politiche e le narrazioni storiche. 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Tra questi\, la riscrittura del mito di Ghiannis Ritsos\, poeta greco che visse lunghi periodi di confino politico\, e le risonanze epiche e postcoloniali di Derek Walcott. A queste voci si intrecciano la scrittura di Rich e il pensiero di Hélène Cixous\, componendo un campo di forze poetiche in cui il mito viene riattivato come dispositivo critico sul presente. \nIl lavoro nasce parallelamente da una ricerca sul campo condotta in Grecia\, tra isole e paesaggi attraversati da stratificazioni di memoria politica. In particolare\, l’isola di Makronisos\, che è la vera isola del Filottete di Giorgina Pi\, luogo di deportazione e rieducazione durante e dopo la guerra civile greca entra nel progetto come controcampo storico del mito: un paesaggio reale in cui la ferita e l’esilio assumono una dimensione collettiva ancora irrisolta. \nVideo\, suono e parola costruiscono in scena un ambiente immersivo che nasce da queste indagini sul campo. 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Lemnos è un viaggio sulla tragedia che abitò alcune isole di confino greche creando\, anche dopo la Seconda guerra mondiale\, veri campi di concentramento in Europa\, nel mar Egeo\, per chi non rinnegava il proprio antifascismo. Un’epica della crudeltà\, di cui non si conosce nulla. Abbiamo visitato Makronisos\, il cuore di quell’orrore e abbiamo scelto di raccontarne le atrocità. Lo facciamo a partire da Sofocle attraverso le voci contemporanee di chi ha raccontato con la poesia quanto il mito di Filottete fosse ancora necessario. Persone che come noi quella storia non l’hanno mai perdonata. L’isola è sospensione tra prima e dopo. La frattura\, la vertigine di cui si sceglie di non parlare. Il nostro Neottolemo si domanda “perché siamo venuti?” “perché abbiamo combattuto?” “dove e perché torniamo?”. E sono domande che ci poniamo noi\, oggi\, come oppositori e oppositrici dell’orrore in cui siamo cresciute e che non smette di circondarci\, dove stridono ancora armi e fascismo\, e il mare incombe scuro e luttuoso\, ancora con Filottete improvvisamente un vicolo una spiaggetta un secolo breve grida Non abbandonarmi. \nGiorgina Pi\n“Con Giorgina Pi abbiamo da tempo un dialogo fitto sul mito antico e sulle sue riscritture nella cultura contemporanea\, con uno sguardo sui temi del desiderio e del corpo (come a proposito della figura di Tiresia). Tornare a lavorare con lei sul mito di Filottete e sulla figura di Neottolemo (che avevo affrontato negli anni Ottanta collaborando con Mario Martone) è stata un’esperienza affascinante\, perché la drammaturgia si è costruita per gradi\, per sondaggi plurimi su innumerevoli testi moderni da far interagire con Sofocle (anche solo come suggestione) e per montaggi che hanno coinvolto il suo viaggio in Grecia\, e le risonanze politiche che questo mito può avere nella storia della Grecia moderna.” \nMassimo Fusillo\nDi ritorno al Romaeuropa Festival\, Giorgina Pi prosegue con Lemnos una ricerca che intreccia mito\, scrittura scenica e interrogazione politica del presente. Prima tappa di un progetto più ampio\, il lavoro prende avvio dalla figura di Filottete\, l’eroe abbandonato sull’isola di Lemno perché ferito\, maleodorante\, divenuto insostenibile per la comunità che pure\, anni dopo\, sarà costretta a tornare da lui. Nella riscrittura di Pi\, Filottete è una donna: non un semplice spostamento di genere\, ma un gesto che rilegge il mito come dispositivo di esclusione\, facendo della ferita il punto in cui un corpo diventa insieme intollerabile e necessario. Anche Eracle è una donna\, privata però di ogni funzione salvifica\, mentre Ulisse e Neottolemo restano a incarnare due diverse forme del maschile: la strategia consumata e il peso dell’eredità. Tra drammaturgia originale\, materiali di ricerca\, viaggi\, interviste e un coro che dal presente testimonia in greco\, Lemnos non cerca una rilettura archeologica del mito\, ma ne riattiva la forza per interrogare ciò che le comunità espellono\, e ciò di cui\, nonostante tutto\, continuano ad avere bisogno. \nBluemotion è una formazione nata a Roma all’interno dell’esperienza artistica e politica dell’Angelo Mai. 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DESCRIPTION:Il film documentario segue l indagine giornalistica condotta da due reporter israeliani riguardo alle logiche e alle tecnologie impiegate dalle forze armate e dai servizi segreti del loro Paese nella Striscia di Gaza.\nAl centro del racconto c e il funzionamento di un sistema militare basato sull intelligenza artificiale. Attraverso questo software\, vengono tracciati i telefoni cellulari e i movimenti dei familiari delle persone ritenute appartenere a organizzazioni militanti. L algoritmo elabora in modo automatico enormi quantita di dati per identificare le abitazioni private e generare liste di obiettivi da colpire con attacchi aerei.\nLa narrazione si sviluppa principalmente di notte\, sui tetti della citta di Tel Aviv\, e si snoda attraverso i racconti di ventiquattro soldati e funzionari dell intelligence israeliana che hanno deciso di testimoniare in modo anonimo. Le loro voci e le loro sembianze sono nascoste da alterazioni digitali per motivi di sicurezza.\nI testimoni rivelano l esistenza di un protocollo interno contrassegnato da una parola che indica il danno collaterale. Questo termine definisce la quota numerica di vittime civili che i comandi militari considerano accettabile sacrificare per eliminare un singolo bersaglio nemico\, portando alla luce i dilemmi etici e le drammatiche conseguenze umane della guerra automatizzata.
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SUMMARY:Scappo in Messico
DESCRIPTION:Quando un impiegato  qualunque si ritrova per caso tra le mani una tonnellata di denaro contante\, la sua  vita e quella della sua famiglia cambia all’istante. L’occasione sembra irripetibile: nessun proprietario all’orizzonte\, nessuna spiegazione\, solo una quantità di soldi sufficiente a riscrivere il destino di chiunque. \nMa ciò che inizia come un sogno si trasforma rapidamente in un incubo comico.\nTra sospetti\, paranoie\, tradimenti e piani improvvisati\, i protagonisti scoprono che gestire una fortuna improvvisa è molto più difficile che trovarla. Le relazioni si incrinano\, le ambizioni esplodono\, e la paura di essere scoperti li spinge in una spirale di decisioni sempre più assurde. \nMentre cercano di capire come spartire\, nascondere o ripulire il denaro\, la situazione sfugge di mano e li costringe a confrontarsi con ciò che sono davvero: persone normali travolte da una tentazione troppo grande. \nScappo in messico è una commedia brillante e corrosiva sulla fragilità umana di fronte alla ricchezza improvvisa\, dove il vero caos non nasce dai soldi… ma da chi li trova.
URL:https://cavalieridicultura.it/evento/scappo-in-messico/
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SUMMARY:LE TRE CICORIANE Una fiaba nera della tradizione calabrese
DESCRIPTION:liberamente tratto dalla fiaba calabrese Le tre raccoglitrici di cicoria raccolta da Letterio Di Francia\n(“Fiabe e novelle calabresi” – Donzelli Editore\, 2015) \ntesto\, interpretazione\, spazio scenico\, disegno luci\, costumi e regia Dario De Luca\nsonorizzazioni elettroacustiche originali eseguite dal vivo Gianfranco De Franco\nluci Vincenzo Parisi\noggetti di scena e allestimento Giovanni Spina\norganizzazione e amministrazione Tiziana Covello\ndistribuzione Egilda Orrico\nproduzione Scena Verticale\ncon il sostegno di CURA (centro umbro delle residenze artistiche) e Spazio MAI – Movement Art Is – Perugia\nun grazie a Teatro della Chimera\, Castrovillari (CS) e a Cubo Teatro\, Torino \n\nUna madre e tre figlie scavano la terra per sopravvivere ma sotto le radici si apre un abisso. Una dopo l’altra\, le sorelle scompaiono: resta Mariuccia\, che guarda l’orrore negli occhi e non arretra. Un’arcaica e feroce fiaba calabrese sul coraggio femminile.\n\n\n\nDopo le vicissitudini della Reginotta in Re Pipuzzu fattu a manu e le fantasie irriverenti di Tirisina ne I 4 desideri di Santu Martinu \, con Le tre Cicoriane Dario De Luca chiude una trilogia dedicata alla riscoperta della fiaba calabrese\, tornando alla raccolta di Letterio Di Francia. \nIn questa storia ci sono una madre con tre figlie e la fame addosso. Per sopravvivere strappano cicoria alla terra\, radice dopo radice. Poi\, un giorno\, la terra si apre davvero: sotto un cespo\, una botola. Teresina scende – e sparisce. Concetta la segue e scompare anche lei. Resta Mariuccia. L’ultima. Non la più forte\, ma la più lucida. Quella che guarda meglio\, che capisce prima. Scende anche lei ma stavolta il gioco cambia: l’astuzia contro l’orrore\, la fame contro ciò che la divora. Quella che si spalanca è una fiaba nera\,  un racconto che affonda nel cannibalismo arcaico\, nella violenza primordiale\, in un sottosuolo dove il tempo si deforma e l’umano si incrina. \n\n\n\n\n\n\n\n\nDario De Luca attraversa registri\, accende corpi e voci\, è un narratore infaticabile che scava e sprigiona figure pagane e perturbanti: presenze femminili che non stanno ai margini\, ma guidano\, decidono\, spostano gli equilibri. Sono loro a stare avanti\, a dettare il passo\, a mettere in crisi — e spesso a educare — i maschi coprotagonisti delle storie.
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LOCATION:Teatro fontana\, Via Gian Antonio Boltraffio\, 21\, Milano\, MI\, 20159\, Italy
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SUMMARY:IMITAMORFOSI
DESCRIPTION:Il prezzo indicato si riferisce alla platea. \nLa riduzione BoxCultura è disponibile anche per la galleria utilizzando il medesimo codice promozionale ricevuto via e-mail. \nClaudio Lauretta\, in arte Mister Voice\, per la capacità di modulare e modificare la sua voce\, riesce ad imitare una moltitudine di personaggi\, non solo replicandone la loro voce\, la loro fisionomia\, ma al tempo stesso riesce a calarsi nel loro modo di pensare e di esprimers\, offrendo vere e proprie esilaranti copie.\nEcco che allora\, nello spettacolo teatrale IMITAMORFOSI\, si fonde l’imitazione con la metamorfosi\, indi l’attore\, il cantante o il politico di turno viene riproposto in modo fantasioso\, svelandone i tic e le manie comportamentali.\nClaudio nel rinnovato spettacolo teatrale\, con ritmi serrati\, racconta ripercorrendo\, anche attraverso il suo percorso artistico\, i cambiamenti delle mode\, la migrazione del pubblico dalla tv ai social\, le manie\, la passata e recente politica\, avvalendosi di vecchie e nuove imitazioni\, canta e si trasforma in modo camaleontico\, con mezzi semplici\, ma ben congeniati\, quali occhiali\, cappelli\, parrucche e barbe posticce\, come un moderno Fregoli.\nAl suo fianco\, il Maestro Picollo\, abile chitarrista\, che da anni lo accompagna “svogliatamente” in tutti i palcoscenici d’Italia\, sembra non divertirsi molto ad essere li\, ma con le sue esternazioni fulminee e sagaci\, fa subito breccia nel cuore del pubblico. IMITAMORFOSI è per tutti\, fa trascorrere momenti spensierati e tiene incollato lo spettatore in uno spettacolo in cuil’energia è sempre al top\, in modo leggero\, amichevole\, non banale\, dal momento in cui inizia sino alla fine.
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SUMMARY:L’OROLOGIO AMERICANO
DESCRIPTION:di Arthur Miller \ntraduzione Cristina Viti\nregia Elio De Capitani\nscene e costumi Carlo Sala\nmusiche originali e arrangiamenti Mario Arcari eseguite dal vivo\ncon gli attori della Compagnia dell’Accademia: Angelica Barelli\, Alessandro Buono\, Melissa Del Carmen Chaigan\, Chiara Casarin\, Laura Cestaro\, Flavio D’Andrea\, Edoardo De Padova\, Anna Demichelis\, Luca Duarte Di Gangi\, Vittorio Maria Mearelli\, Giorgio Petrotta\, Gabriele Maria Pizzurro\, Caterina Rugghia\, Pietro Saccomani\, Nicola Tagliatori\, Chiara Tognarini\, Chiara Trombini\, Nicola Vantaggi\nluci Nando Frigerio\nsuono Hubert Westkemper\nassistente alla regia Alessandro Frigerio\nassistenti di regia allievi Alessia Giglio e Gennaro Madonna\nassistente scene e costumi Ambra Santanicchio\ncostruzione scene Tommaso Frigerio\nscene e costumi realizzati dal Teatro dell’Elfo con la collaborazione degli allievi dell’Accademia di Brera: scenografi stagisti Giada Genoni\, Martina Mazzoleni\, Fabio Sciacca\, Sofia Villapiano\, Shujin Zhao\nsarti stagisti Lorenzo Talamonti\, Aurora Torre\, Chiara Cavazza\, Benedetta Bodini\nmaschere realizzate dalla classe di trucco e maschera dell’Accademia di Brera della prof.ssa Donatella Mondani \nco-produzione Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”\, Teatro dell’Elfo \nNel 1927\, all’apice del boom\, ho letto la notizia che la Società Aeronautica Wright aveva in costruzione l’aereo con cui Lindbergh avrebbe fatto la traversata dell’Atlantico. Così ho comprato le azioni della Wright. Bene\, quelle azioni sono salite da uno a sessantasette nel giro di una mattinata. E fu quel giorno che io smisi di credere nel boom permanente: solo un’illusione si può moltiplicare per sessantasette in tre ore. Quel giorno stesso ho iniziato a uscire dal mercato. Nel giro di due anni\, tutto andò a catafascio. \n(Arthur Robertson in L’orologio americano) \nElio De Capitani sceglie ancora Arthur Miller per parlarci di noi e di oggi\, spostando l’attenzione dai suoi capolavori più noti (Morte di un commesso viaggiatore ed Erano tutti miei figli che ha già affrontato) al suo testo più innovativo. L’orologio americano\, composto nel 1980\, aspira a un’originale forma di teatro totale\, che risente della lezione di Brecht – sia quello espressionista dei primi drammi che agli sviluppi successivi del teatro epico – per portarla verso esiti totalmente inediti\, ispirandosi a un genere teatrale tipicamente americano\, il vaudeville. È un testo corale e perfetto per mettere alla prova la giovane Compagnia dell’Accademia\, formata da attori e attrici che hanno appena concluso il percorso di studi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”. \nDalle note di regia di Elio De Capitani\nPer incarnare la mia visione di quest’opera\, la più aperta e sperimentale di Miller\, ho subito pensato a un circo\, tra Brecht e Fellini\, un nuovo teatro-circo per quest’epoca di accelerazioni brutali. Sotto la maschera di un clown\, l’uomo si mostra nella sua sempre vulnerata grandezza. Dietro al ghigno di un ambiguo maestro di cerimonie\, come nel Kit-Kat Club del film Cabaret di Bob Fosse\, l’uomo mostra il suo lato mefistofelico. \nMiller ci porta nel pieno della Grande Depressione e della crisi che investe l’America nel 1929. Rispetto ai testi precedenti\, qui allarga il campo del suo racconto: il ring delle azioni non è circoscritto alla famiglia americana\, ma guarda all’intero paese\, da Brooklin alle pianure dell’Iowa\, dalle sponde del Mississippi a quelle dei grandi laghi in Michigan. \nLa famiglia Baum – che è lo specchio di quella di Arthur Miller – un tempo benestante\, vede restringersi i propri privilegi e scivola progressivamente nell’indigenza\, dopo che il capofamiglia perde il lavoro. La sua storia è raccontata intrecciando i ricordi del giovane figlio e di Arthur Robertson\, un uomo di affari che è scampato al collasso finanziario prevedendo gli esiti della grande bolla che ha trascinato il Paese nella più grave crisi economica e sociale conosciuta sino ad allora. I due evocano e mettono in scena una girandola di decine di personaggi\, una folla proveniente dai più diversi contesti sociali\, un grande affresco corale: la società stessa diventa protagonista e con essa la sua responsabilità nei confronti dell’individuo e quella del potere politico ed economico nei confronti della collettività. \nUna grande produzione che vede associati l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” e il Teatro dell’Elfo e che si avvale anche della collaborazione dell’Accademia di Brera. La traduzione è affidata a Cristina Viti (già autrice della versione italiana di Moby Dick alla prova)\, scene e costumi del circo-cabaret sono ideati da Carlo Sala e le musiche originali sono composte ed eseguite dal vivo da Mario Arcari.
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SUMMARY:Scuola Formazione Attore
DESCRIPTION:LA SCUOLA\nTriennio professionale di alta formazione alle arti sceniche. \nLa Scuola Formazione Attore (SFA) progetto innovativo basato sulla formazione globale che si è evoluto in vent’anni di attività. Dinamico\, diversificato e rigoroso\, questo corso professionale in recitazione svilupperà le tue capacità tecniche attraverso lezioni pratiche\, workshop e spettacoli. Se tu stai cercando un percorso che assicura elevata qualità dell’offerta formativa trovi nella Scuola Formazione Attore una proposta di eccellenza . \nTale livello viene garantito dalla scelta di seguire ogni studente individualmente e da alcuni fattori che caratterizzano la Scuola Formazione Attore. \nECCELLENZA\nIn un mercato sempre più competitivo\, la SFA si distingue nel panorama nazionale per tre pilastri unici: \n– Intensità: Un triennio da 1.250 ore annue (il volume di formazione più alto in Italia)\, progettato per trasformare il talento in una professione solida. \n– Metodo Multidisciplinare: L’unico percorso che integra recitazione\, canto e danza (metodo Triple Threat)\, preparando gli allievi sia per il cinema che per il teatro e il musical. \n– Sede d’Eccellenza: Una struttura di 2.000 mq interamente dedicata alla formazione\, con aule\, sale prova e un teatro. \n– Sostenibilità: Grazie alla natura no-profit dell’ente\, offriamo rette inferiori del 40% rispetto alla media nazionale\, garantendo l’accesso all’alta formazione basandosi esclusivamente sul merito. \nOPEN DAY\nNoi pensiamo che ogni allievo sia unico e irripetibile\, perciò una giornata viene dedicata esclusivamente a te. Potrai vedere la scuola dall’interno e partecipare alle lezioni. \nAMMISSIONI\nL’ammissione alla Scuola Formazione Attore avviene tramite selezioni che si tengono nel corso di tutto l’anno. Non è necessario avere compiuto degli studi in precedenza\, ma ci si aspetta che i candidati godano di alcuni requisiti che vengono verificati da una commissione. \nNella nostra esperienza vi sono alcune qualità che risultano più determinanti del talento e che non devono essere sottovalutate.
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SUMMARY:ATELIER MOVART ADULTI: Zucca party a pois
DESCRIPTION:Un giovedì sera al mese\, concediti di liberare arte e colori! \nUn programma di incontri mensili di arte in movimento a cura di Annamaria Pittari\, artista danzamovimentoterapeuta\, con l’intento di creare luoghi di arte-benessere\, in cui socializzare attraverso gli strumenti delle arti e delle artiterapie. \nLe nostre muse ispiratrici saranno Kusama\, l’Autunno\, Van Gogh\, Picasso\, Botticelli\, Klimt. \nQuesto appuntamento è dedicato all’artista giapponese Yayoi Kusama\, che ci offre uno spunto creativo per realizzare una copia dal vero di zucche\, ma trasformate alla sua maniera\, su tela con acrilici .\nPer “rompere il ghiaccio”\, il fondo sarà steso nella modalità pittura di gruppo “Arte in movimento”\, ideata da Annamaria Pittari.
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LOCATION:Il Parcolorato delle mani e delle idee\, via Lomellina 62\, MI\, 20133\, Italy
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SUMMARY:SEG_MEN_TAR_SI Dis-integrazione dell'umano reading performativo
DESCRIPTION:Regia Ivonne Capece\ndrammaturgia Chiara Arrigoni\ninterpreti Stefano Carenza\, Silvia Di Cesare\, Ion Donà\, Pasquale Montemurro\ncuratela del progetto Maddalena Massafra \nMenzione speciale Franco Quadri al Premio Riccione per il Teatro 2025\nTesto vincitore del PREMIO NAZIONALE DI DRAMMATURGIA OMISSIS 2025\ncon il supporto di Theatron 2.0 \n\n\n\n\n\n\nIn un futuro alla “Blade Runner” umani e androidi condividono lo stesso mercato: il corpo. Su un tavolo operatorio si vendono organi e si comprano identità\, mentre le macchine si umanizzano e gli esseri umani si smontano. Un omaggio visionario a Philip K. Dick: una fiaba fantascientifica dove la domanda non è più chi siamo\, ma quanto valiamo.\n\n\n\nUna ragazza si sdraia ripetutamente su un tavolo operatorio e vende pezzi di sé per potersi pagare gli studi. Braccia\, organi\, frammenti biologici destinati agli androidi\, che li acquistano per sostituire le proprie componenti artificiali. In cambio riceve denaro e protesi robotiche. Il paradosso è feroce: mentre gli esseri umani si smontano pezzo dopo pezzo\, gli androidi si ricompongono e si avvicinano sempre di più a una forma di vita organica. \nDa questa intuizione disturbante nasce Segmentarsi\, testo di Chiara Arrigoni\, vincitore del Premio Nazionale di Drammaturgia Omissis 2025\, qui attraversato dalla regia di Ivonne Capece in un reading performativo ipnotico e perturbante.\nLa sala operatoria diventa un centro di gravità assoluto. Mentre il corpo è immobile\, anestetizzato\, la mente continua a produrre immagini\, ricordi\, voci pubblicitarie\, dialoghi domestici\, monologhi interiori. Il tempo dell’intervento si dilata e si trasforma in un flusso continuo di memoria e allucinazione. Più il corpo viene smontato\, più la coscienza sembra accendersi. \nL’eco è quella di Do Androids Dream of Electric Sheep? di Philip K. Dick e della sua incarnazione cinematografica\, Blade Runner. Ma qui la domanda si fa ancora più brutale. Non più cosa significa essere umani? bensì quanto vale esserlo?
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SUMMARY:NAZA
DESCRIPTION:Il film documentario segue l indagine giornalistica condotta da due reporter israeliani riguardo alle logiche e alle tecnologie impiegate dalle forze armate e dai servizi segreti del loro Paese nella Striscia di Gaza.\nAl centro del racconto c e il funzionamento di un sistema militare basato sull intelligenza artificiale. Attraverso questo software\, vengono tracciati i telefoni cellulari e i movimenti dei familiari delle persone ritenute appartenere a organizzazioni militanti. L algoritmo elabora in modo automatico enormi quantita di dati per identificare le abitazioni private e generare liste di obiettivi da colpire con attacchi aerei.\nLa narrazione si sviluppa principalmente di notte\, sui tetti della citta di Tel Aviv\, e si snoda attraverso i racconti di ventiquattro soldati e funzionari dell intelligence israeliana che hanno deciso di testimoniare in modo anonimo. Le loro voci e le loro sembianze sono nascoste da alterazioni digitali per motivi di sicurezza.\nI testimoni rivelano l esistenza di un protocollo interno contrassegnato da una parola che indica il danno collaterale. Questo termine definisce la quota numerica di vittime civili che i comandi militari considerano accettabile sacrificare per eliminare un singolo bersaglio nemico\, portando alla luce i dilemmi etici e le drammatiche conseguenze umane della guerra automatizzata.
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SUMMARY:L’OROLOGIO AMERICANO
DESCRIPTION:di Arthur Miller \ntraduzione Cristina Viti\nregia Elio De Capitani\nscene e costumi Carlo Sala\nmusiche originali e arrangiamenti Mario Arcari eseguite dal vivo\ncon gli attori della Compagnia dell’Accademia: Angelica Barelli\, Alessandro Buono\, Melissa Del Carmen Chaigan\, Chiara Casarin\, Laura Cestaro\, Flavio D’Andrea\, Edoardo De Padova\, Anna Demichelis\, Luca Duarte Di Gangi\, Vittorio Maria Mearelli\, Giorgio Petrotta\, Gabriele Maria Pizzurro\, Caterina Rugghia\, Pietro Saccomani\, Nicola Tagliatori\, Chiara Tognarini\, Chiara Trombini\, Nicola Vantaggi\nluci Nando Frigerio\nsuono Hubert Westkemper\nassistente alla regia Alessandro Frigerio\nassistenti di regia allievi Alessia Giglio e Gennaro Madonna\nassistente scene e costumi Ambra Santanicchio\ncostruzione scene Tommaso Frigerio\nscene e costumi realizzati dal Teatro dell’Elfo con la collaborazione degli allievi dell’Accademia di Brera: scenografi stagisti Giada Genoni\, Martina Mazzoleni\, Fabio Sciacca\, Sofia Villapiano\, Shujin Zhao\nsarti stagisti Lorenzo Talamonti\, Aurora Torre\, Chiara Cavazza\, Benedetta Bodini\nmaschere realizzate dalla classe di trucco e maschera dell’Accademia di Brera della prof.ssa Donatella Mondani \nco-produzione Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”\, Teatro dell’Elfo \nNel 1927\, all’apice del boom\, ho letto la notizia che la Società Aeronautica Wright aveva in costruzione l’aereo con cui Lindbergh avrebbe fatto la traversata dell’Atlantico. Così ho comprato le azioni della Wright. Bene\, quelle azioni sono salite da uno a sessantasette nel giro di una mattinata. E fu quel giorno che io smisi di credere nel boom permanente: solo un’illusione si può moltiplicare per sessantasette in tre ore. Quel giorno stesso ho iniziato a uscire dal mercato. Nel giro di due anni\, tutto andò a catafascio. \n(Arthur Robertson in L’orologio americano) \nElio De Capitani sceglie ancora Arthur Miller per parlarci di noi e di oggi\, spostando l’attenzione dai suoi capolavori più noti (Morte di un commesso viaggiatore ed Erano tutti miei figli che ha già affrontato) al suo testo più innovativo. L’orologio americano\, composto nel 1980\, aspira a un’originale forma di teatro totale\, che risente della lezione di Brecht – sia quello espressionista dei primi drammi che agli sviluppi successivi del teatro epico – per portarla verso esiti totalmente inediti\, ispirandosi a un genere teatrale tipicamente americano\, il vaudeville. È un testo corale e perfetto per mettere alla prova la giovane Compagnia dell’Accademia\, formata da attori e attrici che hanno appena concluso il percorso di studi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”. \nDalle note di regia di Elio De Capitani\nPer incarnare la mia visione di quest’opera\, la più aperta e sperimentale di Miller\, ho subito pensato a un circo\, tra Brecht e Fellini\, un nuovo teatro-circo per quest’epoca di accelerazioni brutali. Sotto la maschera di un clown\, l’uomo si mostra nella sua sempre vulnerata grandezza. Dietro al ghigno di un ambiguo maestro di cerimonie\, come nel Kit-Kat Club del film Cabaret di Bob Fosse\, l’uomo mostra il suo lato mefistofelico. \nMiller ci porta nel pieno della Grande Depressione e della crisi che investe l’America nel 1929. Rispetto ai testi precedenti\, qui allarga il campo del suo racconto: il ring delle azioni non è circoscritto alla famiglia americana\, ma guarda all’intero paese\, da Brooklin alle pianure dell’Iowa\, dalle sponde del Mississippi a quelle dei grandi laghi in Michigan. \nLa famiglia Baum – che è lo specchio di quella di Arthur Miller – un tempo benestante\, vede restringersi i propri privilegi e scivola progressivamente nell’indigenza\, dopo che il capofamiglia perde il lavoro. La sua storia è raccontata intrecciando i ricordi del giovane figlio e di Arthur Robertson\, un uomo di affari che è scampato al collasso finanziario prevedendo gli esiti della grande bolla che ha trascinato il Paese nella più grave crisi economica e sociale conosciuta sino ad allora. I due evocano e mettono in scena una girandola di decine di personaggi\, una folla proveniente dai più diversi contesti sociali\, un grande affresco corale: la società stessa diventa protagonista e con essa la sua responsabilità nei confronti dell’individuo e quella del potere politico ed economico nei confronti della collettività. \nUna grande produzione che vede associati l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” e il Teatro dell’Elfo e che si avvale anche della collaborazione dell’Accademia di Brera. La traduzione è affidata a Cristina Viti (già autrice della versione italiana di Moby Dick alla prova)\, scene e costumi del circo-cabaret sono ideati da Carlo Sala e le musiche originali sono composte ed eseguite dal vivo da Mario Arcari.
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SUMMARY:NON SENTIRE IL MALE Dedicato a Eleonora Duse
DESCRIPTION:di e con Elena Bucci\ndisegno luci per il teatro  Maurizio Viani\ndisegno luci in altri spazi Loredana Oddone\ncura del suono  Raffaele Bassetti\, Franco Naddei\nnella versione concerto le musiche sono composte ed eseguite dal vivo al pianoforte da Andrea Agostini\nassistenza al progetto Nicoletta Fabbri e Gaetano Colella\nproduzione Le belle bandiere\ncon il sostegno di Regione Emilia-Romagna e Comune di Russi \ngrazie a Walter Pretolani per avermi suggerito l’idea e avermi sostenuto nei primi passi\ngrazie a Claudio Meldolesi e Laura Mariani per essere stati presenti alla prima prova aperta e avere contribuito con il loro lavoro alla drammaturgia \n\nEleonora Duse: attrice\, musa di D’Annunzio\, imprenditrice\, donna che non si piega. Un viaggio intimo e personale con la grande Elena Bucci nella vita e nell’arte di chi ha rivoluzionato il teatro del suo tempo.\n\n\n\nDa anni Elena Bucci attraversa la figura di Eleonora Duse. Un incontro artistico che si rinnova nel tempo e che diventa occasione per interrogare il teatro e i suoi limiti. Attrice tra le più autorevoli della scena contemporanea\, formatasi accanto a Leo de Berardinis e più volte Premio Ubu\, Bucci si misura con la Duse come con una presenza viva: un campo di forze in cui ricerca\, memoria e trasformazione continuano a risuonare nel presente. \nRivoluzionaria della scena tra Otto e Novecento\, Eleonora Duse ha infranto le convenzioni della recitazione per cercare una verità più profonda e radicale. Musa\, interprete e amante di Gabriele D’Annunzio\, vive con lui un rapporto artistico e sentimentale travolgente e doloroso\, fatto di complicità creativa\, dipendenza e tradimento\, destinato a segnare profondamente la sua vita e il suo percorso d’artista. \nDa lettere\, testimonianze e frammenti al centro affiora un’immagine potente: la Duse malata\, esclusa dalla scena e sostituita proprio da D’Annunzio ne La figlia di Iorio. Rimasta ai margini\, prende il copione e lo attraversa da sola\, interpretandone tutte le parti e tutte le voci sotto lo sguardo lucido e partecipe di Matilde Serao. Un gesto estremo che diventa atto di resistenza\, creazione e libertà. Un tentativo di oltrepassare la materia stessa del teatro — scene\, costumi\, ruoli e convenzioni — per raggiungere qualcosa di più essenziale e vertiginoso. \nAttraversare la Duse significa esporsi\, mettere in discussione immagini e certezze\, inseguire una verità sfuggente. E nel tentativo di dare voce a una donna\, emergono molte altre presenze: una costellazione di memorie\, desideri e visioni che continua a parlare al presente.
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