Tariffa intera
€ 25
Ridotto Box Cultura
€ 18
dal poemetto Le ceneri di Gramsci (1954) di Pier Paolo Pasolini
coreografia, regia, spazio e interpretazione Virgilio Sieni
voce registrata Pier Paolo Pasolini
musica a cura di Virgilio Sieni (Johann Sebastian Bach, William Basinski, Odetta Holmes)
luci Virgilio Sieni, Marco Cassini
sound design Mauro Forte
diapositive Pietro Viti
produzione Teatro della Toscana, Centro Nazionale di Produzione della Danza Cango /Firenze
si ringrazia Mimmo Cuticchio per aver donato Ossatura/Pupo palermitano
prima assoluta 26 novembre 2025 – Teatro della Pergola, Firenze in occasione del 50°anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini
durata 55 minuti
Ma a che serve la luce? / Le ceneri di Gramsci ha debuttato in prima assoluta al Teatro della Pergola di Firenze il 26 novembre 2025, in occasione del 50° anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini. Virgilio Sieni attraversa Le ceneri di Gramsci proseguendo il percorso dello spettacolo-manifesto Solo Golberg Variations con la sua personale e unica ricerca sui linguaggi del corpo in relazione alle opere d’arte. Sieni plasma il gesto sull’opera letteraria di Pasolini con uno spettacolo che invita alla riflessione sulla condizione umana e sulla società contemporanea, immergendosi nella profondità dell’opera del poeta di Casarsa.
La scrittura della danza compone una partitura di battiti, gesti e respiri, in cui le terzine scivolano l’una nell’altra secondo una prospettiva che esplode dai dettagli. Il corpo diviene forma del sensibile, elaborando stratificazioni che convivono con la storia. La coreografia è un incontro organico tra voce e movimento: una “meloterapia coreutica” dove il gesto si fa dissidente e il corpo si apre alla comunità attraverso un’oratura cantata e danzata, cercando un punto d’incontro tra materia celeste e impegno civile.
«Riflettendo sul documentario dove Pasolini commenta la veduta di Sabaudia, dichiarando con lucidità l’appiattimento culturale e la devastazione estetica a cui avrebbe portato la società dei consumi e dove, con l’avvento di un’urbanistica brutale, dettata dei cosiddetti regimi democratici, veniva attuata un’azione di sradicamento del sentire degli abitanti verso l’alienazione demagogica di architetture inospitali. Le parole così ragionevoli pronunciate davanti all’architettura del ventennio diventano, voltandosi di lato, di fronte alla mostrificazione urbanistica degli anni 70’, una critica feroce all’attuazione di piani dall’alto che travalicano il bene comune. La critica commossa e sorgivamente corporea, pronunciata da Pasolini, da una duna ventosa e cerea, ci guida alla lettura de Le ceneri di Gramsci.
Qui la parola poetica dà il ritmo e prepara lo spazio della danza tra la mia voce sussurrata e il gesto che diventa suono. Una danza che agisce nello spazio umanamente tattile delle braccia che si aprono. Osservando la duna che ospitava l’urgenza di quel corpo, ascoltando la sua voce che, scorrendo in semicerchi immensi, illumina i tratti del gesto raggrumato nel respiro, mi sono convinto a danzare in forma poetica e vernacolare il poemetto scritto da Pier Paolo Pasolini nel 1954.
